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INDICE - IL SALE N.° 40
L'ITALIA SCOPPIA! PERCHE'? CHE FARE?
(Seconda ed ultima parte)
LA CRISI DEI RAPPORTI DI COPPIA E IL CAMBIAMENTO DELLA DONNA NELLA SOCIETA' D'OGGI
ALTRACITTA' Mostra delle economie solidali
L'angolo della poesia PENSIERI ARRABBIATI SU MILANO
L'angolo della poesia Esser ancora utili
D i c o n o : SCIFOSA-DEMOCRAZIA
STORIE DI GUERRA...
IL SIGNOR G.
Novembre 2004
Il Sale nasce nel novembre del 2000 come risultato e conseguenza di tutta una serie di spaccature, fallimenti e
delusioni politiche, dovute alla mancanza di democrazia, ed alla presenza di capi nelle organizzazioni.
Le persone che lo hanno formato erano tutti "cani sciolti" ma, per fortuna, non "rabbiosi",
malgrado i torti subiti. Queste persone non avevano trovato spazio e libertà di espressione all'interno
dei partiti, sindacati, centri sociali, associazioni in cui militavano, ed avevano visto le proprie organizzazioni
burocratizzarsi ed i propri piccoli gruppi frantumarsi per mancanza di libertà e democrazia diretta.
Ogni organizzazione o gruppo funziona in base alla propria idea, cioè applica il principio della monoidea.
Per loro il Pluralismo significa varietà di espressioni che però fanno riferimento sempre alla stessa
idea. Noi invece siamo per il pluralismo ideologico e, per questo motivo, possiamo discutere tra diversi, senza
litigare, rispettandoci, in piena libertà di pensiero e azione.
Da questa esigenza oggettiva nasce il nostro giornale. Esso è contrario alle gabbie ideologiche ed organizzative.
Naturalmente rispetta pienamente coloro che vi credono.
I Padri fondatori del giornale non esistono. Se ci sono, sono casuali, non hanno importanza: i veri fondatori del
giornale sono il bisogno di libertà, rispetto, pluralismo e democrazia diretta. E' questa necessità
oggettiva che deve essere raccolta, potenziata, sviluppata.
Il giornale, in questi quattro anni di esistenza, ha dimostrato che si può stare insieme, pur essendo diversissimi:
vi hanno scritto persone liberali, riformiste, rivoluzionarie, filo-istituzioni e anti-istituzioni, pacifiste e
violente, cattoliche, musulmane, atee e persone di Destra e di Sinistra. Complessivamente 71 persone di tutte le
idee e ceti sociali.
Il gruppo iniziale ha incominciato con il riunirsi nelle case private per poi trasferirsi nei locali pubblici.
All'inizio le riunioni erano settimanali, poi sono diventate quindicinali. Fino ad oggi sono state fatte 116 riunioni.
Durante queste riunioni si è parlato di tutto: dai problemi dei "massimi sistemi" politici a quelli
"minimi", da quelli organizzativi a quelli morali, personali, etici e culturali in genere. Tutto questo
avveniva mentre si scriveva, impaginava e diffondeva il giornale.
Il risultato è stato la formazione di un gruppo di 7-8 persone che, in forma costante, si preoccupa di scrivere,
impaginare e diffondere. Indubbiamente è poca cosa, ma noi facciamo con piacere questo lavoro e ne siamo
contenti.
Il nostro gruppo è basato sui sentimenti e non sulle idee. Le nostre idee sono diversissime. Ciò
che ci unisce sono i sentimenti di rispetto, fraternità, solidarietà. Noi siamo un gruppo di amici
e non un gruppo politico. Prima di tutto vengono le nostre persone e poi la politica. Per noi questo è un
principio socio-politico.
Di ogni numero stampiamo e diffondiamo 100 copie. Attraverso la vendita recuperiamo in parte le spese della stampa.
Vari di noi danno quote, per cui tra le vendite e le quote il giornale riesce ad autofinanziarsi.
Esso è mesile, anche se qualche volta abbiamo saltato un mese. Ad Agosto non è mai uscito perché
ce ne siamo andati in vacanza. Una volta si diceva che "la rivoluzione non va mai in vacanza", il che
è vero, però non bisogna essere rigidi ma dialettici: in questo caso la dialettica "ci conviene"
perché ci "perdona"... scerziamo un poco... malgrado il Capitalismo la vita è bella!
Abbiamo promosso ed effettuato 2 Assemble pubbliche sull'argomento dei Giovani. Queste sono state fatte con gli
stessi principi del giornale, cioè il Pluralismo e la Demcrazia Diretta, per cui si sono svolte senza relatori,
con un microfono aperto a tutti ed uguale tempo di intervento. Questa impostazione ha permesso alle persone che
hanno preso la parola (circa 20) di potere esprimersi e dialogare pienamente, fino in fondo. Sono state delle Assemblee
veramente autogestite.
Il nostro è un giornale senza propaganda, senza sesso, disinteressato perché nessuno ci guadagna;
Autogestito perché nasce e vive soltanto con le nostre forze; altruista perché fatto per gli altri:
il nostro motto è "Una penna per tutti!". Chiunque vuole scriverci ha diritto a 2 pagine, come
tutti gli altri.
Finalmente siamo riusciti ad aprire un sito Internet come si può vedere dal numero 37 in poi. Questo ci
è costato molto sacrificio di tempo, lavoro e soldi. Però ci siamo riusciti e ci fa piacere.
In questi anni abbiamo fatto tantissime "discussioni a tema" su moltissimi argomenti come "La Storia
del Sindacato", "Il Manifesto del Partito Comunista" di K. Marx e F. Engels, "La guerra in
Iraq", "L'Essere Umano nella società di oggi", "La Libertà", "La Strada
Parco ed il traffico a Pescara", "L' Anarchismo Insurrezionalista" uno scritto di Alfredo M. Bonanno,
ecc. ecc. ecc. Queste discussioni le prepariamo con anticipo.
Il Sale esiste ed è entrato a far parte della realtà politica pescarese; in forma molto minoritaria,
ma c'è: è un fatto!
Noi non cerchiamo il "successo editoriale"! Ciò che ci interessa veramente è rimanere fedeli
ai nostri pricipi iniziali, riportati sulla copertina di ogni numero. La crescita quantitativa è secondaria
per noi, ed è sottomessa a quella qualitativa.
Questi 4 anni di esistenza del giornale a noi sembrano tanti, ma per altri sono pochi. Essi ci hanno fatto notare
che dovremmo aspettare almeno il decennale per poter dire qualcosa in più. Hanno ragione! Per cui la Storia
del giornale è da seguitare a scrivere e ci auguriamo che questa diventerà soltanto la presentazione.
"Il Sale"
XII- Follia d'un clown
Scorgersi come enorme nulla,
Informe puntino sulla terra,
Insensato esistere lineare,
Cosa stai per fare?
Inizia, poi disfare,
Lacrime scivolano
Sul volto di ceramica,
Impossibile! E' una bambola!
Cosa dovrei fare?
Mandiamo avanti l'orrido baraccone,
Il clown muore,
Il suo fantasma ci tormenta,
Follia aleggia nel proscenio,
Il pubblico brucia i denari,
Nel rogo muoiono gli avidi,
Il contrappasso è la legge,
I folli non vanno all'inferno,
I folli non vanno all'inferno.
Andrea Di Nisio
Chi spasséggi' amurégge; chi vó bbén' aretórne; e...cchi magne ciammajjiche, caca còrne.
Chi passeggia, amoreggia; chi vuol bene, ritorna; e... chi mangia chiocciole, caca corna.
L'ITALIA SCOPPIA! PERCHE'?
CHE FARE?
(Seconda ed ultima parte)
Nell'articolo precedente ho cercato di mettere in evidenza l'Italia che scoppia. Adesso vorrei dire alcune cose sul Perché? ed il Che fare?
-----------------
PERCHE?
Sulle cause di questa crisi c'è da riflettere moltissimo ed io certamente non posso spiegarle tutte.
Propongo soltanto alcune osservazioni.
CHE FARE?
18/11/04 Antonio Mucci
LA CRISI DEI RAPPORTI DI COPPIA E IL CAMBIAMENTO
DELLA DONNA NELLA SOCIETA' D'OGGI
Diversi sono i fattori della crisi dei rapporti di coppia e della famiglia nella società d'oggi. Gli elementi
principali di tale problematica si possono individuare nell'egoismo e l'individualismo imperanti, come conseguenze
di un contesto sociale sempre più dominato dalla competizione e dall'arrivismo. Il cittadino ideale del
mondo globalizzato deve essere innanzitutto un buon consumatore, non importa di quale merce purchè sia disposto
ad acquistare. La vita di ciascuno viene condizionata da tale necessità e si riduce al binomio lavoro-consumo.
Non c'è tempo per pensare, per amarsi profondamente e coltivare rapporti umani. Dopo una giornata in cui
si corre, spesso a vuoto, ci si sente stanchi e svuotati e non si ha desiderio di parlarsi e condividere i vissuti
personali. Le nuove tecnologie e l'accresciuto tenore di vita hanno apportato maggiore benessere, ma non maggiore
felicità. Si pensi a coloro che si annullano completamente con computer e televisione, perdendo il contatto
con la realtà e con i propri simili. La crisi dei rapporti è anche legata al cambiamento della donna
della società d'oggi. Si tratta di una donna che mette in discussione il proprio ruolo di moglie e madre
e ricerca vie alternative per la propria realizzazione. Il lavoro, ma anche gli interessi personali diventano importanti.
La donna di oggi non è disposta ad accontentarsi e preferisce vivere da sola, e talvolta crescere i propri
figli da sola se non trova l'uomo giusto con cui farlo. E' autonoma amante della libertà, ma anche romantica,
e ricerca nell'uomo quelle qualità tipiche dell'uomo tradizionale. In sostanza le piace essere corteggiata
ricevere attenzioni, ma senza essere soffocata e condizionata e quindi rinunciare ai propri spazi . L' uomo è
confuso e disorientato, non riesce ad accettare questo scardinamento dei ruoli ed ha paura di confrontarsi con
una donna decisa e determinata, che non riconosce e non comprende più. Pochi accettano la sfida, perché
la maggior parte degli uomini non è abituata all'introspezione e al dialogo interiore. Questo limite è
dovuto sia al condizionamento culturale, che all'educazione famigliare. Il non accettare la sfida comporta la ricerca
di donne di tipo tradizionale, oppure che facilmente tendono a sottomettersi per necessità economiche (
vedi donne dell'est e dell'america latina ). Altri preferiscono rimanere single a vitae sviluppano una sorta di
sfiducia nell'altro sesso, che spesso degenera in intolleranza e disprezzo. Il quadro è desolante, ma non
disperato. Bisogna trovare una alternativa e non rassegnarsi a rimanere single, oppure accontentarsi di rapporti
che non funzionano. L'uomo deve accettare la sfida e la donna deve aiutarlo a mettersi in gioco e farsi capire.
Penso che il dialogo e il rispetto siano importanti e soprattutto l'altruismo. Queste sono le strade per la costruzione
di un rapporto democratico tra l'uomo e la donna. La donna ha accettato di mettersi in gioco e rispondere alle
richieste della società d'oggi, infatti spesso si divide tra il lavoro, la cura della casa e dei figli pur
tra mille difficoltà e cercando anche di ritagliarsi spazi e interessi personali. L'uomo d'oggi dovrebbe
adeguarsi a tale cambiamento del panorama femminile. All'interno di una coppia o famiglia, come avviene già
in molti paesi nord europei, l'uomo dovrebbe collaborare con la donna per la cura dei figli e le incombenze domestiche,
senza per questo avere timore di perdere la propria identità. Ovviamente questo non può bastare penso
che una relazione si basi anche sul sacrificio, ovvero richieda il dare all'altro, rinunciare ai propri egoismi
e cambiare anche un po' se stessi per venire incontro al compagno o compagna. Questo articolo, anche se così
potrebbe sembrare, non vuole essere un elogio della donna d'oggi, che nel suo percorso di crescita sta commettendo
notevoli errori. Innanzitutto è vittima del condizionamento mass-mediatico, che le impone la bellezza a
tutti costi, il rifiuto dell'invecchiamento e la ricerca di una carriera importante da intraprendere. Anche per
la donna credo sia indispensabile mettersi in discussione e non accettare il modello impostale dalla società
del consumo e dell'immagine. In conclusione si potrebbe dire che occorrerebbe un mondo senza ingiustizie, disuguaglianze
e competizioni per avere anche uomini e donne migliori. D'altra parte bisogna ance riflettere sul fatto che se
gli uomini e le donne non intraprendono un percorso alla ricerca di una nuova identità non si può
sperare in un mondo diverso.
Lorenza
ALTRACITTA'
Mostra delle economie solidali
di Michele Meomartino
La Rete Nonviolenta Abruzzo / Rete Lilliput nodo Pescara - Chieti ha organizzato il 4 - 5 Dicembre 2004 nella centralissima
piazza Salotto di Pescara la seconda edizione di " ALTRACITTA' - Mostra delle Economie solidali ". L'iniziativa
rappresenta la prosecuzione dello scorso ciclo di incontri dedicato alla sobrietà, come possibile e praticabile
risposta individuale e collettiva per costruire la pace.
Otto grandi gazebo hanno ospitato una trentina di espositori per una iniziativa che è stata visitata, seconda
una stima approssimativa, da alcune migliaia di persone. Altrettanto interesse e curiosità, l'iniziativa
ha suscitato presso gli organi di informazione locali, che hanno dato ampio risalto all'evento.
In Abruzzo siamo ai primi timidi passi, mentre altrove, grazie anche alla Rete Lilliput, i distretti e le reti
di economia solidali sono già una bella realtà. Questa premessa che riguarda la cronaca dell'iniziativa
era doverosa e importante prima di spiegare le ragioni e le finalità che la Rete Nonviolenta Abruzzo attraverso
Altracittà si propone.
L'attuale modello di sviluppo è fallimentare, i suoi guru ci avevano promesso pace e prosperità per
tutti. Invece, il mondo è più insicuro, il rombo dei cannoni è sempre più assordante,
la forbice tra ricchi e poveri è sempre più ampia e l'ambiente per molti versi è irrimediabilmente
compromesso. Da queste elementari considerazioni, che sono sotto gli occhi di tutti, nascono le ragioni principali,
che non sono solo di ordine etico, ma riguardano la giustizia sociale, la salvaguardia dell'ambiente, l'uso equo
delle risorse, la tutela e i diritti dei lavoratori e dei consumatori, che ci inducono a profondere ogni sforzo
verso la costruzione di una rete di economia solidale di realtà che già lavorano sul nostro territorio,
ma non sono ancora collegate in rete.
Realtà come le cooperative sociali, la cooperazione internazionale, il commercio equo e solidale, l'agricoltura
biologica e biodinamica, la bioedilizia, la bioarchitettura, le medicine olistiche, le energie rinnovabili, le
ecologie domestiche, la raccolta differenziata dei rifiuti, il software libero, il turismo responsabile, la banca
del tempo, la finanza etica, le associazioni dei consumatori e i gruppi d'acquisto solidali possono rappresentare
la trama di questa rete.
E forse, è l'unica strada, quella di lavorare in rete, che hanno le piccole realtà economiche per
difendersi da un mercato sempre più aggressivo ed iniquo dominato esclusivamente dal profitto.
Una strada che deve cercare di coinvolgere più soggetti possibili in un progetto di trasformazione dal basso
dell'economia complessiva.
Un patto etico che deve mettere insieme tutti gli attori del ciclo produttivo : produttori, canali della distribuzione
e consumatori finali. Una rete che, come è evidente, non può prescindere dalla collaborazione con
le istituzioni, con gli enti locali, con i privati e con tutte quelle realtà dove è possibile lavorare
insieme. Le tappe di questo nuovo progetto si potrebbero sviluppare per gradi iniziando da un attenta mappatura
dei soggetti economici presenti sul territorio, all'adozione di una comune carta di intenti, alla creazione di
una struttura associativa adeguata, alla possibilità di istituire un marchio di riconoscimento.
Infine, come per tutti i processi di trasformazione dal basso, è indispensabile continuare ad organizzare
iniziative culturali che sappiano coniugare partecipazione e qualità delle proposte. Attualmente c'è
in molte parti d'Italia un gran fermento di iniziative legate allo sviluppo dell' Economie solidali : fiere, convegni,
seminari, incontri e manifestazioni varie.
Iniziative che sono il frutto del lavoro paziente e discreto di donne e uomini, spesso volontari, che, con una
metodologia lillipuziana e nonviolenta, cercano di costruire un'ALTRACITTA' perché, come ci ricorda il premio
nobel per la pace Wangari Maathai : " E' la cosa che riempie di più la vita, molto di più che
accumulare ricchezze ".
Infine, il buon esito dell'iniziativa pescarese, che certamente ha riscosso un certo interesse generale, ci incoraggia
a proseguire lungo questa strada, perché, ormai, i tempi sono maturi per costruire anche in Abruzzo una
rete di economia solidale, ma abbiamo anche il dovere di non sottovalutare le difficoltà oggettive.
La strada non sarà nè semplice nè facile.
PREMESSA A 'PENSIERI ARRABBIATI SU MILANO'
Carissimi amici
Questa poesia anche se in stile prosastico
quasi giornalistico rappresenta un
momento molto importante; oserei dire
con un'iperbole spinta al limite
dell'orgoglio una fase indimenticabile
della mia esperienza studentesca
vissuta negli anni 67-70.
Si parla di quel tempo durato
solo 3 anni in termini di
sconfitta e delusione ma ora è
presto per poterli giudicare.
Solo un lontano futuro
ci darà una risposta accurata
Questa che vi offro rappresenta
una versione rimaneggiata e
corretta dell'originale in cattivo
stato grafico.
Saluti, auguri di Buon Natale
e Felice Anno Nuovo
Fernando Italo Schiappa
Poeta et amico
PENSIERI ARRABBIATI SU MILANO
La solitudine
regna
fra pareti di nebbia.
Occhi vitrei accecati
nelle nere officine
di periferia
Cervelli rarefatti
nelle chiuse assemblee
studentesche
col sapore del fumo
e l'odore del vino
meditando
le strategie della rivolta.
Solenni preghiere
dette tra mura vuote
d'edera e polvere
lette in fretta e furia
da cartelli di legno
inneggianti alla giustizia.
Monili splendenti
su spalle logorati
dall'uso - vanagloria
di castori e visoni
per volti aggrinziti
dalla corsa spietata
del tempo.
E maree caotiche
per suoni concitati
di clacson
ed urla dialettali
di tassisti furenti.
Via vai di folle
in desolate attese
ai cancelli di ghisa
anneriti
dai venti e dalla pioggia
nel culto
dei falsi demoni
dell'orgoglio smodato
venerando
il cieco Dio Denaro.
Mani che languono
spinte dal falso onore
del servo padrone
che fra messinscene e risse
conduce la sua magra esistenza
allettato da vaghe
conquiste sociali
ed oasi di ricchezza
e vana felicità.
Dita che gemono
al ritmo assordante
di chitarre impazzite
che agli angoli
delle strade brulicanti
di passanti affannati
richiamano
attimi di sosta
prima di affogare
nell'amarezza
della ribellione domata
offrendo illusioni
a cambio di poche monete
perdute alle dita semichiuse
di gente che ostenta
una svogliata ed ambigua
generosa magnanimità.
Fernando Italo
Beati i puri di spirito perché di essi è il regno dei cieli, e una vita con la cura della propria
anima nell'universo migliore possibile.
Ah l'uomo, un tempo pensava di essere al centro del creato, oggi quest'idea si perpetua con la concezione
che l'universo (comprendente i multiversi) è finito, che il big bang o i diversi big bang
sono avvenuti in un universo finito, non è possibile che questi siano avvenuti in un universo infinito,
senza limiti; difficile per noi concepirlo a causa del nostro pensiero e della nostra vita; un universo
con immensi spazi senza stelle, pianeti, galassie, ammassi di galassie et. dove regna una profonda oscurità,
dove potremo viaggiare per ere senza incontrare mai nulla.
Contemplare l'universo è per noi, oggi, una cosa inimmaginabile, soltanto Iddio inteso come forza, essere,
essere-universo può realizzarlo.
Di fronte alla vastità dell'universo dobbiamo ritornare all'essenza dell'uomo, in una stanza,
nelle sue opere del giorno, nel suo considerare e curare la propria anima tenendo conto di tutto il nostro tempo
e non solo dei momenti che ci convengono, tenere conto degli anni, dei nostri pensieri più profondi, della
vecchiaia, della morte, insomma di noi stessi, interamente, dobbiamo trovarci bene con noi stessi e non dover mai
dire " ho sbagliato" approfondendo al massimo il nostro essere, il tutto senza atteggiamenti moralistici,
essere pronti a rispondere, comunque, delle nostre scelte di fronte ad un possibile giudizio ultraterreno, sia
che abbiamo rispettato le regole date, sia che abbiamo liberamente scelto tra altri comportamenti.
Nel mondo è complicato pensare agli altri, vivere in solidarietà, necessita d'attenzione verso il
prossimo e l'ambiente, necessita il porsi domande.
E' più facile comportarsi seguendo i nostri interessi, il nostro tornaconto; un tempo quando sulla terra
non
v'era la moltitudine d'uomini, che abbiamo oggi, l'atteggiamento non solidale ha creato diverse drammatiche storture
(guerre, carestie, fame, povertà….), ma l'ambiente, non così saturo d'esseri umani, poteva sopportare
tutto ciò, oggi non è più possibile, l'atteggiamento individualista che si vive fra
gli uomini crea delle condizioni di vita che si faranno insopportabili, le risorse alimentari diminuiscono,
l'ambiente si degrada sempre più, l'uomo tende ad occupare maggiormente il pianeta, restringendo le aree
di verde, le foreste, desertificando o supersfruttando il suolo, la scienza si pone il problema di come utilizzare
le risorse del mare ma, in ogni caso, questa logica individualista brucerà anche queste risorse.
Lo spazio, con la conquista d'altri pianeti, potrebbe essere un modo per ritardare e forse rendere infinito questo
processo d'erosione delle risorse dell'universo, oppure potremmo già, con le guerre, con la tecnologia robotica,
distruggere il pianeta prima ancora d'iniziarne la scoperta.
Se il tempo e l'universo sono infiniti e l'uomo o altri esseri non si distruggono nel pianeta d'origine, questo
processo potrebbe anche essere eterno (a meno di un possibile giudizio universale, comunque lo s'intenda, magari
posto da una civiltà extraterrestre superevoluta, superpotente), con la creazione d'altre stelle, altri
big bang, esplorazione di nuovo spazio o di territori rigenerati dal tempo, il pensiero dell'uomo e l'uomo d'oggi
saranno dimenticati, e l'uomo vagherà per l'universo creando "civiltà" e distruggendole,
forse per sempre.
A che pro questo mio scritto?
Se l'indole dell'uomo è profondamente individualista, il suo agire porterà comunque dolore e distruzione,
qualunque cosa faccia; ma l'uomo, per poter sopravvivere, dovrà creare degli spazi di solidarietà
(anche l'uomo ricco e potente non può esimersi dal fare ciò) nel qual caso la sua fine avverrà
in brevissimo tempo, su di un pianeta dove gli uomini si uccideranno uno con l'altro in una carneficina immane.
Gli uomini aventi un senso solidale della vita, con o senza gli strumenti per viverlo, debbono godere pienamente
degli spazi di gioia che si danno, debbono godere il più possibile della natura e delle cose belle e soprattutto,
in un mondo comunque votato alla distruzione, vivere appieno gli spazi di libertà, debbono creare una comunità
molto chiusa e potente (in difesa), dove poter vivere le libertà date, comunità che possa creare,
anche su altri pianeti, in differenti sistemi solari o multiversi delle condizioni migliori di vita, finché
possono durare.
Pierre Sorprendre
(L'anziano)
Ho due gambe, il camminare,
le mani, il sorriso,
i ricordi, ho vissuto.
Di cosa vivi tu?
D'amore, d'amicizia,
del lavoro,
della tua famiglia.
C'ero anch'io!
Anch'io ho gioito
di quello che tu cerchi,
anch'io ho sbagliato
ed ho cercato di ritrovarmi.
Anch'io, oggi, vivo
con te
i tuoi giorni,
il tuo tempo,
gli eventi del tuo cuore.
Cogli questi momenti,
sono esperienze,
sono il mio cammino.
Ma anche tu,
stai percorrendo questa strada!
Ritroviamoci,
dov'è quella foglia,
quel masso,
sediamoci,
condividiamo,
prendi le mie parole
che raccolgono gesti,
attimi, difficoltà mutate,
illumina i tuoi occhi
con il mio sentire,
così saprò che, anche oggi,
posso ricevere molto da te.
(L'uomo giovane)
Ed io, il mio corpo
s'è dedicato al lavoro,
alla famiglia,
non conosce le tue parole,
ma le mie mani sono forti,
se ne hai bisogno,
prendile,
se i miei gesti
servono alla tua vita,
ricevili in te
e fai sì che il mio tempo,
sovente chiamato lavoro
sia
per la tua vita.
Piero Lanaro
D i c o n o : SCIFOSA-DEMOCRAZIA
Dicono che testimonianza della Civiltà-Occidentale sia la Democrazia, essa manifesta l'uguaglianza e glorifica
i membri che in essa vivono.
Eppure la Democrazia nasce quale Governo-Popolare-Greco il quale si affermò in Atene, o in Corinto ove per
ogni Uomo-Libero era possibile riscoprire una decina di Servi.
Dovette nascere Engels per dare, con forza, evidenza a questa strana Comunione-Sociale.
Milton si era limitato a dire che............ tra diseguali....... no-society.
Nè possiamo definire Società la convivenza di quei tempi oscuri, di quel secolo-zero nè faceto
nè sapiente, come ama definire Catullo quello nel quale vive............ sarebbe nato e morto in anni coincidenti
con quelli del Salvatore.......... ma non esiste testimonianza alcuna di loro interazioni nè incontri.
Eppure entrambi, più che le armi, professarono l'Amore, e sprezzarono l'organizzazione sociale-amministrativa,
e fu alfine loro sorte trovare morte nel 33° anno....... un'età fatale.
Diverso fu il loro "Approccio" col Caesare. Una tradizione orale ci conforta che uno volle rendere a
Caesare quel che dovevasi, mentre una poesiola, dell'altro, chiarisce la poca cura, non accidiosa, verso il sommo
governante tanto da non determinare sua curiosità nè aver conoscenza del colore stesso dei capelli
di quel semicalvo soldato-generale.
Incurante di entrambi, Giulio Caesare aveva sentito, avrebbe inteso, la necessità di, un regime più
assolutistico ............ , ironia della sorte fu che i gladi-spade dei più fervidi e compromessi rappresentanti
della democrazia romana lo rendessero degno di gladioli per il suo funerale. La determinazione di quei democratici,
nell'esecuzione del misfatto, non è aggravata dal loro suffragare e calarsi nella monarchia augustea.
A noi pare utile ricordare che, dopo circa un secolo, un imperatore fu capace di realizzare un Vallo, suo omonimo,
capace di dividere in due l'Inghilterra di quei tempi lontani.
Nel sud vissero i civili-filoromani, mentre nell'alto nord rimasero relegati i barbari-incivili.
Quanta fu la spesa necessaria alla realizzazione di questa grandiosa costruzione?
Avrebbero potute sfamare, con gli stessi soldi, intere regioni di diseredati.
Ma quel che, soprattutto, determinò questo Vallo fu la sua celebrità e fama: incontenibili! Sappiamo
che la fama vola, che può percorrere kilometri e kilometri in men che non si dica. Una lontana dinastia
cinese ebbe così l'ardire di costruire un suo Vallo, esso fu ancora più ciclopico.
Monarchi cinesi volevano tener divisi nomadi-barbari-mongoli dai civili-medioevali-cinesi. Per di più il
tiranno mongolo avrebbe visto con piacere i suoi cavalli pascolare nelle pianure del sud, liberate da inmutili
recinti, da rimarcati confini e segnati da filo-spinato delimitante.
Quanta fu la spesa necessaria alla realizzazione di questa grandiosa muraglia?
Avrebbero potute sfamare, con gli stessi soldi, intere regioni di diseredati.
Ciò pare vero com'è pur verosimile che se l'imperatore-cinese avesse preteso la costruzione della
Muraglia orientandola verso .......... con quei realizzati 6.000 kilometri avrebbe potuto quasi raggiungere il
centro della terra.
Pare altresì vero, se crediamo al poeta Lin Yutang, che un soldato morì lungo quel muro e che la
sua disperata moglie si risolse in un pianto tanto dirompente da provocare un flusso idrico così impetuoso
che un pezzo della muraglia venne spazzato via.
Poi il monsone cambiò e la fama venne a ridondare il Muro di Berlino. La proverbialità resiste alla
scarsa longevità di questo tedesco rimarcamento, la irrisione, il ridicolo ........... se non fosse per
le tragedie che solo le pietre sanno conservare con memoria insuperabile.
Quanta fu la spesa necessaria alla realizzazione di questa grandiosa muraglia?
Avrebbero potute sfamare, con gli stessi soldi, intere regioni di diseredati.
Quanto hanno inteso gli Israeliani, già in simbiosi con uno storico muro del pianto, tanti casi? Domandiamo
ai competenti, agli esperti di politica democratica, ai civili-progrediti che si guardano, MURANDO, da aggressive
spinte dei sempre-ancora barbari incivili e ........ .
Sartre vide, vede, un paesino coinvolto nella guerra dei contadini tedeschi del cinquecento. Vede i suoi abitanti
che perdono la speranza di congregarsi con i loro vicini, così che decidono di viversi la loro quieta e
benevola vita da soli: isolano quindi il loro paese con un valido recinto e ............ tempo non passò
che, inferociti dalla presenza di quell'Oasi Beata, i contadini del circondario si dannarono per distruggere questi
elitari-beati ed un pò beoni.
Altre Metropoli ed altre civiltà organizzano la divisione tra i buoni ed i cattivi con tecnologie ed armi
più sofisticate. La democrazia non ha ancora avuto la forza di imporsi pacificamente e quindi lotta con
tutte le armi che si costruisce per governare se stessa e gli altri............ soprattutto gli altri, pensiamo
noi.
Alcuni clericali insegnarono che per ben vivere fosse prima necessario ed indispensabile pentirsi e riconoscersi
colpevoli e sposare La-Religione ............. adire quindi e perciò a magnificenze che...... che quelle
materiali-odalischiche-divanifere farebbero solo impallidire.
Cosa hanno, forse, da ciò imparato alcuni governanti "nostrani"?
Hanno imparato che una Elezione, una Votazione, una Democrazia legittimasse e decantasse e sublimasse consenso
e potere.
Non risposero neanche alla domanda retorica di Hugo, quella fatta a Bonaparte, allorquando gli chiede cosa mai
se ne faccia di tante votazioni, lui che sarà eletto da tantisimi, ma che da nessuno degli stessi sarebbe
stato assunto quale garzone-cassiere-di-negozio!
Ci dicono, dicono, che in democrazia i voti sono eguali e qualcuno degli americani si sente tanto importante quanto
il suo Bush, allorquando calano la propria scheda nell'urna.
Forse quegli ameri-cani dimenticano il Telefono a Linea-Rossa-Nucleare che più esplosiva non ne abbiamo
sentite nè viste. Possibile che sia tanto idiota quell'americano?
Possibile che non abbia mai sentito di Meng Chang-shu, di quella vedova cinese Piagnona?
Eppure il gran Cesare sterminò i suoi nemici Galli.............. non capì che i suoi assassini erano
proprio nella sua patria, nella capitale....... nella sua stessa famiglia?
Quoque tu inglesizzò Shakespeare: non sapeva se valesse to-be o se era meglio il not-to-be.
Essere, Non-Essere.... ma che cosa? COSA essere? Per cosa vale la pena di vivere o meno? Byron, altro inglese,
getta questa puntualizzazione, la getta lì con sfacciata naturalezza. Fortuna che l'Essere viene a sua volta
sorpassato da quegli Essery, o Esse Ry, da quel gioco di omofonie con le quali è poi possibile giungere
a ESSEre RYvoluzionari.
Stamane, anzi ier sera, riscoprivo in un quizzionario-crociato (crociato!) che Mazzini con la Giovane Italia vantava
il motto Pensiero-Ed-Azione.
Come rileggere questi sforzati pensieri?
Sono essi solo pensieri, chè non son legati-consanguinei di azione alcuna?
A noi stessi rivolgiamo questa domanda!
Nè amiamo che alcun imbecille, a qualsivoglia suo titolo imbecille, ci rivolga strumental-mente questa finale
domanda. Sappia, se il poverino-demo-crati-cuccio (cuccio ciuccio) sa, sappia prima relazionarsi con quanto premesso.
Per il resto noi andiamo a riderci dei fiamminghi, quelli che di dighe sono veri esperti.
Ma che andassero in montagna a piantare i loro bulbi e lasciassero allagare i loro bassifondi .......avrebbero
impedito il passaggio degli invasori teutonici sui loro bassifondi........ e la linea Maginot avrebbe funzionato
senza far precipitare nel ridicolo i poveri francesi muraioli.
Lo stocanovismo è un otre di irrisioni, ormai-già rese stantie!
Stelio.
Liliana Rassetti( Pinerolo- TO )
Proposto a il Sale da Gianni Donaudi
Primo premio - Sez. Narrativa - Primo premio letterario nazionale "Alceste De Lollis" - Fallo(CH)
- 2000
Primo Premio - Sez. Narrativa - Quinta edizione premio internazionale di poesia e narrativa "Arcadia 2001"
- Milano - 2004
Il taxi gli comparve alle spalle, all'improvviso. Una frenata brusca, l'acqua della pozzanghera lungo il marciapiede
gli si sollevò contro a imbrattargli scarpe e impermeabile. Il signor G. guardò con indifferenza
il volto contratto del tassista, che stava pronunciando al suo indirizzo una contumelia usuale in quel felice angolo
di provincia; lasciò ripartire il taxi e s'inoltrò nel sottoportico della solita via. In fondo era
solo un particolare in più nel consueto mosaico della sua giornata e neppure tanto diverso da quelli che
con più frequenza ricorrevano nella sua vita.
Mentre camminava veloce, ascoltando l'eco ritmico dei suoi passi sotto le volte scrostate dall'umido, lo sguardo
gli cadde sulle macchie di fango fresco, che spiccavano sulla stoffa chiara dell'impermeabile. Segnò mentalmente:
"Portarlo domani in lavanderia". Tutta la sua vita era stata un continuo ricorrere alla lavanderia, una
lotta costante e accanita, condotta con un mutismo rabbioso contro gli ostacoli che vedeva interporsi fra sé
e il suo scopo.
Del resto, non sapeva neppure indicare con precisione di che natura fosse questo scopo, che inseguiva con tanta
determinazione: era, forse, quel nocciolo oscuro che sempre gli sfuggiva, quando cercava di fare il punto sulla
situazione del momento. Niente gli appariva chiaro, allora: dunque, che importanza poteva avere una macchia di
fango, paragonata al fondo oscuro che sentiva allargarsi dentro di sé?
Era ormai arrivato alla svolta del corso principale. S'immerse nella folla che camminava frettolosa lungo gli ampi
marciapiedi, tra il frastuono del traffico. "Ora di punta: tutti al lavoro, svelti, correte, correte, sapete
bene quello che vi aspetta..." sogghignò.
Si sorprese a notare, come sempre, l'aspetto uniforme dei volti: duri, tirati, occhi fissi e vuoti, mascelle serrate
nell'assalto al nemico quotidiano. Eppure c'era sempre qualcuno, che da quella ondata grigia gli lanciava un messaggio
diverso - proprio a luì? Il signor G. non sapeva: in fondo non aveva importanza -, come un soffio d'aria
fresca, che gli dava la lena sufficiente per affrontare il suo lavoro: un gruppo di ragazzi che andavano a scuola,
loden verdi, lunghe sciarpe, biciclette, la borsa dei libri, la corsa del ritardo; l'autista che sorrideva, mentre
accostava l'autobus alla fermata; la signora della drogheria all'angolo, il bel viso calmo, appena contenuto dagli
occhiali sotto una massa di capelli dai quieti riflessi color cenere, che sempre aveva ammirato passando... Anche
questo faceva parte della sua vita, eppure non tacitava quella inquietudine che sempre lo costringeva a un attivismo
sfrenato, all'esecuzione precisa di certe sue volontà imperiose, incalzanti senza tregua nell'arco della
sua giornata.
'Buongiorno, signor G!' lo salutò allegramente il garzone della pescheria, mentre trasportava le cassette
stillanti sul bancone. "Salve" rispose con automatica brevità, riscuotendosi dalle sue riflessioni.
"Sempre le solite: stupide, inutili e, soprattutto, controproducenti" concluse fra sé. Anche lei
gliel'aveva detto un giorno, forse perdendo la pazienza: "Smetti di essere orbo, di vedere solo quello che
vuoi vedere: ti lasci sfuggire sempre quello che hai in mano". Il tono della sua voce era quello solito: anche
allora non aveva compreso l'incrinatura che lo frantumava in una lacerazione scoperta. Avrebbe dovuto guardarle
le mani, che tremavano impercettibilmente nel ritmo del suo lavoro a maglia.
Era andata perduta anche quella occasione. Di colpo si rese conto di averne perdute anche tante altre: l'ondata
oscura di un dolore segreto lo sommerse, lasciando scaturire un significato così chiaro nelle parole di
lei (Come non capire ... ), in quel suo fiero soffrire, assiduamente controllato dal pudore, che si fermò
con uno scossone improvviso davanti allo spaccio del tabaccaio, quasi urtando un bambino che fissava affascinato
i modellini delle automobili esposti in vetrina. Vide sotto di sé due nitidi occhi chiari, colmi di meraviglia:
la stessa domanda che aveva visto negli occhi di lei, lo stesso silenzio incapace da parte sua.
"Sergio! Corri!"
Il bimbo si volse con un sorriso. La madre gli rispondeva con lo stesso sorriso, accennando alla strada: accorse
fiducioso, infilando la mano nella mano di lei.
Il signor G. rimase un attimo a fissare le scarpette che saltellavano concordi con il passo lungo della giovane
donna nel flusso rapido e costante della folla. Una macchia di luce si allargava nel suo animo, come una prospettiva
verde che aveva cancellato minuziosamente dalla sua vita con ostinazione feroce e inconsapevole. Abbassò
il capo e infilò di corsa il portone del suo ufficio.
Amelia Valentini