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Il comunismo ha perso una battaglia ma non la guerra (seconda parte) di Antonio Mucci
Pronto Buon Giorno sono Daniele di Sky-TV di Angelica
Divagazioni inconcludenti di Giuseppe Bifolchi
Esposto contro l’ACA S.p.a. Presentato da Domenico Pettinari
L’Italia di Luigi Dezio in arte Popò
Libano: una finta pace tra una guerra interrotta… Presentato dalla Federazione dei Comunisti Anarchici
MATE: chi? di Michele Meomartino
Se questo è un politico (prima parte) di Giacomo D’Angelo
La mia esperienza in fatto di Ebrei di Carmelo R. Viola (presentato da Gianni Donaudi)
Com come lunette… di Stelio
PURTROPPO E’ MORTO FERNANDO SCHIAPPA
Caro Fernando,
Ti ringraziamo per le poesie ed i racconti che ci hai mandato, per tutte le riunioni a cui hai partecipato, per le belle serate passate insieme discutendo ridendo e scherzando.
Ti avevamo capito e tu avevi capito noi. Il nostro rapporto era basato sulla fraternità ed il rispetto. Ciò è una grande cosa, tenendo presente lo “sporco mondo” in cui viviamo.
Ci manchi tanto!
Non siamo potuti venire al tuo funerale, avvenuto il 14-9-06, perché lo abbiamo saputo con ritardo. E’ come se ci fossimo venuti! Sarai sempre presente nei nostri ricordi e nei nostri cuori!
\Ciao Fernando!
gli amici de “Il Sale”
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Pubblichiamo le ultime poesie dateci da Fernando. Le prime due sono di un suo amico indirizzate a lui e la terza è sua.
All’amico
Fernando Schiappa
Con sentimento ed un in bocca al lupo
“CORE DE SPIGHE” di Gianfranco Dell’Accio
Pe’ reparàrte do màle !
Pe’ te sole cose bèlle !
Tu si cum’è n’animale !
I sùnne lassèle a me
Che preghe à madonne pe’ te!
E te remane ‘nu core de spighe ! ……
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“Simposio!” di Gianfranco dell’Accio
Senza champagne,
senza ostriche,
senza caviale,
abbiamo fatto un pasto frugale…...
un panino ed una pera
il simposio è stato effimero
ma una cosa vera!
Città Sant’Angelo, 18/luglio/2006
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NUTRENDOCI DELL’AMBROSIA E DEL NETTARE DEGLI DEI DELL’OLIMPO DIVENTAMMO GLI EROI DEI TRECENTO DI LEONIDA CHE PUR ODIANDO, ESSENDO SPARTANO, LA RIVALE ATENE, SACRIFICO’ ALLE TERMOPILI I SUOI TRECENTO GUERRIERI PER LA GLORIA IMMORTALE DELLA PATRIA.
QUANDO AL GRIDO DI MINACCIA DEL RE PERSIANO SERSE II° RISPOSE, PUR SAPENDOSI ACCERCHIATO, ALLE PAROLE MINACCIOSE “LE MIE FRECCE OSCURERANNO IL SOLE”, DISSE SERSE, LEONIDA RISPOSE “MI FA PIACERE CHE LE TUE FRECCE PER NUMERO INGENTE DI SOLDATI OSCURERANNO IL SOLE COSI’ COMBATTEREMO ALL’OMBRA!”
Pescara, agosto 2006 Fernando Schiappa
IL COMUNISMO HA
PERSO UNA BATTAGLIA MA NON LA GUERRA
(Seconda Parte)
In questa parte dell'articolo vorrei fare un parallelo storico tra il crollo dell'Impero Russo(URSS) e la fine dell'Impero Napoleonico - tra la caduta del Muro di Berlino e la sconfitta di Napoleone a Waterloo - tra la riunione del G7 del 1992 ed il Congresso della Restaurazione tenutosi a Vienna nel 1815.
L'impero francese di Napoleone Bonaparte fu costruito sfruttando le idee la forza e l'autorità della Rivoluzione Francese del 1789 che si era propagata in tutta l'Europa di allora. Sulla base delle idee di libertà uguaglianza fraternità che propugnavano l'abbattimento delle monarchie e l'instaurazione delle Repubbliche Borghesi, l'esercito francese veniva accolto a braccia aperte dai popoli d'Europa. Non è stato il genio di Napoleone a determinare la vittoria delle truppe francesi sui vari eserciti monarchici, ma la forza della rivoluzione francese che aveva influito su tutti i popoli del mondo. E' la visione borghese-individualista della Storia che attribuisce questo ruolo a Napoleone e ne fa un mito.
Nel 1799 in Francia c'è stato il colpo di stato di Napoleone Bonaparte contro il Direttorio e l'instaurazione di una dittatura militare da parte dell'esercito- Napoleone viene nominato Primo Console. Da questo momento, a mio avviso, si può dire che la Rivoluzione Francese, già in decadenza dopo l'uccisione di Robespierre, esaurisce completamente il suo potenziale rivoluzionario-progressista ed inizia la fase discendente, cioè la sua degenerazione.
Questo processo di riflusso non fu compreso immediatamente dalle masse francesi ed europee, le quali continuarono ad appoggiare il potere napoleonico ed il suo esercito che si presentavano davanti ai popoli sempre in nome della liberté-égalité-fraternité. Nel nome di questi principi ed approfittando della fiducia delle masse, si compiono i maggiori crimini e si costruisce un poderoso potere imperiale.
Le prime repubbliche nascono più pure sotto l'impulso diretto della Rivoluzione. Le successive sono degli ibridi, frutto di compromessi opportunistici tra il potere napoleonico e le vecchie monarchie.
Dopo il 1789 c'è stata una ondata di ribellioni in quasi tutta l'Europa contro le monarchie regnanti. Essa portò all'instaurazione di numerose Repubbliche, come possiamo vedere dai fatti storici che cito qui di seguito: 1) La Repubblica Bàtava (1794) (Olanda); 2 ) La Repubblica Cisalpina (1797) con capitale Milano; 3 ) La Repubblica Ligure (1797); 4 ) La Repubblica Elvética (1798) (Svizzera); 5) La Repubblica Romana (1798); 6 ) La Repubblica Partenopea (1799); 7 ) La Confederazione renana (1805); 8 ) Il Regno di Westfalia e il Gran Ducato di Varsavia (1807); 9 ) Portogallo: fuga della casa reale Braganza in Brasile (1807 ); 10) Spagna: espulsione del re spagnolo e sua sostituzione con un fratello di Napoleone (1808).
Con la sconfitta dell'esercito imperiale napoleonico, prima a Lipsia (1813) poi aWaterloo(1815) tutte queste repubbliche già in crîsi ed in un processo di dissoluzione perdono forza definitivamente. Le monarchie mondiali dell'epoca, coalizzate contro la nuova classe borghese, nel Congresso di Vienna del 1815 riportano sui rispettivi troni i sovrani precedentemente spodestati. Rientrano i re della Spagna e del Portogallo, i Borboni a Napoli, i Savoia a Torino, il Papa nello Stato Pontificio. Inizia così il periodo cosiddetto della Restaurazione.
Pongo questa domanda: Il capitalismo mondiale non ha fatto la stessa cosa dopo la caduta del Muro di Berlino (1989) ed il dissolvimento dell'URSS(1991)? A me sembra di sì! Le varie riunioni dei G7, ovvero delle 7 grandi potenze mondiali, partendo da quella del 6-8 luglio 1992 svoltasi a Monaco di Baviera, hanno avviato un processo di smantellamento della proprietà statizzata e della classe burocratica regnante in URSS per restaurare la proprietà privata e la vecchia classe capitalista. La politica delle privatizzazioni, l'attacco al cosiddetto "Stato assistenziale", la globalizzazione del mercato mondiale con la piena apertura delle frontiere alle merci e la loro chiusura alle persone, sono tutte misure che stanno cercando, anche con buoni risultati, per adesso, di spostare all'indietro le lancette dell'orologio della Storia. Ma il progresso umano così come non si è fermato nel 1815, non si fermerà nemmeno nel 1991.
La classe dei nobili. con la Restaurazione ha potuto prolungare la propria vita, ma non ne ha potuto evitare la morte, avvenuta nei decenni successivi. La borghesia, dopo il 1815, non si è data per vinta ed ha continuato la sua
ribellione in tutta Europa organizzandosi in Società Segrete, come la Carboneria e, nel 1848, ha promosso un movimento sovversivo che fece tremare tutte le case regnanti dell'epoca e ne avviò la caduta. Come possiamo vedere, la Borghesia è stata una classe tutt'altro che pacifica e che "non ha scherzato per niente"…….chi sa perchè si
meraviglia tanto della classe proletaria e sfruttata di oggi quando le si ribella? Si è dimenticata del proprio passato? No! Questa involuzione succede sempre quando si diventa classe di potere.
Ritornando al raffronto storico! Io penso che, in base allo svolgimento degli eventi storici, si possa dire che come la sconfitta a Waterloo ed il Congresso della Restaurazione di Vienna del 1815 hanno rappresentato per le idee borghesi la perdita di una battaglia ma non della guerra perchè poi le repubbliche borghesi si sono affermate in tutti i principali paesi del mondo, così si possa dire per le idee comuniste a proposito del crollo del Muro di Berlino e dell'URSS. La classe operaia insieme a tutta la massa degli sfruttati troverà sicuramente il modo di spodestare la classe borghese e creare una nuova società senza classi. Se si chiamerà comunista, "marziana" o in qualunque altro modo non ha importanza, come ho specificato nell'articolo precedente: ciò che conta non è l'etichetta ma il contenuto.
Io credo che le idee comuniste abbiano perso una battaglia ma non la guerra, non in base ad un paragone meccanico tra ciò che è avvenuto dopo il 1815 e che, quindi, forzosamente dovrebbe verificarsi dopo il 1991. Questo sarebbe sbagliato! Il futuro non lo sa nessuno, tranne il Padreterno, per chi ci crede. Il mio pensiero si basa su due semplici motivi: 1) La crisi del sistema capitalista; 2) La validità e la forza delle idee comuniste.
1) La crisi del sistema capitalista: con la caduta dell'URSS, in Russia, nella sostanza anche se non nella forma, si è tornati all'epoca precedente la rivoluzione russa del 1917, quando imperava lo Zar e c'era un abisso tra il livello di vita del ricco e quello del povero. Oggi c'è un pugno di persone che vive da nababbi e tutto il resto che soffre la miseria la fame la disoccupazione, c'è gente che vive per strada, che muore di freddo e la durata media della vita si è abbassata. Questa non è una condizione di vita sofferente soltanto del popolo russo, ma della maggior parte della popolazione mondiale che vive perseguitata dalla fame la sete la povertà le malattie le "guerre umanitarie" le "guerre di civiltà" lo sconquasso ecologico e le nevrosi di tutti i tipi. Ciò può essere considerato un progresso per i popoli? Io credo proprio di no! Il capitalismo avrebbe sconfitto totalmente il comunismo qualora avesse risolto definitivamente questi problemi vitali, mentre abbiamo visto che dal giorno della caduta del "Muro di Berlino" i problemi sono aumentati e peggiorati, sia all'Est che all'Ovest. Per questi motivi io credo che ci sia da aspettarsi nuove ribellioni e rivoluzioni epocali, tipo la Rivoluzione Francese e la Rivoluzione Russa, altro che "lunga vita al capitalismo!".
2) La validità e la forza delle idee comuniste: sempre con la caduta dell'URSS nel 1991 si è chiusa l'epoca della "Guerra fredda" tra la Russia e l'America. Quest'ultima è diventata l'impero dominante a livello mondiale e sono venute fuori due nuove correnti di pensiero: il Neoliberismo e l'Integralismo Islamico. Altre non ve ne sono a questo livello. Esse propongono modelli sociali economici e politici peggiori delle precedenti società liberali, per cui non possono essere nessuna soluzione progressista per i problemi dei popoli. Questo è il motivo per cui le idee comuniste rimangono completamente in piedi, anche se alcune esperienze sono andate male. Esse possono dare un grosso contributo alla soluzione dei problemi esistenti. Essendo giuste, troveranno in qualche modo le gambe per poter camminare.
Ciò non avverrà "da un giorno all’altro. Se per la borghesia ci sono voluti vari decenni, anche qualche secolo (oggi le monarchie esistono ancora ma hanno scarso potere) con gli stessi parametri bisogna ragionare nei confronti del proletariato e di tutta la classe sfruttata. Naturalmente i tempi di cambiamento per il proletariato possono essere più o meno lunghi di quelli della borghesia. Questo non si sa! Però bisogna pensare ragionare ed agire in una dimensione di tempi storici, non in base alla durata della propria vita o, addirittura, della propria gioventù. I cambiamenti storici sono lenti mentre la nostra vita è velocissima, "un'affacciata di finestra" come dice un detto popolare. Si dice che nella Storia 20 anni sono pari ad un giorno, quindi la nostra vita nei confronti della Storia equivarrebbe a 3-4 giorni. Che cosa si può fare in 3-4 giorni? Molto poco! Per questo non ci si deve scoraggiare se nella nostra vita non riusciamo a portare a termine i cambiamenti sociali e politici che avremmo voluto. Molte persone si scoraggiano, si dimenticano delle proprie idee, si abbandonano "all'andazzo quotidiano" o se ne passano "dall'altra parte della barricata". "La barricata" c'è sempre anche se i tempi moderni fanno pensare ad una scomparsa. Ma questa è solo formale. Se si ha un poco di curiosità per affacciarsi dietro la forma, ci si accorge che "la barricata" è più alta di prima.
Fino a quando ci sarà un solo essere umano che soffrirà la fame la miseria la guerra l'ingiustizia io credo che avremo l'obbligo morale di imparare dalle esperienze della Storia e seguitare a lottare per una società giusta.
Antonio Mucci
“Pronto Buon giorno sono Daniele di Sky-TV, stiamo facendo una promozione speciale e vorrei parlare con il capofamiglia o con chi si occupa della televisione.”
“Ok Daniele, allora la televisione che mi vorresti proporre mi farà vedere documentari di storia che non si limiteranno più a raccontarmi che cosa faceva il porta borse di Mussolini?
Forse potrò sapere di più sugli Ezbollah, su come stanno andando le cose in Nepal o in Messico?
Insomma sarà una televisione che dà delle informazioni di parte e contraparte in maniera che l'opinione me la posso formare io?
Avrò la possibilità di sviluppare un senso critico attraverso la conoscenza, cioè posso formarmi una mia propria coscienza?
Questo fantastico mezzo di comunicazione che è la televisione lo userete per fare un servizio di informazione culturale, politica ma anche di svago indipendente e di qualità?
Oppure mi vorresti proporre 24 ore su 24 film, cartoni animali,sport e cultura tagliata su misura del uomo medio? Poiché soltanto quando sarò fessa e sola sentirò ancora più il bisogno di consolarmi nel consumismo e di servire così agli scopi del padrone tuo. La televisione statale mi offre questa possibilità a gratis e tu voi che io pago per diventare scema?
Daniele ti faccio il riassunto: molto semplicemente per motivi etici e morali la tua proposta su Sky-TV, qualsiasi sia , non mi interessa. Non me lo prendo con te personalmente, so che fai un lavoro di merda, ma sei te il portavoce di quella robaccia e secondo me ne dovresti essere cosciente e trovarti un altro lavoro. “
Questo è quello che avrei voluto dire a Daniele, invece visto che erano le 13.30, mi si stavano bruciando le Crêpes, mia figlia faceva traboccare il lavandino e Daniele si era dimenticato di chiedermi se avevo tempo e voglia di sentire la sua proposta li ho detto semplicemente: “Grazie, non mi interessa.”
Angelica
Louise Michel (l'eroina della Comune di Parigi) fece un sogno, mentre era in prigione, nel quale un marinaio anarchico si ergeva a vendicatore dei torti subiti dalle classi oppresse. Chiamò Nemo questo eroe frutto della propria fantasia ma, pressata dalla necessità, vendette all'amico Jules Verne la sua visione per la somma di 100 franchi. E Nemo divenne il capitano del Nautilus.
Chi non ha sentito parlare delle gesta (letterarie) di Arsenio Lupin?
Chi conosce, invece, le avventure (reali) di Marius Jacob?
Quanti sanno che Jacob, con i suoi travailleurs de la nuit, portò a termine, nel giro di appena tre anni, tanti di quei furti che il dossier del processo subito nel 1905 constava di ventimila documenti. Al processo, che lo condannerà a 25 anni di Guyana, dichiarò: "... La società non mi accordava che tre vie di esistenza: il lavoro, la mendicità, il furto. Il lavoro, lungi dal ripugnarmi, mi piaceva. L'uomo non può nemmeno fare a meno di lavorare; i suoi muscoli, il suo cervello, hanno una somma di energie da dispensare. Quel che mi ha fatto ripugnare è sudare sangue e linfa per l'elemosina di un salario, è creare delle ricchezze di cui sarei stato depredato. Insomma m'ha fatto ripugnanza darmi alla prostituzione del lavoro. La mendicità è l'avvilimento, la negazione di ogni dignità. Ogni uomo ha il diritto al banchetto della vita. Il diritto di vivere non si mendica, lo si prende. Il furto è la restituzione, la ripresa del possesso. Piuttosto che essere in un'officina come in un penitenziario, piuttosto che mendicare ciò cui avevo diritto, ho preferito rivoltarmi e combattere palmo a palmo i miei nemici facendo la guerra ai ricchi, attaccando i loro beni..."
Il personaggio di Arsenio Lupin nasce, dalla penna di Maurice Leblanc, tre mesi dopo la conclusione del processo. Durante un furto in casa di un nobile, il ladro, accortosi che i mobili antichi in realtà erano dei falsi, lasciò un biglietto: "Tornerò quando i mobili saranno autentici". Chi lasciò il proprio biglietto da visita, Lupin o Jacob?
Perché abbiamo tirato in ballo Louise Michel e Marius Jacob?
Per segnalare come il pensiero libertario sia molto più presente nel nostro quotidiano di quanto comunemente saremmo portati a credere.
Chi, tra gli architetti, non conosce Carlo Doglio o Giancarlo De Carlo. Quanti sanno del loro impegno, certamente maggiore per Doglio, nel movimento anarchico?
Gli intellettuali di sinistra citano a piè sospinto Noam Chomsky, ma lo sanno che è anarchico?
Marcello Bernardi è stato il più famoso pediatra italiano. Tra i suoi lettori ben pochi lo conoscono come anarchico.
Tra gli scrittori da Tolstoj a Camus, Bianciardi, Kafka, potremmo fare un elenco lunghissimo.
E allo stesso modo potremmo citare tanti altri personaggi.
Tutto questo per dire semplicemente, con le parole di Léo Ferré: "...Ecco, se la gente conoscesse l'anarchia sarebbe anarchica così come è innamorata".
Giuseppe Bifolchi
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OGGETTO: |
esposto contro l’ACA S.p.a. in ordine alla transazione col Comune di Popoli ed alla elargizione di borse di studio nell’anno 2001 |
Il Movimento “Coraggio e fermezza nella legalità”, continuando nel suo vaglio critico dei comportamenti dell’ACA S.p.a. (società interamente a capitale pubblico), sottopone all’attenzione delle SS.LL., ciascuna per quanto di competenza, anche i seguenti, anomali episodi (dopo l’esposto presentato alle SS.LL. in data 31 agosto 2006):
· nel 2001, tra l’ACA ed il Comune di Popoli vi era una sorta di vertenza, in quanto quest’ultimo rivendicava un indennizzo UNA TANTUM di 3,5 miliardi di lire per i prelievi pregressi dall’acquedotto Giardino, oltre un canone annuale pari al 15% del fatturato.
Ben presto il Comune, però, riduceva la richiesta di indennizzo da 3,5 a 2 miliardi di lire (v. delibera ACA n. 1 del 29/01/2001);
· successivamente, fermo restando l’indennizzo di 2 miliardi di lire, il Comune di Popoli chiedeva un canone annuo di 500 milioni di lire, mentre l’ACA gliene offriva uno, più contenuto, di 350 milioni di lire, oltre 50 milioni di lire per la metà delle spese legali sostenute dal Comune (v. delibere n. 5 del 19/03/2001 e n. 9 del 26/04/2001);
· quindi, fino alla data del 26 aprile 2001, vi era una differenza di ben 150 MILIONI di lire tra il canone annuo preteso dal Comune di Popoli e quello offerto dall’ACA S.p.a.;
· sennonché, a tal punto, sotto la presidenza D’AMBROSIO, s’inserivano due delibere dell’azienda acquedottistica nella ben diversa materia delle “BORSE DI STUDIO” (SIC!):
- con la prima (n. 11 del 21 maggio 2001), si stabiliva che “in caso di accertamento delle idoneità con articolazioni numeriche diverse” rispetto alla precedente delibera n. 14 del 27/06/2000, “le eventuali disponibilità possano essere rispalmate tra i settori”.
Cioè, al di là del “politichese”, si preparava il campo per far diventare borsisti tutti gli idonei e non solo quelli in graduatoria; - con la seconda (n. 15 del 02 luglio 2001) si procedeva all’assegnazione di ben 10 borse di studio a soggetti quali, guarda caso: CASTRICONE Antonio, figlio del Sindaco dello stesso Comune di Popoli; DI BERARDINO Anna Maria, figlia del Segretario Comunale di Popoli; PIETROMARTIRE Nicolina, moglie del Sindaco di Tocco da Casauria; GENNARI Giancarlo, FIGLIO DI UN ex assessore al COMUNE di pescara; nonché D’INCECCO Roberta, PACE Massimo, BATTISTA Anna, MENNA Pietro, CICORIA Rosario e BREDA Pierpaolo;
· è quantomai opportuno precisare, a tal punto, che, neanche a farlo apposta, le borse di studio si trasformeranno, in prosieguo, in assunzioni dirette: ciò avviene in data 01/10/2001 per GENNARI Giancarlo; in data 01/03/2003 per CASTRICONE Antonio e PIETROMARTIRE Nicolina; in data 01/09/2004 per DI BERARDINO Anna Maria (assunzione, quest’ultima, adottata in spregio anche alla L. Regionale n. 23/2004 che imponeva il rispetto rigoroso delle procedure di evidenza pubblica);
· ma non è finita qui, perché, neanche un mese dopo l’assegnazione delle borse di studio, il Comune di Popoli (che fino a poco prima chiedeva un canone annuo di 500 milioni di lire), riduceva la propria pretesa a 400 milioni di lire, prontamente accontentato dall’ACA S.p.a.!
Vedasi, in tal senso, la delibera n. 17 dell’8 agosto 2001, dove, in maniera del tutto ipocrita e falsa, l’ACA afferma che “il Comune ELEVA a lire 400 milioni di lire il canone annuo per il prosieguo della captazione”: in realtà, il Comune di Popoli RIDUCEVA di fatto la sua pretesa di ben 100 milioni di lire l’anno, dopo aver già ridotto l’indennizzo da 3,5 a 2 miliardi di lire!
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Ciò posto, la domanda sorge spontanea:
- ma l’ACA S.p.a. era nel 2001 (e dopo) un Consorzio Acquedottistico o una SUCCURSALE DELL’UNIVERSITA’ D’ANNUNZIO, che dispensava borse di studio a destra e a manca o, meglio, solo agli amici degli amici?
- mica le borse di studio erano un CAVALLO DI TROIA per successive ASSUNZIONI CLIENTELARI?
- mica c’era un nesso tra l’assegnazione delle borse di studio (e le future assunzioni) e la notevole riduzione delle proprie pretese economiche da parte del Comune di Popoli? Con quali motivazioni quest’ultimo ente può spiegare il repentino “sconto” fatto all’ACA?
- oltre quella di DI BERARDINO Anna Maria, quante altre assunzioni sono state fatte dall’ACA, dal 2004, in violazione della L.R. n. 23/2004? E perché?
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Il Movimento “Coraggio e fermezza nella legalità” si pone e sottopone tali interrogativi alle Autorità Giudiziarie in indirizzo perché procedano all’individuazione di eventuali responsabilità penali e/o contabili.
Gli stessi quesiti vengono rivolti a tutti gli esponenti della locale classe politico – amministrativo per sapere se tutto quanto esposto risponda a criteri di economicità (visto che l’ACA si accinge a ripianare i debiti con un aumento del canone acqua del 13% …..), di uguaglianza dei cittadini davanti alla legge, di rispetto delle aspettative di lavoro di tanti giovani, ecc. ecc..
E ci fermiamo qui. Per adesso.
p.s. per le Autorità Giudiziarie si allegano n. 8 delibere ACA del 2001
Il Vice Presidente Il Presidente
Fabio DI REMIGIO Domenico PETTINARI
Presentato da Domenico Pettinari
LA NOSTRA NAZIONE E’ DIVENTATA TERRA DI SPECULAZIONE E DI SFRUTTAMENTO.
PERCHE’, NON SEGUIRE L’INSEGNAMENTO DEI NOSTRI PADRI, PREDECESSORI, PERCHE’ SI VUOLE DIMENTICARE?
FORSE IL RICORDO BRUCIA IN TE, FACENDOTI SENTIRE PICCOLO, PER NON AVER DATO NIENTE.
IL TUO FUTURO NON L’HO COSTRUIRAI SENZA ABNEGAZIONE, E LA TUA APPLICAZIONE MENTALE;
METTENDO DAVANTI AL TUO IO, LA DELICATEZZA, DI QUEL PICCOLO MUSCOLO CHE TI BATTE NEL PETTO, SARAI SEMPRE UN PUSILLANIME.
DEL’UOMO TI PORTERAI DIETRO SOLO IL SESSO.
Luigi Dezio in arte Popò
LIBANO: UNA FINTA PACE
TRA UNA GUERRA INTERROTTA E QUELLA CHE VERRA’.
Eserciti europei stanno per schierarsi nel sud
del Libano -con le bandiere dell'ONU, in nome della UE e della NATO- fiduciosi
che Tsahal ritiri le truppe e le navi e metta gli aerei negli hangar. Italia,
Francia e Spagna mandano 7000 uomini a garantire una “pace” nel segno della
potenza israeliana.
Il Libano è infatti un paese distrutto nelle sue infrastrutture. E’ quello che
soprattutto voleva Israele.
I morti civili sono oltre 1000, gli sfollati un milione, una società civile a
pezzi; un paese inginocchio ed ora obbligato ad una onerosa economia di
ricostruzione. E’ quello che voleva Israele.
Ora Hezbollah sono osannati come vittoriosi eroi di guerra in Siria ed in
credito di riconoscenza -come resistenti e come potenza economica di
ricostruzione- in un Libano che da oggi si scopre un po’ meno laico; la
resistenza delle milizie sciite ha dato filo da torcere a Tsahal pur senza
impedire le distruzioni ma ha legittimato lo stato-ombra del Partito di Dio in
tutto il Libano. Quello stesso stato-ombra con cui Israele aveva trattato nel
recente passato un cospicuo scambio di prigionieri e con cui non ha mai smesso
di trattare. Infatti Hezbollah è vivo e vegeto: e ad Israele va bene.
La guerra non potrà mai finire; la classe dirigente israeliana continua a
condannare il suo paese allo stato di guerra come dimensione di vita.
Gli eserciti europei
faranno perciò da scudo tra uno Stato che sa di avere un luminoso futuro
imperialista nell’area (sta per arrivare dalla lontana Baku il petrolio nel
porto turco di Cehyan –a soli 30 km dal nord del Libano- e da lì un oleodotto
sottomarino lo porterà al porto di Ashkelon in
Israele, che lo commercializzerà), ed un paese ancora una volta martoriato e
spossessato della sua terra, dei suoi beni, della sua autonomia, tra le continue
invasioni israeliane ed il protettorato siriano. La Francia non poteva restare
muta di fronte agli appelli della “sua” borghesia libanese;
l’Italia non poteva perdere questa occasione per ricostruirsi un ruolo nello
scacchiere mediterraneo e con lei la Spagna, entrambe alle prese con seri
problemi di immigrazione dai paesi costieri. Ma tutta l’Europa spera di
guadagnarci indirettamente, sulla distanza: una riduzione almeno dell’1% del
prezzo del petrolio e le solite commesse nella ricostruzione. Senza contare la
partecipazione della Turchia, amica di Israele, ed un’eventuale presenza della
Russia, gradita alla Siria (vedi progetto di base navale russa nel porto siriano
di Tartus). Nello scontro interimperialistico che va dal Medio
Oriente all’area turanica, il fronte libanese sarà ancora il campo di battaglia
tra gli interessi che dall’Iran guardano verso ovest tramite la Siria ed il
Partito di Dio in Libano, e l’avida potenza di Israele, per procura USA. Lungi
dall’essersi incrinato l’unilateralismo statunitense, l’Europa non può che
portare perciò una finta pace su un fronte senza futuro di pace.
Senza futuro finchè non matureranno movimenti realmente anti-imperialisti ed
antimilitaristi da entrambe le parti, in grado di mobilitarsi per il ritiro di
soldati e coloni di Israele dai territori occupati dal 1948 in poi, per la
smilitarizzazione di tutta l'area ed il disarmo. Per questo non
possiamo che porre la nostra fiducia nella speranza che i lavoratori e le
lavoratrici di Israele si organizzino per respingere la politica militarista e
colonizzatrice dei loro dirigenti, e tendano la mano al popolo palestinese
(vittima sacrificale e misconosciuta in questo conflitto). Nel fatto che il
popolo libanese riesca ad opporsi alla minaccia israeliana, e a dimostrarsi
capace di ricostruire, oltre ai ponti e alle strade, quella società civile
composita e laica che si stava organizzando negli ultimi
tempi, liberandosi dell'ingerenza dello Stato siriano e della influenza militare
e religiosa incarnata nel partito di Hezbollah. A tutti coloro che si oppongono
alla guerra, ai comitati popolari di resistenza palestinesi contro il muro, al
movimento israeliano degli Anarchici contro il Muro, ai
militanti comunisti libertari di Al-Badil in Libano vada tutta la solidarietà
internazionale del movimento comunista anarchico e libertario perché dalla loro
attività nascano speranze di rinascita nella società civile palestinese,
israeliana e libanese, per la pace contro ogni militarismo, per la solidarietà
contro ogni cultura di morte, per l’emancipazione contro il dominio di qualsiasi
èlite. In Israele, nella Palestina occupata, nel Libano e in tutto il
Medio-Oriente, la via verso la
pace non è quella dei rapporti di forza militari, la pace non può che nascere da
un equo accesso alle risorse e alle ricchezze e non può che avere un futuro
nella costruzione di un’alternativa popolare laica, internazionalista ed
anti-imperialista.
Roma, 29 agosto 2006
Federazione dei Comunisti Anarchici
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Viaggio nei luoghi della Rete Nonviolenta Abruzzo
Questa volta il viaggio nei luoghi della Rete approda sulle rive teatine per incontrare la Cooperativa Mate che, attraverso il suo infoshop, ubicato a Sambuceto, di fronte all’hotel Dragonara, è senza dubbio una delle realtà più attive e vivaci di tutta la rete. Abbiamo posto alcune domande ai cinque soci fondatori della cooperativa: Manuela, Paola, Stefania, Luigi e Massimiliano.
Partiamo da un’apparente banalità: perchè avete scelto di chiamare la cooperativa “Mate” ?
Ci siamo ispirati all'infuso di yerba Mate degli indios Guaraní, una bevanda tonica, energizzante. In America Latina bere Mate è un rituale quotidiano come per gli italiani bere un buon caffè, un rito di condivisione con ospiti e amici.
Quali sono i principi costitutivi della vostra cooperativa?
Siamo una cooperativa sociale, dunque rivolgiamo particolare attenzione alle categorie più deboli, che trovano maggiore ostacolo nell’affermazione dei propri diritti a causa di condizioni economiche e sociali svantaggiate.
Questo impegno si traduce nella promozione del commercio equo, dell’editoria di piccoli e medi editori e del turismo responsabile, ma anche in attività di formazione e informazione sui temi dell’economia solidale e della sostenibilità.
Quali sono le attività che attualmente state svolgendo ?
Molti ci dicono che siamo iperattivi, effettivamente in pochi mesi abbiamo proposto tante attività: incontri sui temi dell’economia solidale con protagonisti come Francesco Gesualdi, Antonio Onorati, Marco Servettini; incontri letterari e readings con scrittori celebri come Remo Remoti e con autori abruzzesi emergenti.
i “Dialoghi di Genere” del gruppo spontaneo di studi e attività “Tina Modotti”; il laboratorio teatrale “La via delle spezie” in collaborazione con l’associazione “Macchina Desiderante”, i laboratori d’arte per ragazzi.
Poi ancora la partecipazione alle attività del gruppo di coordinamento di Agenda 21 locale del Comune di Chieti; l’impegno nel Coordinamento delle botteghe del commercio equo e solidale d’Abruzzo.
Come è nata l’idea di far parte del circuito delle librerie “Interno 4” ?
Il circuito Interno 4 di NDA offre una vasta vetrina della produzione editoriale di qualità italiana ed estera, con un’attenzione privilegiata ai piccoli editori.
Questa scelta ci ha permesso di proporre una libreria specializzata su tematiche specifiche come la saggistica socio-politica e culturale contemporanea, i fumetti, il cinema, la musica, le arti, la narrativa dei nuovi scrittori italiani e stranieri.
In un contesto socio - culturale , come quello teatino, una realtà di promozione sociale quali difficoltà incontra ?
Il contesto territoriale in cui operiamo è difficile, per la scarsa presenza di partecipazione attiva alla vita sociale, culturale, politica. Il nostro lavoro vuole far emergere energie positive tese al cambiamento, accrescere la consapevolezza e la fiducia nella proprie capacità di modificare l’esistente, specialmente nei giovani.
Qual’è il senso della vostra adesione alla Rete Nonviolenta Abruzzo – nodo della Rete Lilliput ?
Sebbene ciascuno di noi provenga da contesti culturali e politici diversi, condividiamo pienamente i temi forti della Rete Lilliput: la riflessione e l'azione per la pace e l’economia di giustizia.
Un modo di stare nel movimento facendo della nonviolenza un metodo d’azione quotidiana e un ideale, l’utopia che “serve a camminare” come direbbe Galeano.
A quasi cinque mesi dall’apertura del vostro infoshop, volete fare un primo parziale bilancio del lavoro svolto ?
La collocazione dell’Infoshop fuori da un centro cittadino non ci rende le cose facili, essere in un’area ad altissima presenza di grande distribuzione è un po’ una provocazione, ma abbiamo lavorato molto per portare le persone a conoscere ed apprezzare il nostro spazio e le nostre iniziative. Siamo un ponte, anche per la nostra vocazione a lavorare in rete.
Montesilvano, Settembre 2006-09-10
Michele Meomartino
(prima parte)
di Giacomo D’Angelo
La Shoah non piace ai politici chietini. Né a quelli di destra (estrema), ma non è una novità, né a quelli di sinistra (ultramoderata, la sola possibile nella città-camomilla). Da una parte le nostalgie nefande dello Xu-Cocul-Clan, dall’altra l’ignoranza crassa, bovina, turpemente imbarazzante del gasparismo dernier cri (ma lo zio Remo sapeva navigare senza paternalismi storicisti). L’episodio di Tommaso Coletti, presidente della provincia di Chieti, che si rivolge ai giovani dei centri per il lavoro con l’incipit di scellerato sarcasmo che campeggiava sugli ingressi dei lager (“Il lavoro rende liberi”), non è l’incidente di un gaffeur, la topica di uno studente della scuola dell’obbligo, lo scivolone di un vecchietto dalla memoria vanente, ma un badiale errore culturale e politico, un esempio di miserabilismus (leggi: poveraccismo) che non ha giustificazioni, un atto teppistico ancor più grave se involontario (ma può essere automatica una bêtise in un documento ufficiale?). Aggravato dal fatto che il redattore del testo, dopo aver citato la macabra frase nazista, ha scritto di non ricordare dove l’avesse letta, confermando tristemente il suo pressappochismo, la tabula rasa di informazione storica che ingombra la sua mente, la desolazione del suo bagaglio paraculturale. Tutti i colleghi del Coletti sono corsi in soccorso dello «sventurato», con unzione ipocrita, con sdegno posticcio, da Del Turco, più trombonescamente arcifànfano che mai, a D’Alfonso (che in tale circostanza avrebbe potuto distinguersi dalla mandria, lui che dialoga con Cacciari di questioni metafisiche e ricerca sulla scia di Carl Schmitt un nuovo Nomos della terra per contenere la coppia amico-nemico). Nessuno, nemmeno un politico dell’opposizione (ma un aennino o un placido pastore forzitaliota possono indignarsi per simili inezie?), che abbia trovato il buon senso di dire la parola giusta: dimissioni. Eh già, dimissioni. Un amministratore pubblico che s’impantana così incresciosamente con le tragedie della storia e tenta anche di ammantare lo svarione con capziosità loiolesche da mozzorecchi o con tortuosità semanticamente deliranti dimostra di ignorare l’abc della politica. Non occorre essere un Pareto, un Bobbio, un Hans Kelsen o un Arturo Carlo Jemolo per riferimenti storici incisi nella memoria collettiva. Amnesie sconcertanti per un comune cittadino, diventano agghiaccianti per un politico. Invece il Coletti, che già in un incontro con le Iene televisive aveva mostrato l’abisso delle sue nozioni storiche (ignorando non solo l’anno ma il secolo della rivoluzione francese), si è testardamente inciuchito nel presentarsi mondo da errori, ma, alla domanda puntuale della giornalista Daniela Senepa, ha disquisito con balbettio da scolaretto colto in flagrante che le parole hanno un valore: pareva di sentire il Sartre di Les mots o l’Heidegger delle lezioni sulla Logica come problema dell’essenza del linguaggio. Ma che libri legge il Coletti? Che giornali? Solo i bollettini di partito? Con chi discute, scambia opinioni, cazzeggia di problemi sociali, commenta un film o un libro o un elzeviro o la pagina del sabato di Europa, il pretenzioso quotidiano del suo partito? Chi sono inoltre i suoi gosth writers? Non c’era vicino a lui un portaborse laureato, un lecchino acculturato, un correttore di bozze full time, una balia-badante-segretaria mentre dettava l’ignobile scritto? Parafrasando Primo Levi, sulla falsariga del Coletti (avrà mai letto il libro più celebre dello scrittore torinese?), si potrebbe dire: se questo è un politico. Lo è purtroppo, anzi è lo specchio della classe dirigente di una città politicamente più sorda che mai, di un partito che è la degenerazione estrema del gasparismo, di una coalizione inzeppata di arrivisti cialtroni e somari, di una regione governata dall’ammucchiata più improvvisata di incompetenti e di succhiaquattrini. Si dirà: ma il Coletti è sempre meglio del Cucullo. No, è infinitamente peggio. Il vecchio
relitto di Salò conserva la sua impudente coerenza nel brago di baciapile e di gesuiti della irredenta chietinità, mentre Coletti non sa nemmeno riconoscere un sesquipedale errore, anzi orrore, che ostenta quasi come un labaro. Rimanda una faccia tosta pari a quella di Cesaretto Camillone, altro simbolo nauseoso della palude teatina. Se Coletti si dimettesse, avrebbe ancora il tempo di frequentare un corso di rieducazione, come accadde a Mario Tanassi (già gratificato, lui ministro, di un diciotto da Arbasino a diritto internazionale), o, più recentemente ad Arnaldo Forlani. Non gli basterebbe una vita per imparare qualcosa (ars longa, vita brevis)ma meglio un sillabario pinocchiesco che lo sputtanamento della lex fundamentalis. Quando il centrodestra spazzerà via l’attuale scarpettiana giunta Ricci, ai revenants consiglierei di lasciare alla direzione del teatro cittadino l’ottimo Francesco Di Vincenzo. Non ci sarebbe che lui ad allestire una pièce sulla farsa del centrosinistra a Chieti provincia e comune. Dopo il processo Matteotti il sabba di Coletti?
Ciucci e presuntuosi.
Se Coletti tronfieggia con i penosi tentativi di dare una forma al suo vuoto pneumatico, senza cercare una maschera o un nascondiglio che lo celi ai più, altri politici abruzzesi fanno a gara di modestia. Il sindaco di Teramo, che ha inventato la «notte bianca» dopo il cavallo e l’acqua bollita, alla domanda dell’implacabile Senepa (la più brava delle giornaliste televisive) su dove passerà a’ nuttata, risponde malmostoso:«Io sarò dovunque». Forse in cielo, in terra e in ogni luogo. Padreternamente. Alla maniera di Berlusconi. Per (nostra) fortuna la non intimidita Senepa sottolinea argutamente la gonfiezza retorica del primo cittadino teramano. Ma c’è di meglio, o peggio. In un’intervista sull’Espresso (24 agosto 2006), il neopresidente del Senato, Franco Marini, che torna spesso nel suo paesello, San Pio delle Camere, ma non si degna di commentare lo scempio della piana che furoreggia in quel posto, dichiara a Stefania Rossini:«Se mi passa l’immodestia, le dico che per un periodo sono stato il miglior contrattualista non della CISL ma di tutto il sindacato italiano». Ma chi erano gli altri? Il Bertinotti che di contratti non ne portava a termine nessuno? Il Del Turco che come sindacalista non passerà alla storia? Parafrasando Brecht: beato quel paese che non ha bisogno di sindacalisti-eroi…
I Bertinotti-Brambilla in vacanza.
Talvolta basta la frase balenante di un articolo, per comprendere come siano cambiati i tempi, i costumi, i modelli culturali. Negli anni ‘50, i comunisti mangiavano i bambini (il benessere latitava…), ma incutevano rispetto più che paura. I bravi borghesi dell’epoca, i benpensanti della moderazione di stagione, stavano alla larga dalle mutrie inciprignite dei trinariciuti, ma nel fondo pigro delle loro anime covava un sentimento di ammirazione verso quei trucibaldi della falce e martello.
Distinguere gli ebrei-popolo dagli ebrei-potere Usa
LA MIA ESPERIENZA IN FATTO DI EBREI
di Carmelo R. Viola
Parlo non di libri letti ma di esperienza vissuta. Sono stato a Tripoli per 14 anni (1941-54) durante i quali c’era una grande comunità di ebrei. Li ho avuto colleghi di lavoro presso gli uffici militari alleati dopo l’occupazione del gennaio ’43 quando le scuole erano ancora chiuse. In quel tempo persone di ogni età e sesso venivano assunte dalle truppe occupanti. Sul posto di lavoro, contemporaneamente alla burbanzosità degli alti ufficiali americani (io lavorai anche al Quartiere Generale dell’aeroporto della Mellaha), ebbi modo di constatare la non comune capacità degli ebrei ad apprendere le lingue estere. Io, che avevo già studiato il tedesco (avevo 14 anni) e che ero alla sintassi della inglese, difficilmente competevo con ebrei che di inglese sapevano solo qualche parola e locuzione comune. Questo significava il loro naturale sviluppo di potere di adattamento, probabile effetto della diaspora. Imparai sin da allora a conoscere e ad apprezzare le ragazze ebree, molto accattivanti, spesso belle, sempre emancipate. (Voglio dire tutt’altro che bigotte!) Della questione di Sion non gliene importava un bel niente.
Ebrei ebbi ai banchi del ginnasio e del liceo. Così pure insegnanti. Tutta brava gente. Ne conobbi non pochi per via di mio padre, impiegato del Municipio prima e, poi, a seguito della libicizzazione, come rappresentante di commercio in attesa di reimpiego in Italia. Li conobbi come medici, anche personali, come esercenti delle più varie attività, soprattutto come librai (io cominciai sin da allora a comprare libri per la mia biblioteca:invece di sigarette, compravo testi da leggere) e perfino come amici vicini di casa. In ultimo, come padroni di casa. In patria farò una rivista internazionale e diverrò esperantista e, a sèguito di queste due circostanze ma anche della mia attività giornalistica e culturale, conoscerò diversi ebrei. Avrò un corrispondente anche da Haifa: tale Hocchauser, ebreo di origine tedesca, che aveva perso l’intera famiglia in un campo di deportati. A Tripoli, nel 1948, ebbi una polemica con l’amministrazione scolastica: dei compagni di scuola, italiani, tra cui il noto Valentino Parlato (anche amico extrascuola) mi tradirono; l’ebreo prof. Eusebio Eusebione fu uno che, assieme all’intellighenzia della sinistra tripolina, mi sostenne a spada tratta: gli devo imperitura riconoscenza. A Tripoli avevo un amico ebreo coetaneo, compagno di idee, il cui fratello era stato deportato dall’Italia. Una lettera di questo, giunta non so come, descriveva le macabre attività cui erano costretti i morituri. A Tripoli di ragazze ebree ne conobbi un mare: a scuola e fuori. Le ritrovai nel mio condominio ed anche venivano a casa mia, tutte per lavori di inservienza. Tutte , lasciatemelo dire, da amare.
A scuola c’erano anche dei musulmani. Mancavano solo le mussulmane che, appena puberi, venivano condannate alla copertura del viso e alle logiche conseguenze sociali. Erano tutti colleghi allo stesso titolo. Non ricordo un solo screzio per ragioni religiose: tutti frequentavano la scuola sei giorni la settimana. Un giorno di Carnevale, ero al liceo scientifico, furono proprio un alto e snello ragazzo ebreo ed un grasso ragazzo arabo a farci divertire un mondo entrando in classe l’uno con il vestito dell’altro con un docente di matematica (un ingegnere dell’Unpa!) che ci parlava un poco come Guglielmo Inglese! Qualche tempo dopo l’invasione alleata la direzione del Corriere di Tripoli passò al bravo ebreo Ortona. A casa mia (allora era consentito il subaffitto) veniva un interprete ebreo al sèguito di un avvocato italiano assieme ad un interprete arabo: tra di loro c’erano rapporti di perfetta sinergia.
All’entrata di alcuni locali pubblici si leggeva un triste cartellone relativo alla “pura razza ariana”, il che significava divieto d’ingresso agli ebrei. I quali restavano persone laboriose, dignitose e particolarmente gentili. Fra gli ebrei non esisteva né la disoccupazione né il mendacio. Ogni rampollo ebreo provvedeva a farsi un lavoro e a rendersi indipendente. Al contrario, ogni venerdì, risuonava il lamento islamico “lillah, anè mskin!” (“dài a Dio, sono povero”). Ma anche gli arabi era brava gente e non necessariamente fanatica se talora incorreva nelle brutali punizioni corporali per l’infrazione del digiuno del Ramadan. Erano mansueti ma erano stati abituati (in sede di rigorosa catechesi) ad odiare gli ebrei: non sapevano d’invidiarli per le loro virtù e per sentirsene inferiori ovvero come se quelli fossero la causa della loro povertà. Quando nel 1948, vennero aizzati in due pogrom molto sanguinari, animaleschi e crudeli contro gli ebrei, probabilmente sotto sotto dagli amministratori inglesi, non si accorsero, nella furia omicida, di colpire perfino degli amici! Tutta Tripoli solidarizzò con le vittime ebree, totalmente innocenti, meno qualche “dotto cattolico” che ripeteva che per dare uno Stato agli ebrei, si sarebbe dovuta strappare una pagina della Bibbia! Si riferiva allo Stato d’Israele.
Un gruppo di ebrei, controfigure degli Usa, avevano depredato un pezzo di Palestina, prendendo a pretesto l’olocausto nazista, che i cosiddetti revisionisti negano (pur dovendo ammettere la deportazione e le conseguenze di questa). L’Onu, strumento Usa, aveva assolto quell’incommensurabile crimine pur non avendone alcun potere. Ma il problema non sta in questi termini. Gli ebrei non meritavano alcuna deportazione o persecuzione, anzi oserei dire, che di ebrei ce ne vorrebbero dappertutto per avere più civiltà. Lo Stato d’Israele è una creatura statunitense, che ha coinvolto una serie di generazioni di ebrei, che invece di chiedere ospitalità o il placet della convivenza, accampano diritti categorici in nome di tradizioni millenarie ma soprattutto delle armi e si ritrovano in un’isola nel cuore del mondo islamico dove vivere diventa sempre più aleatorio. Si dice che il diavolo faccia le pendole ma non i coperchi.
Ho conosciuto Carlo Levi, Bruno Segre, direttore dell’ancora esistente periodico torinese “L’Incontro” e (benché filoamericano) strenuo sostenitore del movimento bruniano del “libero pensiero”, il che significa che il laicismo può anche essere prerogativa di ebrei; perfino il famoso scrittore, Pitigrilli, alias Dino Segre, che mi scriveva da Parigi con affettuosa amicizia. Saprò poi ch’era stato agente dell’Ovra, il che prova che poi non è tanto vero che gli ebrei siano praticamente fedeli alla propria stirpe. Manifesterà la sua conversione alla religione cattolica con il romanzo (credo l’ultimo) “La piscina di Siloe”.
Che gli ebrei abbiano dato al mondo uomini di altissimo talento è un fatto oggettivo: da Spinoza a Marx, da Freud a Fermi, da Einstein a Rita da Montalcino è tutta una carrellata di grandi personaggi di pensiero, di scienza e di arte a cui l’umanità deve riconoscenza e rispetto. Non so cosa ci sia da ridire sull’attore Arnoldo Foà, vivente, o sullo scrittore Primo Levi, ex deportato, o sul prematuramente scomparso bravissimo attore americano Montgomery Clift, per il fatto di essere ebrei.
Capisco che le comunità ebraiche ufficiali debbano solidarietà allo Stato d’Israele, autocondannatosi ad un gioco sempre più pericolosamente politico e violento (un’avventura senza via d’uscita, più suicida che autoliberatoria), ma ciò non ha niente a che vedere con la gente ebrei. Di cui credo di averne conosciuti così tanti da potere emettere un giudizio di piena assoluzione. Anzi, con riferimento ai nostri tempi, sostengo che la questione ebraica è un prodotto di notabili, in genere fanatici più del dovuto, e dallo spirito d’intolleranza di coloro che li ospitano, anche perché riluttanti ad ammettere la propria incapacità dello stesso spirito di corpo e dello stesso livello di civiltà.
Certo, gli ebrei sono notoriamente dei buoni uomini di affari, “buoni” significando solo “capaci di far funzionare al meglio il capitalismo, oggi neoliberismo". Io non voglio dire che il mercato sia stato loro insegnato dai padreterni della predonomia, individui senza patria e senza morale. Non dimentico la interiezione attribuita a Cristo (storico o mitico poco importa) rivolta ai mercanti del tempio cacciati via in malo modo e con queste parole: “era la casa del Signore, ne avete fatto una spelonca di ladroni”. Non dimentichiamo che anche Cristo sarebbe stato ebreo. Mi chiedo solo se i nostri “padreterni”, che masticano il bene del paese come gomma 24 ore su 24, siano moralmente migliori di quei mercanti cacciati come topi di fogna.
Carmelo R. Viola – Centro Studi Biologia Sociale – crviola@mail.gte.it
(Mia esperienza ebrei – 30.08.06 – 2327)
Presentato da Gianni Donaudi
diredire crocette ...........
Spesso iniziamo balbettando suoni-voci-idee e solo poi-dopo ci ritroviamo a vivificare più chiare visioni, quelle che sempre ci circondano, sempre, ci accompagnano e le soffriamo godendone. Stavamo gustandoci un Cornetto, quello che i bar offrono oggigiorno ad un prezzo appena-appena sublimato dal suo reale valore possibile: farina-zucchero-acqua-cottura-distribuzione-tecacon-servativa-barman-tovagliolo-scontrino e rispettive tasse le quali maggiorano prima ogni singola voce, poi arrotondano il totale: un cappio perfetto!
Ma-forse il costo sarà quasi congruo: tutti questi mattoni a filiera....... paiono comporre una spirale!
Ed è la forma del cornetto quella che ci stimola e conforta, quella forma stilizzata a mezza-luna, mentre salivosi già abbocconiamo uno dei due suoi corni.
Noi mordiamo una forma a “mezza-luna” ispirati dalla massima goethiana: Scrivete pure poesie su le rosse rose ......... ma le rosse mele bisogna morderle!
O sarebbe meglio mordere il Croissant, invece del cornetto: forma e sostanza sono consimili.
Un Chifel ha uguali doti: noi non sapremmo distinguerlo dal Croissant, nè dal Cornetto.
Bello è che i modernissimizzati dizionarizzanti vocabolarizzano tutte e tre le voci: lo fanno con affinità sorprendenti, senza però legarle, lego-logia, nè rinverdiscono quel dalmata-Tommaseo-latrante-sinonimi per ogni dove il suo naso lo portava.
Anche da vecchio ed ormai cieco fetiva con nari a spelonca ogni soffio, ogni anemos, ogni animale spirito ...... salvo quelli alcolico-bacchici...... era astemio quel povero dalmata, nè noi vedemmo mai cani ubriachi, casomai li tememmo idrofobi, ammorbati d’acqua.
La “cosa” che più ci induce al sorriso è quella forma comune che Cornetti-Croissant-Chifel hanno. Hanno forma di mezza-luna, mentre la pretesa sostanza è pressochè identica.
Questa Mezza-Luna-Dolce, in Europa, ha esperienza-commercio ormai tetrasecolare, cioè quadrisecolare, potrebbesi incorniciarla.
Bisogna ricollegarsi alla Presenza Turca in quel di Vienna, allorquando assediati ed assedianti, la mattina, insieme, si dolcificavano bocca ed esofago con stessa metodologia anatolica.
Perchè mai quindi quest’islamismo coinvolgente non avrà indotto i Lordosi-Puristi-Occidentali a fognare da subito questi dolci-turchi, o Dolcezze-Turche?
Queste pasticciate paste-dolci a noi paiono un’esca, pare di sentire, di leggervi su scritto:
“Mangia questi dolci satellitari-lunari-crescenti e.......... e ringrazia il Donatore come quando si ringrazia, come quei che ringraziano, il loro Padre per il pane che quotidianamente è sapido-arricchito dall’altrui sudore........ quello versatovi sopra, per realizzarlo.”
La digeribilità del Cornetto-Croissant-Chifel non è stata disturbante nè è stata disturbata............
Disturba appena l’altro assorbimento, questo sì di difficile digestione, quello plurielettorale.
La Triplice-trina-terza elezione dell’italiano-votante si sta reallizzando in quest’albore di terzo-millennio. Oggi, sabato 24-6, è giorno di commemorazione della nascita di quel Giovanni ........ quello che nel deserto mangiava cavallette senza imbrattarsi (conferma Bruno-Santificato con Agostino-Santo).
Oggigiorno chi mangia cavallette è, dal Battaglia e da tant’altri echedemidici cattedratici, detto “animale e acridofago.........”. Vogliono schernire quelle popolazioni povere che ancor oggi.......... , scherniscono e scordano il Giovanni, nato il 24 giugno, come bollo e bolla pare confermino.
Ma oggi è, politicamente, anche la vigilia della terza-italiana-votazione, nè stasera mangeremo perciò pesce: meno caro e costoso è un cosciotto di casto agnellus, di casta agna (mai Agnus-Castus), di castagna maronata o di castaccio farinosissimo.
La digestione? Il problema è quello di digerire queste tre votazioni in un sol bimestre............ .
Quest’ultima sia sacrosanta!
Sia terza, santificante e risolutiva.
A furia di far croci ............ andrà a finire che i clericali si sentiranno i veri vincitori........ .
Ma è proprio in questo non cornuto-argomento che vorremmo esplicitare un cornuto-commento. Votano i popolani-demos quasi divisi da un diametro in due diversi schieramenti-emiciclici.
Autodefiniti-centro-sinistra votan-no per......... facendo la loro crocetta........
Autodefiniti-centro-destra votan-si per.......... facendo la loro crocetta........
Creduloni che credono che le crocette incrocino-o-facciano-incrociare i propri destini con le loro mire, i desideri, le prospettive, gli ideali e fame e quant’altro sanno precipitarvi-sintetizzarvi dentro.
Noi vediamo quelli “di sinistra” che fan croci.........
Noi vediamo quelli “di destra” che fan croci..........
Stavolta quali crociatori vorrà mai premiare il Buon Dio?
O vorrà Egli solocontinuare a ripremiare i suoi crociati?
Qualche sospettoso-timore sarà pur venuto a lui-medesimo..........
Votino e rivotino e votino anche tre volte............ ma che votino lì sotto, sottostando.......... basta che non finiscano per votare anche tonalità d’azzurro: l’azzurro che che è colore (zoll) variante tra il celeste ed il turchino............ turchino........ pare una canzone questo Turkino....... già che Turk in lingua-turca vale proprio per Canzone!
Ma è che la divinità celeste, adorata nella misera terra puntiforme, da miseri bipedi-umanoidi-mai subì o fu sottoposta a scelta elettorale!
Votare un Dio è come votare un Re: il Re è Re per razza, per dinastia, per ereditarietà, casomai per acclamazione. I romani “elessero” in 160 anni ben 70 Re, mentre la povera Francia in 1200 anni ne vide succedersi appena 63; stando ai pignoli conti del Montesquieu.
Quanti papi si son eletti nel frattempo?
Tanti, tant’è vero che l’abbondanza dei pretendenti a volte l’indusse a non-promisque-coabitazione: due insieme, però lontani !
Mai però i clericali si spinsero fino a votare divinità. Essi si limitano a celebrare santificazioni di esimi fedeli a ranghi celestiali, poi votano (ispirati) il lor papa, ed eleggono variamente ogni piolo della lor scala gerarchica....... cardinali, arcivescovi, preti, monaci, novizi, vicari, abbatesse ............ .
E’ che i clericali votano, amano votare............. fors’anche perchè graficizzare una crocetta è cosa per essi .......... connaturata, spiritualmente!
Come fanno, invece, a far con lapis le crocette quei che poco amano divinità comunque vestite?
E’ una questione che non amiamo considerare.
Solo verifichiamo che alla fin-fine non crocette fanno-scrivono.
Essi fanno delle “X” in quadrati convenuti.
Fanno “X” e dicono che han votato.
Ma, ed, è il clamore assordante che precede-segue tante votazioni quel che ci raggiunge con assordanti celebrazioni polemiche.
Evviva il Buon Dio, lui almeno non ama .............. : l’altra notte, il 23-6, turbato da tanti messaggi promozionali-ammonitori di questi giorni........ vagamente ricordo un sonno agitato da un sogno inconsueto.
Ho sognato, con tanti bei sogni che ci sono, ho sognato una voce che mi raggiungeva da sommità. Una voce tuonante, appena tenebrosa, mi ammoniva a boicottare il voto sul nuovo dio, proposto da alcuni settari, eretici, inadempienti gente sempre buona a far male.
Questa Voce apocalittica, nel sogno, mi avvertiva che questa votazione-per-sostituire-divinità era proprio una votazione per gente che mai avrebbe goduto di scrutinazioni esaudienti.
Tieniti tuo padre, tieniti il tuo destino e tieniti pure a me! ..... chi lascia la via vecchia per la nuova ...
I sogni, si sa, amano esser esaltati da Froid, da psicologi, da ipermetropi che san vedere anche dietro i muri del vuoto. Nè amerò spendere alcun centesimo per andarli a consultare.
Io mi tengo il mio sogno e ......... solo mi rammarico di non aver avuto visioni più esaltanti............ una bella Annona.......... come quella che vide il caro Heine........ e che giurò per-con lei con sensazioni di una gradevolezza degna di un evento confortevolissimo! Buon per lui.
A noi non rimane al fine che gustarci qualche altro chilo di bicornuto-Cornetto o cresciuto-Croissant o Chifel-cippum!
Di quanti cornetti avremmo potuto godere con tutti quegli euri che son stati “consumati” nelle votazioni?
Fra-ttanto un predicante muto ci sprezza, lui che nelle sue femminalia si tien stretto.........
Mentre noi parliamo a noi stessi dato che altri-molti poco ci confortano.........
Mentre una spirale pare avvolgerci ed avvolgere in labirintici meandri........ meandri bellissimi come quelli cantati da Ovidio alloquando scopre il bel fiume Meandro godere delle sue anse e delle sue formosissime curve che lo rallentano oltremodo.......... e frattanto gode quel fiume giocoso...... recurvatis ludit in undis......... .
Ovidio rivestito ormai da Annunzianesimi complessati e schifosi, giochi mucillaginosi.......... .
Meglio mi paiono tre cornetti che non tre votazioni...........
Meglio mi paiano sempre tre cornetti che non tre votazioni..........
Meglio stava Catone abbandonato dalla moglie sua.......... meglio di quando tornò, lei, con la sua cornucopia piena di corna e ...... ed il censore la raccolse veloce, più veloce del cervo ........ chi ama questo Catone? Qual’è il suo barbiere-capelliere-tonsore.......... con quali seghe lo monderà mai?
Vale! Stelio