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DIECI CONSIGLI PER I MILITANTI DI SINISTRA Frei Betto
LA DICHIARAZIONE DEI DIRITTI DELL'UOMO:UN INVENZIONE DELLA RIVOLUZIONE FRANCESE?
AZIONE DI CONSUMO RESPONSABILE
LA CREATIVITA' SOCIALE E I BUROCRATI DELL'ORDINE
E' NECESSARIO INIZIARE AD OPPORSI POLITICHE ALLE POLITICHE SUL LAVORO RIORGANIZZANDOSI DAL BASSO
Prendo in prestito questa frase di Lenin perchè mi sembra attualissima in riferimento all’atteggiamento del Governo americano contro l’Irak. Esso va trovando tutte le scuse per attaccare questo Paese e, prima o poi, lo farà contro tutto e contro tutti. L’opposizione internazionale e la contrarietà dell’opinione pubblica mondiale lo hanno costretto a spostare i piani d’attacco da settembre a gennaio-febbraio dell’anno nuovo, con la luna piena.....naturalmente la luna piena è la scusa per giustificare lo spostamento e non far vedere che è stato un cedimento.
A mio avviso ciò che si sta disputando non è soltanto il controllo del petrolio iracheno, ma il comando del mondo. Nessun Impero accetta di spartire e condividere il dominio con altri Imperi. Lo può sopportare momentaneamente perchè costretto da un rapporto di forze sfavorevole. Così è stata l’epoca della “Coesistenza Pacifica” con l’URSS, cioè con l’Impero Russo, terminata con il crollo del Muro di Berlino e lo scioglimento dell’URSS.
Attualmente l’America ha il campo libero e intende tenerlo tutto per sè. Soltanto una guerra ed una sconfitta gli possono impedire di consolidare e rafforzare questo dominio.
Il Ministro della Difesa del Governo degli Stati Uniti, Donald Rumsfeld, ha scritto un articolo, riportato sul Corriere della Sera del 10/9/02, il cui titolo è questo: “Agire o morire”. Per me è un titolo molto significativo ed espressivo dello stato d’animo della classe dirigente al potere in questo momento. Essa si rende conto che se non agisce muore.....ciò di cui non si rende conto, secondo me, è che pur agendo morirà lo stesso....e nemmeno si rende conto che questo dilemma nella storia già lo hanno avuto tantissimi altri Imperi. Hanno agito e poi sono scomparsi lo stesso. Il problema è che quando si arriva al punto di porsi questo dilemma “agire per non morire” vuol dire che socialmente si è già morti, cioè un Paese che arriva a questo ha già esaurito la sua capacità di dare un contributo valido al progresso dei popoli, e rimane in piedi non per l’appoggio delle masse ma soltanto per la sua forza militare. Questa, secondo me, è la situazione attuale dell’Imperialismo americano: ha un potenziale militare pauroso, il più potente della storia, ma nello stesso tempo si sta tirando addosso l’odio dei popoli del mondo, cominciando da quello arabo.
Quando si arriva al punto di “agire per non morire” significa che questa classe dirigente non vede altra possibilità di sopravvivenza se non attraverso la guerra, lo sterminio delle persone, la distruzione delle città , seminando la paura tra la gente, facendo in modo che i popoli non si ribellino e che accettino passivamente le proprie imposizioni , a cominciare dagli stessi governi, ed è ciò che si pretende dal Governo iracheno.
Tale Governo certamente non è rivoluzionario, nè comunista, tantomeno anarchico o inconciliabile con il sistema capitalista. E’ semplicemente il Governo della borghesia irachena che, però, ha delle divergenze con il Governo imperiale americano. Oggi come oggi, con la politica neo-liberista ed il mondo globalizzato dagli Americani questo non è più ammesso. Tutto ciò che si differenzia, si oppone o si ribella al volere di tale Impero viene tacciato di Terorrismo e classificato come nemico facente parte del “regno del male”, “Stato canaglia”, “figli del male”(riferito ai terroristi), “esponente del male”(riferito a Saddam Hussein). Un linguaggio oscurantista che ricorda la peggiore epoca dell’Inquisizione della Chiesa Cattolica.
Gli Imperi oggi presenti sul campo mondiale sono tanti, e non sono nemmeno di poco conto. Non ci sono soltanto gli Stati Uniti d’America, ma anche la Russia, la Cina, l’Unione Europea e tante altre nazioni che posseggono la bomba nucleare ed apparati militari molto potenti, basti pensare allo Stato d’Israele, tanto per fare una nome.
Pensare che questi Imperi stiano a guardarsi l’un l’altro, pacificamente, io credo che sia una vera utopia. Magari fosse così! Essi dovranno affrontarsi per decidere chi dovrà comandare sui mercati mondiali.
Attualmente l’egemonia è nelle mani degli Americani, però questi ultimi incontrano forti opposizioni, anche da parte dell’Unione Europea. Inoltre ci sono vasti mercati come quello della ex URSS e della Cina che sfuggono al totale controllo Americano.
Questi problemi nel passato sono stati risolti sempre con le guerre, basti vedere le cause della Prima e della Seconda Guerra Mondiale. Per questo motivo io penso che attualmente ci sono tutte le premesse per un conflitto mondiale.
Il fatto che gli Americani avessero il consenso di tutte le maggiori Potenze del mondo per bombardare l’Afghanistan non deve far pensare che essi lo avranno sempre. Tutt’altro. Già sui piani di aggressione all’Irak, moltissime Nazioni hanno messo la pregiudiziale dell’approvazio ne dell’O.N.U., inoltre la Russia e la Cina hanno delle grosse divergenze con gli Americani e, in parte, anche l’Unione Europea.
Bisogna tenere presenti anche le esperienze della Storia con il fine di imparare da esse. Nel 1938 le grandi Potenze mondiali stipularono a Monaco un Patto di non aggressione e cedettero il territorio dei Sudeti in Cecoslovacchia alla Germania sperando di calmare le mire espansionistiche del Nazismo. Hitler invase i Sudeti ma, dopo pochi mesi, invase anche la Polonia. A questo punto ci fu la dichiarazione di guerra da parte della Francia e dell’Inghilterra e, praticamente, l’inizio della Seconda Guerra Mondiale. Facendo un parallelo storico, io penso che l’attacco all’Afghanistan da parte degli Americani possa essere paragonato all’invasione dei Suddeti da parte del Nazismo; la quasi certa aggressione all’Irak , all’invasione della Polonia. Naturalmente questa è soltanto una ipotesi, su cui non “ci metterei la mano sul fuoco”, anche perchè le forme possono senz’altro cambiare però le logiche delle Potenze Imperiali no, e nemmeno i principi che le reggono. Parlando tra amici si diceva che la Guerra è in arrivo, che è pericolosissima, che significherà una strage di decine di milioni di morti, che si dovrebbe fermare.....Come si fa a fermare una potenza bellica e scatenata come quella americana? Impossibile! Bisognava pensarci per lo meno 20-30 anni fa, così come quello che succederà fra 20-30 anni si decide oggi. Oggi ciò che si può fare è capire che la guerra è la logica conseguenza del Sistema capitalista basato sul profitto privato, per cui non si può essere soltanto contro la Guerra ma soprattutto contro il Sistema che l’ha prodotta, la produce e la riprodurrà sempre. Questo è molto importante da comprendere per potere agire di conseguenza e mirare ad arrivare ad una società senza classi e senza Stato, libera ed autogestita. Diversamente si può ripetere l’errore commesso dal Movimento Partigiano durante la Seconda Guerra Mondiale che ha combattuto l’Impero Nazista per poi ritrovarsi sottomesso all’Impero Americano. Che cambiamento c’è stato se adesso ci ritroviamo a lottare anche contro il secondo? Non sarebbe meglio finirla una volta per sempre con gli Imperi?
17/9/02
Antonio Mucci
Dieci consigli per i militanti di sinistra
Frei Betto
1. Mantieni viva l’indignazione.
Verifica periodicamente se sei veramente di sinistra. Adotta il criterio di Norberto Bobbio: la destra considera naturale che ci sia disuguaglianza sociale, la sinistra la combatte come una aberrazione da sradicare.
Attenzione: si può essere contaminati dal virus social-democratico, i cui principali sintomi sono usare metodi di destra per ottenere conquiste di sinistra e, in caso di conflitto, sfavorire gli oppressi per non inimicarsi gli oppressori.
2. La testa pensa dove poggiano i piedi.
Non si può essere di sinistra senza “sporcarsi” le scarpe là dove il popolo vive, lotta, soffre, si rallegra e celebra il suo credo, i suoi valori e le sue vittorie. Teoria senza pratica fa il gioco della destra.
3. Non ti vergognare di credere nel socialismo.
Lo scandalo dell’Inquisizione non fa si che i cristiani abbandonino i valori e le proposte del Vangelo. Alla stessa maniera, il fallimento del socialismo nell’Est europeo non deve indurci a scartare il socialismo dall’orizzonte della storia umana. Il capitalismo, vigente da 200 anni, è un fallimento per la maggioranza della popolazione mondiale. Oggi siamo 6 miliardi di abitanti. Secondo il Banco Mondiale, 2,8 miliardi sopravvivono con meno di 2 dollari al giorno, e 1,2 miliardi con meno di 1 dollaro al giorno.
La globalizzazione della miseria non è più marcata solo grazie al socialismo cinese che, malgrado i suoi errori, assicura alimentazione, sanità e educazione a 1,2 miliardi di persone.
4. Sii critico senza perdere l’autocritica.
Molti militanti di sinistra cambiano lato quando cominciano ad essere ipercritici, diventano amari e accusano i propri compagni(e) di errori e debolezze. In più, non si impegnano per migliorare le cose, rimangono meri spettatori e giudici e, poco a poco, vengono assorbiti dal sistema.
Autocritica non è solo ammettere i propri errori. E’ ammettere di essere criticato dai propri compagni(e).
5. Conosci la differenza tra militante e “militonto”.
Il militante approfondisce i suoi vincoli con il popolo. Studia, riflette, medita, si qualifica in una determinata area di attuazione o attività, valorizza i legami organici e i progetti comunitari.
6. Sii rigoroso nell’etica della militanza.
La sinistra agisce per principi. La destra per interessi.
Un militante di sinistra può perdere tutto - la libertà, l’impiego, la vita. Meno la morale.
Senza moralità, toglie moralità alla causa che difende e incarna, prestando un inestimabile servizio alla destra. Ci sono soggetti mascherati da militanti di sinistra, che si impegnano con l’obbiettivo principale di ascendere al potere. In nome di una causa collettiva, essi procurano di soddisfare i propri interessi personali.
Il vero militante - come Gesù, Gandhi, Che Guevara - è un servitore, disposto a dare la propria vita perché altri abbiano vita. Non si sente umiliato per non stare al potere o orgoglioso nello starci. Il vero militante non si confonde con la funzione che occupa.
7. Alimentati nella tradizione della sinistra.
E’ necessaria la preghiera per alimentare la fede, è necessario affetto per alimentare l’amore della coppia, ed è necessario “tornare alle fonti” per mantenere accesa la mistica della militanza.
Conosci la storia della sinistra, leggi (auto)biografie, come il “Diario del Che in Bolivia”, o romanzi come “La Madre” di Gorki.
8. Preferisci correre il rischio di sbagliare con i poveri che avere la presunzione di azzeccare senza di loro.
Convivere con i poveri non è facile. Primo, si ha la tendenza a idealizzarli. Dopo, scopriamo che tra di loro sono presenti gli stessi vizi che si incontrano nelle altre classi sociali. Essi non sono migliori né peggiori degli altri esseri umani. La differenza è che sono poveri, cioè persone private ingiustamente, e loro malgrado, dei beni essenziali per una vita degna. Per questo stiamo al loro lato, per una questione di giustizia.
Un militante di sinistra non negozia mai i diritti dei poveri e degli oppressi e soprattutto sa apprendere con loro.
9. Difendi sempre l’oppresso. Anche se apparentemente egli non abbia ragione.
Sono così tante le sofferenze dei poveri e degli oppressi del mondo che non si può sperare che abbiano attitudini che non sono comuni neanche tra coloro che hanno potuto approfittare di una educazione più raffinata.
In tutti i settori della società ci sono corrotti e banditi. La differenza è che, nell’elite, la corruzione si attua con la protezione della legge e i banditi sono difesi da meccanismi economici sofisticati, che permettono che un solo speculatore trascini una nazione intera nella penuria.
La vita è il maggior dono di Dio. L’esistenza della povertà stride nei cieli. Non sperare mai di essere compreso da chi favorisce l’oppressione.
10. Fai della preghiera un antidoto contro l’alienazione.
Pregare è lasciarsi interrogare dallo Spirito di Dio. Molte volte evitiamo di pregare per non dare ascolto all’appello divino che esige la nostra conversione, in altre parole, un mutamento di percorso nella vita.
Parliamo come militanti e viviamo come borghesi, accomodati o nella tranquilla posizione di giudici di chi lotta.
Pregare è permettere che Dio sovverta la nostra esistenza, insegnandoci ad amare così come Gesù amava: LIBERATORIAMENTE.
La dichiarazione dei diritti dell'uomo: un'invenzione della Rivoluzione francese?
Un pregiudizio da superare
Secondo il pregiudizio ideologico che ha guidato e caratterizzato la rivoluzione francese il passato precedente ad essa è un'epoca di barbarie identificabile con quello che la stessa rivoluzione ha chiamato l'Ancien Régime. Esso risulta pertanto da rigettare integralmente. Tale pregiudizio è in qualche modo giunto fino a noi grazie anche al contributo di quella parte della storiografia laicista che ha cercato in tutti i modi di svalutare il fondamentale apporto cristiano alla formazione dell'attuale civiltà occidentale. Riguardo al problema della dichiarazione dei diritti dell'uomo ciò ha impedito fino in fondo di coglierne le sue origini e il suo fondamento nella storia precedente alla Rivoluzione stessa. Occorre pertanto superare tale pregiudizio ideologico e recuperare a pieno la ricchezza propria della tradizione cristiana anche per quanto concerne il riconoscimento e l'affermazione dei diritti dell'uomo.
L'origine cristiana dei diritti dell'uomo
Basta un semplice sguardo al contenuto della stessa Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino per rilevare come essi abbiano la loro origine nella tradizione cristiana. Si tratta di valori tradizionali, che non nascono certo nelle aule dell'Assemblea degli Stati generali dell'agosto del 1789, ma che hanno il loro fondamento nella concezione cristiana della vita. Il contenuto proprio dell'esperienza cristiana ha lentamente e progressivamente plasmato la società, magari senza proclami e a volte forse senza neanche accorgersene, ma di fatto consentendo il riconoscimento dei diritti fondamentali della persona. Comunque mano a mano che questo modo di trattare ogni uomo, per il semplice fatto di essere uomo, come persona dotata di diritti, entrava a fare parte delle consuetudini su cui si reggeva la società, si sviluppò anche una riflessione filosofica e teologica sul fondamento di tale concezione.
La dichiarazione dei diritti duecento anni prima
D'altra parte è sufficiente osservare la storia, senza quel pregiudizio sul passato, che abbiamo visto essere proprio della Rivoluzione francese, per rendersi conto che, non solo quei diritti erano vissuti come valori propri della tradizione cristiana, ma che, quando le circostanze lo richiesero, furono anche affermati e dichiarati come tali ben prima dell'avvento della Rivoluzione. L'esempio più chiaro di ciò proviene proprio da uno di quei momenti più contestati dalla storiografia laicista, ovvero la scoperta e la conquista delle Americhe. Di tale evento sono stati spesso ricordati solo i soprusi perpetrati ai danni degli indios, sottolineando che essi avvennero in nome della religione, finendo invece per dimenticare completamente un fatto molto importante: la scoperta dell'America, oltre ad essere stata occasione di scontro fu anche autentica occasione di incontro tra civiltà. Soprattutto si è finito per dimenticare che gli stessi soprusi furono oggetto di denunce, di discussione e che la Chiesa prese da subito le difese degli indios. Ruolo centrale nella formulazione di una teoria del diritto naturale in difesa degli Indios fu svolto da Francisco de Vitoria, importante teologo presso la prestigiosa Università di Salamanca. Qui all'interno di alcune celebri relectio (ovvero relazioni o lezioni straordinarie che i professori dell'Università di Salamanca avevano l'obbligo di tenere davanti ad un pubblico di docenti e studenti), affrontò il problema degli indios. In particolare la relectio più celebre a questo riguardo fu quella del 1539 (Relectio de indis), in cui arrivò a formulare la piena dignità di ogni essere umano in quanto immagine di Dio. I diritti naturali che Francisco de Vitoria riconosce agli indios, in quanto uomini, cioè creature fatte ad immagine e somiglianza di Dio, sono quelli presenti nelle dichiarazioni moderne: diritto alla vita, diritto alla libertà, alla libertà religiosa, alla sicurezza, ecc.
Alcune ambiguità di fondo presenti nella Dichiarazione della rivoluzione francese
Una volta chiarito come il contenuto stesso della Dichiarazione dei Diritti dell'uomo e del cittadino non fosse un'invenzione della Rivoluzione francese, ma avesse la sua origine nella tradizione cristiana, occorre ancora fare un'ultima annotazione: la stessa dichiarazione presenta una certa ambiguità di fondo. La dichiarazione francese presenta quei diritti, che abbiamo visto avere radici cristiane, rinnegandone però il proprio fondamento ultimo in Dio. Il fondamento su cui si era precedentemente costruito la dignità della persona, ovvero il rapporto con Dio, (l'essere creato ad immagine e somiglianza di Dio) viene meno e viene sostituito dalla legge, dalla volontà generale. Con la soppressione del fondamento in Dio viene meno quel carattere assoluto riconosciuto alla persona umana, quell'aspetto di trascendenza della persona rispetto a qualsiasi ordinamento politico o sociale, garantito dal fatto che "essa è una totalità spirituale fatta per l'assoluto" (Jaques Maritain, I diritti della persona, p. 68). Un secondo aspetto che costituisce l'ambiguità di tale Dichiarazione è costituito dal fatto che tali diritti sono attribuiti a soggetti che sono concepiti astrattamente come individui, svincolati da qualsiasi rapporto. Non solo si nega il rapporto fino a quel momento costituente i diritti stessi, ossia il rapporto originario con Dio, ma si vuole anche negare al soggetto la legittimità di qualsiasi rapporto sociale, che non sia istituito e voluto dalla sfera politica stessa. Quindi, se nella Dichiarazione francese da un lato emergono i diritti che sono tutt'oggi a fondamento delle democrazie (non inventati ma più o meno consapevolmente recuperati dalla tradizione precedente), dall'altro la rivoluzione francese, non solo non ha eliminato l'assolutismo, ma di fatto lo ha rafforzato consegnando all'Assemblea Legislativa un potere decisamente più assoluto di quello che aveva avuto il monarca stesso fino allora.
Simone Paolini
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Fernando Italo
Canto dell'arpista
Custodisco
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dei grandi Re
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Straniero che passi
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il loro sonno
ma vieni in silenzio
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una preghiera
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dalla mano anonima
che nella solitudine
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Fernando Italo
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Dopo tre mesi di intensa attività, la presenza MOLTEPLICITÀ'
"L'assemblea deve costituire un fattore attivo |
siano eletti con un sistema a rotazione. Col passare INTERFERENZE Le assemblee hanno dimostrato di costituire uno Presentato da Lorenza Pelagatti |
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laboratorio CIVICO |
Scuola della Pace-2002-2003 Calendario degli incontri |
Con il patrocinio della Provincia ài Pescata, del Comune di Collecorvino
e della Direzione Didattica di Loreto Aprutino.
Venerdì 11 Ottobre 2002. ore 21.00 -Sala consigliare del Comune
Luciano Benìni
Fisico ambientale, segretario Nazionale del M1R - Movimento Internazionale della Riconciliazione
Che cos'è la non violènza
Violenza e nonviolenza Ira grandi conflitti e vita quotidiana
Mercoledì 5 dicembre 2002. ore 21.00 - Scuola elementare Villa Barberi
Mirian Glovanzana
Giornalista, Direttrice del mensile "Altreconomia"
Informazione specchio della democrazia
Una informazione libera fondamento di una società realmente democratica.
Venerdì 31 gennaio 2003. ore 21.00 - Chiesa Beato Nunzio Sulpizìo
Cinzia Melograno .
Mag6 Reggio Emilia
Finanza etica e non solo
Alla ricerca di uno stile di vita personale e collettivo ispirato ai valori della giustizia e della solidarietà
Sabato 22 febbraio 2003. ore 17.30 - Sala consigliare del Comune
Gino Girolimoni .
Presidente Fondazione Alce nero - Scrittore, giornalista
Custodi della terra, custodi del futuro
Terra, aria, acqua: un bene collettivo a rischio
Venerdì 14 marzo 2003. Ore 21.00 - Scuola elementare Villa Barberi
Pasquale Iannomorelli, Direttore "Qualevìta",
Mastafa Baztami, Comunità islamica abruzzese
Roberto Mander, Associazione "La Rete di Indra "
Pace e nonviolenza nelle religioni
Cristianesimo, Isiàm e buddismo in dialogo
Venerdì 11 Aprile 2003. ore 21.00 -Scuola materna di Caparrone
Anna Durante
Direttrice Ce.IS (Centro di Solidarietà), Pescara
La famiglia luogo di relazioni
Relazioni e prevenzione del disagio
Sabato3 maggio2003. ore 17.30-Salaconsigliare del Comune
Francesco Terreri
Giornalista economico, collaboratore di AItrEconomìa e Nigrizia. Presidente di Microfinanza srl
Finanza internazionale, multinazionali e governo del pianeta
Quali conseguenze per la democrazia e i diritti dell'uomo
Data e luogo da definire
Padre Alex Zanotelli
Missionario Comboniano, ex direttore di Nigrizia
I poveri non ci lasceranno dormire
Un. "civiltà" che dimentica le sue vittime.
PROPOSTO DA MICHELE MEOMARTINO
E necessario iniziare ad opporsi alle politiche sul lavoro
riorganizzandosi dal basso
| Il patto per l’Italia, firmato dalla CISL e dalla UIL che dopo aver chiesto ai propri lavoratori di scendere in piazza per lo sciopero generale, hanno fatto un clamoroso dietro front, è un patto corporativo che va a tutto vantaggio del governo e della Confindustria. Quest’intesa non aiuta lo sviluppo del paese e prevedendo una completa frantumazione delle tipologie di contratti con i quali saranno assunti i nuovi lavoratori, impedisce a questi di organizzarsi in sindacati e ne riduce quindi i diritti. Misure come l’introduzione di contratti a chiamata, il totale via libera all'intervento di operatori privati in tutti i servizi che riguardano il mercato del lavoro (incontro tra domanda e offerta, selezione, formazione, ricollocazione, lavoro interinale ecc.), non fanno altro che rendere sempre più il lavoratore una merce. Il datore di lavoro, quindi, potendo disporre di manodopera da usare quando e come vuole, diventa più di prima il padrone della vita dei lavoratori-merce. Come tutto il resto della politica del governo Berlusconi anche questo provvedimento si pone in continuità con la linea seguita in precedenza dai governi di centro sinistra. |
Una volta rotti alcuni principi (eludendo la legge 1369/60 che vietava l’intermediazione di manodopera e affermava implicitamente il principio che il lavoro umano non è una merce che si può comprare e vendere a piacimento), con l’introduzione delle agenzie interinali, i contratti così detti co-co-co, ecc.., previsti dal precedente pacchetto Treu, è facile ora per l’oligarchia che sta al potere continuare su questa strada e smantellare completamente i più elementari diritti conquistati dal movimento operaio con le faticose lotte degli anni ’70. A mio avviso bisogna opporsi a questa politica ed iniziare, da parte dei lavoratori precari e non, dei disoccupati, ad auto-riorganizzarsi dal basso in associazioni autonome, lontane da quelli che fin’ora hanno partecipato ai banchetti dove venivano spartiti interessi particolaristici e dove gli interessi dei lavoratori non erano neanche presi in considerazione. Costoro, adesso, per il solo fatto di essere stati esclusi, si ricordano che il loro compito è quello di salvaguardare gli interessi dei lavoratori. Beh! Ora credo che sia giusto diffidare di loro e iniziare a riprendersi il proprio spazio, non delegare più a nessuno la difesa degli interessi ed iniziare a fare da soli. Massimiliano Di Donato |