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INDICE - IL SALE N.° 46
Sorprendere - Piccoli Appunti La religione come strumento per il cambiamento sociale, nell'ambito di una "sinistra" che sappia accogliere la fede come valore della persona. di Piero Lanaro
Occhi di cielo di AmeliaValentini
La Morale Anarchica di Vincenzo Cialini
Legittima Difesa (prima parte) di Stefano Torello
Violenza e Pacifismo (seconda e ultima parte) di
Antonio Mucci
Diario dal palazzo. Andranno avanti così? di Giacomo D'Angelo
Alessameno Adora Dio di Stelio
Presentato da Gianni Donaudi
SORPRENDERE - PICCOLI APPUNTI
La religione come strumento per il cambiamento sociale,
nell'ambito di una "sinistra" che sappia accogliere la fede come valore della persona.
La "sinistra" ha, da sempre, avuto una grande disattenzione, sempre si è detta attenta alla persona
ma si è spesso dimenticata della persona credente.
Confondendo la chiesa cattolica romana, la dottrina, i dogmi di fede, l'inquisizione, il non rispetto del dettato
evangelico, tutte le atrocità commesse da essa con il semplice credente che professa una fede, che sente
in se, indimostrabile, ma su cui non si può agire per decreto, non è possibile vietare per legge
a qualcuno di non aver fede.
Ritengo che sia qualificante, per chi voglia agire per il cambiamento della società, l'impegno e l'attenzione
verso il credente.
Una tesi che può essere ascoltata nel vasto dibattito sulla fede (anche in modo banalizzante) è che
Gesù sia stato il primo socialista. Questo
perché il suo dire, nei possibili risultati, sarebbe straordinariamente prossimo ai valori di una società
attenta all'uomo.
· Ama il prossimo tuo come te stesso
· Il tuo dire sia sì sì, no no
· Scegliere e vivere una vita sobria, senza privilegi
Tre momenti altamente qualificanti e solo tre, senza tutte quelle aggiunte dottrinali dovute al periodo storico
e alle idee sociali in cui nacque il cristianesimo.
Se riusciamo a raffigurarci come potrebbe essere la vita amando il nostro prossimo, nella chiarezza del pensiero
e delle nostre risposte e in una vita più sobria, possiamo comprendere che nella società potrebbe
esserci più amore, rispetto e l'assicurazione dei bisogni primari della persona.
Nella società in divenire deve essere assicurata e difesa la libertà religiosa senza tralasciare
il sostegno al dettato del vangelo e se non vi sia coerenza fra i cittadini e/o la chiesa, in quanto istituzione,
superare con la cultura queste incoerenze.
Sempre, nel dialogo con tutti, con la chiesa e i semplici fedeli arrivare alla cancellazione nella dottrina cattolica
di quelle scelte non dettate dai Vangeli, ma che sono aggiunte che provengono
dal modello di società presente al tempo dei primi cristiani, dai Concili ecumenici e dai dottori della
chiesa (Ireneo, Origene, S. Agostino et.) e che persistono tutt'oggi - temi che riguardano la donna, l'omosessualità,
la sessualità in generale, l'aborto, la proprietà, la ricchezza, et., su cui vi è molta conflittualità
d'idee e che andrebbero approfonditi e regolati ma soltanto in ambito civile, in ambito religioso per quanto riguarda
il rispetto del dettato evangelico.
Per ciò che riguarda i beni materiali della chiesa si dovrebbe arrivare ad un'intesa d'opinioni per cui
i fedeli e la chiesa stessa donino questi beni alla società civile, e insieme vivano la fede sobriamente
secondo la parola del vangelo (1), naturalmente potendo utilizzare i luoghi classici della fede (chiese et.) in
tutta la libertà, per poter attendere ai riti liberamente scelti e propri di qualsiasi religione.
Rendere il dettato evangelico dei primordi come strumento di cambiamento sociale a favore della maggioranza dei
cittadini, ricordando che la struttura della chiesa e stata creata dall'uomo e non è contemplata nelle sacre
scritture, che la spiritualità dell'uomo è sempre stata parte della cultura in quanto antica fonte.
La partecipazione di facciata nella vita della chiesa, nella messa, pellegrinaggi, anche da parte dei giovani (nella
partecipazione ai funerali del papa), dovrebbe essere cosa su cui riflettere.
Il dialogo nella religione deve essere libero, inteso come contributo dei singoli al miglioramento sociale, perciò
anche le voci dissidenti devono essere ascoltate e contemplate (preti
operai, teoria della liberazione (Boff), i teologi critici verso la CEI, filosofi, preti e cristiani di base, altre
religioni - protestanti, valdesi - l'Islam et.).
La pretesa di copyright sulla fede da parte della chiesa cattolica romana è servita
da traino al suo potere temporale, alla sua ricchezza, ha creato storture, l'inquisizione, antisemitismo ma non
ha consentito una vera crescita nel sentire delle persone ed ha nuociuto a se stessa.
D'altre parte il credente deve avvicinarsi al non credente, nel vivere la vita reale con valore e coerenza.
Michael Lerner (rabbino liberal americano) afferma:
quel bisogno che Marx chiamava "bisogno
radicale", di un mondo basato sullo Spirito - non su pochi rituali in una chiesa, intendo, ma basato sull'Unità
di tutto l'Essere".
In ultimo, per capire oggi la dottrina della chiesa non dovremo perdere tempo nella lettura di libri che portano
avanti teorie sulla figura di Gesù, della Maddalena come sua sposa et., cose difficilmente dimostrabili,
ma andare a leggersi le varie encicliche (Veritatis Splendor et.)
e i Concili Vaticani così potremo comprendere esattamente quanto il dire della chiesa
cattolica romana sia distante dal dettato semplice e chiaro dei vangeli.
Su questi temi e sulle sfide della fede, potendo, vorrei intervenire in seguito con riflessioni di Paolo Flores
D'Arcais (direttore di Micromega) e Michael Lerner.
Bibliografia:
(1) L'Espresso N.16 28 aprile 2005 - pag. 15 - Il poverello di Bari - Don Franco Ratti, Movimento Concilio Vaticano
II (Mocova)
J. Ratzinger, Paolo Flore D'Arcais - Dio esiste? Un confronto su verità, fede, ateismo moderato da Gad Lerner
il fondaco diMicromega
Michael Lerner - Sinistra, perché lasci la fede alla destra? - intervista al Sole 24 ore
Piero Lanaro
La poesia è ispirata da una tragedia reale : Adriana figlia
di una cara amica , morì a 17 anni per le conseguenze di un incidente stradale il 13/7/94 e veramente arrivò
la dichiarazione d'amore alla fine del coma.
OCCHI DI CIELO
Adriana, occhi di cielo
nell'onda fulva dei capelli,
dell'amore hai conosciuto
solo una rosa rossa sulla tua bara bianca
e una lettera arrivata troppo tardi
nel mattino della tua morte.
Sorella nel mio cuore,
cui fu sempre negato
il sereno splendore della gioia,
ti furono concessi sette giorni
per camminare al mio fianco
con tenera sollecitudine
su questa terra solcata dal dolore.
Solo il tuo sorriso ora eterno,
luce di timida dolcezza,
consola il mio passo stanco
di amara solitudine.
Amelia Valentini
2° Premio,sezione poesia,concorso internazionale"Omaggio a Verga" ,Roma 2001
1° Premio,sezione poesia a tema libero,concorso nazionale "Il ceppo d'oro",Sulmona 2002
3° Premio ex-equo,sezione poesia,concorso internazionale "D'Annunzio & Michetti",Pescara 2002
Petr Kropotkin
La Morale Anarchica
Il testo fondamentale per avvicinarsi alle radici dell'Anarchia.
| Si tratta di un saggio che apparve a puntate su "La Rivoltè", il giornale anarchico parigino fondato dallo stesso Kropotkin, nel 1890. L'ultima edizione italiana (la terza) fu pubblicata nel 1921 dalla Casa Editrice Sociale dell' Anarchica Leda Rafanelli. In questo libro, egli intende sottrarre la morale alle pastoie metafisiche per ricondurla ad un'immanente ricerca della felicità e contrastare le teorie di Darwin che mettevano al centro dell'evoluzione la lotta per l'esistenza. Per il principe russo la base di ogni principio morale è la ricerca del piacere e non l'applicazione di un dovere trascendente (Dio o la legge). La lotta per l'esistenza ha un peso infinitamente trascurabile rispetto all'altro fattore dell'evoluzione: il mutuo appoggio all'interno della stessa specie. Partendo dalle proprie conoscenze del mondo animale, egli concilia i due aspetti cioè la ricerca del piacere e il mutuo appoggio - definendo la morale come la tendenza a considerare bene ciò che è utile alla società nella quale si vive, tendenza che dovrebbe favorire, in assenza dello Stato, la libertà e l'uguaglianza. L'etica di cui parla Kropotkin non è un'etica del limite, bensì dell'eccesso. Sebbene debba esprimere un ideale comune, gli uomini devono continuare a decidere autonomamente l'impostazione da dare alla propria vita, senza l'imposizione di linee di condotta prestabilite. L'indipendenza individuale è la condizione necessaria per la creazione di una migliore organizzazione sociale dove l'uomo sarà libero di esprimere le proprie energie, di amare e odiare senza alcuna limitazione, di lottare per il proprio ideale. E' questo il principio della realizzazione di un nuovo ordine sociale, dove il benessere di tutti diventerà il punto di partenza per l'espansione dell'individuo. "Io penso che l'Individualismo, che diventerà l'Ideale della filosofia in un prossimo futuro, non spingerà nessuno ad appropriarsi di più della parte che gli spetta dal patrimonio comune di produzione (l'unica cosa che ha capito il borghese). L'Individualismo non contempla la creazione di una massa di schiavi al servizio dello stato. Nemmeno implica l'aggressione al proprio simile. Consisterà invece in una specie di individualismus o personalismus o pro sibi communisticum: individualità che raggiunge il maggiore sviluppo individuale |
mediante la pratica della più elevata socialità comunista, soddisfacendo sia i bisogni immediati dell'uomo che le relazioni impersonali". La concezione della libertà che cominciava ad affermarsi al tempo de "La Morale Anarchica", e che oggi domina incontrastata, è quella utilitaria, cioè una concezione da caserma. I rapporti tra gli individui in essa sono visti come un compromesso, sia pure in nome della personale felicità, tra i propri desideri e i propri bisogni. Un uomo che per ogni azione finisce col chiedere il conto, è un uomo rinsecchito che si apre al mondo con la vigoria di un bottegaio. La concezione kropotkiniana della libertà e della solidarietà, manifesta invece una visione della vita basata sulla pienezza. L'uomo di Kropotkin vive i propri rapporti come un universo di possibilità; la sua forza non è qualcosa da amministrare o preservare per il futuro, bensì un'esuberanza che vuole essere donata, senza calcoli e senza paura dei rischi. La vita chiede di espandersi continuamente. Un'etica che ne favorisce e ne esalta la ricca e gioiosa manifestazione è vera, una morale che ne predica la gregaria conservazione è falsa. La stessa solidarietà non è che la dimensione relazionale dell'eccesso nell'amore di sé, il piacere di circondarsi di individualità uniche e libere. Ed è questo il Kropotkin che, nell'oblio del suo rigido determinismo, afferma: "L'uomo convinto non vuole che gli si prometta di dormire tranquillo in attesa che tutto cambi da sé". Il suo appello alla pienezza della rivolta contro tutto ciò che umilia e soffoca gli individui è quanto di meglio il suo pensiero ci può suggerire. Un testo, questo, di straordinaria attualità ed importanza, sia per la concezione formulata di una morale anarchica e societaria, sia per l'influenza che questo opuscolo ebbe ed ha ancora sulla formazione intellettuale e sentimentale di innumerevoli giovani militanti anarchici. Bakunin e gli altri hanno dato all'anarchismo il fervore di una fede rivoluzionaria, la forza immaginativa di una visione sociale. Kropotkin ha dato a quella fede ed a quella visione la dignità di una scienza e l'ampiezza di una filosofia della vita… Vincenzo Cialini |
La netta vittoria elettorale di G.W. Bush, mentre smentisce la tesi che l'ascesa al potere dei Neocon era solo
un evento accidentale e conferma che il nuovo corso politico americano ha solide radici e uno slancio di lungo
periodo, simboleggia e sancisce che l'Umanità è entrata in una fase nuova, diversa da quelle precedenti
e con caratte-ristiche sue proprie.
LA TERZA
GUERRA
MONDIALE
Nel mondo diviso in due blocchi contrapposti emerso dalla seconda guerra mondiale gli USA avevano
conquistato la piena egemonia di quello imperialistico. Dopo la triplice dissoluzione(dell'URSS, del movimento
comunista e dei regimi sorti dalle lotte di liberazione nazionale), gliStati Uniti, lungi dal contrattare coi loro
alleati un equilibrio multipolare, hanno cercato di occupare unilateralmente e con l'uso spregiudicato della forza
armata tutti gli spazi lasciati liberi da quel triplice crollo.
Hanno insomma agito per trasformare l'egemonia di blocco in una vera e propria supremazia globale. Per essere più
precisi: dalla tradizionale politica di espansionismo aggressivo, presa al balzo la palla dell'11 settembre, la
Casa Bianca è passata ad una vera e propria politica di costituzione imperiale. Essa non ha esitato a sbandierare
la sua nuova dottrina geostrategica, la "guerra preventiva e asimmetrica", di cui gli USA si fanno portatori
sbarazzandosi dell'ONU, servendosi di alleanze a geometria variabile, senza nascondere che la lotta "contro
il terrorismo" è solo uno dei motivi per significare il sogno del "nuovo secolo americano",
ovvero l'obbiettivo strategico di fondare il proprio impero unico mondiale. L'aggressione all' Afganistan prima
e quella all'Iraq poi indicano che l'u-manità ha già varcato la porta d'ingresso della terza guerra
mondiale, una guerra di lunga durata, una vera e propria guerra imperialistica di civiltà. Dichiarando solennemente:
"O con noi o contro di noi", Bush ha messo in chiaro che non ci sono né zone franche né
vie di mezzo cosiddette multi-polari: o gli USA riusciranno a mettersi il mondo sotto i piedi o il mondo metterà
gli Stati Uniti sotto i suoi.
STORIA E CIVILTÀ
E' falso il dogma principale degli americanisti, quello per cui gli Stati Uniti sarebbero il punto più alto della civiltà occidentale e l'unico erede di quella europea. In realtà gli USA hanno sviluppato e portato alle estreme conseguenze solo il suo lato maligno, dato che non hanno mai digerito quello rivoluzionario e infatti mai generato un partito antagonista di massa. La titanica bat-taglia tra capitalismo e socialismo che ha segnato il secolo scorso è stata solo l'ultima tappa del conflitto incessante tra oppressi e oppressori che ha contraddistinto un intero millennio. Questa battaglia ha forgiato la civiltà europea, impregnando di sé ogni aspetto della vita sociale e politica. Mentre l'Europa, in nome della libertà fondata sui principi universalistici di fratellanza e uguaglianza entrava nel periodo delle grandi rivoluzioni, esiliò oltre l'Atlantico, come spazzatura,quelle comunità fondamentaliste protestanti per le quali l'uomo non ha alcun libero arbitrio, la giustizia apparterrebbe solo all'al di là, la libertà dono di una Provvidenza mosaica che premia i forti e punisce i deboli, mentre la fratellanza è legame esclusivo dei credenti che in virtù della fede sono diritto di sterminare o schiavizzare gli "infedeli senz'anima", siano essi nativi indiani o neri africani. Il sistema americano, sulla base di uno spirito messianico per cui gli Stati Uniti erano la nuova Terra Promessa e aveva-no una salvifica missione mondiale, si consolidava dunque come ideocratico e oligarchico. Nella Costituzione del 1828 si scolpiva una democrazia asso-lutistica, aristocratico-censitaria o patrimoniale. Liberalismo yankee e fondamentalismo sudista erano le due maschere di questa medesima sostanza. Che quest'ultimo abbia preso il sopravvento e che il primo sia ferito a morte, significa che dopo secoli di incubazione il Moloch americano taglia il suo cordone ombelicale con la storia europea e tende a rappresentarsi come civiltà a se stante. Questo è il sostrato su cui poggia il fervore imperiale dei neo-con, che consente a Bush di atteggiarsi a vicario di Dio, che alimenta la spinta bellicista che scandisce il ritmo degli eventi mondiali.
Presentato da Stefano Torello
(continua nel prossimo numero)
VIOLENZA E PACIFISMO
Seconda ed ultima parte: Dal punto di vista socio-politico
Se il comportamento violento e quello pacifico convivono normalmente durante la vita della persona, come ho tentato
di dimostrare nella prima parte dell'articolo, non capisco perchè 'debba diventare anormale nella vita sociale
e politica. Essa dovrebbe essere l'espressione e la rappresentazione della vita di tutti i cittadini. Poichè
ciò non avviene, evidentemente c'è una differenza di comportamento tra la vita del cittadino e quella
delle Istituzioni. La differenza è questa: il cittadino subisce e pratica la violenza, mentre il potere
con le sue istituzioni la pratica soltanto e non ne vuole sapere di subirla. Per questo motivo reprime coloro che
si ribellano al suo volere.
Le decisioni delle Istituzioni, giuste o ingiuste che siano, devono poter essere accettate o rifiutate liberamente
dai cittadini. Se ciò non avviene i cittadini hanno il "sacrosanto" diritto-dovere (non solo il
diritto), di protestare e ribellarsi. Le rivoluzioni rispondono alla violenza esistente, non sono loro che la generano!
Noi sappiamo che, anche di fronte a manifestazioni di massa dei cittadini, il Potere rimane sordo alle loro richieste
e reprime senza esitare. E' un'Istituzione che pratica la violenza a senso unico in funzione della difesa dei propri
privilegi e del proprio "scettro" di comando. Essa è disposta a tutto pur di mantenerlo. Da qui
è scaturita la divisione tra cittadini violenti e pacifici.
Sul piano politico la definizione di persona od organizzazione violenta o pacifica viene fatta passare attraverso
le "Forche Caudine" dell' accettazione o meno delle Istituzioni esistenti. Per cui viene ritenuta violenta
l'organizzazione che si pone al di fuori delle Istituzioni mentre è pacifica quella che opera al loro interno.
Alla faccia della libertà! Questo principio pacifista-non violento si basa sostanzialmente su due presupposti:
1) Il Potere è non violento, per cui è possibile dialogarci;
2) Le organizzazioni violente devono essere emarginate e respinte.
I Movimenti e le organizzazioni pacifiste e non violente si sono assunti l'esclusiva di queste idee e principi,
cioè se ne sono impossessati, ergendosi ad esclusiva rappresentanza. Ne hanno fatto una proprietà
privata! Mentre prima erano un bene di tutti e di qualsiasi. Adesso, se si vuole essere o sentirsi pacifisti, si
deve aderire ad una di queste organizzazioni. Essa darà il proprio beneplacito soltanto se l'interpretazione
di tali principi sarà conforme alla propria. In questo modo si è creato un gruppo dirigente che ha
stabilito in assoluto cos'è il pacifismo e cos'è la non violenza. Coloro che non sono dalla loro
parte non sono nè pacifisti nè non violenti, secondo loro.
Queste persone, moltissime in buona fede e senza nemmeno accorgersene, hanno creato un gruppo di potere che, in
quanto tale, non ha più l'interesse principale in tali principi ma nella preservazione e crescita della
propria organizzazione.
Tale fenomeno purtroppo è già successo tantissime altre volte nella Storia. Vorrei ricordare due
grandi avvenimenti di questo tipo: l'atteggiamento della classe dirigente dell'URSS nei confronti delle idee originali
del socialimo e l'atteggiamento della Chiesa nei confronti delle idee di Cristo e dei fondatori del Cristianesimo.
Tali organizzazioni non avevano e non hanno più nulla a che vedere con le loro idee originali. Tra il Papa
attuale e Gesù Cristo c'è di mezzo un oceano!
Il Potere e lo Stato sono la fabbrica della violenza in quanto difensori dell'ingiustizia sociale ed economica,
cioè dell'esistenza del ricco e del povero, dello sfruttato e dello sfruttatore. Finchè ci saranno
tali categorie sociali avverranno le ribellioni e non ci saranno mai forze di polizia ed eserciti sufficienti per
impedirle.
Inoltre è da considerare che nella Storia c'è sempre stata la violenza degli oppressi contro gli
oppressori perchè adesso non ci dovrebbe essere più? Forse non ci sono più gli oppressori?
Se qualcuno dovesse affermare una cosa del genere credo che sarebbe davvero fuori dal mondo. Io penso che oggi
sia l'epoca più oppressiva e tirannica della Storia, con un impero che vuole dominare l'intero pianeta.
1I governo italiano, compresa l'intera partitocrazia, si scandalizza della violenza dei brigatisti e dei terroristi.
Anche se io non condivido i programmi ed il comportamento di queste organizzazioni, mi chiedo: come mai? L'attuale
classe dirigente forse non ha usato la forza per abbattere il fascismo? Perché adesso queste organizzazioni
non dovrebbero usarla ugualmente nei suoi confronti? Essa risponde che non è più necessaria perchè
attualmente la società è amministrata sulla base della democrazia, la giustizia e la libertà.
Anche se ci sono delle cose che non vanno bene, però sono secondarie e, con la pazienza, si risolverà
tutto! A questo punto entriamo nel campo delle valutazioni soggettive perchè per gli altri evidentemente
non è cosi. Il ragionamento non è più obiettivo, nè di principio ed il discorso finisce
muro contro muro, a testate ed anche molto peggio.
La classe borghese, che oggi detiene con la forza il potere nel mondo, si è completamente dimenticata che
ha dovuto fare delle grandi rivoluzioni per abbattere la classe dei nobili feudali con i loro regimi monarchici
-assolutisti. Basti ricordare la rivoluzione inglese del 1642 guidata da Oliver Cromwell e quella francese del
1789. Solo cosi la classe borghese ha potuto cambiare il corso della Storia.
Oggi perchè si meravigliano se tanti popoli si ribellano alle loro prepotenze? Purtroppo l'attaccamento
interessato al potere gli impedisce di capire, di ragionare obiettivamente e di vedere che la rivoluzione del popolo
è l'unica forza che può salvare il mondo dalla barbarie dilagante.
Tale ragionamento si riferisce al comportamento della borghesia come classe di potere, il che non esclude minimamente
che tantissimi borghesi, come singole persone, si schiereranno contro di esso e dalla parte della Giustizia.
L'uso della violenza rivoluzionaria è soltanto l'ultimo atto della tragedia per difendersi dalla forza schiacciante
del potere. Non è nemmeno il più importante! E' soltanto un mezzo transitorio, imposto ed inevitabile.
Ciò che è veramente importante duraturo e decisivo è la formazione della nuova coscienza della
gente.
Per questo motivo io sono favorevole alla rivoluzione e contrario alla guerra. Pur essendo entrambe un fenomeno
violento, svolgono due funzioni molto diverse. La prima assume un ruolo di emancipazione per il popolo che si libera
dei propri oppressori e prende nelle proprie mani la gestione della società; la seconda è uno scontro
tra Governi rivali, che si risolverà con la vittoria dell'uno o dell'altro campo e con la sconfitta e la
strage degli oppressi di entrambi i campi.
In conclusione io penso che debba essere eliminata la divisione tra "violenti" e "pacifisti",
in modo che vi sia il pieno rispetto reciproco, affinchè si possa dialogare, collaborare ed agire tranquillamente
insieme in funzione del progresso. C'è tutto da guadagnare niente da perdere!
Antonio Mucci
Melantone avrà seguito sue eresie-scelte, Baltrusaidis invece pare documentarista asettico.
Noi si è solo curiosi: non si ama facilmente quanto proposto imposto magari con trucchetti che dir malevoli
è dir poco: essi son connessi-incatenati in una serie lunghissima che sfocia nel mare delle violenze virtuali-virtuose-virili
di quei vir Viri-romani che altro non erano che patrizi degni della nostra poca bontà.
Buoni, siamo buoni, siate buoni.......... la bontà.......... chi la fa si rende buono e tale appare.
Essere virtuosi e/o buoni!
Buono è però-pure-anche biblicamente avverso a............
BUONO?
Gesù stesso replica tosto, replica ad un tale che gli era corso incontro inginocchiandosi: Perchè
mi chiami buono, niuno è buono, se non uno solo, cioè Iddio. eppercio!
Tanto ci conforta Marco evangelicamente.
Noi scegliamo perciò di non essere buoni, pazienza per l'emulazione, non buoni (nè pacifici, nè
solidali, nè equini, nè giusti, nè altruisti) per scelta basata su ben altre, altre convinzioni.
Quanta jente, pazienza se pre-auto-dichiarata-si cattolica o cristiana o credente o clericale o gesuitica o domenicana
o papalizia o monacale o eremitica o vergini-immacolate o sororali o ieratica o gerarchica o manuense di Capitoli
della Compagnia della Madonna Dell'Imbruneta, quanta di questa gente ama candidamente dichiararsi "Buona",
quasi appartenente agli ottimi-ottimati, quasi candidamente Ottimi-Incandescenti.
Dato che son detentori della verità e delle verità........... noi non amiamo contraddirli, anzi continuiamo
a valerci della convinzione nostra, quella che vedendo ovunque esseri imperfetti non possiamo che intendere imperfetta
qualsivoglia emanazione-proposizione.
Sarà mai stato questo pretestuoso ricollegamento ad Alessameno un Buon argomento Ontologico? Certo non apparirà
affatto Ortodosso nè Ortopedico nè Ortocentrico perchè non siamo Ortolani, uno di quei ortolani
che spendono in piantar / per guadagnar troncando.
Stelio
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