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SVILUPPO QUANTITATIVO O QUALITATIVO ? di Antonio Mucci
L'angolo della posta
INTERVISTA A LUIGI SANDRI di Max
APPELLO PER ILMOVIMENTO LIBERTARIO ARGENTINO
LA RIVOLUZIONE SUL TERRENO DELLE PAROLE di Marco Tabellione
IL GRILLO PARLANTE di Lino 74
SUBCOMANDANTE MARCOS (presentato da Lorenza Pelagatti)
| Siamo arrivati al 13° numero de "II Sale" ed io vorrei fare una ipotesi di lavoro futuro. Penso che il giornale si dovrebbe sviluppare soprattutto in senso qualitativo, cioè diffondendo i principi del pluralismo e della democrazia, che sono alla sua base. Dovremmo fare in modo che questi principi siano acquisiti da più persone, gruppi ed organizzazioni possibili. Un auspicio che io mi faccio è che sorgano vari "H Sale" all'interno delle scuole, Università, luoghi di lavoro, quartieri ecc. Un altro elemento importante dello sviluppo qualitativo del giornale sarebbe il fatto che, noi stessi che lo facciamo, assimiliamo e sviluppiamo maggiormente questi principi che hanno una potenza tale che nemmeno immaginiamo. Il nostro sviluppo non si può misurare, secondo me, in forma quantitativa, cioè passando dall'attuale diffusione di 200 copie a 300 - 500 - 1000 - 10000 -100000 .....Vittoria! Questo sarebbe il progresso di un giornale di opinione legato ad un gruppo editoriale con degli interessi economici e politici ben precisi. Noi non abbiamo nessun interesse né personale né di gruppo in quanto non ci guadagnarne" niente; piuttosto ci rimettiamo. Facciamo questo per dare "una penna a tutti!", cioè per permettere di scrivere ciò che si pensa a tutti coloro che lo vogliono. Siamo mossi da un sentimento altruista-scientifico, non caritatevole-religioso. Nel pieno rispetto di coloro che praticano la carità, io penso che anche il nostro possa essere considerato altruismo anche se operiamo prevalentemente sul piano socio-politico ed il nostro piccolissimo contributo è rivolto soprattutto a combattere le ingiustizie di questa società. Il giornale io lo vedo come parte ed al servizio della lotta degli sfruttati, non come un pezzo a sé. Cioè il giornale più che pubblicare articoli e diffonderli non può fare. La lotta di classe o ribellione degli sfruttati si esprime in tante forme |
come le manifestazioni, gli scioperi, le occupazioni, Assemblee pluraliste e democratiche
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crescita qualitativa dei principi pluralisti e democratici, che si sarebbero estesi anche alle Assemblee. Magari! Per raggiungere questi obiettivi ci vorrebbe un giornale organizzatore e non di opinione, oppure che faccia opinione organizzando e non soltanto con la polemica ed il nozionismo culturale. oPer questo motivo non dovremmo cercare lo sviluppo quantitativo ad ogni costo, come fine, ma soprattutto quello qualitativo cominciando con il far rimanere il giornale fedele ai propri principi. Questo è l'elemento più importante in assoluto per noi Poi viene la sua continuità nella pubblicazione. Gli altri problemi formali ..come la grafica, pur essendo importanti, sono secondari rispetto ai primi. Noi non abbiamo bisogno di soldi attualmente. Se viene uno e ci regala 10 milioni di lire ci fa un danno più che un bene. Ci mette dei problemi perché non sapremmo che fame (a parte quello di andarceli a mangiare.... ) Noi abbiamo bisogno di estendere ad altri questi principi e di approfondirli noi. Vorremmo che altre persone ancora scrivessero e collaborassero con noi Questo è il vero aiuto di cui abbiamo bisogno. Come ho detto all'inizio, quella che ho esposto è la mia visione personale di un eventuale sviluppo futuro del giornale. Però tutte le opinioni degli altri sono valide e rispettabili, anche se divergenti e possono coesistere benissimo tra di loro. La diversità non crea nessun problema quando c'è un funzionamento basato sulk democrazia diretta. Anzi k diversità, cioè il pluralismo, quando si esprime liberamente permette di capire ed affrontare meglio le situazioni. L'Assemblea del giornale, che è sovrana, decide a maggioranza tutti i problemi tecnici, economici ed organizzativi. Quelli ideologici, i principi ed i programmi politici non sono nemmeno sottoposti a votazione in quanto ognuno è libero di esprimersi come vuole e di scrivere ciò che pensa. Credo che sia il massimo della libertà e della democrazia che ci possa essere in un giornale. |
E' Stato aggiornato il sito del "Settimana Rossa" con le pagine "guida" per coloro che volessero
partire insieme a noi, venerdì 1 febbraio, ore 22:00 a Bologna Centrale (FS).Per coloro che provengono dalla
costa adriatica (sud Ancona, o entroterra) un'altro mini appuntamento è alla stazione di Ancona Centrale,
(piazza Rossetti) ore 18:00, per arrivare o Bologna insieme.
A Bologna, si renderà necessaria di certo una assemblea dei partecipanti per decidere alcune cose riguardanti
al viaggio (potremmo essere dalle 10 persone in su, non si sanno ' ancora i numeri).Sito del "Settimana Rossa":
http://spazioweb.inwind.it/scttimanarossa/ Pagine riguardanti "tecniche" per Monaco: htrp://spazioweb.inwind.it/settimanaro8sa/Monaco2002/info_monaco2002Jitm
Da ora fino alla partenza, saranno molto importanti le vostre e-mail, con suggerimenti e segnalazioni. Tutti gli
appuntamenti scritti, potranno Gambate, a
seconda delle necessità dei partecipanti che ci segnaleranno i loro problemi per la loro presenza agli appuntamenti
previsti!
Oltre al solito aggiornamento del sito, comunichiamo che, domenica 20àHe ore 17,30, presso locali del Centro
Studi, in Via Posterma 2 C ajesi, ci sarà la proiezione del film: "Ormale fatta", in ricordo diHorstFantazzini.PREPARIAMO
LO SCIOPERO GENERALE DEL 15 FEBBRAIO
Finalmente 1!! Proclamato dai Sindacati di Base lo sciopero generale unitario, nel pubblico e nel privato, per
tutta la giornata di
venerdì 15 febbraio.Lo sciopero, innanzitutto è CONTRO LA GUERRA e ha come obiettivo la richiesta
dell'immediata
uscita dell'Italia dal conflitto che gli USA stanno scatenando in mezzo mondo.Gli altri obiettivi dello sciopero
sono: un salario europeo, l'estenzione dell'alt. 18 alle piccole imprese, la difesa del TFR e altri punti che veranno
indicati con precisione nel
telegramma di convocazione (che sari inviato a tutte le realtà alla fine del tentativo di conciliazione
previsto per legge).
1' USI-AIT insieme a CUB, RdB, SLAI, Confederazione Cobas, Sincobas, LAB e Unicobas hanno avviato le procedure
di raffreddamento relative allo sciopero generale nazionale e la data prevista è il 15 febbraio.Saranno
probabilmente previste, oltre a una manifestazione nazionale a Roma, anche mobilitazioni e manifestazioni locali.Per
l'USI-AIT, che da quattro mesi ha
lavorato con una costante opera di mediazione tra i sindacati di base, è un importante risultato aver raggiunto
l'obiettivo di uno SCIOPERO UNITARIO che pone con forza al centro delle rivendicazioni il problema della guerra.
Tutto questo nel momento in cui il conflitto tende ad allargarsi dall'Afghanistan (ancora duramente colpito e bombardato)
ad altre aree della terra (i marines stanno in questi giorni già combattendo nelle foreste delle Filippine
e molte altre truppe USA stanno arrivando in quel paese) come la Somalia, l'Iraq, il Sudan, lo Yemen......-......Per
preparare anche nelle MARCHE una grossa giornata di sciopero e di mobilitazione, in ogni settore e perì/
i l'intera giornata, per il 15 Febbraio, 1' USI-AIT
invita i sindacati di base, le realtà di base ed autogestite che operano nel territorio e nel sociale, i
lavoratori, gli immigrati, i precarii |i disoccupati, gli studenti tutti a mobilitarsi e coordinarsi per questa
occasione per dare una risposta forte e decisa o
contro la cultura dello sfruttamento, della guerra e della morte in cui il governo fascista di Berlusconi e l'Ulivo
guerrafondaio stanno trascinando il nostro paese.U.S.I.-A.I.T.
Federazione Regionale Marche
Per contatti: U.S.I.-A.I.T. (Unione Sindacale Italiana), Via dalmazia 30. 60126 Ancona ftel-fam 071-32047. email:
careri<g>.libero.irt
Sul sito del "Settimana Rossa" ora si trova la pagina con la pubblicazione dell'ora del "mini"
appuntamento per i/le compagni/e marchigiani/e (o costa adriatica). http://3pazioweb.inwind.it/senimanarossa/Monaco2002/da_an.htm
Sul sito ufficiale (wnrnr.buko24.de), invece, ora si possono trovare alcuni consigli (tradotti,; in italiano),
a livello legale validi per lo Stato tedesco.Sito web: http://www.buko24.de/nato_ìtalLhtm.
SEMPRE PER REGOLARCI MEGLIO TRA NOI, MANDATE E-MAIL AL NOSTRO
INDIRIZZO (konettivo@inwind.it) PER FARCI SAPERE SE E
IN QUANTI VENITE]
COI I 1
MEZZI PROPOSTI ATTUALMENTE DA NOI (pubblicati sul nostro sito web), !
OPPURE DATECI SUGGERIMENTI, QUESTO PER EVITARE DI PARTIRE !
SENZA SAPERE
DI ESSERE EVENTUALMENTE IN 5 O 1000 PERSONE A presto!
INTERVISTA a Luigi Sandri
di Max
| Giovedì 13 Dicembre 2001 nella sala del lavoro della CGIL è intervenuto Luigi Sandri, giornalista e scrittore, per presentare il suo ultimo lavoro "CITTÀ SANTA E LACERATA. Gerusalemme per Ebrei, Cristiani, Musulmani", ed. Monti. Sandri ha lavorato all'ufficio ANSA di Mosca ed è stato corrispondente della stessa agenzia per Tei Aviv. Il giorno successivo mi sono recato a casa del mio amico Michele che lo ha ospitato per fargli questa intervista. Il sottotitolo del suo libro è: "Gerusalemme per Ebrei, Cristiani, Musulmani". Ma guardare il conflitto Àrabo-Israeliano da tre punti di vista diversi non rischia di far assumere una equidistanza che a sua volta finisce di far le ragioni del più forte? Questo è un problema, ma io spero di non essere caduto in questa trappola. Cercare di dire la situazione da tre punti di vista non, significa rimanere sull'Olimpo e non prendere parte. Io credo che bisogna prendere parte in questo conflitto, prendere parte significa che bisogna pensare un futuro scioglimento possibile di questo nodo con un compromesso, perché la pace è un compromesso. Compromesso significa: primo che deve essere garantito assolutamente lo stato di Israele nella sua sicurezza; secondo che si deve creare uno stato palestinese, non uno stato fantoccio, ma uno stato vero che abbia una sua possibilità concreta di sviluppo; terzo che i coloni che abitano negli insediamenti che lo stato di Israele dal 1967 ha fatto costruire nella Cisgiordania e a Gaza , devono essere assolutamente ritirati, perché sono una violazione della legalità internazionale e sono una sfida continua ai palestinesi e quarto che Gerusalemme deve essere una città condivisa cioè capitale dello stato di Israele e della costituenda Palestina. Questo non vuoi dire star sopra le parti e dire a ciascuno cosa deve fare se si vuole la pace. Lo stato di Israele non può pensare di annettersi la Palestina, questa sarebbe una ingiustizia storica, ma i gruppi radicali palestinesi che pensano di cancellare lo stato di Israele dalla faccia della terra, devono essere domati perché lo stato di Israele ha il diritto di esistere. Questa coesistenza fra due stati, uno che c'è e uno che deve esser creato e con Gerusalemme capitale di due stati può apparire strana, ma, a mio avviso necessaria perché altrimenti non ci sarà la pace. Questo sarebbe certo doloroso per gli uni e per gli altri per certi aspetti ma porterebbe la pace e la pace significherebbe benessere per gli uni e per gli altri, possibilità di vita e di sviluppo. Malgrado le difficoltà attuali, spero che la saggezza prevalga. Riguardo alla crisi di questi giorni, non le sembra che ci sia da parte di Sharon un salto di qualità rispetto alle precedenti? La differenza è che si cerca da parte Israeliana, di minare l'autorità, la credibilità e direi la vita di Arafat, cioè diventerebbe probabile, a quel che appare in queste ultimissime ore, l'ipotesi che Arafat venga esiliato in Tunisia o da qualche altra parte, ma questo non risolverebbe nessun problema perché i Palestinesi dovranno pur avere un capo, lui o un altro, e i problemi da risolvere rimarrebbero gli stessi. Il precipitare della crisi è da una parte lo sbocco inevitabile di una situazione di lacerazione che si è accresciuta di giorno in giorno soprattutto dal settembre del duemila quando è cominciata la seconda intifada, cioè la seconda rivolta palestinese contro l'occupazione israeliana, ma dall'altra, questo esito potrebbe diventare nella mente di qualcuno una felice condizione per risolvere alla radice il problema, cioè i palestinesi sono allo sbando e quindi lo stato di Israele potrebbe avere, con questo governo, la tentazione di altre annessioni o di creare un piccolo statarello tipo San Marino che sarebbe la futura Palestina. Naturalmente ciò sarebbe solo apparentemente una soluzione, sarebbe solamente un palliativo e una cancrena che infine scoppierebbe rendendo ancora più doloroso e più drammatico questo problema. Credo che il salto di qualità che si sta facendo, sia un salto pericolosissimo perché un popolo come quello palestinese allo sbando, non serve a nessuno e tanto meno serve allo stato di Israele questa insicurezza perché al momento da dei vantaggi, ma alla lunga darebbe dei gravissimi svantaggi.Rispetto alla linea della destra di Sharon, come si pongono le varie forze politiche e soprattutto il resto della società? Bisogna sapere che il governo attuale in Israele è sostenuto da quello che in italiano si potrebbe chiamare "Governo di Unità Nazionale". Il partito della destra guidato da Sharon sta al potere con i laburisti che fino al febbraio scorso erano al potere loro con il primo ministro Barak, quindi in questa situazione le maggiori forze israeliane sono al governo. Questo semplifica alcune questioni ma ne complica altre perché ad esempio il partito laburista è spaccato al suo interno: la maggiorparte del partito ha accettato questo condominio con la destra ma una parte, specialmente in questi ultimi giorni, sta contestando la presenza del partito in questa coalizione perché dice che in questo modo si tagliano le radici della loro identità e come partito laburista stanno facendo un errore storico a partecipare a questo governo che con mano di ferro domina i Palestinesi con le incursioni . |
Queste incursioni sono fatte, è vero, per rispondere agli attentati terroristici, ma è anche vero che, in questi anni e soprattutto in questi mesi, è continuata la espansione degli insediamenti che è una continua sfida da parte israeliana contro i Palestinesi. Molti Palestinesi dicono, e non senza qualche ragione, che la causa di tutte le battaglie e di tutta la tensione che c'è adesso, è l'occupazione israeliana del territorio. Anche altri partiti minori contestano il governo da due punti di vista, da una parte definendolo reazionario, e sono i partiti di sinistra, dall'alta i partiti che contestano questo governo come non abbastanza forte con i Palestinesi, quindi al di là dell'estrema destra. La situazione è molto complessa, ma, essendoci un governo di unità nazionale, Sharon non ha problemi, perché in Israele esiste un parlamento monocamerale di 120 membri e i due partiti maggiori, con un altro paio, hanno la maggioranza e non ci sono timori di imboscate, per questo Sharon è così tranquillo al potere, ma non è detto che gli eventi che accadono e che sono sempre più drammatici non pongano problemi alla stabilità di questo governo. Quali sono, a suo avviso, le ragioni dell'emersione del fondamentalismo islamico in Palestina, un paese che originariamente ha avuto un forte movimento di liberazione nazionale partito proprio dal basso? Il fondamentalismo islamico è un problema complesso. Per parlare della situazione dei tenitori palestinesi possiamo dire che l'OLP è controllata dalla sua maggior componente chiamata ai-Fatali la quale, a sua volta, è controllata da Arafat. Schematizzando un po' possiamo dire che al-Fatah è un movimento laico che si basa soprattutto sulla rivendicazione della terra e della indipendenza dei tenitori Palestinesi per creare uno stato, ma l'OLP di Arafat fin dal 1993 e stato contestato da alcuni movimenti Palestinesi, in particolare da Hamas e Jihad perché l'OLP aveva accettato gli accordi di Washington. Questa opposizione derivava da due ragioni, una politica e una religiosa, quella politica diceva che in questo modo si accettava l'esistenza dello stato di Israele mentre questi gruppi radicali negano ad Israele il diritto di esistere. Quindi essi contestano tutta la linea OLP che già dal 1988 ma ancor più dal 1991 e poi dal 1993 ha accettato l'esistenza dello stato di Israele cambiando la posizione di partenza che nel 1964-65 prevedeva la distruzione dello stato di Israele II motivo religioso invece affermava che ammettendo l'esistenza di Israele si è inferto un colpo anche all'Isiam. Questi movimenti hanno contestato Arafat soprattutto negli ultimi tempi perché dicono che la sua politica non ha portato a nulla e hanno lanciato la parola d'ordine dell'Isiam per contrastare da una parte l'autorità Palestinese e dall'altra lo stato Israeliano. Questo fondamentalismo è cresciuto perché il processo di pace avviato nel 1993, non ha dato i frutti sperati e questa situazione spinge molta gente ad ascoltare le sirene del fondamentalismo anche se questo è un grande errore strategico e politico. Attualmente è ragionevole sperare nel coinvolgimento della comunità internazionale per la risoluzione del conflitto? È possibile sperare, anche se è arduo, perché la comunità intemazionale deve assumersi le sue responsabilità. Pochi stati sono stati fondati daU'ONU, uno di questi è Israele e quindi l'ONU non può abbandonare questa situazione a se stessa, in questa spirale che sembra precipitare verso l'abisso. L'ONU deve assumersi delle responsabilità storiche per portare i protagonisti alla trattativa. Insieme all'ONU devono muoversi gli USA che finora sono stati più attenti alle sollecitudini dello stato di Israele e molto meno a quelle palestinesi. Gli USA hanno il dovere morale di essere imparziali perché una pace del piùforte che prendesse i palestinesi per la gola e lasciasse a loro poche briciole di questo territorio per il quale essi hanno tanto lottato, sarebbe una ingiustizia storica inaccettabile, non solo per i palestinesi, ma per tutto il mondo arabo e forse per il mondo intero. Poi c'è l'Unione Europea che deve interessarsi, c'è la Russia, ci sono gli stati arabi che confinano con Israele, c'è Israele e l'Autorità Palestinese, tutti devono fare un passo in più in questa situazione, chi pensa che il tanto peggio tanto meglio serva, secondo me fa un errore di valutazione drammatico. Ma se guardiamo ad un'altra situazione analoga, cioè al Kuwait occupato dall'Iraq nel 1990, non le sembra che si siano usati due pesi e due misure? Questo è quello che dicono sempre i Palestinesi, cioè il regime irakeno che nel 1990 aveva occupato l'emirato del Kuwait e non si voleva ritirare malgrado le varie risoluzioni delle Nazioni Unite, ha portato alla guerra, cioè l'ONU ha permesso agli Stati Uniti di attaccare l'Iraq per punirli di questa invasione. Israele, invece, nonostante la sua occupazione che dura dal 1967 con tanti insediamenti che sono adesso circa 170 con 210.000 abitanti nei tenitori sparsi a pelle di leopardo, viene premiato per questa violazione della legalità internazionale. Quindi sono stati usati due pesi e due misure. In parte questa obiezione è vera. |
APPELLO PER IL MOVIMENTO LIBERTARIO ARGENTINO
| Le feroci condizioni di vita imposte ai lavoratori argentini dalle rapaci politiche delle classi dirigenti e propnetane e dai loro organismi nazionali e sovranazionali hanno aperto un nuovo fronte di lotta dalla caratteristiche insurrezionali in un'area contrassegnata da sempre da violenze anaproletane, da dittature militari, da sfruttamento selvaggio. La nsposta di ampi settori popolari all'ennesima operazione di saccheggio della ricchezza sociale, condotta da una classe politica che, al di là delle differenze di facciata, è profondamente unita nelle pratiche di corruzione e di espropnazione, non si è limitata ad una generica protesta, ma si è espressa in forme radicali di azione diretta spontanea contro i luoghi del potere politico ed economico, costringendo le classi dirigenti ad un'affannosa ricerca di una via d'uscita che non metta in discussione i propri privilegi e nel contempo divida il movimento di lotta, ristabilendo il controllo sociale sul territorio. La violenza della repressione, la discesa in campo dei gruppi peronisti e fascisti, la ripresa della propaganda populista, alcuni aggiustamenti a carattere economico, sono state le prime risposte. Risposte che difficilmente riusciranno ad arginare la crisi profonda in cui si dibatte la massa dei lavoratori e dei disoccupati argentini. In questo contesto importante e significativo è stato il contributo dei gruppi anarchici che - raccogliendo l'eredità di quanti diedero forza ed orientamento al movimento operaio, sviluppando un movimento anarchico storicamente tra i più incisivi - da anni lavorano, tra innumerevoli difficoltà per uno sbocco libertario alla crisi del paese. Reduci della lotta alla dittatura militare, giovani studenti e lavoratori, vecchi militanti anarcosindacalisti, tutti sono scesi nelle piazze ad animare e a partecipare al movimento di lotta spontaneo contro il potere. |
Le delegazioni dell'IFA presenti all'incontro di Parigi del 19 gennaio 2002 (Federazioni Anarchiche di Bulgaria, Gran Bretagna, penisola iberica -Spagna e Portogallo -, Italia, di lingua Francese - Belgio e Francia e dilingua Tedesca) considerano indispensabile dare un sostegno ali'attività dei compagni e delle compagne argentine e si impegnano per: - la solidarietà nei confronti delle vittime della repressione; - la diffusione delle informazioni sullo sviluppo del movimento di lotta e dell'attività dei gruppi anarchici tramite manifestazioni, pubblicazioni, ecc; - la raccolta di fondi. Il processo di impoverimento che ha colpito i settori popolari del paese ha contemporaneamente colpito il movimento anarchico, prevalentemente costituito da salariati, disoccupati, studenti. La carenza di fondi sta mettendo in discussione l'esistenza di importanti strutture come librerie,archivi, giornali, case editrici e la stessa possibilità d'azione dei nostri compagni. E se le forze degli anarchici argentini si indeboliscono,è la stessa lotta al sistema di potere mondiale che si indebolisce. Non dobbiamo permetterlo. Le somme raccolte verranno inviate alla Federazione Libertana Argentina che aderisce all'Internazionale e che provvederà alla loro distribuzione. Il recapito a cui fare riferimento è: IFA, Casella Postale 1712", 2017° Milano II conto corrente postale su cui fare il versamento - specificando lacausale - è il numero 36529253 intestato a : Massimo Varengo, Milano. p.il segretariato dell'IFA (Massimo Yarengo) |
LA RIVOLUZIONE SUL TERRENO DELLE PAROLE
di Marco Tabellìone
| Edoardo Sanguineti, a suo tempo fra i protagonisti della stagione avanguardisrica della poesia italiana negli anni sessanta, aveva coniato l'accezione con cui abbiamo voluto intitolare il nostro artìcolo, per rappresentare le possibilità offerte ad un dibattito intellettuale che non volesse restare stenle. L'avanguardia letteraria rappresentava allora la concretizzazione di una velleità rivoluzionaria che non potendo attecchire a livello politico e sociale si accontentava del livello letterario, si accontentava cioè di essere una rivoluzione affidata esclusivamente al terreno delle parole. Eppure, volendo ribaltare l'ipotesi marxista di una sovrastruttura culturale determinata da una infrastnittura economica, quella affidata alle parole, e quindi alla divulgazione delle idee, ci appare, soprattutto oggi, l'unica vera rivoluzione perseguibile. L'epoca post-modema è stata purtroppo caratterizzata da un rifiuto netto dell'ideale e della dimensione intellettuale. Paul Valery, il celebre poeta post-simbolista francese, si chiede in un suo libro, Sguardi sul mondo attuale, che fine ha fatto la spiritualità nella nostra civiltà post-industriale. La negazione delle velleità romantiche, la bocciatura dell'idealismo e dell'utopismo quali disposizioni esistenziali oltreché intellettuali, sono oggi globali e complete. Il Romanticismo, quella splendida stagione della civiltà europea, caratterizzata dal ritorno alla natura e alla spiritualità, viene oggi liquidato come sentimentalismo e banalità, dimenticando che le radici delle avanguardie novecentesche, dagli anni trenta agli anni sessanta, affondano proprio nell'epoca del primo Ottocento. Un'epoca in cui i poeti tedeschi e. inglesi ci parlavano di soggettività, interiorità, viaggi, sogno, libertà e altri temi che purtroppo sono oggi affondati nella inutilità della retorica. Certo, furono proprio i romantici a coniare l'identificazione di vita e arte, e quindi a rifiutare il distacco tra cultura e realtà; però furono sempre essi a riservare al momento idealistico un posto privilegiato tra le facoltà umane. Ma oggi, oggi che le urgenze economiche ci fanno dimenticare chi siamo o ci impediscono di verificarlo, di appurarlo, oggi che la tecnologia da strumento si è fatta scopo dell'esistenza, oggi che si può parlare di spiritualità solo alla luce di un atteggiamento religioso, magari ancora cristiano, oppure mutuato, come accade sempre più spesso, dalle osannate religioni orientali, oggi che la libertà di parola non fa più paura perché tutte le parole sono asservite all'esigenza mercantilistica che sembra fagocitare tutto, ebbene oggi parlare di una rivoluzione che debba muovere il passo da un versante puramente intellettuale e culturale, vuoi dire senza dubbio esporre il fianco all'accusa di utopia. Eppure come potrebbe essere incisiva una simile rivoluzione, incisiva e duratura, nel momento in cui si troverebbe ad essere radicata sul versante del linguaggio e del pensiero. Le parole durano più dei fatti, è questa la scommessa dell'intellettuale, ma probabilmente anche la scommessa dell'umanità. La parola è memoria, riflessione, comunicazione, progetto, in breve è evoluzione. Attraverso le parole ci riscattiamo, ci individualizziamo. Cos'è che rende l'uomo uomo se non il linguaggio, qual è l'incredibile facoltà che distingue l'uomo, se non il pensiero e il linguaggio? Certo, anche la natura parla, tutte lecose hanno il proprio linguaggio, persino le cose mute ricordate da Charles Baudelaire |
in una celebre poesia, "Elevazione". Però il linguaggio umano è un linguaggio dinamico, un linguaggio che ci proietta in avanti. E' anche vero che questo continuo proiettarsi dell'uomo, questa perenne necessità di un progresso nasce dalla condizione di caduta che caratterizza il genere umano, una condizione che ci ha visti progressivamente liberarci dallo stato di natura, dando vita ad una sorta di dannazione e perdizione. Ma è proprio per questo motivo, proprio perché ci occorre ancora tanta strada e tanto progresso per recuperare l'antica innocenza e l'antica sapienza, proprio per questo dobbiamo ben scegliere gli strumenti della nostra evoluzione, e fra questi strumenti le parole, intese come dimensione culturale, sono insostituibili. Se si scegliesse finalmente la via delle parole potremmo giungere a conoscere la prima vera rivoluzione e una evoluzione che non debba più procedere per strappi e fratture, ma farsi continua e inarrestabile, finalmente capace di dare vita ad armonie stabili non solo fra gli uomini, ma anche fra gli uomini e la natura, fra gli uomini e alla spiritualità, fra gli uomini e le cose del mondo. Di due fatti sono particolarmente convinto: inanzitutto che l'uomo, volenti o nolenti, sta conoscendo un effettivo sviluppo. Nonostante le violenze e i soprusi che ancora caratterizzano le nostre società, si può affermare con certezza che la nostra civiltà occidentale merita questo appellativo, è in fondo autentica, la nostra cioè continua ad essere dopotutto civiltà. Ma affermo ciò non perché oggi possiamo organizzare il nostro lavoro su uno schermo e agire su di lui mediante una tastiera, non. perché abbiamoa disposizione cellulari che ci consentono di comunicare a distanza dovunque ci troviamo; non è certo per le automobili che sfrecciano a duecento all'ora, oppure per le sofisticate armi che si vedono all'opera nei teatri di guerra, oppure ancora perché il sistema economico informatizzato ci consente di spostare capitali nel giro di pochi secondi, oppure di avere informazioni da tutto il pianeta. No, non credo che sia per questo che l'uomo globalizzato del duemila può considerarsi civilizzato. La civiltà che ci caratterizza è qualcosa di più sotterraneo; è nei sistemi democratici che almeno in teoria hanno soppiantato gli assolutismi del passato; è nella morale laica che, finalmente liberata dal giogo cattolico, ha iniziato a fare i conti con la liberazione sessuale, l'affrancamento della donna, la libertà di espressione; è infine nella grande verità, ormai avvertita un po' da tutti, che la fantomatica uguaglianza tra gli uomini non è altro che accettazione e rispetto delle diversità. Fermo restando che per la conquista delle altre due speranze della rivoluzione francese, la libertà e la fraternità, c'è ancora molta strada da fare. Infine il secondo fatto di cui sono altrettanto convinto è che queste conquiste non sono il frutto né di guerre, né di azioni politiche, né di scoperte scientifiche, né di non so che cosa ancora: sono invece il frutto del dialogo, della circolazione delle idee, della comunicazione autentica, quella che sa rispettare l'opinione contraria; sono il frutto del pluralismo, e, in fin dei conti, il frutto delle parole, quelle parole a cui il nostro giornale e i suoi affiliati non smetteranno mai di credere. |
| REALTA' CAPOVOLTA Discorso di Capodanno di Beppe Grillo Auguri anche a lei presidente, auguri di cuore. L'unico vero presidente è lei, il Presidente della Repubblica, perché qui siamo pieni di presidenti che non ce la facciamo più. Cara umanità, esuberi, flessibilità, risorse umane ogni fine anno ci vediamo qua e quest'anno mi vedete in una posizione un po' strana. La posizione è strana perché il mondo è strano. Io ho una crisi di personalità perché per anni sono andato avanti a fare monologhi sulla realtà e non mi ci identificavo mai e pensavo di essere io fuori di testa, di essere un disadattato. Ma adesso sta succedendo qualcosa a tutti. Abbiamo un destino che sarà messo in crisi da tre ometti: le tre B Bush-Bin Laden e questo ometto che si agita e che si fa chiamare "il presidente". E' da tutte le parti e in nessun luogo. Va a Bruxelles e parla ad aforismi. Va in Belgio e dice "io dare soldi, tu dare cammello". Si è occupato di tutto, lavora 18 ore al giorno. Questo povero Dorian Gray che non ce la fa più. Io ho dei seri problemi. A capire questo mondo, un mondo che sta andando veramente alla rovescia. Allora non sono io. Allora può darsi che è la realtà al rovescio e l'unica cosa diritta sono io. Allora forse ha ragione la Torre di Pisa! E allora noi che siamo la Patria del Diritto siamo diventati la patria del rovescio, il diritto si è rovesciato. Oggi i fuori legge scrivono le leggi, i malfattori giudicano i giudici e il destino dei magistrati è nelle mani delle sentenze degli avvocati. Ci abitueremo a scene incredibili dove il mafioso esce a faccia in su guardando i fotografi e uscire dal tribunale e andare via in limusine con la scorta della polizia e nella via dietro, invece, il giudice esce con il cappotto tirato su come un mafioso, per non farsi riconoscere, e infilarsi nella sua tipo che è la sua, con l'unica scorta possibile che si può permettere: sua moglie o la sua vecchia zia.... Forse sono io l'unica cosa diritta (lo studio si capovolge e Grillo è diritto) Pensate l'Argentina: dieci anni fa si sentivano gli stessi discorsi che sentiamo noi dal nostro governo: il libero mercato, il benessere andate nei supermercati, il futuro è nei supermercati..... Guardate cosa fanno le culture occidentali, guardate cosa fanno a Gerusalemme dove vivono 3 culture differenti: si ammazzano da decenni. Guardate la pacificata, la tolleranza di un supermercato dove il massimo che ti può succedere di violenza è scontrare con il tuo carrellino. BERLUSCONI E poi c'è Dorian Gray, che io chiamo così affettuosamente come nel libro II ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde dove chi invecchiava era il quadro e invece lui rimaneva giovane, invece qui abbiamo un Berlusconi cheè alla rovescia, invecchia lui e ringiovanisce la sua immagine. Bene, Dorian Gray ha riformato tutto. Ha fatto la riforma del falso in bilancio che da oggi in poi si chiamerà "contabilità creativa", la legge sulle rogatorie. Abbiamo detto ai giudici svizzeri che sono imprecisi. Se un giudice svizzero per fare un'indagine ci manda dei documenti firmati solo in fondo e non timbrati pagina per pagina, noi glieli rimandiamo indietro perché possono essere artefatti. Il grande governo che doveva sburocratizzare il mondo, è diventato il partito di timbri! Poi la riforma fiscale:da 200milioni in su pagano 33%, da 200milionl in giù pagaono il 23%. Faremo la privatizzazione della sanità. Ai ricchi diremo dica 33, ai poveri dica 23: Robin Hood alla rovescia. Quindi uno che guadagna 200 milioni pagherà tante tasse come Dorian Gray che guadagna 300 miliardi E' strepitoso questo nanetto Dorian Gray fa quello che può e dice quello che può. "Siamo tutti americani" come ha detto John Kennedy a Berlino. Dorian Gray è l'unico che riesce a dire due balle in tre parole. Ma Kennedy non si è mai sognato di dire quella cosa a Berlino! Kennedy ha detto "Io sono berlinese" che ha un altro significato. Ma per Dorian è lo stesso, per lui le parole hanno un altro significato, lui è creativo.... SOLIDARIETÀ' Questa democrazia che arriva da un paese come gli Stati Uniti, questo paese che ha avuto un dramma tremendo, per l'amore di Dio, ma se non c'erano le due torri bisognava inventarsi qualcosa di simile....... vogliono farci credere che si tratta di una guerra di religione, la Guerra Santa, ma si può parlare di Guerra Santa, Guerra Solidale? La parola solidarietà che senso ha se sul giornale vediamo delle pubblicità assurde. C'è una pubblicità della Wella che dice "donna europea e occidentale vieni da parrucchiere, fatti una messa in piega per solidarietà, fatti la ceretta per solidarietà". E' bellissimo il gesto dei parrucchieri, per l'amor di Dio. Ma che cosa significa? Adesso le nostre donne penseranno di fare beneficenza quando vanno a farsi la manicure! INFORMAZIONE E allora i media che dovrebbero controllare la democrazia e il governo e invece è esattamente l'opposto: è il governo che controlla i media. La nostra cultura è per contatti televisivi e la poca cultura che leggiamo sui ' giornali è manipolata. E si può manipolare con lo spazio: per esempio a proposito di una manifestazione di 20.000 persone c'è una foto più grande del testo e nel testo si dice "20.000" in manifestazione ma nella foto si fanno vedere tre tipi che rompono delle vetrine. Questa è manipolazione, non è cambiare i fatti e proporli come si vuole. Si può manipolare anche con il colore, un testo lo puoi smentire una immagine no. Il bene viene dipinto a colori... GLOBALIZZAZIONE Parole che non significano più niente. Globalizzazione....... Ma la globalizzazione c'è sempre stata è stato Cristoforo Colombo il primo globalizzatore quando ha portato i pomodori di qua. La globalizzazione è intesa come un fatto naturale, ma non è di questa globalizzazione di cui stiamo parlando. La globalizzazione è quella transitiva: chi globalizza cosa? Un mondo globalizzato che parla l'inglese, che parla l'americano, è un mondo americano. Io non so se peggio l'Europa o gli Stati Uniti, ma quando sento Bossi, che è ministro!!!!! Bossi è diventato ministro che dice Europa porcaiolo, uno che si puliva il culo con il Tricolore, l'ho |
visto con la bandiera americana che diceva "Europa forcaiola". Ma quale forcaiola? Sono gli Stati Uniti che hanno fatto fuori sulla sedia elettrica 120 persone quest'anno! Noi non abbiamo la pena di morte, Bush è il più grande serial killer della storia. Noi vogliamo una democrazia dove di 6 milioni 2 sono in galera e 4 sono agli arresti domiciliari come negli Stati Uniti?! Dicono che hanno pochi disoccupati: per forza li arrestano tutti! GUERRA E allora le parole è tutto alla rovescia e allora io credo che ci voglia un segnale di qualcosa. G hanno fatto credere che questa è una guerra santa: questa è la guerra del bene contro il male....... Questa è la guerra dei grassi contro i magri. Quale terzo mondo? 2 Mondi: i grassi e i magri Stiamo male tutti e due: noi perché mangiamo troppo, loro perché non mangiano nulla. La guerra dei grassi: i grassi bombardano da Smila metri e tirano giù sui magri delle molotov da 7 tonnellate, che solo menti malate potevano concepire ma neanche il ministro alemanno che li tirava da piccolo poteva concepire una molotov così....... Bombe uccidono i magri ma nelle tv dei grassi le morti dei magri non fanno notizia perché sarebbero notizie anti patnotdche e dicono che i grassi sono coraggiosi se sganciano da 5mila metri molotov da 7 tonnellate mentre i magri, quelli che si fanno esplodere, sono dei codardi... Ci vogliono far credere che questa sia una guerra di religione....... Questa è un guerra di petrolio: Nel governo di Bush sono tutti petrolieri. Dovete sapere che gli Stati Uniti hanno l'l% del petrolio e consumano il 30% di tutte le riserve del petrolio del mondo: da qualche parte dovranno andare a prenderlo. Il Caspio è il regno del petrolio: il 65% di petrolio è lì e i caspidi consumano solo l'l% di petrolio..... I grandi americani dovevano andarselo a prendere. Già a marzo si parlava di guerra in Afghanistan. H vicedirettore dell'FBI che si chiamava O' Neill faceva le indagini in Arabia perché pensava che il terrorismo fosse lì e infatti i fatti poi gli hanno dato ragione perché su 19 terroristi 15 erano arabi e 4 egiziani e noi cosa facciamo? Bombardiamo l'Afghanistan. Le indagini di O'Neill venivano insabbiate dai petrolieri americani Allora lui si è dimesso e per premio Bush gli ha dato un bell'ufficio all'82mo piano delle due torri! "I terroristi vanno combattuti in tutto il mondo, ovunque siano e i paesi dove vivono devono essere bombardati" Benissimo, il paese che deve essere bombardato per primo sono gli Stati Uniti, perché hanno la scuola di guerra in Geòrgia che ha creato i più grandi dittatori e torturatori della storia degli ultimi 50 anni: bande della morte in Brasile, quelli che hanno ucciso il cardinale Romero...... come lo hanno chiamato? Non scuola di tortura ma "Istituto per la cooperazione e sicurezza dell'emisfero occidentale" come un Cepu, col tutor, per uccidere e torturare! L'emisfero occidentale è un'altra parola che si sono inventati gli americani perché l'occidente è solo un punto di vista politico, non c'è niente di geografico. Io vedo solo un polo nord e un polo sud, ma non vedo un polo est e un polo ovest! Quindi l'occidente dov'è? Dove tramonta il sole. Sì, ma dove tramonta precisamente? Allora siamo sempre a occidente di qualcosa che è occidente. E' una parola che non vuole dire nulla la cultura occidentale! Un californiano per essere occidentale va in Giappone, il giapponese va in Cina, un cinese va in india, l'indiano va in Arabia, l'arabo va in Africa, e l'Africano? Non va da nessuna parte perché non sa più dove andare..... ITALIA IN GUERRA E la guerra: siamo entrati in guerra attraverso una manifestazione televisiva di piazza, sembrava il festival di Sanremo: Andrea Boccili che canta, e poi arrivano Sofia Loren e Alberto Sordi... Ma come fa a essere una cosa seria, mancava solo il telegatto. Ma allora sono io capovolto o sono le cose capovolte? Allora noi siamo entrati in guerra e il ministro Ruggero ha detto noi non possiamo fare la guerra se non abbiamo delle garanzie.... Ha detto cosi' ma vi rendete conto: le garanzie si hanno in tempo di pace non quando c'è la guerra!!! Siamo andati in guerra con le nostre tecnologie. Abbiamo visto il battaglione Tuscania, che è lo stesso che è andato al G8 per sedare una rivolta. Ma lo sapete che il battaglione Tuscania si è perso a Genova?? Hanno dovuto chiedere a un taxista dove dovevano andare a sedare i rivoltosil E noi li abbiamo mandati in Afghanistan. Non li troveranno più....... E cosa ha detto Dorian Gray: cosa faremo in Afghanistan dopo avere fatto la pace? Faremo k televisione!! Daremo Biscardi che parlerà in afgano tanto è lo stesso, non si capisce niente, gli daremo il grande Fratello, loro penseranno che è Bin Laden e invece è Marina e diranno questa è la grande civiltà. EURO L'Euro: è due anni che c'è l'Euro, l'Europa sita commerciando da due anni in Euro. l'Euro è una moneta virtuale, non c'è il popolo europeo però abbiamo già la moneta che ci accomunerà! Perché valori come la cultura, il Diritto, sono superflui, non ci servono più.... Ci serve consumare le stesse cose.... Forse hanno ragione loro. I commercianti hanno già arrotondato in euro per farci sentire a nostro agio...... GINO STRADA Allora queste bandiere (in studio c'è una bandiera italiana, una europea e una americana) senza .significato... allora approvo quello che ha detto Gino Strada che pensa di avere le idee confuse: ma è l'unico che ha le idee chiare. Il Governo gli ha offerto dei soldi, ma lui li ha rifiutati, ha detto non voglio soldi da chi butta le bombe e io devo ricucire i civili frantumati...... Piuttosto, prendete uno straccio di bandiera bianca e sventolatela (Grillo prende una bandiera bianca). Allora Gino Strada voglio manifestarti il mio e l'affetto di tanta gente e sventolo la bandiera bianca, senza ideologie dietro. APPELLO A DIO E, mi sono montato la testa, voglio fare un appello a Dio: Dio vieni giù ma non mandare più tuo figlio. Vieni tu di persona, per favore. Queste non sono più cose da ragazzi. Grazie a tutti e Buon Anno (Grillo sventola la bandiera bianca) |
SUBCOMANDANTE MARCOS
di Lorenza Pelagatti
| Questa intervista è stata da me tratta dal libro di Ignacio Ramonet "Marcos. La dignità ribelle. Conversazioni con il subcomandante Marcos". Asterìos Editore, Trieste. Nel Chiapas, la ribellione è cominciata u1°gennaio 1994. Che legame vede tra la sollevazione indigena nel Chiapas, così peculiare, e le proteste contro la globalizzazione che negli ultimi tempi si sono moltiplicate in tutto il mondo- Seattle, Praga, Okinawa, Nizza- e che nel gennaio 2001 hanno tentato di organizzarsi in maniera costruttiva nel quadro del Forum sociale mondiale di Porto Allegre? Di fronte all'offensiva della globalizzazione, vediamo delinearsi un processo contrapposto di resistenza che presenta aspetti molteplici. Da un lato vi sono le resistenze che tutti possono vedere, sorta di lampi di storia che colpiscono l'immaginazione perché sono massicciamente riflessi dai media. Per esempio, la sollevazione zapatista del 1° gennaio 1994, o le agitazioni sociali in Francia del novembre dicembre 1995, o la protesta contro l'OMC a Seattle o le manifestazioni ano Davos. Dall'altro lato vi sono molti altri fenomeni paralleli di resistenza, più discreti, meno spettacolari, che non attirano per forza l'attenzione dei media ma che rappresentano una forma di resistenza più originale, una ricerca di soluzioni di ricambio, la costruzione di un'alternativa basata sulla convinzione che la globalizzazione si può evitare. Tra gli esempi di questo tipo di resistenza si può in effetti citare Porto Allegre. E non mi riferisco soltanto al forum sociale mondiale , ma anche al bilancio partedpativo (1) , cioè a una iniziativa che prevede un meccanismo molto singolare e profondamente democratico di amministrare una comunità. Nella sua essenza, il bilancio partedpativo è un modo per contrastare la globalizzazione che non ha sicuramente il medesimi impatto mediatico dell'insurrezione zapatista o delle proteste di Seattle, ma che comunque costituisce una proposta più completa e più ragionata per combattere la globalizzazione. La vostra marcia su Città del Méssico del 24 febbraio 2001 era una marcia alla ricerca del potere"? Il nostro obiettivo, lo diciamo spesso non è quello di conquistare il potere. Sappiamo che lo spazio del potere è ormai vuoto e che la lotta per il potere è lotta per la menzogna. Quello che occorre, all'epoca della globalizzazione, è costruire una nuova relazione tra il potere e i cittadini. Se la pace viene firmata l'EZLN cesserà di fare la politica che ha fatto fino ad oggi. Faremo politica in modo diverso, senza passamontagna, senza armi, ma al servizio delle medesime idee. Perché abbiamo imparato che siamo una specie di specchio e che siamo, a nostro modo , il riflesso di altri movimenti di resistenza di in tutto il mondo. Per questo ci sentiamo solidali con altre lotte. Con quelle, per esempio, degli omosessuali e delle lesbiche, oggetto di tutte le persecuzioni e discriminazioni possibili. O con quelle degli emigranti, contro i quali, un po' dovunque, si mettono in atto delle disposizioni razziste. Si vuole che la gente rinneghi le proprie peculiarità, il colore della pelle, l'origine o il paese in cui è nata. Si vuole far capire |
alla gente che essere nati così con quel dato colore o in quel dato posto è una colpa. E che per questo si deve essere puniti. In uno dei suoi scritti, qualche anno fa aveva annunciato di marciare su Città del Méssico dove lo zapatismo, così come lo conosciamo oggi, avrebbe potuto scomparire per trasformarsi in un partito normale. Esiste ancora quel progettò. Si. Ma per trasformarci in organizzazione politica . Noi facciamo differenza tra partito e organizzazione. Perché il nostro progetto politico, lo ripeto, non è quello di prendere il potere con le armi , ma nemmeno tramite elezioni, e neppure per qualsiasi altra strada, "golpista" o meno che sia. Nel nostro progetto politico c'è scritto quello che è necessario fare , che è poi sovvertire le relazioni del potere, anche perché il centro il centro del potere non è più negli stati nazionali. Non serve quindi a niente conquistare il potere. Un governo può essere di sinistra, di destra o di centro ma, alla fin fine non potrà prendere le decisioni fondamentali Si tratta quindi di costruire dei rapporti politici diversi, di andare verso una "cittadinizzazione" della politica. Del resto, quello che da un senso a questa nazione sono i cittadini e non lo Stato. Faremo una politica senza passamontagna ma con le stesse idee. Dopo che sarà firmata la pace e che saranno riconosciuti i diritti degli indios, Marcos scomparirà ? Dopo che sarà firmata la pace, quello che cambierà è che un'organizzazione politico militare come lo è l'EZLN cesserà di esserlo. Questa organizzazione cesserà di avere i rapporti gerarchici che esistono in seno a una struttura politico militare. Essenzialmente la figura di Marcos si è costruita attorno a questo movimento . Quando Marcos paria, è un movimento, un collettivo che parla. Ed è questo che da forza e attira l'attenzione su quello che dice Marcos. Quando il movimento si trasformerà e, cessando di essere un esercito, diventerà, una forza politica, niente sarà più lo stesso-Probabilmente si scoprirà che la qualità letteraria dei testi del subcomandante non era poi così eccelsa come si pensava. Che le sue analisi critiche non erano così corrette. Nel momento in cui sparirà , la figura di Marcos risulterà demistificata assieme a tutto quella che la circonda. Ma questo non vuole dire che Marcos cesserà di lottare , che Marcos si dedicherà a coltivare il suo giardino o al fai-da-te. Ma tutto quello che ha reso possibile Marcos e l'EZLN risulterà radicalmente modificato. Anche se, in sostanza, l'arma principale dell' EZLN non era il fucile ma la parola. Dicono che parliamo troppo, ed è per questo che vorrebbero farci tacere. (1) Si veda Bernard Cassen , "Démocratie partedpativ a Porto Alegre", Le monde Diplomotique, Parigi, agosto 1998 ; trad. it "Dmocazia parteàpativa a Porto Alegre", Corta, Roma, dicembre 1998. |