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ALCUNE CONSIDERAZIONI SUL G8 DI GENOVA
8 SPUNTI DI RIFLESSIONE PRIMA DEL G 8
* NON VOGLIAMO MANGIARE ALLA VOSTRA TAVOLA
Lettera ai detenuti vittime della repressione
CAVALLO PAZZO (da I Grandi Piani, di Jan Frazier)
Riflessioni di un solitario che ha scelto il bosco sacro
BREVE STORIA DELLE ISTITUZIONI POLITICHE IN OCCIDENTE ( 2a parte)
L'angolo della poesia - Pranzo sulla statale
ALCUNE CONSIDERAZIONI SULLA RIUNIONE DEL G8 A GENOVA
dì Antonio Mucci
Come tutti, o quasi tutti, sanno nei giorni 20-21-22 luglio si terrà a Genova una riunione dei capi di
Stato degli 8 paesi più industrializzati e potenti del pianeta. Tutto il movimento di Seattle, dagli inizi
fino ad oggi, con il suo comportamento fantasioso deciso combattivo e la volontà di volere fare la manifestazione
a Genova ad ogni costo, esprime una radicalizzazione della società attuale, cioè
uno scontento generale della popolazione nei confronti dei governi delle grandi potenze capitaliste. In particolare
si può dire, io credo, che esprima la crisi, la rabbia e l'importanza del ceto medio che
sta subendo un abbassamento del livello di vita a causa delle tasse elevate, della crisi della piccola imprenditoria
e del piccolo commercio. In Italia la percentuale delle famiglie povere è aumentata dal 6 al 10 % in pochi
anni, cioè quasi raddoppiata. Inoltre la composizione e la natura politica di questo movimento di Seattle
confermano la sua provenienza dalla classe media perché, in genere, i dimostranti sono giovani, studenti
e intellettuali che contestano l'attuale società e lottano per un programma democratico-riformista.
I mass media italiani, intorno a questo G 8 di Genova, stanno montando volutamente un clima di violenza e terrore
per deviare l'attenzione dell'opinione pubblica dai problemi reali a quelli falsi. Stanno creando
una psicosi di paura tale su quei tre giorni a Genova che sembra trasformata in un immenso Castello di Gracula
dove ci sarà da stare attenti a tutto ed a tutti. Sarà meglio ammazzarsi prima ancora di arrivarci....è
meglio scherzare un poco...
I problemi reali del pianeta, secondo me, sono le 40000 persone che muoiono di fame ogni giorno, nonché
i miliardi di esseri umani che soffrono la fame e la sete, il buco dell'ozono, l'inquinamento dell'aria e dell'acqua,
l'ettrosmog, la "mucca pazza", i cibi cancerogeni, la contaminazione da uranio impoverito, le malattie
come l'AIDS, l'EBOLA, i cibi transgenetici, le "guerre umanitarie" che stanno sterminando il mondo, la
disoccupazione, il lavoro minorile, il risorgere dello schiavismo dopo secoli che era scomparso, ecc. E' meglio
fermarsi altrimenti riempio tutto lo spazio che mi spetta per l'articolo.
I problemi falsi e ridicoli sono: la minaccia del terrorista Bin Laden di bombardare il palazzo del
convegno a Genova il giorno della riunione del G.8 (notizia messa in giro dal controspionaggio Russo); la paventata
ribellione dei detenuti nelle carceri italiane sempre in quei fatidici 3 giorni; l'asse anarchico-terrorista tra
Grecia e Spagna, scoperto dai servizi segreti, per compiere attentati ed azioni pericolosissime ed imprevedibili;
ed altre notizie inventate e "spaventapassero" del genere.
Sicuramente i rappresentanti del G.8 non ne risolveranno uno dei problemi reali sopra menzionati e
di altri ancora altrettanto importanti. Anzi probabilmente ne aggiungeranno qualche altro come il
progetto militare americano dello Scudo spaziale. Poi si lagnano se vengono contestati, se si lanciano delle pietre
contro i poliziotti o si rompono alcune vetrine, lo penso che si possono sentire più che contenti: a loro
va fin troppo bene!
II vero pericolo viene dal potere il quale purtroppo è riuscito a dividere la manifestazione in pacifici
e violenti, portando i rappresentanti del Genoa Social Forum al tavolo della trattativa, riconoscendoli di fatto
come rappresentanti dell'opposizione sociale' italiana. Ciò è stato ottenuto in cambio dell'isolamento
dei "violenti*, cioè del settore anarchico ed autonomo che è stato abbandonato in balia della
repressione. I cosiddetti "pacifici'' non sanno che se saranno repressi i cosiddetti "violenti",
subito dopo sarà il loro turno? Già hanno dimenticato
il comportamento della borghesia italiana con la montatura del terrorismo e delle BR, come scusa per le leggi di
emergenza e il successivo attacco alle conquiste operaie? Speriamo che non vada a finire così anche perché
l'epoca è diversa: non è più quella del riflusso, che è finito. Però la borghesia
ci sta riprovando...
Proporrei una discussione-riflessione su questi punti, se si vuole!
1 ) No alla trattativa con il governo ed alla sua logica!
2) No alla divisione della manifestazione in pacifisti e violenti, voluta dal potere, ed alla ghettizzazione dei
secondi!
3) Sì ad una unica manifestazione pacifica, allegra, rispettosa delle proprie differenze, che dialoga al
proprio intemo e che si rivolge agli italiani con le proprie idee e proposte, che saranno scelte o rifiutate liberamente!
4) Per una manifestazione rivolta verso il basso e non verso i vertici del G.8! Ignoriamoli! Le cose che chiediamo
a loro e che non faranno mai, chiediamole alla gente e facciamole insieme a loro con l'autogestione e l'azione
diretta!
5) Per una manifestazione unitaria e totalmente autogestita! Come manifestare lo decidiamo noi e non la polizia:
è un nostro diritto!
6) Non abbiamo bisogno delle "forze dell'ordine"! La forza e l'ordine sono dentro ognuno di noi!
7) No alla violenza del potere! No al terrorismo individuale! Sì alla violenza rivoluzionaria delle masse!
8) No al governo mondiale da parte delle grandi potenze del G.8! No a qualsiasi governo! Sì all'autogestione
ed al potere alle masse!
9) Per una scienza nuova che aiuti l'essere umano a passare dall'egoismo all'altruismo e dall'individualismo al
collettivismo!
10) Per un riavvicinamento dell'essere umano alla natura!
8 spunti di riflessione prima del G8
di Enrico Santangelo
1 In prossimità del G8 di Genova apprendiamo che il cosiddetto popolo di Seattle,
oltre ad avere mille anime, e molte guide spirituali (Hakim Bey, Gilles Deleuze, Naomi Klein, Raul Vaneigem, e
poi Bakunin piuttosto che Marx, Gulliver più di Che Guevara) ha soprattutto dei rappresentanti: è
con loro che il governo italiano dovrà avere a che fare.
2 Il movimento non è "globale" (come vorrebbe Bifo) ma all'interno
di una coabitazione ogni gruppo rivendica una sua identità, e va invece contro un potere "impersonale";
ci si ribella ad entità astratte, | come il grande fratello di Orwell o l'invasione dei marziani, mentre
l'economia mondiale oggi è nelle mani di pochi uomini noti (che non sono, in realtà, i capi
dei governi - solo in Italia l'uomo più ricco è anche il ' capo di Stato -); sembra ribaltarsi una
dinamica storica: non più la massa amorfa contro il re, ma tizio caio e sempronio contro l'indefinito Capitale.
3 Il popolo di Seattle non punta il dito verso degli obiettivi mirati, ma generalizza
e suo malgrado mitizza , un'economia planetaria (la quale tra l'altro da sempre trova il suo ritorno d'immagine:
"si parli male del consumismo, purché se ne parli", i miti della contestazione degli anni Sessanta
- Bob Dylan come Andy Warhol - sono stati semplicemente "comperati" dal mercato).
4 Il pensiero non è ideologizzato, anzi lo è su una sorta di filosofia
ecologico-spirituale (che molto
ricorda i movimenti pacifisti degli anni Sessanta e Settanta ed è in contraddizione con le frange violente
che spaccano le città, e stranamente quelle meno globalizzanti di tutte come i piccoli centri storici italiani
ed europei: cos'hanno a che spartire Gòteborg o Genova con la Silicon Valley?). Come si fa insomma ad essere
così incazzati sostenendo slogan che ironizzano sul mercato in modo quasi compiaciuto: "compra e sei
figo - sei povero e stronzo ma qualcosa puoi comprare anche tu" (Quattrocchi); o gergando termini come "rizoma"
(l'equivalente vegetale delle reti internet per il suo crescere orizzontalmente); o infine inseguendo miti come
le "Taz" (Zone temporaneamente autonome) che paradossalmente sembrano fare il verso alla detestata flessibilità.
5 Toma il problema dell'identità (chi è il popolo di Seattle?), poiché
dentro il movimento ci rientrano tutti: anche certo mondo cattolico che pur in una vocazione terzomondista obbedisce
sempre alla dogmatica cattolica (che oggi pone il veto su omosessualità e contraccettivi); c'è perfino
il Movimento sociale-Fiamma tricolore (e del resto l'autarchico Mussolini era acerrimo nemico delle "plutocrazie
occidentali").
6 Il problema dell'identità pone quello dei confini sociali del mondo, da chi
vuole riscoprire le piccole realtà (ma anche la rivendicazione leghista delle autonomie locali è
in un certo senso "anti-globale") a chi i sogna comunque un mondo globalizzato (dice Bifo: "la forza
del globalriot sta proprio nel fatto di essere globale e usare i mezzi globali", e parla - beato lui - di
"proletariato hi-tech").
7 Non si comprende perché la bestia nera sia il G8, e non per esempio la Nato,
o per restare a casa nostra qualsiasi convegno di Confindustria; perché non si presidiano le assemblee dell'ONU,
che da 35 anni non vuole far applicare le risoluzioni contro le usurpazioni di Israele (anche qui si troverebbe
il nesso con gli interessi delle lobbies ebraiche che hanno le mani sul capitale mondiale); perché si distruggono
le trattorie di Spaccanapoli (oltre ai Mac Donald's) e nessuno osa avvicinarsi alla villa di Arcore.
8 Non si vedono mai gli immigrati ai cortei del popolo di Seattle: eppure non credo
che stiano a spartirsi le ricchezze del privilegiato 20% del popolo della Terra.
VOGLIAMO RIBALTARLA
Noi non siamo a favore del capitalismo selvaggio del neo liberismo ma neppure di un capitalismo dal volto umano
(il neo - keynesismo sostenuto dal Manifesto o da Bertinotti).
Ambedue privilegiano il denaro all'uomo.
Il G8 è il salotto dei potenti della terra, i signori
del denaro, ed i politici che si lamentano (come il neo ministro Ruggieri o la "sinistra") di non avere
quasi più potere in realtà sostengono la nuova economia del commercio globale: tutto si vende o si
compera. Anche l'uomo: 200 milioni i nuovi schiavi del mondo (particolarmente bambini e donne), glifosati per coltivare
piante transgeniche, banche di semi originali in poche mani che vogliono governare la natura e semi sterili che
contaminano il mondo, mercati di organi umani strappati ai vivi, bambini del terzo mondo (ma non solo) che scompaiono,
rubati, violati, devastati, squartati; profughi inghiottiti misteriosamente dal mare, progetti radicai nazisti
di dolci morti senza consenso, insetti mutanti resistenti a tutto, innesti tra mondo animale e vegetale, e poi
ancora armi e morte e guerre e uranio e sterminio dei popoli (Curdi, U'wa, Mapuche, Palestinesi, ecc...).
Inoltre: lavoratori trattati come schiavi con orari di lavoro di 10-12 ore ai giorno, stipendi da fame, senza nessuna
tutela; i danni ambientali sono talmente grandi da distruggere intere città con le alluvioni, nonché
l'estinzione di numerose specie di animali e di piante, e malattie e morti per l'essere umano; le persone che si
ribellano a queste ingiustizie vengono trattate come delinquenti e la polizia spara loro addosso, come è
successo a Gò'teborg in Svezia il 15
giugno. E non è tutto.
Ma è troppo per tollerare.
Questo è il mondo di Jake lo squartatore e dei talebani. Questo è il mondo del capitale e del
denaro,
questo è il G8, questa la cultura dominante tra l'indifferenza di tutti. E non ci importa nulla
dell'apertura ad Est dei mercati e del 'cibo' per le O.N.G., di fatto reparti dell'esercito che, come
sciacalli, si nutrono dei cadaveri voluti dal culto del "Vitello d'oro".
Noi vogliamo smettere di adorarlo ed iniziare a
sognare e costruire un mondo nuovo,
umano, equo, solidale e libero.
No al Governo Mondiale da parte delle grandi potenze del G8I No a qualsiasi
governo! Sì all'autogestione. Abbasso la violenza del potere!
Viva la ribellione delle masse contro il poterei
Per continuare a lottare, oltre il GB, nel nostro territorio e nei posti di lavoro.
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ABBIAMO FORSE TORTO ? |
di Antonio Cilli
Tutti parlano di criminalità e della necessità di una cosiddetta tolleranza zero, anche attraverso
l'uso di corpi militari come i W.UU. per i Comuni e i Quartieri o il Corpo Forestale per le Regioni, mancano ma
sicuramente saranno creati quelli al servizio delle Province e delle macroregioni previste dal federalismo autonomo
della Lega di Bossi.
Purtroppo esiste oggi una repressione circolare intomo all'opposizione antagonista al sistema "sociale"
ordinario, le istituzioni non accettano più di essere nemmeno criticate figurarsi opporsi ad esse. Lo scempio
delle istituzioni totali del territorio: scuole, ospedali, università, famiglia è debordante, tanto
da considerare alla stregua degli ultras anche i dissidenti al regime, tanto da impedirgli di uscire di casa con
la coazione o gli arresti domiciliari. Vedi i compagni
dei centri sociali di Roma o il compagno delle Marche arrestato
per una protesta contro un'antenna.
Nei territori metropolitani vige sempre più una cruenta battaglia fatta di uno stillicidio continuo di morti
bianche, domestiche, stradali, lavorative, di suicidi, di overdose, di violenze gratuite ecc; Penso ai compagni
reclusi e per quelli che riescono a beneficiare della legge a loro favorevole ossia la Gozzini quale motivo hanno
di dover rientrare nel dormitorio carcere, quando le periferie urbane sono di per sé immensi alveari dove
la notte si trovano solo prostitute , diseredati di tutte le specie a caccia di divertimenti facili, compresi i
viveur di qualsiasi età, però tutti alle prese con il problema della sopravvivenza materiale attraverso
sempre nuove forme di autosfruttamento delle proprie capacità sia fisiche che psichiche.
Per non considerare poi tutta quella vasta massa che vaga senza sapere dove andare se non ad
ingoiarsi nel traffico, nei soliti ristoranti o peggio nelle megadiscoteche.
Questo cosiddetto sistema non ha più niente di sociale, anzi progrediscono i pregiudizi, i razzismi,
le intolleranze, le forme di ignoranza, nonostante all'apparenza attraverso le forme del mercato globale e della
pubblicità che alimentano con la persuasione lo stato delle cose attuali, c'è il miraggio di una
visione di società opulenta nel benessere. In realtà la forbice tra la povertà (aumentano
le nuove forme di poveri) e i ricchi (ormai in netta diminuzione) cresce vertiginosamente per cui la massa della
popolazione diviene sempre più spinta verso il basso al contrario una ristretta oligarchia sta conquistando
il potere economico per dettare le condizioni di un numero ristretto di ricchi sempre più ricchi. Ormai
il ceto medio oscilla tra tutti sentendo la precarietà del suo conto in banca, affidato all'andamento delle
borse economiche e dei mercati
finanziari, non è più sicura del lavoro da fare, vede perdere terreno morale proprio agli occhi dei
suoi legittimi figli ed eredi. Questa borghesia piccola piccola come sempre nella storia ha preso fiducia in quella
democrazia che finora l'ha rappresentata, ciò delle diverse socialdemocrazie europee ed italiane, per questo
sta cercando di allearsi proprio con coloro che dovrebbero opporsi ad essa per strumentalizzarli attraverso le
nuove forme di controllo sociale ossia la comunicazione e la comunità o meglio le comunità di diverso
tipo.
Prepariamoci ad una resistenza senza mezzi termini, perché questa nuova borghesia interclassista che assume
a sé tutte le classi rendendole subalterne fingendo di essere puntualmente progressista nel suo sfrenato
liberismo da new economy sta preparando le forze reazionarie per tornare indietro nel tempo ad una dittatura liberticida
dei diritti umani e civili e soprattutto delle dignità personali degli individui negando con tutti i mezzi
chi non riconosce le autorità che si autoproclamano di salvare il salvabile con il miglioramento economico
mentre guarda solo ai suoi sporchi interessi particolaristici e privatizzanti anche l'aria che respiriamo ancora
tutti senza maschere.
LIBERARE MARCO e tutti gli altri compagni vittime della repressione
perché rimase se stesso dal
momento in cui nacque fino a quando mori;
perché sapeva esattamente dove voleva vivere e non se ne andò mai;
perché, sebbene fosse ucciso, persino l'esercito ammise che non era mai stato prigioniero;
perché, a differenza di molta altra gente al mondo, quando incontrò gli uomini bianchi non fu diminuito
dall'incontro;
perché l'idea di diventare un contadino non gli passò mai per la mente;
perché non incontrò mai il Presidente;
perché non viaggiò mai con il treno,
non dormi mai in una pensione,
non mangiò mai seduto a tavola;
perché non portò mai una medaglia o un cilindro o altre cose, che l'uomo bianco poteva avergli dato.
(da I Grandi Piani, di Jan Frazier)
Pagine proposte da Nuvola Rossa
L'ESERCITO DEI FOLLI
di Daniela76
Una riflessione disarmante da tempo mi attanaglia la mente e la penna se ne è fatta oggi portavoce. In
questo mondo ci hanno assegnato valori, modelli da seguire. Ci hanno insegnato a rincorrere il successo, ad essere
i primi, bravi, forti, competenti, con una cassetta di sicurezza fornita, la giacca nuova, la cravatta diritta
e lo sguardo alto e fiero. Ma fiero di cosa? Di esser diventati ciò che la società ci ha imposto
di essere? Pedine senza nome e senza una storia, una massa informe da plasmare come plastilina. È questo
il risultato agognato per cui tanti hanno combattuto? Ci hanno insegnato il valore del sacrificio da compiere per
mete che altri hanno prefissato. Non siamo più capaci di vedere con i nostri occhi, di riconoscere ciò
che desideriamo realmente una volta spogliati dalle fatiche quotidiane, cosa ci viene proposto da dentro e cosa
dal di fuori, chi guida i passi del nostro cammino. Tutto questo a partire dalla piccola realtà di ognuno,
fino alla generalizzazione del bene comune. Non sappiamo più dove sono finite le nostre reali aspirazioni,
dove lo spirito battagliero e la convinzione dei propri ideali, dove l'uguaglianza e la solidarietà, questo
timido tentativo di emancipazione dalle distinzioni tra buoni e cattivi, forti e deboli, questo mero filo di voce
sotto gli altoparlanti della falsa carità incalzante! Non c'è davvero da vergognarsi nel sorprendersi
fragili nel proprio bisogno di unione, anzi, da qui deriva la vera forza, quella d'animo, da cui possono rinascere
i nostri diritti, e tutte le parole come "libertà" e "giustizia"! Stiamo correndo verso
l'egoismo, ci siamo improvvisati fautori di una moralità che non esiste, siamo diventati assurdi soldati
mercenari che combattono contro se stessi! Credo che ognuno dovrebbe trovare la voglia ed il tempo per riappropriarsi
della propria dimensione di uomo, con un proprio credo basilare, uno scopo tutto individuale, unico e fondamentale
nella totalità del suo genere. Riconquistiamo la voglia di credere, di sognare, di cambiare, senza rese
o timori di sorta.
Qualcuno di certo mi chiamerà "folle" od "esaltata", ma è proprio a quei "folli
esaltati ' come me che rivolgo queste ultime parole libere, a voi tutti dedico il mio desiderio, questa speranza
d pace,
in totale comunione con la ritrovata identità.
segue
Ad ogni modo credo di essere come
Una goccia salata.
Seguimi.
Prova a guardare il mare
E poi ancora oltre l'orizzonte.
Cosa vedi?
Ecco...
un immane tumulto d'acque
tanto vasto
quanto impressionante
da ingoiarci con uno sguardo.
Ma se anche una sola
Tra quelle stupide gocce
Venisse meno
Non vedremmo più la stessa imponenza;
ognuna di esse cela un suo ruolo,
anche noi siamo come due stupide gocce
e il nostro scopo non risiede
nel risalto d'un istante di felicità
destinato a sfiorire;
il fine supremo è rivolto al tutto
e si chiama FRATELLANZA.
Daniela76
|
LIBERO CITTADINO ? NO, II titolo di questo articolo è frutto di uno |
sembra quasi superfluo dirlo, ci siano devianze
LINO74
|
di Asterix
Abbiamo attraversato gli ultimi decenni come funamboli su un filo di seta. Abbiamo visto morire i nostri fratelli
di eroina o come sardine schiacciate in scatole di latta. Le nostre ore, i nostri minuti legati ad una idea generosa
sono trascorsi fra notti di illusioni e d'amore aspettando l'uomo nuovo, la nostra l'età dell'oro; ci siamo
illusi che tutto potesse cambiare, che il mondo nuovo fosse dietro l'angolo, e ci siamo ritrovati come Mammut isterici
ad assistere alla scomparsa dell'anima sulla terra. Abbiamo visto crollare tradizioni che avevamo stupidamente
combattuto in nome di impossibili utopie.
Abbiamo marciato dietro le bare di nostri compagni credendo di avere dei nemici da combattere e non ci siamo accorti
che il progresso e la tecnica (i nostri veri nemici) ci seguivano come una iena che segue un animale malato. Abbiamo
visto burocrati corrotti e falsi capi correre a adorare il "Dio Denaro".
Abbiamo visto Lui, il grande Dio, entrare nelle case della gente con la televisione per far schiattare di lavoro
tutti, ricchi e poveri, operai e patroni, alla ricerca di falsi bisogni, di falsi poteri, di una vita, che ormai
non appartiene più a nessuno.
Quando ci siamo levati il cappuccio era troppo tardi, eravamo diventati tutti borghesi1, schiavi del lavoro e del
denaro, della TV e delle macchine, e il passato solo nostalgia di un tempo felice - quando si marciava credendo
che si potessero abolire le guerre, lo sfruttamento, l'ingiustizia sociale.
Ora siamo soli in questo pianeta che affonda, bruciati da un sole malato che, ferito e indifeso, comincia a ucciderci
e non bastano più le parole business da tavole rotonde, mercanti di nulla hanno invaso i nostri cuori generosi
rendendoli tristi, forse si preferirebbe essere tra i morti2, forse loro sono più vivi, più vivi
di,tutto ciò che esiste, forse la vera magia non erano neppure i paradisi artificiali, non era il socialismo
impossibile, la vera magia era e resta la conoscenza di voler rimanere poveri e semplici con la coscienza della
propria essenza più pura, più intima, più divina.
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1 II termine va inteso non come membro di una classe definita... Io definisco borghesi chiunque sia di animo vile
(da Il Contemplatore Solitario, di Ernst Junger
2 Da Irradiazioni di Ernst Junger
Chi pensa a me?
Io che illudo e circondo i sogni di una donna
che aiuto a cercare i sentimenti smarriti,
io che trovo la frase giusta
quando sembra che frasi non ci siano più,
che leggo tra le righe e rincorro occhi che fuggono.
Se a voce bassa sussurri che ti sei persa,
ritrovo per te la realtà che meriti
... ritrovo per me la fantasia che merito.
Io che guardo quello che gli altri
non hanno più tempo di guardare.
Se riesco a farti abbassare gli occhi ...ti porto con
me
quando tornerai sarai un po' diversa,
meravigliata di quello che hai trovato
dietro la mia sicurezza,
c'era solo un uomo in cerca di quello che da
Ora sorprenditi
...e pensa a me.
Giuseppe Iannascoli
|
BREVE STORIA DELLE di Simone Paolini (segue dal numero precedente) ...il concetto di legge e quello d'autorità. Le due |
In Italia ad esempio il parlamento Intorno alla figura del principe nel Medioevo si delinearono due immagini: quella del principe santo e quella
del principe giusto. Il principe santo, secondo teologi e canonisti, era colui il quale usava l'autorità
civile per fini morali e religiosi, la pietà (continua nel prossimo numero) |
di Marco Tabellione
"Cambieremo l'Italia. Lo faremo nel rispetto dei diritti del cittadino sanciti dalla costituzione, nel rispetto
della libera espressione d'opinione, nel rispetto dell'uguaglianza e della libertà, ma lo faremo".
Pur non possedendo buona memoria televisiva, riteniamo che il senso del discorso ed alcuni termini utilizzati in
una delle prime relazioni al parlamento effettuate dopo le ultime elezioni amministrative, siano in buona sostanza
questi. Il nostro intento è quello di analizzare questo discorso, che speriamo il più possibile fedele
all'originale, e ricercare nelle sfumature del linguaggio l'ideologia subdola, non dichiarata, che si nasconde
dietro i sorrisi, le cortesie, le proclamazioni a favore del bene comune e quant'altro. Un'ideologia probabilmente
non dichiarata o palese neanche ai produttori di un simile linguaggio, vittime della ottusità intellettuale
e della ridotta sensibilità che caratterizza i nostri decenni. Del resto molte dittature, anche le peggiori,
hanno sempre paternallsticamente agito pensando di fare il bene della collettività.
E infatti quello che più ci spaventa delle nuove tendenze del potere politico in Italia non è tanto
il desiderio di dare vita ad un regime più autoritario, no, quello che ci spaventa è la presenza
di una presunzione riguardo al bene della collettività, la presunzione, cioè, di avere su ogni problema
o male italiano la risposta giusta e la relativa soluzione. E questa nostra opinione è stata per così
dire ribadita dallo stralcio di discorso al parlamento che abbiamo imprecisamente citato. Ma torniamo all'analisi
della frase per rimandare la questione ideologica alle conclusioni.
Nella frase, che è stata scelta come campione ma che evidentemente richiama un intero ordine di linguaggio
e di impostazione concettuale, si afferma il proposito di trasformare il Paese nel rispetto dei diritti garantiti
dalla Costituzione, diritti che tuttavia vengono posti in avversativa in confronto alla volontà di cambiamento.
E1 questa avversativa che ci preoccupa. L'intenzione di trasformare il Paese non è evidentemente posta in
una relazione consequenziale o causale con l'applicazione dei diritti del cittadini, e quel "ma" testimonia
a pieno questa interpretazione.
Le soluzioni prospettate allo scopo di dare compimento alla fatidica metamorfosi della società italiana,
non essendo in posizione causale rispetto ai diritti costituzionali, ma addirittura in avversativa, non sono evidentemente
finalizzate a garantire i diritti della cittadinanza e in generale la libertà di espressione e personalità.
| Diritti questi ultimi che, stando almeno a quanto da noi ricordato, erano presenti tra le condizioni prospettate in quell'accenno di discorso al parlamento. Ma, chiediamo allora, se lo scopo del cambiamento non è rivolto ai diritti dei cittadini, a quali obiettivi sarà mai collegato? Una domanda sicuramente cruciale. Stando alle dichiarazioni dei vincitori delle ultime elezioni, il progresso economico costituirebbe il vero traguardo che la nuova amministrazione dello Stato italiano sarebbe in procinto di puntare e cercare di raggiungere. Un miglioramento economico del Paese che dovrebbe essere conseguito attraverso un progresso tecnologico, un potenziamento dell'efficienza professionale, e in generale mediante un'amministrazione più efficace, quella efficacia che i nuovi depositar! del potere politico hanno dimostrato in tanti anni di gestione aziendale, scandita da numerosi successi. Ma è proprio qui il punto determinante di queste problematiche. Un paese, una nazione, uno Stato, non possono essere considerati alla stessa stregua di un'azienda. Una nazione non è un'azienda, non risponde ai fini e agli obiettivi di un'impresa, o meglio non risponde soltanto a quegli obiettivi, ma abbraccia un orizzonte umano che non può comprendere soltanto aspetti materialistici o utilitaristici. Far funzionare un Paese ed uno Stato non può voler dire soltanto far pareggiare i conti, non è solo una questione di efficienza aziendale. Anzi, nella misura in cui gli aspetti utilitaristici stridono con altri versanti, come la solidarietà e la salute pubblica o la conquista di un benessere anche spirituale, qualsiasi eccesso sul versante del rendiconto economico rischia di soffocare nell'uomo altri tipi di evoluzione, come quella relativa alla sensibilità, all'immaginazione, alla fantasia, oppure ad una etica capace di riconoscere il valore dell'individuo. Considerare gli uomini e i popoli solo dall'ottica economica, vuoi dire disconoscere l'incredibile ricchezza umana. Si potrebbero fare moltissimi esempi, valga per tutti quello della sanità. Un bene così prezioso come la salute pubblica non può essere gestita facendo riferimento esclusivamente a |
parametri di tipo aziendale o speculativo. L'unica bilancia da far quadrare quando si paria di medicina è quella della salute di ciascun individuo. Per questi motivi, al di là del programma sanitario del nuovo governo che non conosciamo, dire che si cercherà di cambiare una nazione, nel rispetto dei diritti dei cittadini, significa secondo noi già disattendere quei diritti, perché li si da per scontati, quando invece non lo sono affatto. Per quanto ci riguarda qualsiasi cambiamento che non consideri come obiettivo primario il bene materiale e spirituale della collettività, comprendendo in quel bene i diritti di libertà ed espressione, si avvia, quel cambiamento, verso strade diverse, strade purtroppo pericolose. Pericolosità di cui, molto probabilmente, nemmeno i fautori della pretesa "Nuova Italia" si rendono conto. Un manifesto del Pds, qualche tempo fa, riportava una vecchia dichiarazione di Hitler, risalente ai suoi primi anni di attività politica, in cui si faceva riferimento ad un contratto stipulato con il popolo tedesco dallo stesso Hitler, come supporto alla propria candidatura politica. La somiglianzà con quanto avvenuto in Italia nelle ultime tornate elettorali lascia da pensare. Il fatto è che gli assolutismi non si annunciano mai, l'arroganza di coloro che credono di avere la ricetta per i mali della società si tramuta spesso in imposizione. Il fatto è, anche, che le dittature col tempo assumono facce diverse, che gli autoritarismi si trasformano, e oggi usano strumenti meno violenti, ma dagli effetti non meno eclatanti. Non c'è più bisogno di distruggere fisicamente, perché l'asservimento ideologico alla non-ideologia del consumismo e dell'immagine pubblicitaria rende superflua l'estinzione. Per il suo ultimo film "La voce della luna", Federico Fellini raccontò di aver chiesto al nostro attuale premier di recitare una scena, lui che annunciava: "Pubblicità" nelle vesti della luna, quasi a testimoniare che oggi l'aspetto fascinoso e poetico della vita, simboleggiata dalla luna, ubbidisce anch'esso alle logiche del mercato e della cultura televisiva. E' superfluo dire che Fellini, in quella occasione, ottenne un netto rifiuto. |
"Voglio scrivere un volantino"
"lo scrivo"
Penso:"domani lo batto al computer"
II giorno dopo mi siedo lo rileggo e lo butto.
Quante volte ci è successo di constatare la distanza tra il desiderio di agire e l'azione?
Ho deciso di scrivere questo documento per aflrontare,spero,un argomento per me e per molti scottante.
Vorrei che si avviasse un dibattito informale fra noi e in noi.
Perché proprio ora?
Perché credo sia il momento giusto, i legami tra di noi si stanno consolidando e si vorrà porsi uno
scopo politico,
un disegno politico.
Credo che trovare soluzioni a questo problema adesso .moltiplicherà la nostra forza pratica.
Paradossalmente non credo che ci manchino i mezzi per attuare forme di lotta efficaci. Ciò che scarseggia
veramente è la rabbia,la passione,l'emotività che da energia e porta all'azione.
Chiamatelo entusiasmo,coraggio,come volete ma credo che questo sia il motore primo della lotta e della sua continuazione.
La razionalità è importante per dare la direzione all'azione ma è l'emotività che la
realizza e la porta avanti. La forza della resistenza è data dal prodotto dei mezzi disponibili per la forza
di volontà. La nostra forza di volontà è attaccata in vari modi dal potere perché esso
sa che è la fonte prima della lotta. Un grosso colpo lo riceviamo vivendo in una situazione materiale apparentemente
buona(la carota).
Un secondo colpo è dato dal farci sentire deboli rispetto ai mezzi repressivi^ farci sentire la loro presenza
costante (il bastone). Ci vogliono convincere che la nostra libertà,la nostra unica vita è comprabile
e dall'altra parte usano l'intimidazione per bloccare ogni idea di opposizione a questa situazione pazzesca. Impaurirci
significa fare il loro gioco! "E' meglio mangiare merda o finire in galera?"
Alla fine credo che dobbiamo far crescere in noi un amor proprio talmente elevato da produrre una rabbia
che abbatta tutte le paure che ci bloccano e ci spingono nell'apatia o al massimo nella retorica sterile.
Dobbiamo capovolgere la logica della lotta. Solo se proietteremo la nostra determinazione a lottare a
qualunque costo produrremo paradossalmente una minore propensione all'uso della forza,un costo per il potere,che
allora
cercherà un approccio più raffinato.
Se invece ci dimostriamo arrendevoli facciamo quel che vogliono : AUTOREPRESSIONE
Finché la repressione sarà poco costosa il potere 1' userà o userà il suo potere dissuasivo.
Dobbiamo essere consapevoli che se lottiamo abbiamo una possibilità di vittoria, se non lottiamo siamo
già sconfitti quindi lottare diventa la sola scelta possibile.
E' da noi che dipende veramente il futuro dell'umanità sia che agiamo o no.
La nostra azione implica la complicità. Sarà esagerato quello che sto per scrivere ma credo fermamente
che
non ci sia niente di più importante della lotta.
"Tengo famiglia" o dover studiare non è una scusante,forse sarà frutto della cultura italiana
per
cui non si prende sul serio ciò che è più importante per un essere umano:la propria e altrui
autodeterminazione.Cosa diremo ai nostri
figli?!"vedete, ho preferito comprarvi il motorino che darvi un mondo migliore".Dobbiamo uccidere la
sfiducia
che è in noi,che ci hanno inculcato fin da piccoli II fatto stesso che avvenga questo processo di
repressione psicologica indica che in noi c'è un enorme potenziale che non vogliono venga in
superficie.Noi possiamo e dobbiamo diventare uomini nuovi; la nostra pura esistenza sarà la prova che si
può creare una società di uomini liberi. E' questa fede incrollabile che ci deve guidare
attraverso tutte le repressioni che il potere ci scaglierà contro. E' con essa che le supereremo tutte
e vinceremo.
UN ESSERE UMANO DA CUI DIPENDE IL FUTURO
P.S. (le considerazioni si riferiscono alle attività e riunoni di una rete Autogestita di Compagni,
svolte in varie località situate tra Pescara e Ancona)
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La tristezza mi attanaglia
i morsi della malinconia sono ben
più forti di quelli della fame.
Un anziano cameriere va e viene,
tenta di parlare con tutti ma pochi
gli sorridono; lui insiste, conosce gli
sguardi vuoti di questa gente
e tenta di tirarne fuori
qualche briciola di emozione.
Io mi sento il più solo, ma forse
tutti qui dentro pensano la stessa cosa.
Il profumo di mare
della mia città, non giunge
in questa desolata statale 9;
la sirena di una fabbrica
mi fa sobbalzare un istante,
ma l'impressione che sia
il suono del faro della mia città,
nelle rare giornate di foschia,
dura meno di esso.
Il rumore dei passi
dei camionisti appena entrati,
mi distologono dallo scrivere
e cerco tra i loro volti,
quello che possa farmio dire:
"Ciao come mai ti trovi
anche tu a Bologna?"
Ma quel volto non esiste,
così abbasso gli occhi e torno a scrivere
la mia solitudine,
cercando di lasciare il mio corpo qui
e di far arrivare
la mia anima fino al mare,
accanto a mio padre che nonostante abbia
quasi sessant'anni, insiste nel tirar
calci al pallone, dicendo che la sua squadra
sarà senz'altro più forte
dell'anno passato.
Poi ancora il cameriere:
"Il conto prego"
rimetto l'anima al suo posto
e vado via.
Giuseppe Iannascoli
di Sabrina Renzetti
Tramonto di una tiepida serata autunnale, due uomini seduti l'uno accanto all'altro sulla riva del fiume guardano
persi verso l'orizzonte, il primo quello vestito di bianco chiede all'altro:
U.B:- perché poi non se ne fece più nulla? L'altro uomo quello vestito di nero risponde:
U.N -non saprei spiegarti chiaramente come si svolsero i fatti,sembravano tutti così fiduciosi nelle loro
capacità, felici di cimentarsi di nuovo in un lavoro comune, felici di condividere preoccupazioni, idee,
fantasie,emozioni,felici al solo pensiero di trascorrere faticose ore notturne a scrivere.
U.B.- ma erano davvero felici?
U. N.-così sembrava. Certo non era facile superare le differenze di opinioni e di idee,c'era chi voleva
scrivere una commedia, chi una tragedia, chi un dramma,chi senza non poca presunzione ebbe il coraggio di definirla
opera teatrale...
U.B:- una grande ambizione!
U.N.- molto grande se si considera che si trattava di un gruppo di amici che voleva solo divertirsi.Eppure anche
all'interno di piccoli gruppi uniti da profonda amicizia, certi desideri di rivalsa e di rivincita permangono e
minano alla base anche legami molto solidi.
U.B.- è questo che è accaduto?Qualcuno ha cercato di prevaricare l'altro?
U.N -non tutto si è svolto con ordine come per lo più avviene nelle relazioni tra gli uomini.Uno
di loro parlò di mancanza di umiltà,un termine poco usato nella nostra società e molto poco
considerato nel suo più profondo significato etimologico. Umile non significa vile, umile non significa
debole, umile non significa sciocco, è umile colui che in grado di riconoscere le proprie capacità
ma anche quelle degli altrì,colui che riconosce i propri errori ,le proprie debolezze, i proprì limiti,
i proprì dubbi...
U.B.- e nessuno di loro lo fece! ! !
U.N:- no nessuno di loro lo fece, quel gruppo era una sorta di società in miniatura,nella quale gli
uomini sgomitano tutti i giorni per afferrarsi la fetta migliore della torta.
U.B.- ma di quale torta parli? Si trattava di scrìvere un'opera, se cosi la si poteva definire, tra
amici, doveva essere un'occasione per ritrovarsi, scherzare, divertirsi .Non c'erano neppure
interessi economici
U.N.- è vero non c'era nulla di reale e concreto,ma ognuno entrava in gioco con il proprio io, ed ognuno
mirava a difenderlo e a nasconderlo in relazione alle circostanze e spesso a sopravvalutarlo in maniera a dir poco
esasperante.
U.B.- secondo te questo piccolo gruppo di amici ha visto fallire il tentativo di creare qualcosa insieme perché
i suoi membri non sono stati in grado di dar vita ad una sana e serena convivenza,basata essenzialmente sul rispetto
reciproco?
U.N.- amico mio io credo che il vero malessere che gli uomini avvertono affondi le sue radici nell'incomunicabilità,
nell'incapacità di esprimere se stessi senza invadere tenitori altrui .L'uomo è
sempre più ricco di beni materiali, ma è sempre più solo con se stesso, sempre più
lontano dal
desiderio di cercare delle risposte, sempre più distante dall'ideologia dell'interiorità, dalla volontà
di ripiegarsi su se stesso e riflettere...
U.B.- bè oggi si ha ben poco tempo per fermarsi a riflettere
U.N.- e l'uomo si lascia trascinare dagli eventi, si lascia vivere, senza più chiedersi il perché
delle cose e l'origine di quella sua grande insoddisfazione che nonostante tutto lo invade fino a soffocarlo.
U.B:- soli erano anche quegli amici?
U.N:- probabilmente si! O almeno nessuno di loro si fermato a chiedersi cosa voleva veramente l'altro, ed ognuno
ha cercato di affermare l'aspetto più forte della propria personalità, guardandosi bene dal non mostrare
le proprie debolezze od incertezze, di non comunicare le proprie attese, le proprie aspirazioni e anche le proprie
... paure.Se soltanto ognuno di loro si fosse aperto all'altro senza troppi pregiudizi avrebbe imparato a conoscere
meglio un'altra parte di sé e avrebbe posto le basi di quella che poteva essere una vera amicizia.
"Ciao a tutti,
oggi scrivo a tutti voi per raccontarvi qualcosa che mi era successo. Il background: attualmente esiste un "hip
hop tour" contro la violenza di destra, che gira diverse città della Germania-Est. Questo Tour venne
promosso nell'ambito dell'azione coraggio contro la violenza di destra, dalla rivista "Stern" e dall'associazione
"Euro Larm" per la quale in veste di organizzatore ho accompagnato il giro. Siamo stati in città
come Orla, Eberswalde, Dessau e Bad Salzungen perché sono delle città nelle quali il fenomeno dei
nazisti è molto diffuso.
Vorrei raccontarvi della nostra tappa a Wurzen, del 21. Aprile 2001, poiché penso che molta più gente
dovrebbe sapere quello che succede in quella piccola città. Wurzen è la prima città che si
ha chiamata "zona nazionalmente liberata". Infatti in quel luogo non esistono stranieri. Non esiste il
Doner turco, ne una Pizzeria italiana e l'unico ristorante cinese è stato terrorizzato a tal punto da far
sfuggire i proprietari. I nazisti si sono impadroniti del posto e ci organizzano delle cosiddette serate folcloristiche.
Quando siamo arrivati in quel posto era subito chiaro che eravamo tutt'altro che benvenuti. Sapevamo che Wurzen
era una delle tappe più toste del Tour, però non ci aspettavamo una cosa del genere. Bisogna dire
che lo spettacolo doveva svolgersi all'area aperta perché il comune non voleva mettere a disposizione un
luogo coperto. Il concerto stesso era organizzato da un gruppo di persone, residenti a Wurzen e dintorni.
Questi ragazzi, tutti intorno ai vent'anni, non vogliono andare a vivere in altri posti perché così,
dicono, perderanno per sempre la battaglia contro i Nazi. I nostri artisti del Graffity, parte integrante dello
spettacolo, cominciarono alle ore 14 di dipingere un muro di fronte all'area del concerto. Fin dall'inizio vennero
minacciati dai Nazi che ci passarono: "sta notte ti ucciderò, più tardi te lo farò vedere,
ecc..". Non c'era traccia della pattuglia di polizia, che ci era stato promesso per la nostra sicurezza.Verso
le ore 15 si fermarono due macchine della polizia davanti al muro. Scendevano e chiedevano ai nostri artisti il
permesso scritto per l'azione.
Puro dispetto, se mi chiedete, poiché logicamente tutto lo spettacolo, compreso il Graffity era stato autorizzato
e preannunciato. Fin dall'inizio i poliziotti si sono comportati in maniera brusca ed estremamente non collaborativa.
Uno degli artisti, di origine asiatica, fece un video film. Ad un tratto i poliziotti lo costringevano di accomodarsi
nella macchina della polizia, di cancellare il video e di lasciare i dati personali. Non c'era nessun motivo legale
per questo "arresto". Cercavo di farmi spiegare quale fosse il capo d'accusa, ma subito capì perché
scelsero Daniel, quando un poliziotto mi rispose che il ragazzo è stato arrestato perché prima di
tutto deve sillabare il suo nome " ..o lei crede che io possa conoscere il vietnamita?..", allora la
situazione stava per scoppiare. Infine siccome abbiamo dietro di noi la stampa (c'erano Stern e Focus) Daniel venne
rilasciato. Ma da allora in poi era chiaro che la polizia che ci doveva proteggere non era del tutto sul nostro
lato. In seguito una pattuglia si mise vicino al muro facendo finta di sorvegliare. Un poliziotto di questa macchina
era il padre del presidente della NPD della città.
Un altro esempio per l'orientamento politico della polizia della città: un singolo Nazi passa tranquillamente
davanti a 30 artisti di Graffìty e dice con orgoglio che sta notte ucciderà tutti quanti.
Poi passa l'angolo e saluta i poliziotti.
Il concerto andò bene. Sentivamo tanta riconoscenza e come a Neustadt ci siamo resi conto che è molto
importante fare qualcosa per la gente che combatte i Nazi. Ho molto rispetto per loro che giornalmente vengono
massacrati di botte e buttate giù dagli autobus e non si arrendono lo stesso. Quando il concerto era finito
e la maggior parte del pubblico e i musicisti erano già a casa, ad un tratto arrivarono circa 50 Nazi sul
grande parcheggio dell'area.
Inizialmente non si vedeva nessuna pattuglia di polizia. Il nostro agente per la sicurezza riuscì ad circondare
con la sua gente il gruppo dei Nazi e di spingerlo l'ungo la strada. Poi arrivò anche la polizia, che anche
in questa occasione non voleva collaborare. Ma dopo una discussione con il responsabile della fondazione Amadeu
Antonio, che ci ha accompagnato per tutto il Tour, la polizia ha promesso di rimanere sul parcheggio fin quando
tutti i partecipanti dello spettacolo avessero lasciato l'area del concerto. Ripetutamente i Nazi si fecero vedere
dal buio. Tutti insieme, in cinque macchine in fila ce ne siamo poi finalmente andati, ansi siamo fuggiti nel albergo,
il cui proprietario tra l'altro sostiene con offerte di denaro uno dei club giovanile della NPD.
Penso che sia molto importante di far sapere a più gente possibile quello che succede a Wurzen. Prendiamo
tante notizie dalle mass-media, e pensiamo che quello che si vede in questi filmati è terribile, ma in fondo
i Nazi sono soltanto alcuni idioti che sono fatti in questa maniera. Invece uno non riesce a capire, se non l'ha
visto in persona, che là non importa da quale Iato uno si gira, in quel posto vivono soltanto Nazi. (tranne
quel piccolo gruppo di resistenza). Il consiglio comunale, la polizia, sono tutti dei Nazi, e quelli che non si
sono tagliati i capelli a zero chiudono gli occhi e fanno finta di non sapere niente. Spero che molta più
gente viene informato su questo in maniera tale che il problema viene preso sul serio.
In tutta la mia vita non ho mai avuto tanta paura di esseri umani, ma lo stesso sono contento di aver
partecipato a questo Tour. Come già detto la gente che vive in quei posti e pone resistenze ha bisogno di
non essere lasciata sola.
Al concerto hanno partecipato ca. 400 persone, in fondo non gli importava del tipo di musica, basta che qualcuno
si occupava di loro. Se volete sapere più di questo Tour troverete delle informazione a
www.qredoo.de ad www.buerolaerm.de oppure www.fourartists.com Oppure www.amadeu-antonio-stiftung.de
Saluti a tutti e pensateci un pò
Meike*
Credo che questo testo meritava una traduzione dal tedesco e non ha bisogno di ulteriori commenti
Alexander