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naturalmente, ma non solo. Attraverso lo sport ci riallacciamo all’eterno confitto tra cattolici e protestanti nella parte alta della Gran Bretagna. Il derby di Glasgow, in Scozia, è uno dei più caldi e belli del mondo. Unico per le implicazioni politiche, religiose e calcistiche, che fanno in modo che non sia una partita qualunque. Bisogna fare un salto di 1600 anni e risalire alla tradizione cattolica irlandese (l'Irlanda fu convertita nel 432 a.C.). L'Irlanda fu ridotta ad uno stato di semischiavitù. E' del 1690 l'affermazione dei protestanti nell'attuale Ulster. Molti irlandesi andarono in esilio e circa quattrocentomila ripararono a Glasgow, innestandosi nel tessuto sociale cattolico. Ecco nascere la marcata divisione religiosa della città in protestanti e cattolica. Nel 1887 ad opera di padre Walfrid nasceva il Celtic Football and Athletic Club, per aiutare i poveri cattolici in condizione di miseria e la scelta del biancoverde e il quadrifoglio richiamava la terra d'origine, l'Irlanda. I Rangers, invece, l’altra squadra della città, hanno una tradizione calcistica più radicata, la fondazione è datata 1872 (i quadri dirigenziali dell'epoca erano accesi anticattolici "orangisti") e manifestava la sua britannicità, sancita dai colori biancorossoblù della Union Jack. Differente e poco sfumata anche la concezione di gestire il club: manageriale quella dei Rangers, più familiare l'amministrazione del Celtic. Questo odio nonostante periodi di calma apparente non è mai cessato. Rangers-Celtic è diventata la rappresentazione di questa conflitto, che esprime uno spaccato sociale senza precedenti nella storia del calcio. Le tifoserie iniziarono a portare allo stadio vessilli politici: i tifosi del Celtic intonano canti dei movimenti nazionalisti, come l'IRA (l'Irish Republican Army), mentre i blues rispondono con "Boyne water", inno che celebra la vittoria di Guglielmo d'Orange sui cattolici. I supporters dei Rangers hanno un atteggiamento più aggressivo e in virtù di questa fama si sono guadagnati il soprannome di "the huns" (gli unni), prendendo posto nella "Copland Road End", la gradinata più esagitata dell'Ibrox Park (lo stadio dove giocano i Rangers) Per motivi politici entrarono in contatto con i tifosi del Chelsea.(squadra londinese). Quelli del Celtic sono appellati "tims" e sono meno inclini alle pratiche hooligans. Amicizie con il Clitonville di Belfast. La connotazione religiosa con il tempo è comunque sfumata e sono stati allacciati rapporti persino con gli hooligans dell'Hibernian di Edimburgo. Si è formata tuttavia anche una componente più violenta, i Celtic Casuals, sullo stile inglese. Gli episodi di violenza sono stati innumerevoli (nella scorsa stagione un tifoso biancoverde è stato ucciso da una sassata di un blues). I segnali distensivi si moltiplicano, come quando ai Rangers di Souness approdò il primo giocatore cattolico nella storia del club, Maurice "Mo" Johnston. Nell'ultimo decennio molte cose sono cambiate, il clima è più sereno ed è il tifo a regnare incontrastato, caldissmo, struggente, travolgente. Un atmosfera unica e affascinante, un miscuglio cromatico da restare ad occhi aperti. La tradizionale maglia a bande orizzontali del Celtic, contro quella dei blues. Sono state abbandonati alcuni capisaldi nella tradizione dei Rangers, quando la fascia di capitano è stata affidata ad Amoruso, primo cattolico ad indossarla. Però i blues non hanno aderito alla campagna contro i pregiudizi razziali e religiosi promossa dal Celtic, a dimostrazione che la rivalità è tutt'oggi ben radicata. Il derby si chiama "OLD FIRM", cioè vecchia fabbrica, uno dei più vecchi della terra. Il primo risale al 1888 e si concluse con il successo dei greenwhites (bianco verdi, i colori del Celtic), costituendo una rivincita per tutta la comunità cattolica. I Rangers si trasferirono ad Ibrox, malfamato quartiere della capitale. Cifre numeriche da capogiro: nel gennaio del 1939 fu stabilito il record di presenze per una partita di club in Gran Bretagna, infatti nell'occasione furono 118.670 gli spettatori che assieparono l'Ibrox Park. Mentre è di 92.000 il record del Celtic Park. Nel 1966 fu coperta la "Jungle", come viene chiamata la gradinata, covo dei tifosi biancoverdi più accesi. Il nome giungla fu determinato dal fatto che questo settore dava l'idea di una enorme massa verde in perenne movimento. La gradinata est offriva però una visuale migliore rispetto alla jungle, ma poiché denominata "Rangers terrace", i tifosi del Celtic si rifiutarono di adottarla come loro settore. Un altro record, stavolta triste, fu relativo al derby del gennaio 1971, quando 66 tifosi morirono a causa dello sfondamento delle barriere anti-invasione da parte dei tifosi dei Rangers che rientrarono nello stadio al gol del pareggio a tempo scaduto. Nel 1980 altro episodio grave, quando i supporters del Celtic vinsero la Coppa di Scozia ad Hampden Park, stadio della nazionale, entrando in campo, ma i blues interpretarono il gesto come provocatorio. La storia dell"old firm" è sempre stata caratterizzata da risse e quando non sono stati protagonisti i tifosi, lo sono stati i giocatori. In un derby del 1980, infatti, la magistratura indagò su una zuffa al pub tra calciatori del Celtic e dei Rangers. La sfida dell'old firm, oltre a rinnovarsi in campionato e in coppa, si disputa a "distanza" quando le squadre sono impegnate nelle coppe europee. Nel 1967 il Celtic vinse la Coppa dei Campioni (prima squadra britannica), ricorrenza celebrata ogni 10 anni, e i Rangers nel 1972 conquistarono la finale di Coppa delle Coppe. In questa occasine, a causa delle intemperanze dei tifosi, i Rangers furono squalificati, prima interdizione di un club dalle coppe europee. Celtic, Rangers e i suoi idoli. Lo svedese "rasta" Erik Larsson è quello più acclamato dai tifosi biancoverdi. Per i blues hanno sfondato anche gli italiani, come Negri, capocannoniere due stagioni fa, Gattuso con la sua grinta indomabile. Il divario in termini di vittorie è evidente. Negli ultimi dieci anni, in un colpo d'occhio, il Rangers ha conquistato nove titoli su dieci e quattro coppe nazionali. Il Celtic ha vinto un solo scudetto, nel '97-'98, una coppa nazionale e una coppa di Lega. Il derby di Glasgow è una partita che essendosi disputata in tre secoli diversi della nostra storia, ha un tale radicamento nel tessuto sociale della città da avere la capacità di modificare la personalità di coloro che ne vengono coinvolti e da far respirare un'atmosfera magica e surreale. Nel calcio-business moderno è stato difficile mantenere inalterate le tradizioni che caratterizzano l'old firm, ma questa conservazione e l'eliminazione di alcune intollerabili discriminazioni, hanno fatto in modo che il contorno non sia una semplice partita di calcio. Un derby davvero storico, che invitiamo ad andare a vedere almeno una volta nella vita, perché è un'esperienza sconvolgente, dove il tifo e i tifosi sono assoluti protagonisti.
LINO74
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I motivi della mia indignazione
Credo nel pluralismo, credo nello scambio di opinioni, credo nella democrazia ma, un giornale deliberatamente dichiarato sovversivo, non pu nei suoi contenuti ospitare articoli come quello pubblicato in terza pagina, (n?19) perchè credo nella coerenza. L’ autore di quel testo, (mi riferisco a lui), suggeriva al giovane e pi temerario militante, una diecina di consigli da tener vivi nella memoria in momenti di vulnerabilit ideologica. I primi cinque li ho trovati quasi inopinabili, ma continuando a leggere ho avuto un sentore di eccessivo buonismo. Caro compagno, io mi sento comunista, avverto di riconoscermi nella politica della solidariet, ma non penso che l’uomo di sinistra sia un pio missionario che elargisce a iosa bene e amore; cos come non penso che si debba fare della morale cristiana il totem dell’ideologia di sinistra. Ma soprattutto non tollero termini di paragone fra militanti e persone come Ges o Gandhi che, saranno stati indubbiamente due rarissimi personaggi storici con encomiabili trascorsi, ma erano missionari! Io, come penso la maggior parte, non posso amare liberatoriamente: ho rispetto per i compagni, per gli amici, per ogni forma di civile conversazione ma, agli estremi di questo ragionamento, esistono sempre ostilit e attriti. Io non poso amare i miei nemici. Posso, perch rientra nel pieno esercizio delle mie facolt, scontrarmi con loro affinch comprendano il messaggio che vogliamo comunicare. Ma l’amore e la mitezza di spirito, non sempre sono delle buone carte da giocare. La lotta molto spesso necessaria per guadagnare la pace. Un’ altra cosa. Tutti quei tuoi espliciti rimandi alla preghiera, a Ges, a Dio, non possono coesistere con le impostazioni culturali di un militante di sinistra. Tu saprai, che alla radice di tutta la dialettica di sinistra, esiste il concetto di materialismo, fortemente contrastante con l’insegnamento cristiano, secondo il quale, l’individuo propende naturalmente verso se stesso in una prima fase e, successivamente si abbandona, sacrificando il proprio contingente carattere particolare e soggettivo, a favore di quello universale di valore assolutamente fisico e sostanziale. Così in sintesi, il rapporto religioso, inteso come rapporto sostanziale, si concretizza attraverso i gradi dell’ autocoscienza. ? l’autocoscienza, lo strumento che rappresenta il tramite tra me, in quanto ente presente quindi fisico e me, in quanto ente cosciente e pensante quindi spirituale,che ne permette la mediazione conciliatrice tra le parti. ? questo, e soltanto questo l’atto religioso della “preghiera” utilizzato dal vero militante di sinistra. Non dimentichiamo, inoltre che credere in Dio, implica responsabilmente, convivere la falsit dell’istituzione che lo rappresenta; e che strumentalizza, e che specula e in fatto di gerarchie sociali e iniquità varie la prima paradossalmente a incentivarle. Per concludere. Il mio non un approccio estremo alle tematiche di sinistra, la volontà di seguire con coerenza e oggettivit, gli obbiettivi che io stesso mi sono prefissato nel momento in cui ho maturato l’adesione ad una serie di principi. La lettura in chiave personale di essi, non può far altro che scaturire diversità e attriti che, nel seno del movimento giacciono molto a lungo e nuocciono ad esso fino a che non vengono allontanati. Credo che sia l’unità a tardare e ad essere restia al movimento. La lotta si fa insieme senza simboli ne potere. Attendo risposta.
Antonio