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* Arafat, o Abu Ammar sta male, anzi malissimo...
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*L'italia avvelenata (mappa della salvezza)
D'ALFONSO, LA RISPOSTA C'É! PURTROPPO È QUELLA SBAGLIATA
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BELLEZZA: REALTÀ O MITO SESSISTA?
Nella nostra società le donne sono giudicate da come appaiono. Nell'industria pubblicitaria, la "bellezza"
delle donne è usata per dire qualsiasi cosa, dalle assicurazioni sulla vita ai tamponi.
Nel 1990 Naomi Wolf ha pubblicato "Il mito della bellezza", che è diventato un classico del femminismo
anni '90. Il libro è diventato popolare perché ha spiegato come il concetto di "bellezza"
sia stato usato per opprimere le donne.
Cercando di apparire come le immagini di Cosmopolitan, Cleo e Vogue, le donne hanno affamato, tirato, incerato,
rasato, abbronzato, sbiancato, tagliato i loro corpi. Secondo Wolf, ciò non è accaduto perché
le donne sono stupide o vanitose, ma perché chi non si è conformata, malgrado i propri talenti o
intelligenza, veniva punita dalla società.
Quest'anno Nancy Etcoff ha pubblicato una risposta al "Mito della bellezza", intitolata "Sopravvivenza
del più bello: la scienza della bellezza". Etcoff sostiene: "L'idea che la bellezza sia non importante
o costruita socialmente, è il vero mito della bellezza."
Il libro di Etcoff non ha ricevuto la pubblicità o la vasta accoglienza da parte dei lettori come "Il
mito della bellezza", ma i suoi argomenti hanno meritato considerazione da parte delle femministe perché
si tratta di una giustificazione ideologica della teoria sessista intorno alla "bellezza" che è
ancora dominante.
Biologicamente o ideologicamente?
Etcoff sostiene che ogni persona possegga un "radar della bellezza" che esamina ogni faccia che incontriamo
e può giudicare le sue attrattive in 150 millesimi di secondo. Secondo Etcoff, questo radar di bellezza
non viene creato dalle teorie sociali ma è innato ed oggettivo. Per giustificare questo, Etcoff presenta
una quantità di studi di atteggiamenti di adulti, bambini e animali verso la "bellezza".
I suoi metodi di analisi però sono tutt'altro che scientifici. Studi che provano che la femmina del pavone
si accoppia con i pavoni che hanno le penne più smaglianti non rivelano molto della complessità dell'amore
e dell'attrazione umana. Diversamente dagli animali, gli esseri umani sono coscienti, cioè il nostro intelletto,
la personalità e l'immaginazione sono parte di come noi ci relazioniamo gli uni con gli altri.
L'attrazione fisica è reale, ma il tentativo di Etcoff di ridurla semplicemente al desiderio di produrre
una discendenza sana è oltremodo semplicistico. Solo al terzo capitolo Etcoff finalmente riconosce l'esistenza
delle relazioni gay e lesbiche e che l'attrazione non ha come unico fine la procreazione.
Gli studi di Etcoff sugli adulti sono persino meno rivelatori. Dal momento in cui nasciamo siamo socializzati a
giudicare le donne dalle apparenze. In una società razzista e sessista, la bambola Barbie ideale
magra, gambe lunghe, seno ampio, capelli biondi, occhi blu è universale. Miliardi di dollari vengono
spesi nel mondo per convincere tutti noi che è così che le donne dovrebbero apparire.
Invece di ridimensionare il mito della bellezza, gli studi sugli esseri umani provano il suo potere.
La "bellezza" è un mito sessista. Le donne sono state giudicate dalla loro apparenza attraverso
tempi e culture, perché esse sono oppresse.
Oggi, secondo l'Humphrey Institute of Public Affairs, le donne sono il 50% della popolazione mondiale, fanno quasi
i due terzi delle ore di lavoro, ricevono un decimo del reddito e posseggono meno di un centesimo della proprietà
mondiale. Le donne vengono costrette a dipendere economicamente dagli uomini, relegate nell'unità familiare
con la responsabilità di allevare bambini e prendersi cura di malati e anziani. La bellezza delle
donne è oggetto di molta più attenzione di quella degli uomini, perché le donne sono ridotte
a "beni" valutabili in termini della loro salute e abilità nel procreare.
Ciò che "Il mito della bellezza" mette in evidenza è che la bellezza è anche un
grande business.Il fatto che le donne siano giudicate dalla loro apparenza, aiuta a mantenere le donne "al
loro posto". C'è anche un gigantesco giro d'affari che fa guadagnare alle compagnie farmaceutiche e
cosmetiche miliardi di dollari.
L'unica vera scienza associata alla bellezza è la ricerca scientifica volta a trovare nuove tecniche di
bellezza destinate alle donne.
Sotto il coltello
Ironicamente, Etcoff ci procura un'interessante ricerca sui danni che l'inseguimento della bellezza procura alla
salute della gente. Nel 1996, almeno 696.904 persone negli Stati Uniti si sono sottomesse a interventi di chirurgia
plastica che comportavano lacerazione della pelle, liposuzione o l'inserimento di materiali estranei nel loro corpo;
il 74% di questi pazienti erano donne e il 20% erano persone di colore.
La chirurgia plastica è generalmente un fenomeno del Primo Mondo; oltre metà degli interventi hanno
luogo negli USA e due terzi di questi in California. Ma entro i Paesi del Primo mondo la chirurgia plastica sta
diventando in modo crescente la moda dominante; il 70% dei pazienti di chirurgia cosmetica guadagnano meno di 50.000
dollari all'anno, il 30% meno di 20.000.
Anche gli uomini sono condizionati a dover sembrare "attraenti" (sebbene molto meno che le donne). Un
numero crescente di uomini, si rivolgono alla chirurgia plastica per sembrare più giovani e migliorare le
proprie prospettive di lavoro, come rivela uno studio della Griffith University dell'Australia.
Molti lavoratori stanno pagando perché la chirurgia alteri il loro aspetto.
Razzismo
L'assunto culturale dominante è che la bellezza è bianca. Uno studio degli Stati Uniti del 1991 ha
mostrato che il 96% delle modelle delle riviste di moda erano bianche.
Tra le donne nere avere la pelle chiara è considerato più attraente che essere scure. Etcoff riferisce
che in Sud Africa nel 1970 ci fu un'epidemia di un disturbo della pelle chiamato ochronosis, causato dallo sbiancamento
della pelle per apparire più bianchi.
L'ideale della bellezza bianca è imposto alle altre culture come uno standard internazionale. Le donne di
colore sono considerate meno belle, a meno che non siano una eccezione "esotica".
Nel 1994, la NSW Lands Council lanciò una campagna antirazzista che mostrava una donna aborigena con l'infelice
slogan "Dicono che sono troppo carina per essere un'aborigena". Questo tentativo male indirizzato di
opporsi al razzismo, ha solo rafforzato le idee razziste e sessiste. La donna ritratta nella fotografia, Waita
Tefler, ha protestato con me, "Questa non è un'immagine che conferisce potere alle donne".
Il movimento di liberazione delle donne ha chiesto che le donne siano considerate esseri umani e non oggetti sessuali.
Il movimento di liberazione delle donne ha bisogno di diventare più forte, e di esercitare un maggiore potere
di definire come le donne sono percepite dalla società. Le immagini stereotipate di donna vanno consciamente
rifiutate.
Le donne saranno liberate dalla tirannia della "bellezza" solo attraverso le lotte per l'indipendenza
economica e sociale.
Pierre Sorprendre
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Arafat, o Abu Ammar sta male, anzi malissimo...
Arafat, o Abu Ammar sta male, anzi malissimo: io gli auguro lunga vita, anche i palestinesi gli fanno lo stesso
augurio.
Errori e delitti che ha compiuto e che tutti i grandi finiscono per commettere gli sono perdonati: i meriti e le
sofferenze condivise col suo popolo, infatti, bastano ed avanzano a compensarli.
Conosco la sua figura da sempre, da quando ero bambino, da quando mi capitava di vedere i primi TG della mia vita
in un antica TV Dumont delle prime generazioni
La prima volta che l' ho visto, quando rimasi colpito dalla sua kefia, dal suo sguardo, dall' orrore delle immagini
dell' infame "Settembre nero" era il mio compleanno.
Abu Ammar e' stato un compagno di studi: lui c'era sempre nelle storie, nei discorsi, nelle speranze degli studenti
palestinesi che frequentavano la nostra stessa facolta': lui era Shukri', lui era Jusuf, lui era Hamid, lui era
ognuno di loro.
Abu Ammar e' stato anche presente anche alla discussione della mia tesi di laurea: la sua figura era in un grande
manifesto che era stato affisso, apposta per me, dai cari e indimenticabili compagni del collettivo, proprio nella
saletta dove discutevamo la tesi.
Per noi gente delle Duesicilie, che da anni attendiamo il nostro Arafat, l' uomo della patria negata, del popolo
disperso e' un amico che ammiriamo, l' esempio che non sempre patria e nazione significano oppressione, inganno,
nazionalismo.
Arafat e' un brigante, come i nostri, come Crocco, come Crocitto: quando vivi e combatti da brigante, hai bisogno
anche dei soldi del riscatto, della rapina.
Quando ti costringono a diventare brigante, si puo' anche sbagliare di grosso, rimanere accecato dall' ira e commettere
delitti.
Noi, pero', siamo con i briganti perche hanno ragione, perche' sono dalla parte dei piu' deboli, degli oppressi,
perche' sono dentro di noi, perche' sono una parte di noi stessi.
Percio', Abu Ammar, lunga vita a te, amico mio: c'e' bisogno di una Palestina piu' libera per avere un mondo piu'
libero e piu' giusto!
Giulio Larosa
ass. Duesicilie Abruzzo
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15 Novembre 2004
Una giornata particolare
Questa mattina il gruppo di Rifondazione Comunista ha espresso il proprio voto contrario sulla delibera proposta
dall'assessore Balducci della Margherita.
Abbiamo espresso dissenso e perplessità sul RINNOVO DELLA CONVENZIONE DEL DIRITTO ALLO STUDIO CON LE SCUOLE
NON STATALI.
Il motivo è semplice: da anni il Comune di Pescara aggiunge una somma propria a quelle stanziate dalla Regione
Abruzzo in base alle leggi n.78/78 e 82/84 per il finanziamento di servizi e prestazioni.
Ci sembra paradossale che una coalizione di centrosinistra voti uno stanziamento di 101.599 euro a favore degli
utenti delle scuole private in concomitanza con lo sciopero nazionale della scuola.
Mentre a Roma in questo momento il popolo del centrosinistra manifesta per la difesa della scuola pubblica nel
consiglio conunale di Pescara si presenta una delibera che prevede lo stanziamento complessivo di 928.245 euro
per i prossimi 4 anni per le private.
Registriamo con piacere che, dopo il nostro intervento critico, la portata negativa della delibera è stata
mitigata da un emendamento proposto dal consigliere Imbastaro dei Ds che ha limitato l'erogazione ai 101,599 euro
di quest'anno.
Facciamo presente che i nostri due voti sono stati ampiamente sostituiti da quelli di Sospiri, Masci e del resto
della centrodestra che si sono sommati a quelli di DS, Margheriata, Italia dei Valori ecc.
Segno che c'è una grave discrasia tra i sentimenti e le opinioni di gran parte del popolo del centrosinistra
e i partiti che li rappresentano.
La maggioranza della coalizione ha scelto di proseguire con l'impostazione che fu dell'assessore Carlo Masci, ma
la cosa non ci sorprende.
Noi continuiamo a pensare che una somma di tale portata debba essere destinata ad altre emergenze sociali ed educative,
soprattutto in un periodo di tagli alla finanza locale come quello che viviamo.
Ovviamente respingiamo ogni polemica che faccia riferimento a temi religiosi.
Saremo gli ultimi "liberali" in circolazione, ma continuiamo a pensare che la separazione tra Chiesa
e Stato sia una conquista di civiltà che non può essere messa in discussione.
Maurizio Acerbo
Capogruppo PRC al Comune di Pescara
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Pe' la fémmene, la bbellezz' é mmèzza dót'; e lla bbundà é ttutte.
Per la donna, la bellezza è mezza dote; la bonta' è dote completa.
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PERCHÉ QUEL LUGLIO TORNI AD ESSERE UNA MINACCIA
( II PARTE )
Sul processo ai ribelli di Genova
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Si può amare una città, si possono riconoscere le sue case e le
sue strade nelle proprie più remote o più care memorie; ma solo nell'ora della rivolta la città
è sentita veramente come la propria città: […] propria, poiché spazio circoscritto in cui
il tempo storico è sospeso e in cui ogni atto vale di per se stesso, nelle sue conseguenze assolutamente
immediate. Ci si appropria di una città fuggendo o avanzando nell'alternarsi delle cariche, molto più
che giocando da bambini per le sue strade o passeggiandovi più tardi con una ragazza. Nell'ora della rivolta
non si è più soli nella città.
La stessa ideologia della disobbedienza conobbe i suoi primi disobbedienti. Dopo poco più di un'ora dalla partenza del loro corteo, i buoni propositi delle Tute Bianche s'infrangevano. Se nell'incrociare la prima carcassa d'auto bruciata, i leader delle tutine esortavano ancora i giornalisti al loro seguito a non confonderli con i "violenti", se i fumi che si alzavano in lontananza erano ancora abbastanza distanti da poter essere ignorati, la carica dei carabinieri in via Tolemaide mise fine alla simulazione. Nonostante le contrattazioni precedenti, questa volta niente spettacolo: gli sbirri caricavano sul serio! Sordi agli appelli dei loro capetti che li invitavano a desistere, a non reagire, molti Disobbedienti iniziarono a battersi contro gli uomini in divisa, con l'aiuto di altri manifestanti accorsi per fronteggiare chi li stava attaccando. Per alcune ore non ci furono più violenti o non-violenti, uomini o donne, socialdemocratici o anarchici, militanti o gente comune, geometri o disoccupati, ma solo individui in rivolta contro i cani da guardia dell'esistente e la vita che viene imposta. Fu durante questi scontri che venne abbattuto Carlo Giuliani. Non era un "black bloc". Non era un anarchico. Non era un provocatore. Non era un infiltrato. Era solo un giovane che aveva reagito alla violenza dello Stato. Non uno dei pochi, ma uno dei tanti. Chiariamo questo punto. Nei giorni successivi, tutti i politici in carriera che infestano il movimento presero inizialmente le distanze da quanto accaduto, accusando i rivoltosi di essere un pugno di "provocatori" e "infiltrati" che con le loro azioni avevano sabotato intenzionalmente un grande appuntamento pacifico, facendo perdere un'occasione storica per essere ascoltati. Tutta la canea socialdemocratica - la stessa che fino ad allora aveva sollevato tanta polvere e rumore e che per questo credeva d'essere il carro della storia - riversò loro addosso un mare di calunnie, rinverdendo la vecchia tradizione stalinista della "caccia agli untorelli". Fu questo un modo di sfogare il proprio rancore contro chi aveva deciso di sfuggire al loro controllo, rivelando a tutti la falsità della loro pretesa autorevolezza. E fu un modo di chiudere gli occhi di fronte alla fine del loro progetto politico, la cui vanagloriosa inconsistenza è apparsa alla fine di quelle giornate in tutta la sua miseria, cercando pateticamente di rilanciarlo. Chi tanto si è indignato che centinaia di compagni si fossero recati a Genova con l'intenzione di scatenare una sommossa, dandosi un minimo di preparazione in tal senso e cercando di evitare la trappola dello scontro diretto con la polizia, dovrebbe riflettere maggiormente su chi ha eccitato gli animi per mesi promettendo assalti e invasioni senza avere l'intenzione di realizzarli, senza curarsi minimamente delle possibili conseguenze, su chi ha alzato al cielo le bianche mani della non-violenza, in segno di resa e non di dignità, contribuendo a mandare allo sbaraglio migliaia di manifestanti inermi. E magari porsi alcune domande: si può essere davvero "non-violenti" e collaborare con lo Stato, massima espressione della violenza? Chi può scagliare l'anatema contro coloro che a Genova hanno fatto strage di vetrine? Forse chi ha fatto strage di ossa, di teste e di denti? Forse chi si indigna per le aiuole calpestate e poi considera normali i morti sul lavoro? Oppure chi vuole invadere la "zona rossa" del privilegio partendo dalla "zona grigia" del collaborazionismo? Se chi attacca una banca è un provocatore infiltrato, come si può definire chi consiglia un ministro, discute con un parlamentare, contratta con un questore? Quel venerdì ha fornito qualche risposta.
Un assordante brusio Chiunque abbia qualcosa da dire, si faccia avanti e taccia. Finita la rivolta, è iniziato il suo commentario da parte di giornalisti, specialisti, periti. E più aumentavano le testimonianze e le interpretazioni di quanto avvenuto, più diminuiva la sua cristallina chiarezza. La rivolta di Genova, nella sua viva totalità, è stata sezionata e smembrata in tante piccole particelle. Tutto è stato sbriciolato e ridotto in polvere affinché nulla si potesse più vedere. Naturalmente questa poderosa opera di mistificazione è stata condotta nel nome della verità. La stessa verità che molti aspettano e pretendono si faccia largo nelle aule dei tribunali.
Il coraggio dell'impossibile è la luce che rompe la nebbia, Delle giornate genovesi si è ricordata soltanto la brutalità della sbirraglia. L'aspetto gioioso di una sovversione della vita quotidiana è quasi stato seppellito. Ma la sommossa di tre anni fa è ancora lì, minacciosa nella sua incompiutezza. Talmente minacciosa che nel frattempo il suo significato non è stato solo eroso dalla ragione di Stato che ha imposto una guerra infinita, ma anche dalla calunnia, dalla mistificazione, dalla rimozione messe in atto da tutti coloro - in uniforme o in tuta - che dovevano garantire l'ordine e la sicurezza nelle strade genovesi, con i risultati che ben conosciamo. Talmente minacciosa che centinaia di azioni dirette contro il dominio (dai bancomat sabotati ai treni bloccati, dai commissariati attaccati agli istituti di scienze della morte danneggiati, dalle auto diplomatiche incendiate alle agenzie e alle concessionarie italiane sfasciate) sono state compiute in tutto il mondo nelle settimane e nei mesi dopo Genova. Talmente minacciosa, infine, che dopo la nebbia della rappresentazione il dominio sta preparando il cemento della carcerazione.
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C'era da concordare un segnale simbolico perle Tute Bianche, bastavano cinque centimetri di zona rossa...ma non è stato possibile contrattare nulla. Luana Zanella, dep. dei Verdi, Il Manifesto, 22/7/2001 Casarini ha confermato i contatti. E ha confermato anche un dettaglio ulteriore: già la sera del 19 luglio c'era la consapevolezza che alcuni elementi del network (che comprendeva anche i Cobas) volevano compiere gesti di violenza. Fu proprio in previsione di questa emergenza, come confermato anche da fonti del Viminale, che il quartiere della Foce dalla sera alla mattina fu disseminato di container. [...] Proprio dall'area dei disobbedienti sarebbe partita, in una fitta rete di contatti e telefonate con alcuni referenti della Digos locali, l'emergenza per le violenze che una parte dei contestatori stava preparando. "Digos e disobbedienti uniti contro il black bloc", Il Secolo XIX, 30/1/2003
Matteo Jade, portavoce tute bianche genovesi, 20/7/2001
Intervista a Luca Casarini, La Repubblica, 31/7/2001
Attac France, comunicato del 27/7/2001
Vittorio Agnoletto alla commissione parlamentare, 6/9/2001
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L’Italia sta scoppiando come si può vedere dai seguenti avvenimenti:
1) La Costituzione italiana del dopoguerra se ne va in frantumi! Ha ricevuto già un duro colpo con l'introduzione
del Sistema Elettorale Maggioritario in sostituzione del Proporzionale. Attualmente si vuole introdurre il Senato
Federale, il Premierato e la Devoluzione di poteri molto importanti dallo Stato alle Regioni. Queste leggi sono
state approvate dalla Camera dei Deputati e, se passeranno anche al Senato, diventeranno effettive ed applicate.
Se ciò dovesse avvenire, io credo che per l'Italia si aprirebbe un processo pericolosissimo che potrebbe
portare allo spezzettamento della Nazione in tante regioni e ad una situazione di scontro tra i vari poteri regionali,
simile a ciò che è avvenuto nella ex Jugoslavia. Questo progetto della “Devolution” viene portato
avanti con tutte le forze dalla Lega Nord e da Bossi che, a sua volta, è il grande protetto di Berlusconi.
Se si tiene presente che dietro Berlusconi c'è Bush ed il Governo americano non c'è forse da preoccuparsi
per questo progetto? Secondo me moltissimo!
2) Nell'industria la situazione è agli estremi: ci sono duecentomila posti di lavoro a rischio, 2.778 fabbriche in piena crisi (“1’Unità” del 13/10/04). L'apparato industriale italiano non regge la concorrenza mondiale, particolarmente della Cina, per cui il problema occupazionale si farà sempre più grande. Se alla disoccupazione crescente ed al lavoro precario dilagante si aggiungono alcuni fattori come la povertà, che è quasi raddoppiata negli ultimi 10 anni, la riduzione delle pensioni, gli stipendi bloccati ed il carovita in aumento, viene fuori un quadro della situazione economica nazionale talmente critico che permette di affermare con certezza che l'intero Paese va verso la povertà di massa e che l'Italia del consumismo e del "benessere" si è avviata verso la fine. Finalmente! Era ora! Si può cominciare a sperare in un rinsavimento del popolo italiano!
3)Gli immigrati continuano a sbarcare nel Meridione ed il Governo non ha più posto dove metterli: nell'agosto scorso ha dovuto lasciarne 100 in libertà perchè non c'era più spazio nei "posti di accoglienza". Successivamente il problema è stato risolto, però solo in forma momentanea, perchè gli immigrati continuano a sbarcare tutti i giorni ed io credo che aumenteranno a causa della fame, della disoccupazione e delle guerre nel mondo. "Gli stranieri legalmente registrati in Italia sono 2.600.000, mentre si stima che gli extracomunitari clandestini siano circa 800.000” (Corriere della Sera del 23/9/04). Io penso che i "clandestini" siano più o meno pari ai “legali". Ad ogni modo questi milioni di esseri umani chiedono una cosa molto semplice ed elementare: il lavoro. Se si tiene presente che il 40% delle persone in età lavorativa sul pianeta risulta disoccupata ci si rende conto della gravità ed importanza di questo fenomeno. Il lavoro per tutti si può ottenere soltanto con un regime economico in cui la proprietà sia di tutti, cioè collettiva e socializzata. La situazione attuale dimostra, a mio avviso, che i presupposti oggettivi affinchè avvenga un tale passaggio, già esistono. 4) Il Blocco dei radar all'aereoporto di Milano Linate, avvenuto 4 volte in 24 ore, tra il 6 ed il 7 ottobre, causando uno stato di emergenza per gli aereoporti di tutto il nord Italia, indicano che il settore dell'energia elettrica sta scoppiando; se a questi avvenimenti si aggiunge il blocco colossale dell'estate del 2003 che paralizzò quasi tutta l'Italia, ci si rende conto che questo Paese oramai consuma più energia di quella che produce e che è in grado di comprare, per cui basta un minimo problema che fa saltare tutti gli equilibri.
5) Nessuno sa dove mettere le scorie nucleari, come dimostra la protesta di Scansano Jonico, avvenuta nel 2003. A tutt'oggi è un mistero dove vanno a finire. Naturalmente c'è da temere il peggio del peggio tenendo presente l'irresponsabilità e l'avidità dei governanti. E' da prevedere qualche "scoppio" futuro di questo problema, con dimensioni spaventose.
6) Nessuno sa come smaltire i rifiuti urbani. La lotta di Acerra contro l'inceneritore lo dimostra. La popolazione ha messo in evidenza che l'inceneritore non è nessuna soluzione in quanto, pur distruggendo i rifiuti, inquina i prodotti del territorio e causa la morte alle persone che vi abitano. Addirittura il Governo, preso dalla disperazione, non sapendo dove metterli, decise per un periodo di “impacchettare" questi rifiuti, caricarli sui treni e spedirli in Germania. Situazione incredibile: il costo umano ed economico della distruzione dei rifiuti è maggiore della produzione dei prodotti! Mi chiedo: che senso ha seguitare a mantenere in piedi un simile sistema produttivo?
7) La guerra invece di diminuire aumenta e l'Italia è sempre più coinvolta nello sterminio in Iraq. L'imperialismo americano, con la scusa di combattere il Terrorismo, sta creando una situazione di scontro mondiale che può portare facilmente ad una Terza Guerra mondiale.
8) Nella prima decade di novembre l'acqua alta a Venezia è arrivata a m. 1,37 ed a Chioggia a mt. 1,44: sono stati entrambi dei limiti storici negativi. Che fine farà Venezia e l'intera laguna? Tutto peggiora! A Roma il 2 novembre c'è stato un caldo record con 27,1 gradi, temperatura che non si registrava da 142 anni; le alluvioni, le frane e le mareggiate stanno causando danni in tutta l'Italia. L'autunno e la primavera, come stagioni intermedie, sono scomparsi da tempo in quanto si passa direttamente dal freddo al caldo e viceversa ma, questo è l'elemento nuovo, si prepara a scomparire anche l'inverno perchè le temperature si stanno alzando anche nei mesi freddi. Tutto ciò dimostra che l'Italia va verso la desertificazione con conseguente sconvolgimento del clima e del territorio da un punto di vista naturale, economico e sociale. Questi cambiamenti influiscono ed influiranno sempre di più sulle persone, aumentando non solo la povertà e la miseria, ma compromettendo l'equilibrio interiore e causando problemi psichici ad un livello sempre maggiore. Il clima ci farà impazzire! Non si può andare contro natura! Gli attuali 11.000.000 di persone che prendono psico farmaci, purtroppo, sono destinati ad aumentare. Se ai problemi ambientali aggiungiamo quelli dell’inquinamento dell'aria e dell'acqua ne viene fuori una vera "bomba” che ammazza e genera malattie alle persone tutti i giorni.
Questa è la realtà tragica catastrofica dell'Italia di oggi, in cui si vive e su cui tutti i cittadini dovrebbero riflettere.
Tale realtà, a mio avviso, mette in discussione la validità dell'intero Sistema capitalista, evidenzia l'impossibilità di riformarlo e pone all'ordine del giorno la necessità e l'urgenza di rovesciarlo. Io dico urgenza perchè questa situazione più dura, più peggiora e più danni provoca agli Esseri Umani ed alla Natura.
I problemi, nella misura in cui non si risolvono, aumentano, si gonfiano e scoppiano.
(continua)
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PRUGITTATE PARECCHIE ANNE FA,
ERE NU SOGNE, NU MIRAGGE,
TROPPE PI NA PICQUELA CITTA'
CHE TINEVE SOLE NA SPIAGGE
E TANTA VOJE DE LAVURA'.
E MO TINEME NA STAZIONE
CHE E' L'UTTAVA MARAVIJE!
TE' DDIRITTURE LU SALONE
PI LI CIRIMONIE, LI CUNSIJE.
TE' LA CAPPELLE E LU SPEDALE,
PUTECHE DI CIUCCULARIJE,
TABACCHE E CHIOSCHE DI GIURNALE'
LI BAR NCHI LI RUSTICCIARIJE.
E COSA STRANE, SRAVAGANTE
LU TRENE TE N COCCE, SI SAJE SU
NCHI LU TAPPETE VULANTE.
MENTE E CORE CI SI SQUINZAJE.
CI VULESSE NU PARCHE DAVANTE
NCHI BELLE FIURE, ARIA PULITE.
CHIU' DI TUTTE LA BONA CRIANZE.
L'EME ASPITTATE PI NA VITE.
CE L'HANNE FATTE PROPIE BELLE,
GNE NU MESEE, NA MARAVIJE!
E' PI NNU, NU FIORE A L'UCCHIELLE,
DA CUNZERVA' A NIPUTE E FIJE
Pescara, 25 febbraio 1988 Elena Sprecacenere
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| Un altro Novembre affollato da Morti, da Santi, da Armati e da quel Martino che fu Armato, Santo e morto, ed ancora vorrebbe coeforarci col suo vino vaticano. Stretto ed Alzato : "Homo de l'altura và pone mente alla tua sepoltura." Jac. |
Caso stretto |
| C a s o s c h i a c c i a t o e d a l l u n g a t o | "La longa materia suol generar fastidia" Jacopone |
Bonifacio, lo trova in prigione: "quando ne uscirai tu ?" . Jacopone: Quando tu v'entrerai
!
La storia-Tiraboschi: il tubertino fu liberato, ed i Colonnesi imprigionarono detto papa!
Ciò-non-di-meno nessuno dei due vien ricordato quale Galeotto, con Dante dicono che Galeotto sia il libro
e chi lo scrisse.
Stelio
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Il sindaco di Altinopolis, nello stato di Sao Paulo, ha educato per quattro anni i suoi cittadini
alla pace e alla
nonviolenza. Con risultati sorprendentemente positivi.
Per oggi la distribuzione del latte caldo é finita. L'addet-ta alla mensa ripone il mestolo e la pentola
fumante. Sono quasi le otto, e il corso quoti-diano di tai chi sta per cominciare: sotto il portico della scuola
Joaquim da Cunha di Altinopolis, il baccano si spegne man mano che gli alunni si mettono in fila. L'istruttore
è assente e sarà sostituito da un allievo. Il ragazzo sale su una pedana, di fronte a quasi 500 studenti,
e comin-cia la sequenza di movimenti antichi. Gli altri devono imitarlo. In un silenzio or-mai perfetto, gli adolescenti
si concen-trano e cercano di trovare la calma inte-riore prima di cominciare la giornata. " Insieme alla colazione
gratuita, i dieci minuti di tai chi sono un modo per acco-glierli al mattino. E anche per creare un equilibrio
tra il corpo e la mente. Prima gli insegnanti si lamentavano perché all'inizio delle lezioni i ragazzi erano
troppo irrequieti. Ma ora e cambiato tutto ", spiega sorridendo Marco Ernani, del Partito dei lavoratori (Pt).
Ernani e il sindaco di Altinopolis, una piccola città di 15 mila abitanti che si trova a nordest del-lo
stato di Sao Paulo.
Le Nazioni Unite hanno proposto di introdurre 1'educazione alla pace nei programmi scolastici entro il 2010. Marco
Ernani, 46 anni, pediatra di profes-sione, e probabilmente il solo ad aver se-guito alla lettera le raccomandazioni
dell'Onu. Ha lanciato quest'originale ini-ziativa in tutte le scuole pubbliche della sua municipalità, comprese
le materne. " Per molte persone la pace e la fine della guerra. Sono in pochi a credere che la pace comincia
innanzitutto dentro se stessi ", spiega quest'uomo bassino e un po' grassoccio. Gli abitanti di Altinopolis
lo conoscono tutti di persona e lo chiama-no affettuosamente " dottor Nano ". Fino a poco tempo fa curava
ancora i loro figli. " Come si fa con la geografia e la mate-matica, si dovrebbero insegnare ai bam-bini 1'amore
e la solidarietà ". Ed è quello che Ernani cerca di fare.
Nel 2003 il sindaco ha creato dei corsi di religione e di educazione alla pace, dato che in Brasile la legge permette
a un sin-daco di decidere gli orientamenti peda-gogici delle scuole pubbliche. I semeadores - seminatori, così
vengono chiamati gli insegnanti della nuova disciplina - la-vorano innanzitutto sui valori di convi-venza, armonia
e fraternità, e usano la Bibbia come riferimento. Più esatta-mente, i passaggi su cui le differenti
con-fessioni presenti ad Altinopolis (cattolica, pentecostale, evangelica, presbiteria-na; in breve, i 14 culti
di obbedienza cri-stiana che si praticano qui) hanno trova-to un accordo. Un'impresa non da poco. " Prima
dell'unione c'e stata la guerra" ri-corda padre Cardoso, rappresentante della chiesa cattolica, " ma
in fondo usia-mo tutti la stessa Bibbia ! Abbiamo im-parato a concentrarci su quello che ci av-vicina ". D'altronde,
ogni fede religiosa in Brasile e plurale e sincretica. L'assenza di ebrei, musulmani o buddisti ad Altino-polis
ha facilitato il progetto dandogli contorni più ristretti.
Ma la concorrenza tra le varie chiese cristiane del paese e co-si grande che il successo e comunque eccezionale.
E deriva da una convinzione profonda: " Quest'insegnamento e nato da una necessita, far fronte al dilagare
della violenza nelle scuole del paese. La sola via d'uscita era la spiritualità " spie-ga l'infaticabile
dottor Nano. Cos'ha dunque questa piccola città di così magico? A prima vista niente. Cal-ma e pulita,
Altinopolis vive del suo caffè (uno dei più aromatici del paese, e se ne vanta). Dispiega le sue
strade tracciate in modo netto e regolare sulle pendici di una montagna modesta che arriva appe-na a mille metri
d'altezza. Il cielo e di un azzurro incredibilmente puro, la terra di un rosso straordinariamente sanguigno. Rispetto
alle città vicine, la fortuna di Al-tinopolis sta forse nel non aver mai avu-to favelas o gravi problemi
sociali, anche se il tenore di vita e molto basso.
Ma, osservando con attenzione, si scoprono alcuni dettagli curiosi. Sul pa-rabrezza degli autobus che percorrono
la città facendo crepitare il motore, a fian-co alle parole escolar ( per il trasporto degli alunni ) o
rurais ( per i lavoratori sta-gionali che vanno alle piantagioni di caffè o di canna da zucchero ) c'e scritto
Paz en 2004 ( Pace nel 2004 ). La stessa scritta si ritrova sulle magliette bianche e blu che portano quasi tutti
i bambini. E poi ci sono le sculture all'aperto che si trovano nelle quattro piazze di Altino-polis. Tutte firmate
da Bassano Vaccari-ni, un artista italiano la cui opera parla quasi esclusivamente d'amore e rappor-ti umani. Vaccarini
e venuto a vivere qui molto prima che il sindaco lanciasse il suo programma, come se il luogo fosse predestinato.
Marco Ernani e convinto e appassionato dal lavoro che sta facendo: " I risultati di questa politica di non
violenza sono molto positivi per i ragazzi. Lo si vede dallo sguardo, dal sorriso, dai gesti. Stanno a testimoniare
una fiducia perduta e poi recuperata." Il medico, entrato in politica per " cu-rare e aiutare la collettivita',
usa spesso la metafora dal giardiniere per illustrare i suoi ideali: " La pianta va curata con l'ac-qua e
con la luce, i ragazzi con molti pro-getti e con attenzione. E così che ne fare-mo degli esseri migliori
e costruiremo una pace sociale più forte ". Candore ? Utopia ? Forse, ma il sindaco non e il so-lo
a constatare il benessere dei suoi cit-tadini. Le cifre della polizia lo dimostra-no senza ambiguità.
" Da quando e stato eletto sindaco Marco Ernani, quattro an-ni fa, la microcriminalità e diminuita
dal 90 per canto "; dichiara il commissario di Altinopolis, Cesar Augusto Franca. " Or-mai gli unici
problemi che affrontiamo sono i case di violenza tra coniugi o di eb-brezza molesta ".
Perciò i poliziotti proveranno a ri-nunciare alla pistola e a usare solo il manganello. " La non violenza
funziona a due sensi. Se non vogliamo adolescen-ti violenti, non dobbiamo usare le armi contro di loro ",
afferma il tenente di gen-darmeria Macedo.
Questo cambiamento così radicale si spiega in modo molto semplice: sul pun-to più alto della città,
in un luogo chia-mato Santa Cruz, i giovani di Altinopolis s'incontrano tutti i pomeriggi dopo le lezioni ( che
in Brasile si svolgono tra le 8 e le 13 ). Li, invece di perdere tempo da-vanti alla televisione o per strada,
gli adolescenti si dedicano ad attività arti-stiche come pittura, samba, capoeira, chitarra e ricami. Ma
non allo sport, con-siderato troppo competitivo.
Siamo lontani dalla realtà che cono-scono molti ragazzi di Sao Paulo, a cin-que ore di strada da qui. Sui
due ettari di terra di Santa Cruz i giovani sono a casa loro, come in autogestione: si prendono cura dei giardini
e delle aiuole, dei viali d'alberi corallo e di palme che mettono in comunicazione le baracche. I più grandi
si occupano dei più piccoli, gli ex allievi insegnano ai principianti. Ma gli adulti quasi non si vedono.
Visto che a Santa Cruz non ci sono imposizioni, non c'e nemmeno ribellione e non ci sono li-tigi. Perciò
la presenza degli adulti non e necessaria.
" La qualità della vita, l'edu-cazione, la salute sono molto migliori qui che nei dintorni ",
spiega il tenente Ma-cedo. L'ospedale di Altinopolis presenta cifre stupefacenti come quelle della po-lizia : dall'elezione
dal dottor Ernani il numero di bambini morti alla nascita e sceso a 3 su ogni mille abitanti ( mentre e di 30 per
mille in Brasile e di 5 per mille in Europa, secondo 1'Istituto brasiliano di geografia e di statistica e secondo
1'Or-ganizzazione mondiale della sanità ). Le donne incinte beneficiano di un'assi-stenza personalizzata
fino,al termine della gravidanza. In seguito, le madri che lo desiderano ricevono due volte al mese un assortimento
di prodotti alimentari di base - fagioli neri, riso, olio, zucchero -, a patto di partecipare regolarmente al programma
Reddito cittadino. Dei labo-ratori socio-educativi insegnano a gesti-re meglio 1'aiuto finanziario governativo
di 60 real al mese (circa 20 euro).
" Sono corsi pensati per il benessere della madre. Mentre i bambini sono all'asilo nido noi impariamo qualcosa
che poi potremo insegnargli ", dice con fie-rezza Andrea, 37 anni. Il programma Sa-lute nella famiglia ha
portato con se an-che una piccola rivoluzione. Fondato su una logica preventiva rigorosa, si basa sul ricorso sistematico
e gratuito, oltre che alla medicina occidentale, anche al-le medicine orientali o alternative come agopuntura,
reiki, auricoloterapia e massoterapia. E tutto il personale medi-co della città ha ricevuto una formazione
idonea. Non stupisce che in queste con-dizioni il numero di bambini malati che devono passare la notte in ospedale
sia nettamente diminuito. Quest'approccio globale alla salute comincia a essere imi-tato anche nelle città
vicine, come Ituve-raba e Sao Joaquim da Barra.
E il resto dal Brasile? Il presidente Lu-la ha mandato telegrammi di sostegno personale a Marco Ernani, che e stato
ri-cevuto due volte e vivamente incorag-giato dal ministro dell'educazione di Brasilia. Ma il paese sembra ignorare
1'e-sperienza dal dottor Nano.
" Cosi non si aiutano le persona. E co-me imboccarle. Si finirà per creare una generazione dipendente
dall'assisten-zialismo ! ", osserva infastidito il dottor Wadis, un altro medico, candidato dal Partito verde
al comune, che denuncia il " lato cubano " di Marco Ernani.
Molto sereno, il dottor Nano non sembra scalfito da questa critica. Il mon-do ha un grande bisogno di essere "
rein-cantato ", risponde. E, "se esiste tanto de-naro per la guerra, perché non dovrebbe essere
possibile stanziare anche dei fon-di per la pace? L'utopia non e fatta di co-se irrealizzabili, ma di cose che
ancora non sono state realizzate "
proposto all'attenzione da Michele Meomartino
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L'italia avvelenata (mappa della salvezza)
……………………………………….poesie, drammi e tutto quanto va oltre l'immaginazione.
posti e opposti…..
posto n° 1 (uno) - LORETO
Loreto è uno di quei luoghi magici dove ci si propone di risolvere il problema della pace e dove ognuno
ha la sua risorsa.
"Loreto un giorno sarà come l'America, diventerà piena di luci e le persone non avranno
mai più nessun incubo."
Sui loro comodini le persone avranno sempre: a) FOTO DI INDIANI; B) FOTO DI FESTE VARIE; c) FOTO DI CASETTE
AL MARE; d) FOTO DELL'ULTIMO GIORNO DI FESTA.
posto n° 2 (due) - PESCARA
Pescara è uno di quei luoghi magici dove tra una espressione e l'altra ci si propone di risolvere il vero
problema delle macchine ed è comunque un POSTO dove ognuno ha la sua propria risorsa:
"Pescara un giorno sarà come l'America, diventerà piena di luci al neon e le persone si concederanno
pensando di essere tutte necessarie alla risoluzione del problema delle macchine"
I pescaresi avranno sui loro comodini solo FOTO DELL'ULTIMO GIORNO DI FESTA.
posto n°3 (tre) - ROCCAMORICE
Roccamorice è uno di quei luoghi magici dove uno propone e tutti accettano di risolvere il
problema delle macchine concedendo loro qualche ora di relax al giorno.
L'unica associazione al mondo in difesa dei liberi sentimenti e della schizofrenia.
L'Architetto percosse a passo veloce e sicuro il lungo corridoio che lo avrebbe portato nella stanza del sindaco
e tutti lo avrebbero visto mentre cercava di trattenere il fiato tirandosi su i calzoni che gli finivano per un
malcelato errore di calcolo sotto le scarpe seminuove e strambe anzichennò rispetto a quelle di un avocato
o di un commercialista senza offesa.
L'architetto sputò poi per terra un accipicchia rimembrando di aver lasciato in macchina la relazione tecnica
e suo malgrado venne sentito da tutti gli abitanti del comune.
Era fresco di municipi e assessorati ma perspicace lo era a tal punto da essersi presentato a quell'appuntamento
con l'unità sottobraccio e il manifesto in borsa non si sa mai pensò.
Recuperato il documento mise piede nella stanza senza non rabbrividire di fronte all'ipotesi di trovarsi di fronte
una persona a cui avrebbe invidiato tutto quello che non sapeva.
Anche il sindaco aveva dei problemi soffrendo di quel tipo di asocialità che deriva dalla troppo tolleranza
e comprensione e anche lui avrebbe visto l'architetto tirare un sospiro di sollievo mentre concludeva il suo discorso
ed esponeva i suoi disegni.
L'architetto aveva sempre diffidato "dell'anatomia odiosa delle masse" e il suo gusto sopraffino insieme
alla sua innata curiosità lo "bandivano dai soliti gruppi che si aggregano sui disgusti" e a questo
andava pensando mentre ripercorreva il corridoio scendeva la breve scalinata salutava ettore e lasciava l'edificio.
La nostra professione pensò specchiandosi in una vetrina deve proprio apparire alla gente come una specie
di spaventosa macchina un po' in ordine e un po' in disordine - pensò.
Lesse l'elenco di nomi e numeri telefonici che il sindaco gli aveva consegnato e cominciò così per
settimane a prendere lunghi e fastidiosi appunti fino a quando finito il lavoro si chiese come mai non era ancora
riuscito a mantenere intatta la propria estrema sensibilità lui che aveva sempre ragionevolmente creduto
in se stesso e aveva sempre avuto difficoltà a partecipare alla vita.
Contava davvero di aver fatto un buon lavoro e così fu visto che tutti quelli dell'elenco furono contenti
e soddisfatti giudicando il piano veramente pieno di buon senso e di attenzione verso la realtà.
Ecco il mio primo tentativo ed ecco i risultati pensò - pensò.
L'architetto percorse così quel corridoio tante altre volte portando con se la sua professione poetica persuaso
di essere intelligente perché malvestito e timbrò e ritimbrò e ogni cosa divenne poesia e
arte - arte e letteratura - letteratura e spazio - spazio e tutto quello che voleva.
E' quello che voglio è il mio stato naturale è la mia professione poetica, pensarono!
Hasta siempre
28 agosto 2003
piero
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I LIMITI DELLA CIVILTA'
di Marco Tabellione
Tra i diritti che l'Occidente si arroga quello di essere l'alfiere della civiltà mondiale è probabilmente
il più grave. Questa pretesa, che trova purtroppo alimento nel processo di occidentalizzazione del nostro
pianeta, ha sicuramente la sua causa nello strapotere tecnologico ed economico che la civiltà occidentale
detiene a livello mondiale. Il tanto sbandierato fenomeno di globalizzazione non è altro se non la diffusione
a livello planetario dei sistemi e stilemi di vita dell'Occidente, e per questo motivo coloro che si definiscono
no-global hanno tutti i motivi per farlo, non tanto perché si oppongono ad un fenomeno di comunicazione
globale, ma quanto perché questo fenomeno è solo la maschera che l'occidentalizzazione è riuscita
ad assumere.
E' evidente che coloro che si oppongono al processo di globalizzazione, non contestano tanto la realtà del
villaggio globale, quanto il fatto che questa realtà venga strumentalizzata dalla cultura occidentale, intenzionata
più che altro a dominare la scena mondiale imponendo globalmente le proprie regole. Questa imposizione,
questo strenuo tentativo di dominio mondiale viene spacciato per civiltà, per progresso. Sappiamo cosa ha
combinato l'Occidente con la scusa della sua superiore civiltà. Si pensi agli effetti del colonialismo.
La storia da questo punto di vista porta i segni di prove inconfutabili. Per decenni e secoli l'uomo europeo ha
dilapidato le terre del pianeta con la scusa della civiltà. Gli Indiani d'America, le popolazioni dell'Africa
Nera, gli Indios dell'Amazzonia, l'India. Sono solo alcuni degli esempi di scempi che restano ormai scritti indelebili
tra le pagine più vergognose della storia occidentale.
Come se ciò non bastasse al colonialismo ha fatto seguito l'instaurazione di rapporti commerciali con le
ex colonie, che di fatto sarebbe meglio qualificare come una continuazione del colonialismo stesso, visto che i
traffici con gli ex paesi coloniali finiscono per avvantaggiare i paesi occidentali, più forti economicamente
e dunque in grado di imporre le proprie condizioni, e svantaggiare, o meglio, danneggiare i paesi ex coloniali.
Sono ormai molti i casi noti di un commercio poco leale con i paesi ex coloniali, costretti a svendere i propri
prodotti e ad acquistare a prezzi elevati quelli occidentali. Ma ciò che è più grave è
che in nome del progresso e della civiltà un immenso patrimonio culturale è andato perduto.
Stiamo parlando della cultura tribale di queste popolazioni. Una delle grandi differenze tra la civiltà
occidentale e le altre, è la diversa organizzazione sociale e politica. Il concetto di nazione e dunque
di stato, va detto, è un concetto totalmente occidentale, che non è possibile riscontrare nelle altre
civiltà, almeno nel loro stadio precedente al contatto con la nostra civiltà. Soprattutto le popolazioni
africane o dell'America meridionale, ma anche le popolazioni arabe, hanno da sempre avuto una organizzazione tribale
delle loro società. Nessun raggruppamento, dunque, che facesse capo ad uno stato, cioè alla distribuzione
della popolazione su di un determinato territorio. In pratica mancava a tali genti il senso della proprietà
della terra; "non la terra appartiene all'uomo, ma l'uomo appartiene alla terra" è il motto di
tante culture considerate primitive, legate alla venerazione della madre terra e al suo rispetto. Non conosciamo
approfonditamente la storia di questi popoli prima dell'incontro con l'uomo occidentale, ma è facile immaginare
che abbiano vissuto in totale equilibrio con la natura, la quale provvedeva ai semplici e pochi bisogni tipici
delle civiltà cosiddette primitive. Ed è anche facile immaginare che le disgrazie di cui questi popoli
sono oggi vittime, siano venute, almeno in misura così massiccia, successivamente al colonialismo; e stiamo
ovviamente parlando di guerre, carestie, e morti per fame e malattie.
Molto probabilmente è stata l'imposizione di un'organizzazione sociale e politica basata sul concetto di
nazione a sconvolgere e distruggere il delicato equilibrio delle organizzazioni tribali, che pure per millenni
aveva garantito a quelle popolazioni di prosperare. Certo la storia e il suo procedere ineluttabile non può
essere negata, vale a dire che non si può impedire all'evoluzione umana di procedere per trasformazioni
e dominazioni; non lo si può impedire, però lo si può criticare. Perché non tutto ciò
che è progresso tecnologico o evoluzione scientifica corrisponde ad un autentico progresso o un'autentica
evoluzione, e soprattutto perché il grado di civiltà di una cultura, di un popolo, di una nazione,
di un'etnia, non si misura sulla base della potenza tecnologica o scientifica. La civiltà e i progressi
di una civiltà si misurano sul grado di avanzamento culturale e spirituale; ecco perché una tribù
sperduta dell'Amazzonia può in realtà risultare più civilizzata della tanto blasonata civiltà
occidentale. Ed ecco perché noi occidentali faremmo bene a considerare il nostro grado di inciviltà,
prima di considerare incivili culture che, a differenza della nostra, non hanno mai perso di vista il valore dell'umanità.
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D'ALFONSO, LA RISPOSTA C'É!
PURTROPPO È QUELLA SBAGLIATA
In questi giorni dopo mesi di illazioni e smentite sembra profilarsi la sorte definitiva del sindaco di Pescara
Luciano D'Alfonso; sarà infatti, lui il candidato a governatore della Regione Abruzzo per il centro-sinistra.
Già nella campagna elettorale per il comune vari commentatori avevano denunciato la volontà di D'Alfonso
di usare il Pescara come sgabello per salire alla regione. L'accusa era perfettamente compatibile con il rampantismo
e la spregiudicatezza politica di D'Alfonso. Degno erede del gasparismo egli è, infatti, predestinato da
anni e nonostante la giovane età, ad essere l'uomo forte della politica abruzzese, nonostante questo, l'intera
sinistra pescarese lo ha proposto all'elettorato indicandolo come il salvatore della patria, l'uomo in grado di
ridare al centro-sinistra il municipio.
All'indomani della vittoria questo campione del progresso si è impegnato nell'unica cosa che davvero gli
riesce: la campagna elettorale. Senza soluzione di continuità, facendo lavorare a pieno regime la sua macchina
elettorale, sta usando il suo ruolo di sindaco per dare la scalata alla regione. Presenzialismo sfrenato, clientelismo
democristiano, uso berlusconiano dei mezzi di comunicazione, campagna acquisti nelle fila del polo, favori in quantità
industriale ai poteri forti della città, queste le caratteristiche fondamentali espresse nei 16 mesi di
governo della città.
Per tanti cittadini che attendevano il rinnovamento, il bilancio è assai meno entusiasmante, aumento
delle tariffe comunali (i tanti cantieri aperti in città qualcuno li deve pure pagare), soldi alle scuole
private e nessun segno di un reale cambiamento ma anzi la sensazione di una perfetta continuità con le precedenti
amministrazioni. Per altro, negli ultimi mesi, il sindaco ha cominciato la vera campagna elettorale organizzando
una serie di convegni ovviamente promossi dal comune rivolti a coltivare le simpatie degli ambienti religiosi,
militari e padronali che sono in fine dei conti i suoi referenti.
In particolare, nell'ultimo incontro con il Direttore confederale di Confindustria, Maurizio Beretta, D'Alfonso
ha illustrato il suo programma per le regionali e senza farla troppo lunga, ha indicato in Formigoni il suo modello
di riferimento. Credo che non siano necessari altri commenti. Il PRC è in maggioranza al comune con due
assessori in giunta; al già deficitario bilancio di questa partecipazione ora si aggiunge la "slealtà"
di D'Alfonso con gli elettori. Proprio così, dell'intera vicenda che vi abbiamo sommariamente raccontato
la cosa che più ha indignato i dirigenti di questo partito è l'atto di slealtà del sindaco.
Infatti, per ora il PRC ha scelto una linea di basso profilo tesa a fare pressione perché D'Alfonso ci ripensi,
ma non si arriva, nonostante il bilancio politico negativo, a ritirare il nostro appoggio al comune, né
tanto meno a chiarire se appoggeremo o no il candidato del centro-sinistra alla regione. Poi, siccome non ci facciamo
mancare nulla si vocifera, sembrerebbe con qualche fondamento, che se a Pescara si rivoltasse per le comunali il
candidato del centro-sinistra potrebbe essere il candidato del polo alle ultime elezioni, passato nel frattempo
nelle fila dei "buoni".
Per concludere, da Pescara arriva l'ennesimo esempio del fatto che nell'esperienza concreta gli accordi con
il centro-sinistra si risolvono sempre in un disastro per il nostro partito e, cosa ancora più grave, per
la classe operaia in generale. Non sarebbe ora di aprire gli occhi e di chiamare le cose con il proprio nome? Non
sarebbe ora di pensare ad "unire l'unibile" su delle discriminati reali (aumento dei salari, abolizione
delle forme flessibile di lavoro, sanità e scuola pubblica, pensioni) e costruire quella alternativa ai
due poli espressa durante la campagna a favore dell'estensione dell'articolo 18?
PROGETTO COMUNISTA
sinistra del PRC- Collettivo di Pescara
proposto da Ilaria Del Biondo