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Il Pentagono ha varato un documento di 150 pagine chiamato “Piano strategico nazionale contro il terrorismo”( notizia riportata su Liberazione del 18/172003) in cui viene formalizzata la volontà di Bush di un piano antiterrorismo strategico militare a lungo termine che prevede il confronto con i i cosiddetti “Stati canaglia”(Iraq,Iran ,Siria), considerati sponsor del terrorismo internazionale. Tempo previsto per la sua realizzazione almeno 30 anni. Dopo l’attacco e la sconfitta dell’Iraq, effettuato per colpire Alqaeda si prevede l’allargamento della guerra all’Iran e alla Siria affinché interrompono il loro sostegno agli Hezbollah. Tale progetto e le intenzioni di Bush di utilizzare il nucleare in azioni preventive con lo scopo di distruggere le istallazioni sotterranee in Iraq sono veramente preoccupanti. Con il precedente conflitto in Afghanistan siamo entrati in una fase di guerra permanente , che non si può prevedere quando terminerà. L’attentato alle due torri gemelle del 11 Settembre sulle cui cause aleggiano forti dubbi, anche perché come rivela la stessa stampa americana (New York Time), sembra che i servizi segreti ne fossero a conoscenza, è stato un valido pretesto utile agli Stati Uniti per imporre sulla scena mondiale una politica guerrafondaia, di dominio e sfruttamento. Infatti dopo la caduta del muro di Berlino era necessaria l’individuazione di un nuovo nemico da combattere., che potesse giustificare l’imperialismo americano. La scelta dell’integralismo islamico si è rivelata vincente in quanto si tratta di un nemico senza confini precisi a cui contrapporre una guerra infinita e illimitata. Tale guerra , come nel caso della guerra in Afghanistan, viene propagandata sia come l’unico rimedio contro il terrorismo e sia come l’unico mezzo attraverso il quale paesi con regimi totalitari possono essere liberati dalle dittature. Di conseguenza sorgono spontanee alcune domande. La guerra come emanazione della politica è eticamente accettabile? Non dovrebbero scegliere le popolazioni autonomamente quale sistema politico adottare? Le democrazie occidentali garantiscono, effettivamente, giustizia, libertà e uguaglianza?. Secondo me le popolazioni dovrebbero scegliere liberamente la loro forma di organizzazione politica e non si può imporre con la guerra ad un paese un sistema politico, che come nel caso delle democrazie occidentali si è rivelato pieno di contraddizioni. La guerra contro l’Iraq assume i caratteri di uno scontro tra due civiltà e svela il progetto nascosto di Bush di imporre un regime politico, militare ed economico a stelle e strisce. Oltre alla sete di petrolio e allo smaltimento di armi di cui gli Stati Uniti sono maggiori produttori, le ragioni del conflitto sono legate alla volontà di Bush di occidentalizzare il terzo mondo sottomettendo il mondo arabo. Tuttavia questo progetto troverà a medio termine degli ostacoli. Se infatti la guerra in Afghanistan aveva ricevuto consensi da parte di tutti i paesi alleati, in questo caso un eventuale attacco all’Iraq non trova d’accordo Francia, Belgio e Germania. La prima minaccia di esercitare il diritto di veto presso il Consiglio di sicurezza. Entrambe premono per una seconda risoluzione dell’ONU. La Russia si dichiara contraria ad un’azione unilaterale dell’asse anglo americano. Anche l’Unione Europea ha bocciato l’ipotesi di una guerra sollecitando il Consiglio a lasciare più tempo agli ispettori Onu per svolgere il loro lavoro. Tutto questo lascia prevedere la possibilità in futuro della formazione di blocchi che si contrapporranno agli USA, per contendersi il controllo del mondo (Europa, blocco asiatico). Lasciando perdere ministri, Onu e superpotenze è evidente che la maggior parte della popolazione mondiale non è d’accordo con questa guerra. Il movimento pacifista internazionale cresce sempre di più, mentre si susseguono manifestazioni in Europa, come negli U.S.A. Le ragioni di queste proteste sono molteplici. Innanzitutto il rifiuto della guerra è di carattere etico, si nega uno strumento di morte incapace di risolvere conflitti e problemi. In secondo luogo ci si rende conto delle conseguenze che una politica guerrafondaia impone su di noi. Si pensi al restringimento degli spazi di democrazia e alla repressione. Gli arresti effettuati nell’ambito del movimento new global e non solo dimostrano la volontà di soffocare ogni orma di dissenzo con la criminalizzazione delle lotte, anche se pacifiche. Si pensi anche al peggioramento delle nostre condizioni di vita (aumento del costo della vita, precarizzazione del mondo del lavoro).Tutte queste motivazioni sono più che legittime , ma ci si deve chiedere che cosa possiamo fare? Continuare a manifestare è l’unica strada? Io credo di no, manifestare è importante ma non basta. Soprattutto non penso che le istituzioni accoglieranno le nostre istanza. La guerra è infatti uno degli strumenti privilegiati del sistema capitalistico, che quando entra nei periodi di crisi cerca di superarli in questo modo. E’ evidente che l’ONU e i governi nazionali non hanno interesse ad evitare le guerre, perché essendo l’espressione politica del sistema capitalistico ne assecondano la natura conflittuale competitiva. Senza fare affidamento sulle forze politiche , dovremmo ritrovare fiducia in noi stessi e passare dalla contestazione all’autogestione creando nei posti di lavoro, nelle scuole, nei quartieri dei comitati contro la guerra, per discutere e riflettere su queste problematiche. Si apre davanti a noi una nuova epoca storica e non è da escludere l’eventualità di una 3° guerra mondiale. Per questi motivi nella consapevolezza che la guerra diventerà una costante della nostra vita, occorre costruire una coscienza nuova nella speranza di poter costruire un mondo migliore, senza guerre, ingiustizie ed ineguaglianze.
Lorenza
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La vera storia delle terre "rubate" ai Palestinesi (Tratto da un articolo pubblicato in Internet)
Presentato da Simone Paolini
L'Israele Day si e' tenuto a Torino sabato scorso. Anche se pioveva,davanti ai banchetti dell'associazione Italia - Israele sono passate alcune migliaia di persone che tra lo sventolio di bandiere con la stella di Davide, hanno dimostrato la loro solidarietà verso la stato ebraico.
Il 29 novembre 1947 con la risoluzione 181 l'ONU raccomanda la spartizione dell'ex Mandato Britannico in due stati, uno arabo e uno ebraico. E' la risoluzione su cui si fonda la dichiarazione di indipendenza dello Stato d'Israele (14 maggio 1948). Gli stati della Lega Araba si oppongono alla 181 e scatenano la prima guerra arabo-israeliana. Israele riesce a difendere la propria esistenza. I territori arabi palestinesi e parte della città di Gerusalemme cadono, invece, sottooccupazione giordana ed egiziana.
Ma hanno anche posto molte domande, tra le quali quella più insistente, riguardante la terra, quella palestinese e quella israeliana. Dato che la propaganda palestinese, con quasi tutti i media nazionali (italiani n.d.r.), ha sempre sostenuto che Israele la terra l' ha rubata, non c'e da stupirsi se l'informazione diffusa sull'argomento abbia prodotto il pregiudizio più grande. Poiché la stragrande maggioranza delle persone che chiedeva si essere informata sull'argomento era in buona fede, cercherò di raccontare com'e andata. Cominciamo col dire che Israele non ha mai rubato la terra a nessuno. Con l'inizio delle immigrazioni a metà '800, quasi tutta la regione apparteneva all'impero ottomano, che la amministrava con il distacco e il disinteresse che meritava una terra poco popolata, spoglia e malarica, e quindi di nessuna rendita per i ricchi possidenti turchi e libanesi. Ma agli ebrei che arrivavano dalla Russia dei pogrom o dall'Europa antisemitica dell'est, non importavano le condizioni climatiche. Erano pronti anche a morire pur di essere liberi in una terra che sarebbe potuta diventare il loro futuro Stato. Se escludiamo la popolazione ebraica, che in Palestina ci e' sempre vissuta da 5000 anni i nuovi arrivati, almeno fino a 1917 quando l'impero ottomano scomparve, la terra se la sono comperata dai proprietari che la possedevano. Ai quali non pareva vero poter vendere delle terre che fino ad allora erano giudicate meno di niente, a prezzi paragonabili allora a quelli di Miami, Usa. Fecero ottimi affari e vendettero.Gli ebrei pagarono cifre assurde ma, comperarono. Esistono ovviamente tutti gli atti registrati di quegli acquisti e chiunque può verificarlo. L'unico caso di annessione senza vendita avvenne quando gli stati arabi,rifiutando la spartizione dell' ONU, attaccarono il neonato stato ebraico nel 1948. Dissero ai Palestinesi di abbandonare le loro case e fuggire, tanto Israele sarebbe stato sconfitto e tutti i beni degli ebrei sarebbero passati in mano araba. In più di mezzo milione lasciarono la loro casa convinti che gli ebrei sarebbero stati buttati a mare, come era stato loro promesso. Per fortuna la storia andò diversamente,ma da quel momento nacque il problema dei "profughi", quei palestinesi che scelsero di loro iniziativa la via dell'esilio.
Il quadro cambia con la guerra dei sei giorni (giugno 1967), al termine della quale i territori palestinesi che erano occupati dagli stati arabi passano sotto occupazione israeliana. Il 22 novembre 1967 il Consiglio di Sicurezza affronta il problema e approva la risoluzione 242. Essa in sostanza si rivolge a Israele e paesi arabi e dice: nessuno di voi ha diritto di "acquisire territori con la guerra", quindi ciò che dovete fare e' sedervi a un tavolo e negoziare per arrivare a una pace "giusta e duratura". Il negoziato dovrà ispirarsi ad alcuni punti fermi, tra cui: un "ritiro delle forze israeliane entro confini sicuri e riconosciuti", la "fine di ogni pretesa o stato di belligeranza", il "rispetto e il riconoscimento della sovranità, integrità territoriale e indipendenza politica di ogni stato della regione".
Ovviamente tutte le proprietà abbandonate furono requisite dal governo israeliano, come sarebbe successo in qualunque altra parte del mondo. Così chi fuggì, perse la casa e il diritto al ritorno. Ma anche tra il 1918 ed il 1948 lo scambio di terre e case avvenne sempre regolarmente . I palestinesi vendevano e gli ebrei comperavano. Questa e' la semplice verità che oggi si vuol nascondere. (Fine) Con gli Accordi-quadro di Camp David del 1978 Israele fa qualcosa di più: accetta il principio che la 242 venga in qualche modo applicata anche al caso dei palestinesi, come se fossero uno degli "stati della regione" citati dalla risoluzione. In altre parole: lo stato arabo-palestinese nel 1967 non c'era (gli stati arabi ne avevano impedito la nascita) ma in futuro ci sarà, e dunque può trattare con Israele come se fosse l'Egitto o la Giordania. Si tratta di una interpretazione che potrebbe aprire la strada a negoziati diretti fra israeliani e palestinesi. Ma nel 1978 il mondo arabo (a parte l'Egitto) non ha alcuna intenzione di scendere a patti con Israele e rifiuta in blocco gli Accordi di Camp David. Sul piano del diritto internazionale il rifiuto arabo congela la situazione per altri quindici anni. Si dovrà attendere il "riconoscimento" di Israele da parte palestinese (9 settembre 1993) perché possa nuovamente mettersi in moto il processo di pace sulla base della 242.
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Quisquiglie eccentriche e bizzarre di
personaggi storici presi alla rovescia
So sicuro, che se Letizia Bonaparte
la madre dell'indomito generale
divenuto poi imperatore a germinale
der popolo francese senza ormai rivale
ar posto d'esse d'armi contrabbandiera
Napoleone suo figlio prediletto
invece de porta' in alto de Corsica la bandiera
se sarebbe occupato der lesso da servisse
con olive verdi e giardiniera
dei bagni alla turca di vapore
e il cappuccino fumante con panna e brioche
da portar su al mattino nelle prime ore
alle dame incipriate in camera da letto.
Pero credo io che non sarebbe stato mica male
cosi tanti giovani legionari
non sarebbero finiti in un tetro letto d'ospedale
o peggio ancora lasciati sulla taiga innevata
dai compagni d'arme in tragica ritirata
e forse lo czar di Russia non sfidato
non si sarebbe col cugino imperatore
d'Austria ferocemente azzannato
per colpa di quel padrone della Francia
che alla guerra avrebbe preferito lo stufato
i cavalli, le belle donne ed il ponce all'arancia.
E che sarebbe accaduto al vampiro Conte Dracula
se invece che fra gli oscuri e secolari
olmi della Transilvania
avesse visto i suoi natali
nella ridente italica Campania
o se per beffa d'un rio destino
fosse addirittura venuto alla luce
in una spelonca del Monte Titano
nella turrita repubblica di San Marino
o meglio ancora nella ciociara Arpino
patria der sommo Cicerone e di Capiria
dove non più affetto dall' avita porfiria
invece del sangue giugulare fresco e fino
si sarebbe accontentato con latte munto da poco
e del pane fumante accanto al foco
servito a bruschetta con basilico e cacio pecorino.
Fernando Italo
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Lettera a “Il Sale” di Antonio Cilli
Quando l’emergenza del Pianeta è resistere allo stato delle cose, divengono fondamentali capisaldi le linee di condotta che sembrano cozzare, ma è ovvio che l’affermazione degli uomini-primati in senso di prestazione o di supremazia su tutti gli altri esseri, predomina.
Sia la pagina bianca sia quella nera, non bastano per gli orrori quotidiani.
Ora il punto può essere solo l’asse della Storia.
Non può variare, se non effettivamente.
Voglio citare un problema trans-nazionale: organismi geneticamente modificati.
Un altro attuale Sistema noi non siamo più in grado di concepire ma solo di uccidere o per sopravvivere poco, visto che i figli mangiano i padri e le madri assistono alle loro partite insieme al tifo colorato o variopinto delle scommesse. Possibile che tutti pensino alla disfatta di Roma oggi nel 2003 quando tra qualche anno potrebbe riesplodere il Vesuvio? E la nostra protezione sarà civile o affidata ai vituperati extracomunitari che bonificheranno le aree invivibili di degrado urbano. Cosa importa le nostre cittadinanze se in compenso e per mercede salviamo il mondo attraverso il cellulare. Tutti bravi, peccato che c’è ancora il muro del pianto, dove dentro ognuno di noi si ritrova.
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Se è vero
che in ogni uomo
c’è sempre un bambino,
guarda un vecchio negli occhi:
vi scorgi lo stesso stupore,
l’attesa di un sorriso,
la gioia di un saluto,
o il pianto improvviso
per tutto ciò che ha perduto
giocando alla vita.
Stringi con calore la sua mano
per fargli sentire che non è solo.
Regalagli frammenti del tuo tempo
e briciole d’amore.
Quando sarà nel regno senza fine,
si ricorderà di te presso il Signore.
Elena Sprecacenere