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IL SALE - N.°71
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pluralista, democratico e, quindi, rivoluzionario


anno 7 – numero 71 Ottobre 2007

www.ilsale.net e-mail: scriviailsale@libero.it
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Sommario
di Sabina Paolini
di Luciano Martocchia
di Giuseppe Bifolchi
di Giorgio Fioretti
di Stelio
di Sergio A. Pennoni
di Tusio De Iuliis
di Diderot
di Antonio Mucci
di Annalisa Cerretani D’Angelo
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Mio zio è matto da legare.
Quand’era appena nato la guerra era finita, ma non per lui. Ricorda fame freddo e miseria...la sua famiglia era poverissima, talmente tanto povera che sua madre voleva vendere anche la figlia per ricavarne qualche soldo. Soffrì talmente tanto che odiò il denaro.
Quand’era bambino vide dalla finestra una grande nevicata e i suoi genitori che correvano in strada inseguiti da un uomo col fucile, pensava volesse sparare così uscì piangendo, gridando...poi si accorse che andavano tutti e tre dietro ad una papera fuggita da qualche recinto. Pianse talmente tanto che odiò per sempre le armi.
Quand’era ragazzo andò a comprare il latte con la sua prima paghetta, tornato a casa la mamma gli disse che aveva sbagliato a prendere tutte quelle bottiglie, allora lui le ruppe tutte contro il muro e cominciò ad odiare sua madre e le paghette.
Per la cresima lui e sua sorella dovevano confessarsi, ma da quando vide scappare dal confessionale sua sorella in lacrime dopo che il prete ci aveva provato cominciò ad odiare la chiesa, i preti e tutto il resto.
Quand’era giovane assunto presso una fabbrica come perito elettrico, prese la scossa e fece un volo di dieci metri, rimase una settimana in coma. Da quel momento in poi odiò il lavoro.
Quand’era giovane un’altra volta cadde dalla moto e finito sotto un camion si fece un’altra settimana di coma. Iniziò ad odiare la velocità.
Poi si fece uomo e s’innamorò di una bella donna di nome Giuliana, ma lei lo tradiva di nascosto...quando se ne accorse cominciò ad odiare anche l’amore.
Diventò matto.
Da quel momento in poi smise di odiare e incominciò a far finta di niente o ad amare altre cose come il biliardo e i film western di Sergio Leone, le sigarette MS e il rock & roll...non so come ma diventò pure comunista. In ogni caso tutte queste ultime cose lo accompagnarono per il resto dei suoi giorni...credo soprattutto le MS.
Dimagrì talmente tanto che anche le persone più vicine non lo riconoscevano più, diceva cose senza senso. La famiglia credeva fosse posseduto dal diavolo, così provarono tutte le magie e i maghi possibili per guarirlo, ma non ci riuscirono.
Finì in manicomio. I dottori rassicurarono i familiari dicendo che lui non era normale come tutti gli altri, lui era matto, così andava rinchiuso, legato, torturato, annientato, sradicato, anestetizzato, elettrizzato, emarginato, isolato...insomma era matto e basta, era matto soprattutto perché non era normale, così doveva rimanere in manicomio con loro e ci avrebbero pensato loro a guarirlo.
Mio zio era elettricista e di scosse se ne intendeva.
Quando gli facevano gli elettro shock riprendeva conoscenza dopo una settimana, e anche a quello era abituato...dopo le due settimane di coma. Ma non pensava che queste torture gli sarebbero durate ancora per anni, non lo immaginava davvero, perché lui si fidava delle persone, ma non dei dottori, dei dottori non si fidava mai ...e anche di mediaset diceva lui, nemmeno di Berlusconi e delle sue televisioni quando nacquero si fidava...ma questo è un altro discorso e non credo c’entri.
Oggi son passati quarant’anni da quando entrò per la prima volta in manicomio e mio zio è sempre lo stesso, non è guarito. Ora che ci penso era il 1968 quando entrò per la prima volta in manicomio...che strano nel sessantotto...lui entrò in manicomio e sua sorella ebbe il primo contratto in fabbrica dove rimase quarant’anni anche lei...entrambi finiti in due manicomi, ma questo è un altro discorso e non credo c’entri.
Comunque, dicevo, son passati quarant’anni da quando mio zio entrò per la prima volta in manicomio e lui è sempre lo stesso, non è guarito, al contrario di come promettevano i dottori negli anni passati.
Oggi però i tempi sono cambiati e le cure non sono più le stesse, sono diverse, e anche i dottori, spero, pure loro sono diversi, non sono più gli stessi, forse non lo vogliono più sano, normale, a tutti i costi, forse hanno accettato la sua follia, forse anche noi che gli siamo vicini, forse anche lui, anche lui, forse
Moreno De Sanctis minoranza@yahoo.it
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giovedì, 06 settembre 2007
Di isole e imperi (II)
Una volta, le trasformazioni ci davano il tempo di illuderci di vivere in un mondo stabile. Solido, si direbbe.
Almeno quanto bastava per fare un progetto: una carriera, un matrimonio, una rivoluzione, ad esempio. Il futuro era quindi luogo di speranza, o almeno qualcosa che si può pensare di costruire.
Oggi, quando un giovane si iscrive al primo anno di una facoltà universitaria, sa già che quando si sarà laureato, il mercato vorrà qualcosa di completamente diverso da ciò che lui avrà da offrire: un segno della liquefazione del mondo.
Le mille manifestazioni di questa precarietà - termine che non a caso definisce oggi il lavoro stesso - generano uno stato globale di angoscia e insicurezza.
In un certo senso, la causa non è complessa: ha la semplicità delle macchine e dei conti in banca.
Ogni volta che facciamo qualcosa, ce ne viene qualcosa di utile, ma anche materiale di scarto.
Mangio il pesce, e ne ricavo nutrimento; ma - a parte il pesce stesso, che nella trasformazione non ci guadagna di certo - molto è stato disperso lungo tutta la linea tra il mare e la mia bocca.
La linea di dispersione è varia e complessa, ma la direzione è sempre quella.
Il sudore e il tempo del pescatore, la benzina persa in mare dal peschereccio, le reti che si logorano, il camion che per portarmi il pesce ha dato il suo piccolo contributo alla devastazione del manto stradale, nonché all'inquinamento dell'aria.
Quindi, non c'è processo di trasformazione che non comporti la produzione di scarti.
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Solo che non era mai esistito, nella storia umana, un sistema che avesse fatto dell'accelerazione della trasformazione la propria missione, come fa il capitalismo.
Investire 100, per ricavarne 110. Quel dieci in più dà l'impressione di un miglioramento, e sta qui il suo irresistibile fascino; ma da qualche parte quel dieci è stato cavato fuori, è un costo, non per l'investitore, ma per qualcosa o per qualcuno.
Miliardi di persone - potenzialmente l'intera specie umana - gareggiano nell'ottenere quel margine. In questa gara universale, ogni individuo è esposto: idealmente agisce da molecola, in competizione con ogni altro essere umano vivente su questo pianeta. Una gara totale, dove però vale il principio fondante dell'americanismo: "Second place is nowhere" - chi arriva secondo, non arriva da nessuna parte.
La gara è per la generazione di prodotti. Non necessariamente materiali, anzi l'evanescenza è una caratteristica dei nostri tempi - il virtuale e il logo vanno di pari passo.
Ma nemmeno i prodotti evanescenti sono esenti dalla produzione di scarti.
Prodotti e scarti, quindi. "Di più" e "più in fretta".
"Di più" significa che nulla deve sfuggire al processo; ogni cosa esistente, dalla costa incontaminata alle visioni di un autore, deve diventare merce, cioè prodotto e scarto, o prodotto scartato, perché il prodotto precedente deve far posto al prodotto nuovo.
Ma anche umanità scartata, perché tutto ciò che non è integrabile come soggetto consumante, diventa scorie di umanità, la base dell'enorme produzione di sradicati, spiantati, profughi e rigettati di ogni colore e sorta.
"Più in fretta" significa che la produzione di scarti deve essere continuamente accelerata; e la velocità della rete permette di trasformare settimane in giorni, giorni in ore, e ore in simultaneità: il tempo, tendenzialmente, si accelera fino ad annientarsi.
Potremmo dire che la combinazione tra "di più" e "più in fretta" sia l'obiettivo del capitalismo, nel senso della meta verso cui tendono, magari senza pensarci, tutti coloro che partecipano ai suoi processi (compreso, ovviamente, il presente traduttore di manuali tecnici).
In una situazione ideale - come il vuoto senza attrito dei fisici - il "di più" del capitalismo dovrebbe a un certo punto significare tutto; e il "più in fretta" un unico istante.
Cioè la trasformazione, in un lampo, di tutto l'esistente in qualcos'altro; che è contemporaneamente un unico, totale prodotto e un unico, totale scarto - creative destruction.
L'Uomo dei miti ottocenteschi, con la sua lettera maiuscola, che forgia il proprio destino, realizzandosi come dio e principe di questo mondo, al grido di "Fiat!" (ma, dati i tempi, è più probabile che urli, "Nokiaaaaa!").
Però non esiste l'Uomo in astratto: esistono gli uomini determinati. Non è l'umanità, ma è quel tale, il più grande imprenditore di tutti i tempi, che sgomitando sui cadaveri di tutti gli altri, in un solo gesto realizza il sogno della categoria: il Big Bang dell'Ultimo Concorrente.
Certamente non succederà questo. Sappiamo che nessuno al mondo ha mai realizzato davvero i propri obiettivi. Per questo, non possiamo dire come andrà a finire.
Sappiamo solo che la Grande Muraglia si è aperta: per la prima volta nella storia, a livello mondiale, è crollato ogni freno cosciente al capitalismo, che si è proclamato così assoluto: ab-solutus, sciolto, senza vincolo alcuno se non le proprie regole interne.
Il Big Bang dell'Ultimo Concorrente indica una meta, un destino per questo mondo. Questa meta qualcuno la può condividere, anzi probabilmente la condividono in tanti.
Noi, no.
Sabina Paolini
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di Luciano Martocchia
L’avvio della macchina organizzativa delle elezioni primarie da parte del Partito dei Democratici di Sinistra e della Margherita per dar vita al nuovo Partito Democratico e la conseguente discussione sull’unificazione della “sinistra” esterna al PD ci pone l’obbligo di fare alcune riflessioni. Negli ultimi dieci anni è stata scarsissima l’analisi sociologica del rapporto tra classi sociali e politica e possiamo evidenziare che la divaricazione e la distanza tra ceto politico e società si è allargata è ha costruito su questa divaricazione un’idea della politica stessa come mezzo per raggiungere finalità non proprio esaltanti per la politica. Chiare in tal senso– ma decisamente deludenti ( ma soprattutto di grande inversione di rotta) – sono le ripetute dichiarazioni di Bertinotti sul carattere antipolitico dei movimenti o dei soggetti che hanno respinto e contrastato il patto di ferro tra sinistra antagonista e disobbediente e governo Prodi. Ma questa distanza siderale tra politica e classi sociali– per molti aspetti vista come elemento salottiero è sfociata nello snobismo : appare prevalente nel dibattito sulla costruzione di un nuovo soggetto unitario della sinistra che metta insieme Rifondazione Comunista, fuoriusciti dai DS, Comunisti Italiani, Verdi, etc. , che un nuovo soggetto politico della sinistra rischia già di nascere con una riflessione totalmente estranea da un’ analisi della realtà del paese e del contesto in cui si candida ad agire politicamente. Basta analizzare infatti il crollo di credibilità dei partiti della sinistra nei settori popolari (dai fischi degli operai di Mirafiori alla rabbia delle borgate romane) e nella maggiore flessibilità con cui la destra berlusconiana egemonizza e orienta le aspettative di miglioramento di una gran parte della società degli emarginati, attraverso la proposizione loro di modelli irraggiungibili, attraverso l’oppio mistificatorio dei suoi mezzi di diffusone mediatica. La spinta liberista è arrivata in Italia con dieci anni di ritardo rispetto ai modelli anglosassoni. La grande ristrutturazione degli anni ’90 operata soprattutto dai governi di centro-sinistra o con l’appoggio della sinistra (Amato, Ciampi, Dini, Prodi 1 etc.), hanno introdotto anche in Italia la ristrutturazione , ma ha prodotto ed accentuato la polarizzazione rendendo inutile inutile il compromesso sociale e acuendo la differenziazione di reddito tra le classi: quelle ricche ( una minoranza sparuta che però detiene la maggior parte delle risorse) e quella dei ceti medi (maggioritaria di numero, ma con massa di reddito infinitamente più esigua). Gli effetti sociali di questa ristrutturazione sono stati pesanti. Non solo il peso del lavoro rispetto a quello di profitti e rendite nella distribuzione della ricchezza è retrocesso fino a livelli ottocenteschi, ma anche l’intera struttura sociale che aveva retto le dinamiche politiche ed economiche del dopoguerra ne è uscita stravolta. Vediamone schematicamente alcuni aspetti:
1° L’impoverimento dei ceti medi esploso negli anni novanta, è dovuto alla brusca polarizzazione sociale prodotta dalle misure economico-sociali introdotte dal 1992 in poi per risanare i bilanci disastrati dello Stato. Anni di risanamento con drastiche cure, come privatizzazioni, precarietà, riduzione degli standard sociali, nuove imposte, riduzione del potere d’acquisto dopo l’ingresso in area euro soprattutto) hanno fatto saltare i parametri del welfare state, sui quali si reggeva l’ipotesi socialdemocratica. C’è da preoccuparsi e fa molta impressione assistere al cambio di rotta della sinistra unita o europea che abbraccia la socialdemocrazia in un contesto sociale privo dei caratteri principali di una socialdemocrazia: equità sociale, fiscale , redditi, lavoro.
2° Inoltre l’impoverimento sociale dei ceti medi con l’ingresso di norme salariali liberticide come il famigerato pacchetto Treu e la legge 30 , cosiddetta legge Biagi, ha spinto settori consistenti verso il basso, dovendo le famiglie sostituirsi e fare supplenza reddituale al precariato giovanile, operando una fortissima disgregazione. Ma i ceti medi proletarizzati o in via di proletarizzazione, non possono che essere “incazzati ” in quanto hanno visto concretamente retrocedere il loro status sociale, la loro sicurezza e i loro standard di vita. Ne hanno fatto le spese fasce sociali non propriamente in passato definibili proletariato, come gli insegnanti, impiegati, lavoratori del terziario. In questa condizione, agiscono allora le spinte incontrollabili che vengono intercettati assai meglio dalla destra piuttosto che dalla sinistra, più radicata oggi nei ceti sociali ad alto tasso d’istruzione e di livello medio alto, perdendo, ahimè, la fascia di quei lavoratori sempre stata tipica della sinistra , quali gli operai ed i lavoratori sindacalmente organizzati; ciò perché i guasti prodotti dalla cosiddetta legge Biagi hanno prodotto la forte diminuizione del numero di lavoratori assunti a tempo indeterminato, a vantaggio delle categorie co co pro, dove il Sindacato non esiste. (Ormai i pensionati rappresentano circa il 60% degli iscritti al sindacato) Si badi bene, non è solo un problema di inesistenza di piattaforme sociali adeguate che restituiscano a questi settori sociali un progetto di emancipazione o di tutela, è anche un problema di mancanza di identità politica e sociale che la sinistra oggi non è affatto in grado di offrire al di là di un sempre meno convincente modello di politically correct che riesce sempre meno comprensibile anche al popolo della sinistra. Cosicchè la rivendicazione sociale è stato privata degli elementi di identità che di unità di classe e si manifesta in modo corporativo e localistico. I lavoratori riscoprono la vertenzialità specifica di categoria con la nascita dei movimenti ambientalisti con caratteristiche sociali locali producenti ostacoli, consapevolmente o inconsapevolmente, alla riunificazione di un blocco sociale antagonista. Questi sono i problemi che un ‘eventuale sinistra unita dovrebbe mettersi a discutere seriamente. Diversi sono invece i parametri su cui la stessa questione viene affrontata nel dibattito sulla costituzione del Partito Democratico.Per i sostenitori del PD infatti, gli interlocutori non sono i lavoratori, i ceti medi proletarizzati o i destinatari del welfare. Al contrario, i loro interlocutori privilegiati sono i poteri forti dell’economia, dell’editoria e dell’establishment internazionale. Si badi bene che non si tratta solo o tanto di un tradimento di classe, anzi, al
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contrario si
tratta della continuità di una ipotesi politica (craxiana prima e blairiana poi)
che vede nei poteri forti i motori della “modernizzazione del sistema”. In
sostanza la modernizzazione capitalistica nei paesi del vecchio modello sociale
renano, deve essere gestita dai settori più rampanti della borghesia. Ciò spiega
il feeling di D’Alema con la finanza e il tifo di Fassino all'accaparramento di
banche, le liberalizzazioni di Bersani, le misure su federalismo e servizi
pubblici locali avanzate da Lanzillotta, Bassanini etc. La democrazia non serve
più, arriva la “governance”. Con una politica che si fonda (o sbatte la testa)
con i parametri sociali sopraindicati, è ovvio che la democrazia rappresentativa
così come l’abbiamo conosciuta dal 1946 a oggi non serve più, anzi, diventa un
arnese inutile ostativo della governabilità del sistema. In tal senso, la
variante della governance è l’unica concessione “progressista” al dogma della
governabilità come fine ultimo da assicurare anche con metodi securitari o
autoritari. Nel discorso di Walter Veltroni al congresso della Margherita
(insieme a quello dei DS una sorta di anteprima del congresso del Partito
Democratico), questa variante è stata illustrata assai bene.
Nelle parole di Veltroni (e nella sua esperienza di gestione della metropoli
romana) la prima priorità infatti è quella di espellere il conflitto dalle
relazioni sociali. Questa classe dirigente (o meglio, dominante) sente forte il
richiamo del bonapartismo e di una autonomizzazione della borghesia dal ceto
politico esistente. Il Partito Democratico e la sua interlocuzioni neocentrista
con l’UDC cercano disperatamente di diventare tutto questo. Che ci riescano o
meno non è scontato, ma questo ha dichiarato con ruvidezza Montezemolo
all’assemblea di Confindustria, questo sostengono i supporters del “governo dei
migliori”. A fronte di questo scenario, il progetto della Sinistra unita - o
come si chiamerà - rischia concretamente di essere un progetto senza identità e
senza popolo (il blocco sociale di riferimento) e dunque corre il rischio di
fondarsi e affidarsi solo alla fedeltà, all’ampiezza dei suoi apparati
(parlamentari, consiglieri, portaborse, assessori, funzionari, consulenti etc.).
A oggi l’operazione si presenta come tutta interna a quell’autonomia del
politico che sta producendo devastazioni nelle relazioni con i movimenti, con la
società e con i settori popolari. Se non avrà consapevolezza di quale calce e
quale cemento utilizzare, il “cantiere della sinistra” rischia di venire giù
prima del previsto.
Luciano Martocchia
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Maledetta vecchiaia!
Nel 2002 per le edizioni Samizdat di Pescara decidemmo di pubblicare una nuova edizione del libro di Vincenzo Mantovani Mazurka Blu. Contattammo l'autore che si dichiarò ben contento della nostra iniziativa. La prima edizione, edita nel 1\978 da Rusconi, era ormai esaurita da tempo ed il libro praticamente introvabile. Si trattava di una ricerca molto accurata e documentatissima sui tragici fatti dell'attentato del Diana.
L'edizione da noi curata si avvaleva di una bella introduzione di Paolo Finzi.
Nel maggio di quest'anno è uscita una nuova edizione del libro, assolutamente identica a quella della Rusconi, ma con un titolo diverso: Anarchici alla sbarra edito da Il Saggiatore. Ora l'introduzione a questa nuova edizione non è altro che quella che Paolo Finzi ci fece a suo tempo. Lungi da noi l'idea di accampare alcun diritto di copyright, ma da un autore della meticolosità di Mantovani ci saremmo aspettati almeno la citazione della fonte.
Non pensiamo assolutamente che che si sia trattato di cattiva volontà. Molto probabilmente si tratta solo dell'inesorabile trascorre del tempo. Anche i più meticolosi da giovani, finiscono in vecchiaia per perdere qualche colpo. Maledetta vecchiaia.
Giuseppe Bifolchi
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Sintesi estrema
di Giorgio Fioretti
L’evoluzione biologica dell’uomo, per molti aspetti ancora misteriosa, seguì una linea ascensionale che portò il suo sistema nervoso ad organizzarsi in modo tale che in una certa parte del corpo si creasse una complicatissima ma meravigliosa centrale a cui è stato dato il nome di cervello. Questo processo, raggiunta la maturità, portò l’uomo ad abbandonare la vita istintiva dell’animale, per assurgere a quella di “homo sapiens” sviluppando ragione, emozione e conoscenza. In virtù di questa evoluzione prese coscienza della natura in mezzo a cui viveva e soprattutto di se stesso. Si avvide che la sua esistenza si concludeva inesorabilmente con la morte. Per condurre una vita al meglio, due erano le vie che poteva intraprendere: o quella razionale, che significava accettare la realtà adeguandosi psicologicamente ad essa, o quella irrazionale fatta di verità inventate che le avrebbero liberato dalle angosce in cui la coscienza della morte lo opprimeva. La via che dava maggior sollievo era quella di immaginare una nuova vita dopo quella terrena. Scelse perciò la seconda via, e nacquero le religioni. Fu da questa scelta che le cose cominciarono a complicarsi. Si perché quando si crea un falso e si basa tutto lo sviluppo susseguente su di esso, tutto ciò che ne consegue dovrà essere necessariamente falso. Le spiegazioni di nuovi misteri che si presentarono, le risposte a nuovi inevitabili quesiti, furono necessariamente inventate e fu così che finì per immergersi in una foresta di menzogne così grande da non poterne più uscire; anzi la foresta via, via, si fece così fitta che l’abitudine a vivere nel buio della sua ombra, si radicò a tal punto che, non conoscendo un modo diverso di vivere, fu una sua decisione non volerne più uscire. Ancor oggi i condizionamenti lo fanno vivere bene così come vive. Si è creata una dipendenza culturale tale che pensa, agisce, parla e scrive in modo corrispondente. Lungo il corso del tempo sono intervenuti religiosi, filosofi, letterati e perfino scienziati a spiegare, parlare, scrivere decine di migliaia di libri sui più disparati argomenti, anche quelli apparentemente distanti, non attinenti a questi argomenti. Niente, sono tutti e solo, figli dello stesso falso originario. Sono stati adottati falsi idoli prima, e falsi dei dopo. Oggi ci ritroviamo ad adorare il falso; viviamo nella bugia. Il terribile di tutto questo è che siamo innocenti, poiché non abbiamo più memoria di come sia cominciata la storia e sinceramente pensiamo di essere nel vero. Abbiamo inventato assurde regole etico-religiose da cui abbiamo fatto discendere concetti di giustizia, diritto, amore. Abbiamo scritto romanzi, poesie, favole, tragedie, drammi, libri di religione, di filosofia, abbiamo dipinto, abbiamo amato, abbiamo odiato, abbiamo creato, abbiamo distrutto, tutto nel falso perché ispirata da una unica origine falsa. Ma allora, in mezzo a tanta disperazione non c’è nessuna luce, nessuna speranza di uscire da questa selva? Qui le mie risorse intellettuali non sono a l’altezza di tanta risposta. Ma dopo questa mia ammissione di incompetenza, voglio provare lo stesso ad azzardare una risposta. Dentro la vera scienza, che l’uomo sembra poter conoscere e poter praticare, nel continuare il suo processo evolutivo verso una sempre maggiore razionalità, l’uomo potrebbe accorgersi del falso in cui è vissuto e accettare la verità così come essa è, senza più ingannarsi. Accettare la verità significa, attraverso un immaginario processo palindromo, tornare a rivivere il tempo in cui fece la falsa scelta e ricominciare tutto di nuovo, ma questa volta senza crearsi false illusioni. Per noi umani sarebbe la salvezza se ciò accadesse, ma se non accadesse con grande allegria del mondo vegetale e degli altri animali, la soluzione ultima potrebbe essere quella dell’ autodistruzione.
ISTINTO, EMOZIONE, RAGIONE, SCIENZA
Da una iniziale vita istintiva in comune con i Pongidae, il cervello degli Hominidae finì per essere la sede che lo portò a diventare Homo Sapiens. Della sede dell’emozione il tema che vorrò trattare è l’autopsia dell’AMORE. ..
L’umanità per potersi relazionare con il prossimo spesso si trova a far uso di parole che si riferiscono a concetti astratti di cui, per sua natura, non si ha nessun prototipo. Queste parole: felicità, bello, giustizia….. e via discorrendo, hanno l’inconveniente di non avere per tutti lo stesso identico significato, anche se in certi casi hanno un comune denominatore. Fra le tante parole di questa famiglia, la più comune, la più famosa, la più conosciuta e quotidianamente usata è: amore. Il sentimento che questa parola definisce è universalmente riconosciuto come il più sublime, prevalente in assoluto su tutti gli altri sentimenti e riesce finanche a compiere il miracolo di unire l’uomo a Dio (per chi ci crede). Però si da il caso che se invitassimo un certo numero di persone a dare una definizione di questa parola, noteremmo innanzi tutto un immediato imbarazzo seguito, subito dopo, da incertezze e difficoltà. Comunque le definizioni che ci verranno date, saranno abbondantemente non uniformi e anche abbastanza vaghe e approssimate, contrastante con la spigliata sicumera del suo uso quotidiano. Io adesso voglio provare a trattare questo argomento, non per dare la mia definizione, ma per esaminare e verificare quanto ci sia di vero in quel vago senso comune di intenderlo. Com’è mio abito, anche qui non terrò in nessun conto le incipriate retoriche ad esso attribuite nel corso del tempo, né delle ghirlande di cui è stato adornato da poeti e scrittori vari, e siccome questo argomento riguarda la vita di relazione dell’uomo, ritengo opportuno iniziare con una breve storia dello sviluppo dell’uomo in relazione a questo sentimento. L’uomo, erroneamente ieri perché non sapeva, e falsamente oggi perché sa, ha voluto che l’amore risiedesse nel cuore e non, come realmente è, nel cervello. Ciò convenuto, cerchiamo allora di capire, per quel che ne sappiamo oggi, che cosa è il cervello e come si è formato. La scienza ha stabilito che le cellule nervose contenute nel nostro cervello sono così numerose da poter essere considerato una galassia, giusto come afferma la neurobiologa, premio Nobel, Rita Levi Montalcini nell’intitolare una sua pubblicazione “LA GALASSIA MENTE”. Da quando Darwin introducendo la teoria evoluzionista, spodestò la favola del creazionismo con tutte le sue mele, la scienza ha cominciato liberamente a percorrere la strada della conoscenza. Con molta approssimazione sembra che la vita sulla terra sia iniziata circa 3.800 milioni di anni fa. La prima apparizione di vita si deve a archeobatteri formati da cellule procariote adatte a vivere in ambienti ipertermofili e dotati di un metabolismo autotrafo. Questo significa che non erano predatori poichè si alimentavano di composti
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inorganici, quali l’anidride carbonica e l’idrogeno solforato. (il metabolismo del mondo vegetale continua ancora oggi ad essere autotrofa). Con il raffreddamento della terra , si stabilì un ambiente mesofilo, che è quello che conosciamo ancor oggi. Fatto queste premesse, andiamo a considerare ciò che realmente ci interessa, ossia il processo che porta alla formazione del cervello. Secondo quanto ci testimoniano le ricerche scientifiche, le prime cellule avrebbero stabilito relazioni sensitive con il mondo in cui era immerso, con azione riflessa. Questo significa che la mancanza di un sistema nervoso, perché siamo in uno stadio pre-neurale, la risposta a sollecitazioni esterne avveniva attraverso cellule effettori, e cioè cellule contrattili capaci di rispondere direttamente a stimoli esterni. Siccome la caratteristica del sistema vita è quella di una inarrestabile graduale evoluzione, si passò in seguito, a una attività di trasmissione da cellula a cellula per contiguità. Bisogna arrivare ai celenterati di età pare precambriana, per ipotizzare un sistema nervoso centralizzato. Un progresso evolutivo straordinario, prima dei vertebrati, lo si ebbe con l’octopus della classe dei cefalopodi. Qui gia siamo alla presenza di un predatore dotato di memoria e di apparato visivo e tattile Ma sia perché non ho una sufficiente conoscenza scientifica, sia per opportuna sintesi, salto le varie epoche prese in considerazione dalla filogenetica nel raccontarci la storia dell’evoluzione del nostro cervello, per scoprire che oggi nel cervello risiede: istinto, emozione, ragione e scienza. Quindi, fu l’istinto a governare la prima vita di predatore e raccoglitore dell’uomo. Subito dopo, l’inarrestabile evoluzione del cervello, l’uomo si arricchì enormemente con l’apparizione straordinaria dell’emozione. Questa molto ricca di risorse vitali, si manifestò con una forte tendenza a raggiungere intensi stati di pathos. Essa è mossa da un intimo desiderio di godimento, spesso misto a una dolce sofferenza che sfugge al controllo e che chiamiamo commozione. Gli avvenimenti o le situazioni che conducono alla commozione sono soggettive e molteplici, ossia non tutti la raggiungono con la stessa intensità per lo stesso movente. Ma hanno la stessa e unica sede il cervello, perché il cervello è l’uomo; il resto è “optional”. L’uomo può dire “io sono” anche quando il resto del corpo perde vitalità, se il cervello è intatto.
Il “cogito ergo sum”di Cartesio, andrebbe integrato con “quia habeo cerebrum” Quindi caro popolo del cuore, potete dispiacervi quanto volete, ma le vostre rime cuor- amor, sono un falso; la verità è che tutte le nostre emozioni risiedono unicamente nel nostro cervello. Ciò assodato, passiamo ad esaminare che cosa è l’amore e le varie cause che lo fanno manifestare. Gia i greci avevano differenziato l’amore carnale “éros” da quello psicologico “filòtes”, adottando un terzo, di origine biblico, “agape” con significato inizialmente religioso, poi parecchio indefinito, secondo me immaginario, fantasioso. L’amore, quello reale che si ripete da sempre, è una situazione umana che diventa attiva nell’adolescenza di ambo i sessi, con la maturazione dei gameti riproduttivi e del mondo ormonale. Escluso il bambino che verso il genitore ha una relazione di necessità per la sopravvivenza, pertanto ciò che a noi piace di qualificare amore, altro non è che un legittimo opportunistico egoismo che, quando non viene soddisfatto, può provocare nel ragazzo reazioni aggressive e violenti, quello tra giovani è una naturale attrazione sessuale che si sviluppa in tutti gli esseri viventi per garantire la continuazione della specie. Nell’effettuare la scelta, per la costituzione della coppia, intervengono diversi fattori. Innanzi tutto scatta quello estetico; che per essere anch’esso un concetto astratto, è molto personale da individuo a individuo. Poi interviene la ricerca di garanzia; ognuno cerca di scoprire la quantità e qualità di contributo che l’altro può dare per una esistenza se non proprio opulenta( la più ambita), almeno di possibile tranquillità. Un’altra valutazione che scatta (questa inconscia) è la buona condizione di salute fisica e mentale dell’altro che garantisca, la creazione di una prole sana. Il quadro viene migliorato se si hanno interessi, sensibilità e cultura compatibili. Spesso il laccio che riesce a tenere due persone unite sono la sussidiarietà. E’ il caso di una coppia a me ben nota, rimasta unita da vincolo matrimoniale fino alla morte, perché lei, persona molto sicura di se e di temperamento autoritario, ha trovato la compensazione alla sua personalità nella sottomissione del marito, persona profondamente insicura, bisognosa di tutela. Ma sono stati da tutti ritenuti, teneramente innamorati. Altri casi di unioni, considerate di amore, possono essere dovute a patologie della psiche. Si può raggiungere un equilibrio di vita quando le patologie di due persone si compensano. Persone con forte carica sessuale quando si sono incontrate hanno potuto liberamente realizzare le loro fantasie erotiche, senza inibitorie censure morali. L’amore del genitore verso il figlio anch’esso è più un inconscio ma necessario comportamento di responsabilità naturale, diretto alla perpetuazione della specie, comune a tutto il mondo degli animali vertebrati, che implica anche un aspetto psicologico negli esseri umani, in quanto si intravede nella progenie la perpetuazione della propria persona. Ma anche qui, quando situazioni particolari, straordinari, o anche culturali contrari prevalgono, questa regola naturale viene disattesa e il genitore arriva ad abbandonare la sua prole o anche a sopprimerla. Fra tutti questi sentimenti chiamati amore, quello meno nobile è certamente quello che l’uomo dice di avere verso il suo Dio perché è il più opportunistico, il più ipocrita. Egli vive nel timore di essere punito in un inferno eterno fatto di fuoco. Anche se questo inferno è una grossa panzana che soffre oltretutto, di una palese incoerenza, poichè mentre si afferma che con la morte l’anima abbandonato il corpo, sarà lei a sopportare le pene dell’inferno, poi, nel decretare la punizione si stabilisce una sofferenza che solo il corpo può patire. Si poichè, il dolore provocato dal fuoco è un dolore fisico di sicuro effetto intimidatorio perché l’uomo lo conosce, mentre come impaurire l’uomo con sofferenze dell’anima che egli non conosce e che è difficile da inventare? Concludendo ritengo che amore sia più un’attività della nostra mente necessaria per realizzare soluzioni pratiche di vita e di sopravvivenza, che materia di poesie, di romanzi e di sublimi illusioni. Infine, per il dispiacere e irritazione di chi si compiace di considerarsi platonico, puro e sentimentale, dobbiamo ammettere con sincerità, senza vergognarci, che in definitiva il primo e vero motore che spinge a l’amore verso gli altri, altro non è che quel tanto di egoismo misto a narcisismo che è in ognuno di noi. E così ho parlato a modo mio degli amori che tengono uniti le persone. Ultima considerazione di qualche interesse potrebbe essere la domanda: come mai tutte le grandi passioni d’amore, narrate dagli speculatori di emozioni, che tanto hanno conquistato sprovveduti sognatori e ingenui, siano finite, spesso anche in modo tragico, davanti al portone di casa della vita di coppia? O più semplicemente, come mai tutte le innocenti favole finiscono: e tutti vissero felici e contenti., senza mai raccontarci come è andata a finire dopo? Voi, ve lo siete mai chiesto?. Provateci. Forse sarebbe interessante conoscerne le conclusioni.
Nel proseguire la sua evoluzione, dopo essere arrivato a essere sede di questo complesso, e per molta parte ancora misterioso stato vitale, il cervello dell’uomo ha finito per salire l’ultimo gradino nella scalata ai cieli ed è diventato” Homo Sapiens” Questa facoltà gli ha permesso di iniziare a capire e a capirsi. Abbandonato i miti, le superstizioni le credenze di comodo ha iniziato il suo percorso serio e realistico della scienza. Rispetto al tempo della sua esistenza, il tempo del suo cammino intrapreso è meno di un secondo di orologio umano. Perciò, auguri cervello. Buon viaggio nel cammino verso l’universo.
(continua nel prossimo numero...)
Repulsione Allietante.
“Amore mio…..” dice un porcello selvatico più simile ad un cinghiale abruzzese che non ad un facocero africano o ad una babirussa malese.
“Taci maiale….” replica un bruto-civile il quale non condivide alcunché di Bruno-Giordano il quale ci testifica che la scrofa..”si lascia chiavare una-sola-volta l’anno da un-sol-porco…..” mentre le matrone, al caso giovenaliane, vengono lodate, esse che invece……, “per eccessiva libidine ….quanto più son pregne tanto più sogliono appetire al coito.”
Lo stesso cane-Colummella “vantava” che dopo unum coitum la Forda (vacca-gravida) non admittit taurum.
Insegnamenti questi scaturenti da quelle votazioni elleniche …… quei democratici dicevano Coiros il porco e Coirine il voto democratico…………ed i latini vantavano il loro censore Marco Catone …….Porcio,
Cose da e di pagani!
I clericali vantano un Sant’Antonio che di porci è antonomastico e/o onomasiologico………..egli guariva più i malati fisici più che quelli affetti da perversioni cerebro-spirituali.
Battaglia ci accultura con De Roberto che: “…. Porco di Fra’Cola che distribuiva bollettini ai novizi…”
Meglio, forse, riferisce il Tiraboschi citandoci Porchetto dei Selvatici, monaco certosino, il quale scrisse contra i Giudei nel 1315….. .
Queste remore loro-sue più che sui-suini non sono propaganda per il Prosciutto-San Daniele il quale è ottimo per i buon-gustai facoltosi mentre è poco gustato da quanti lo vedono-ritengono caro o carissimo per le loro misere tasche……….meglio una preghiera a Santo-Daniele.…..essa costa nulla, nulla, nulla …..e forse …. neanche miracoleggia alcunché!
Dopo tanti pagani e tanti clericali fiorisce e fioriscono i ……………….
“leggi il seguito…….se vuoi”. Così al Leopardi piace invitare a seguitare la lettura di sue con-sider-azioni.
NOI SI PENSA CHE: “Il porcello vivo sarà olezzoso-ozonico, ripugnante e cacofonico.”
NOI SI PENSA CHE: “Il porcello scannato, cucinato e servitoci in tavola è cosa tale-che indusse lo stesso Antonio-cesariano a servirne sei in una sola cena…….”animal propter convivia natum! Aper, caput cenae”.
Dagli cinghiali Aprutium……..onde il nostrano Abruzzo – intende e puntualizza Bruno-Giordano-Nolano.
Come conciliare queste vive-schifezze-suine con nostre prelibatezze culinarie più che prosciuttesche?
Noi si abbandona questo campo per manifesta e confessata incapacità solutiva!
Noi si è invece stimolati dalla BONTA’!
Sarà pur vero che il nemico, neppur morto, è amico - se diamo fede al caro Sofocle, famoso per la sua sofia.
Ma e cosa amano-pensano i salumieri dei prosciutti-porci marcati nelle Marche o autoctoni dell’Abruzzo?
Forse questi negozianti pensano solo agli affettati più redditizi, pensano a quegli affettati più redditizi per le loro entrate tanto tartassate da renderli scemati, scemati nei portafogli, i quali ultimi portano-abbracciano gli Euri in quantità sempre-minore! Piangiamo e piangiamoli quindi!
Piangiamo disperandoci come quel “popolo” la cui evoluzione lo rende ancora simile ai nostri “primitivi antenati”. Detto popolo, descritto e documentato in moltissimi testi di Antropologia-Culturale, stravede per il locale-encorico suino. Stravede e degusta una sola volta l’anno, allorquando sazia la dodicesima mensilità di fame con una abbuffata a metà tra il semicrudo e l’ultracotto di suino. La loro divinità primaria è ovviamente il maiale ed adorano il loro dio-porco.
“Noi” abruzzesi si venerava quella dea Maia, dalla quale derivammo il monte Maiella, mentre Giove, coprendola, la rese madre di Ermes-Mercurio.
E Porci divennero i marinai-amici del grande Ulisse, ammaliati dalla stupenda Circe, mentre i Proci preten-dendevano il regno d’Itaca e la mano e le grazie …. di colei che Penelope era detta dato che Pene-l-ope-rava.
L’indiana Dea-Maia, divinità primigenia, madre della Trimurti e del dio dell’amore Kamadera.
Trimurti figli di Maia……….gran droga per i di loro fedeli……….e o cani famelicissimi più che amicissimi.
MA DOV’E’ L’ANALISI POLITICA?
Ci chiede un mezzano politico istituzionalizzato ed istituzionalizzatosi.
E noi replichiamo: Cara Bestia tu non vedi né il nesso né Nesso……..quel gran CENTAURO la potenza del quale calpesta già la tua biasimevole domanda!
MA DOV’E’ LA SPECIFICITA’ DI TANTA ARGOMENTAZIONE PORCINORCINESCA? Insiste!
E noi replichiamo: Odioso inquisitore, più che petulante questionante petente, oltrechè putente.
Non ci lasciano più cantare, fratello Robeson, fratello dalle ali d’aquila………… sta scritto in versi.
Vogliono indurci al pianto, al lamento-per, al vaniloquio-su, alle crocette al collo o sulle schede per urne elettorali e funerarie, degne contenitrici dei pochi neuroni oscillanti nei meandri di nervi e materia grigia.
Grigia ….. o Verde se diamo credito al Cruscoso Clericale Abate Antonini Annibale (A.A.A.) il quale nel suo dizionario definisce “Moccio: Quell’escremento del cervello che esce dal naso”. Sembra abbia definito…….pensando ad un Lega-moderna.
Sembra-Pensa-Vaghi accenni a ciò che non è lecito, non-licet, neanche una volta l’anno. NO!
D'altronde ogni qualvolta ascoltiamo un oratore, un valente oratore, ostentare la sua facondia poco “emiliana” ……….noi si pensa alle banane mascherate da Pinco il quale deriva da Pinca giura un grammaticone, mentre altro grammaticone giura che è Pinca che deriva da Pinco. Banane e banalità oratorie che della retorica è mogliera. Onde Sofocle fa dire a Teucro: “Che bel discorso, dì perché l’hai fatto?”
Noi si ammutolisce……non possiamo più parlare.
Ed i discorsi magniloquenti sono anacoluti, cominciano con un’inizio che evolve con altri prosegui.
Manca la forza-potenza per sdegnarsi delle storture e dei condizionamenti e della repressione e della loro rettitudine……….nè quindi vale neanche sdegnarsi.
Ma se a mancare è la stessa capacità analitico-sintetica di cosa mai veniamo edotti indotti ….. coperchiati!
Ma quale cerchio oblungo stai disegnando? – mi sollecita un altro degli innumerevoli pedanti!
E continua chiedendomi: Per tè Giotto è un compasso?
Scrovegno tu e la tua pidocchieria –replico- ricordi o sai dire per dove impiccò il Giotto alcuni REI? Il suo cappio-cerchioso lo applicò a quella parte del di-loro-corpo-capovolto…….”che non è lecito nominare”. Espressione quest’ultima che usò il Monti (teste Leopardi) per sprezzare il fastidiosissimo Tommaseo. Tommaseo che era stato inteso quale Tommasei-Tomas-Didimo-Gemello-i e………..e Diogene saputo il nome dell’impiccato sorrise dicendo che lui lo avrebbe fatto impiccare già e solo per quell’irriverente nome battesimatogli.
Diogene, quel Diogene che vedendo alcuni ladri pronti al patibolo disse-ridendo: I grandi Ladri impiccano i minori! Ma Diogene era un cinico, non un cane che è fedelissimo ai suoi padroni e sempre li lacchè-ggia.
Parliamo del morto Giotto-Didimo-impiccatore.
Parliamo del morto Tommaseo Didimo-sfastidiatore.
Parliamo del morto abate-verde-Antonini-pincoso.
Scriveva Goethe-olimpico che le donne abituate-costrette all’amore degli uomini non possono scegliere, ma sanno giudicare. Noi non scegliamo convenzionalmente mentre il nostro giudizio attuale è ……grigio!
Ancora siamo certi e riconosciamo, magari a naso, di trucchi e truccati vari………come riconobbe l’Abati Antonio quella vecchia-truccatissima-morta la quale “a dispetto della morte ha buona ciera”.
Già edotti da Eraclito che vede il naso capace di riconoscere gli uomini trasformatisi in fumo.
Oratori altisonanti, sindaci che decidono soli, non insieme, sospinti dal vento che li fa librare ………. Parlate del presente, parlate, parlate pure sulle cime dei vostri castelli turriti ……… che un nano neanche su un monte è gigante. E la Bontà……di cui tu sopra…..? La bontà è autosequestrata dai buoni….. è ormai tutta loro clericale. Come mai potremmo condividerla! Bonus-Bellum è tutt’UNO. Stelio Soriani
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25 Ottobre 1945
Vi invio questo ritaglio di giornale e la storia che racconta, perché appartiene sia a me come ricordo di mio padre ( di cui ricorre l’anniversario) ma credo possa appartenere anche a tutti Voi, una piccola testimonianza di un momento storico sempre interessante per i molti che ne hanno interiorizzato il grande valore umano contenuto : la resistenza ad ogni forma di autoritarismo e fascismo. Per molti ma non per tutti, pare.
Anche un’ occasione per riflettere e capire meglio l’attuale situazione politica , vissuta oggi con grande angoscia e frustrazione da tutti coloro che hanno creduto ed investito la loro vita nel sogno di un’altra umanità possibile, e che sono ,da sempre, strumentalizzati e traditi.
Al di là di un omaggio alla memoria del genitore, scomparso a 60 anni nel mese di ottobre di molti anni fa, abbattuto da una malattia che iniziò allora., in quei giorni narrati a Gennaro Esposito, nel caos che seguiva i giorni finali della seconda guerra :Sergio Pennoni aveva 19 anni e si era imbarcato nel 1943, dopo la resa, come molti giovanissimi idealisti, per combattere il fascismo ed il nazismo, oramai alla fine di quella guerra ,che però durò ancora due anni. Era socialista, come pure i miei due nonni. Tutti hanno pagato personalmente, e le famiglie con loro, il prezzo della fede in quell’idea, in tempi dove solo affermare i propri diritti significava il carcere, la disoccupazione, l’ostracismo ed anche la vita.
Quindi anche un’occasione per ribadire ai molti che oggi strombazzano di comunismi & democrazie, confezionate su misura dei loro sogni di potere ed interessi personali, che la loro eloquente arroganza, stupidità, ignoranza e falsità li indicherà sempre agli occhi di tutti quelli che hanno sempre nel cuore e nella vita il senso della libertà e la conseguente spinta verso un’esistenza basata sulla giustizia sociale e collettiva: i resistenti!
E che sarà sempre una risata che li seppellirà, quando gli va bene!
Dall’UNITA’ dell’ottobre 1945 Sergio A. Pennoni

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(Trascrizione letterale)
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Caro Esposito, ti scrivo queste poche righe ma tu per favore li devi correggere perché non so scrivere tanto in italiano. Sono imbarcato sulla famosa nave “Colombo” dove est una vera porcheria non disciplina perché te ne racconto diversi :sono al bacino Ferrato ed alla mattina, dopo la sveglia fanno l’assemblea e per andare al gabinetto dobbiamo aspettare l’ordine del tenente di vascello Faggiano e pure Pratesi che sono due persone che gli piace di sfottere lequipaccio tanto è vero che l’altro giorno il 24/10/945 il marò Pennoni avendo lo stomaco guaste, perché ha chiesto il permesso di andare prima, il tenente di vascello Faggiano lo provocava per farci pigliare un massimo di rigore tanto che quel ragazzo perché le rispose: voi ufficiali è ammesso che quando dovete andare al gabinetto andate subito, noi invece dobbiamo aspettare che viene tutto il personale, il tenente di vascello Faggiano disse: tu sei un marinaio e devi fare quello che ti dico io. Noi che siamo schiavi?.
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E ci ha fatto rapporto per farci pigliare un castigo. Poi il tenente di vascello Pratesi il giorno 4 addetto al rancio dell’equipaggio mentre tutti erano a mangiare: beduini ignoranti voi marinai avete fatto perdere la guerra, lui sa che io hofatto più del mio dovere, dopo essere stato naufrago e poi fa la conferenza alle reclute dicendo che col fascismo la Marina era un’altra, che si stava bene, io figurati che quando mi volevano fare il premilitare manno fatto pagare la multa perché non ci andavo- ti dico pure un’altra cosa, adesso pure ai sottoufficiali hanno messo l’ordine che la sera devono mangiare alle 5 e mezzo se no non si mangia e il mangiare si deve buttare; i sottoufficiali non si lamentano perché loro ufficiali fanno i loro comodi tanto che quando il signore Pratesi manda a chiamare qualche marinaio o sottoufficiale prima lo fa aspettare mezzora dietro la porta poi vuole che sta sull’attenti poi quando un marinaio vuole parlare con il comandante la domanda la presenta in segreteria dopo quattro giorni lui lo chiama poi |
ci straccia la domanda e lo arronza pure- insomma tutti ordine che sta mettendo lui e noi poveri disgraziati dobbiamo soffrire tutte queste soverchierie. Tu devi sapere che lequipaccio siamo 300 est il Faggiano est il Pratesi non ci vogliono farsyare nelle ore di riposo in coperta e centro dobbiamo stare sopra il castello, mette le catene al centro è la poppa deve essere lasciata libera per lo ufficiali. Tu puoi immaginare come ci trattano e che aspettano i giudici a levarli questi….a mi avevo dimenticato di dirte che ti raccomando di scrivere sullo giornale, io ogni lunedì lo compro di nascosto perché ho paura del direttore di macchina che lui quando è con l’ufficiale a poppa a messo d’accordo con l’altri ufficiali che devono stracciare tutti i giornali. Caro Esposito questa e tutta la verità e tu ti puoi informare. tuo fratello (e qui la firma)
Caro Marò, ho preferito non correggere la tua lettera; credo sia meglio pubblicarla così com’è. Il Marò S.V. Esposito Gennaro
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Sergio A. Pennoni
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Ferie (passate) d’agosto
di Tusio De Iuliis
Buone vacanze, legittime e meritate, a chi lavora e, ancora di più, ai precari
incazzati, ai disoccupati depressi e ai tanti pensionati senza più futuro e a
chi pensa che l’estate non sia solo “notti bianche”.
Buone vacanze a chi pensa che l’estate non sia solo nevrotico relax e sagre di
prodotti “tipici” di porchetta, arrosticini, e fiumi di birra e di vino.
Agosto di cultura a fiumi, dove spesso la
cultura è tutto e niente, quasi sempre niente, regalate da assessori ignoranti e
goffi e da sindaci boriosi sopra macchine “blu” e lampeggianti abusivi; di
sfilate davanti a giurati e giurie ammiccanti, di miss e di mister imbrattati da
oli fluorescenti con mamme e padri felici, sbavati dalle illusorie ricchezze di
mutande appese al sole nell’isola dei cretini o nella casa degli idioti.
“Cataratte” di acque putride che ci fanno piovere addosso nel tentativo di
toglierci ogni residuo di intelligenza, ogni capacità a distinguere, ogni
interesse all’autodeterminazione, ogni profumo umano, ma soprattutto i sogni.
L’importante in fondo è divertirsi!!!
Dimenticare, vaneggiare, giudicare, sentenziare, giustiziare e drogarsi di
vanità fino allo sterno ma, sopra ogni cosa, è importante cancellare il
presente… morire.
Strano mondo il nostro; strano il nostro tempo, dove le Verità sono spudorate
menzogne e le Menzogne verità sacrosante.
Dove cialtroni, ignoranti, mascalzoni e furbi sistemano se stessi, moglie, figli e amanti e scorazzano da uno scranno all’altro con l’indifferenza degli ebeti; da un gossip all’altro, dalla tv ai salotti; dagli impomatati bodygard protettivi alla ribalta della piazza; dalle stalle alle stelle e poi giù, finalmente in picchiata, a rivoltarsi nel brago della disperazione di mille paure. Sono i nuovi riferimenti ideali, e miserabili “sopravvivenze” di una società in caduta libera, quando a tutti gli altri non resta che nascondere la “diversità” per proteggersi dallo stupore, dallo scherno e dagli insulti, da quello che una volta si chiamava “popolo”.
Strani tempi, strani davvero, dove la vita e le parole hanno perso ogni senso, ogni significato plausibile, ogni volontà, ogni forza.
La nostra epoca “ammazza” così il tempo, dentro
gli assordanti e pretestuosi Centri commerciali, pronta a consegnare l’anima pur
di riempire “carrelli cargo” di Ogm, rifiuti e debiti all’infinito, stordita dai
prestiti “convenienti” dei moderni usurai organizzati, dove i bambini, vengono
reclusi per giornate intere, a scimmiottare il gioco, non invece a coltivare
l’intelligenza preziosa, ma negati di ogni possibile futuro razionale e di
favole e di sogni persi (più che sufficiente a togliere padre e madre potestà).
C’è per sua fortuna chi pensa che l’estate sia una stagione più o meno bella
come un’altra; che i giorni d’estate siano giorni come altri da vivere sempre;
che il riposo sia sacrosanto così come lo è il ricordo; che il vivere
liberamente il tempo e, soprattutto la realtà, è molto probabilmente l’unico
modo per esistere con dignità e sentire l’orgoglio fino in fondo.
E se c’è un altro mondo che muore sotto le
bombe, serrato dal coprifuoco dentro case e in cunicoli impossibili, che ha
terrore degli orrori e di ogni rumore; se c’è un altro mondo che ha fame, sete e
non ha medicine per bloccare una semplice diarrea; se c’è chi annega
nell’immenso cimitero del Mediterraneo, senza simboli e senza nome e diventa
carne per pesci affamati; se c’è l’america che “inventa” la pillola per
cancellare ricordi e memoria; se c’è una chiesa che paga miliardi per coprire i
suoi vizi pedofili, poco importa.
Se i signori della guerra e dell’economia globale ci risucchiano l’aria, ci
tolgono l’acqua, ci irrorano di uranio, ci controllano il pensiero, ci
terrorizzano in ogni istante, ci creano paure e sospetti, ci creano nemici e
dittatori, poco importa.
Noi siamo la “civiltà”, siamo i padroni del
mondo, quelli che sanno come “vivere” a lungo rubando fegato e cuore ai bambini
delle fogne; che sanno abbeverarsi di disprezzo in giochi erotici; che esportano
democrazia e libertà e all’Africa tanta rapina e “solidarietà umana”; il resto…
è tutta modernissima economia: traffico e vendita di armi, per il nostro allegro
benessere quotidiano.
Il nostro tempo, ma non per tutti (per fortuna), è questo: l’occasione di
dimenticare ad ogni costo, con la musica o con la noia, con il sesso o con
l’arroganza, con la droga o con l’alcool fino alla follia dell’ultima corsa,
fino alla morte.
Tusio De Iuliis
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Trafficando….
Il referendum consultivo sul piano traffico ha il suo responso: il fronte del
sì, ovvero quelli che vogliono abrogare il piano traffico, ha vinto con il
65,7%. Sono stati 21.115 i cittadini che ieri hanno deciso di partecipare al
referendum, il 20 per cento dei 105.552 aventi diritto. E intanto il fronte del
Sì e del No hanno convocato due conferenze stampa per commentare i risultati.
Avevo ed ho molti dubbi sul piano , ma ciò nonostante ho fatto proselitismo e campagna per il NO e al referendum ho votato NO, e come me tantissimi della sinistra pescarese in appoggio a questa giunta un po’ camaleontica e fanfarona, ma non è bastato. Perché?
La proposta dell'Amministrazione è risultata debole e non convincente: certo se
si fosse adottata qualche scelta più coraggiosa, esempio due grandi sensi unici
in opposte direzioni nord -sud in via Marconi e via D'annunzio, con corsie
preferenziali bus da piazza Le Laudi alla Stazione... forse la gente avrebbe
capito.
La Confcommercio chiede le dimissioni dell'assessore Mancini. Quello che però mi
fa arrabbiare è la protervia di un assessore : Luciani ha detto che è stata una
debacle per il centro-destra; d'accordo, una bassa affluenza c'è stata, ma ci ci
vuole faccia tosta per affermare la debacle di chi ha vinto! Vorrei invitare il
Sindaco a fare un rimpasto di governo ed a ritirare qualche delega; se va in
minoranza , pazienza! Però i cittadini apprezzeranno.
E poi ancora: ho letto un volantino che sosteneva il NO, che portava a sostegno
le firme di "personalità" (sic) , tipo Giovanni Damiani, Glauco Torlontano,
Edvige Ricci, Franco Leone (dinosauro CGIL) , ecc., tanto per citare i nomi di
qualcuno che molto spassionatamente vengono definite personalità.
Ebbene costoro hanno affossato il fronte del NO: loro sono i cosiddetti
ecologisti da salotto, coloro che sono sempre pronti a dissertare sulle nevi del
Kilimangiaro che si sciolgono, ma non muovono un dito per la cementificazione
della spiaggia pescarese: non possono farlo, perderebbero la stima degli
speculatori e di coloro ai quali si rivolgono per cercare di restare a galla,
visto che sono diventati le cariatidi dei movimenti d'opinione di Pescara.
Poi esaminiamo queste personalità, sempre alla ricerca di elemosine da chiedere
all'Amministrazioni in termini di posticini o posti al sole: Glauco Torlontano
fa l'ecologista ma è a favore della filovia sulla strada parco; Giovanni Damiani
è celebre per il suo continuo sciocchezzaio da tuttologo; ricordo le sue
relazioni e le sue posizioni a disconoscere le morti da uranio impoverito quando
era all'Anpa , quando dichiarò, fornendo relazioni ufficiali agli atti, ed anche
pubblicate sul Centro, "Quasi certamente i casi di leucemia non sono dovuti
all'uso dell'uranio impoverito, la causa è da ricercarsi altrove..." e, nello
stesso articolo , affermò che le indagini venissero svolte in altri campi e
direzioni; ma i fatti, oggi, vanno smentendo Damiani, infatti le morti sono
omogenee fra loro per composizione ( tutti militari ) e per località di servizio
( ex Jugoslavia) e sono arrivate a 55 , con quasi 500 ammalati tra i soldati
reduci, tali da imporre al parlamento la costituzione di una nuova Commissione
d'inchiesta che ci auguriamo darà le sue risultanze a ristabilire la verità.
Perché ha diffuso Damiani tali evidenti grossolane idiozie?
Persino Augusto de Santis che pontifica sempre a nome del WWF , quella volta si
fece furbo e politico spiegando che "C'è una commissione governativa che deve
ancora pronunciarsi, quindi sarebbe il caso di attendere prima di dare giudizi",
facendo finta di dimenticare che di commissioni ce n'è già stata una per ogni
legislatura, ma tutte infossate.
Perciò tali personaggi dovrebbero ormai buttar la maschera, essi sono
congeniali ad un certo sistema, mi par strano che vengano ancora interpellati a
sostegno di tesi progressiste . Mai più affidare una campagna d’opinione a
costoro com’è stato il caso del referendum sul piano traffico, al massimo si
potrebbe loro affidare una campagna elettorale da galoppini: D’Alfonso,
arruolali !
Diderot
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I SUICIDI DI MASSA
Perché emigrare? Non è meglio restare nel proprio paese per rivoluzionarlo?
I mass media paragonano gli sbarchi degli immigrati in Sicilia ai “Viaggi della speranza” che facevano i nostri emigranti nel secolo passato. Secondo me è completamente sbagliato perché essi andavano verso paesi in crescita e sviluppo economico, come era la Svizzera, cioè la meta dei protagonisti del film “Il viaggio della speranza”. Gli immigrati di oggi vengono verso paesi in pieno regresso economico e sociale, come lo sono tutti i paesi europei. Per cui, parlando realisticamente, la definizione corretta dovrebbe essere: “Viaggi della delusione, della disperazione o del suicidio” perché le speranze non si realizzano in quanto la stragrande maggioranza degli immigrati va incontro alla morte, alle malattie fisiche e psichiche, al degrado morale (alcool-prostituzione-droga-delinquenza). La parte rimanente, una minoranza, riesce a sopravvivere facendo una vita da schiavo, con lavori sottopagati e con giornate lavorative simili a quelle del 1800.
Ogni anno sbarcano nell’isola di Lampedusa circa 15.000 immigrati; nel mese di luglio purtroppo sono morte 177 persone; il Mediterraneo è attraversato annualmente da 100 a 120.000 “clandestini” e, negli ultimi 10 anni, ci sono stati 9.317 morti. Quelli che ho citato sono tutti dati ufficiali che, secondo me, vanno per lo meno raddoppiati e triplicati perché tantissimi “clandestini” muoiono durante la traversata per terra e per mare, oppure sfuggono ai controlli di frontiera.
E’ importante l’articolo del giornale “il manifesto” del 20/9/07 a pag. 3, in cui riporta i racconti di alcuni marinai siciliani che parlano di avere “ripescato una rete piena di cadaveri, non ancora decomposti” oppure di avere “trovato otto corpi di migranti, quattro uomini e quattro donne”. Essi dicono inoltre che oggi molti cadaveri pescati vengono ributtati in mare per evitare problemi burocratici, come il fermo della barca, con le autorità marittime. Sempre questi marinai raccontano che “in genere si ritrovano teschi e ossa umane”.
Un rapporto delle Nazioni Unite fa presente che, a causa della desertificazione avanzante nel pianeta e la conseguente crisi dell’agricoltura, è da prevedere l’emigrazione di circa 50.000.000 di persone nei prossimi 10 anni. Sono esodi biblici che, nel concreto, come possiamo vedere, si risolvono in veri “Suicidi di massa”, voluti e stimolati dai governi locali e mondiali: il povero che muore nel deserto o in fondo al mare non da nessun fastidio ai potenti, anzi fa comodo.
Nessuno dice loro le difficoltà cui vanno incontro, anzi molti sciacalli ne approfittano speculando sui loro viaggi. Di fatto nessuno li blocca, né tantomeno dice loro la verità sui “Paesi Paradiso” verso cui sono diretti che sono invece “Paesi Inferno”; nessuno dice loro la cosa principale: la soluzione dei loro problemi è nel proprio paese, lottando per cambiarlo e non emigrando all’estero.
Lo stesso errore, a mio avviso, hanno commesso i nostri emigranti nel passato recandosi all’estero. Naturalmente totalmente comprensibile anche se non giustificabile però, nel possibile, da non ripetere.
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“Il Paradiso” bisogna costruirselo nel proprio paese, altrimenti si cade “dalla padella nella brace!”. La società giusta non esiste in nessuna parte del mondo: bisogna inventarsela ognuno a casa propria, prendendo il meglio di ciò che avviene nel mondo! E’ meglio non emigrare non solo per un motivo politico-sociale ma, a mio avviso, anche esistenziale: è meglio essere poveri ma liberi piuttosto che “ricchi” ma schiavi. Ho messo il “ricchi” tra virgolette perché pochissimi hanno la possibilità concreta di diventarlo veramente nel nuovo paese, anche se visto attraverso la televisione sembra tutto facile..
Morire ribelle nel proprio paese o annegato nel Mediterraneo o soffocati dentro un Camion TIR che differenza fa? E’ molto meglio la prima eventualità: è più dignitosa e serve a costruire un mondo migliore per tutti.
Indubbiamente non è facile ribellarsi! Però, come si aggregano per fare questi “viaggi della speranza”, che si trasformano in veri “suicidi di massa”, è molto più semplice e costruttivo aggregarsi per fare una lotta rivoluzionaria nel proprio paese. Morte per morte, sacrificio per sacrificio, perchè non restare nel proprio paese e costruirsi lì il proprio futuro? Bisogna tenere presente, in questo ragionamento, che sono decine e decine di milioni le persone che emigrano. Solo in Europa si calcolano intorno ai 25.000.000 gli immigrati legalizzati. I non legali saranno altrettanto. Nell’insieme una forza poderosa! Se impiegata nei propri paesi, li potrebbero rivoluzionare “da capo a piedi”.
Affrontare una rivoluzione per costruire una società nuova basata su idee socialiste, non è mai stata una passeggiata però è certamente possibile, meno faticoso e rischioso per l’emigrante del buttarsi allo sbaraglio verso paesi nuovi dove, se riesce ad arrivarci, oltre a fare una vita da schiavo, deve imparare un’altra lingua, a volte fare anche dei corsi, assimilare il modo di pensare e le abitudini del posto. Inoltre bisogna considerare che questo emigrante ha già pagato migliaia e migliaia di dollari per il viaggio, cioè una cifra colossale per lui così povero. Io penso che si può concludere, in riferimento ai cosiddetti “viaggi della speranza”, che “la spesa non vale l’impresa”, come dice un vecchio proverbio popolare. E’ molto più semplice e meno costoso crearsi una organizzazione e cultura rivoluzionaria nel proprio paese.
Purtroppo “I suicidi di massa” e le emigrazioni continueranno perché queste popolazioni
si illudono sui paesi occidentali e perché non hanno coscienza della propria forza. Tutto ciò che può contribuire a togliere loro questa illusione ed a prendere tale coscienza svolge una azione progressista e rivoluzionaria. La crisi economica e l’impoverimento in atto nei paesi europei darà un fortissimo contributo a disilluderli. Invece tutto ciò che li mantiene nell’incoscienza attuale svolge una azione regressiva e reazionaria. In questo senso si possono classificare gli “aiuti umanitari” dell’ONU, le elemosine religiose e laiche della Chiesa e dei vari governi. Questo pietismo nasconde l’aggressione e lo sfruttamento da parte dei potenti. Questi popoli impoveriscono ogni anno di più!
Fermo restando tutto quello che ho detto sopra è logico che l’immigrato, una volta arrivato in Italia, debba essere trattato come un essere umano. Ma a chi lo chiediamo questo? Ai governanti? Se non lo fanno nemmeno con i cittadini italiani, come possono farlo con stranieri poveri e malandati? E’ impossibile! Per cui io consiglierei loro di unirsi alle minoranze rivoluzionarie per contribuire a costruire in Italia una società senza ricchi né poveri, basata sull’uguaglianza e la giustizia.
Antonio Mucci
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COME AVERE LA BENZINA A META' PREZZO?
Anche se non hai la macchina, per favore fai circolare il messaggio agli amici.Benzina a metà prezzo? Diamoci da fare...
Siamo venuti a sapere di un'azione comune per esercitare il nostro potere nei confronti delle compagnie petrolifere.
Si sente direche la benzina aumenterà ancora fino a 1.50 Euro al litro.
UNITI possiamo far abbassare il prezzo muovendoci insieme, in modo intelligente e solidale.
Ecco come....
La parola d'ordine è "colpire il portafoglio delle compagnie senza lederci da soli". Posta l'idea che
non comprare la benzina in un determinato giorno ha fatto ridere le compagnie (sanno benissimo che, per noi,si tratta solo di un pieno differito, perché alla fine ne abbiamo bisogno!), c'è un sistema che invece li farà ridere pochissimo, purché si agisca in tanti.
Petrolieri e l'OPEC ci hanno condizionati a credere che un prezzo che varia da 0,95 e 1 Euro al litro sia un buon prezzo, ma noi possiamo far loro scoprire che un prezzo ragionevole anche per loro è circa la metà .
I consumatori possono incidere moltissimo sulle politiche delle aziende: bisogna usare il potere che abbiamo.
La proposta è che da qui alla fine dell'anno non si compri più benzina dalle 2 più grosse compagnie,
SHELL ed ESSO, che peraltro ormai formano un'unica compagnia.
Se non venderanno più benzina (o ne venderanno molta meno), saranno obbligate a calare i prezzi.
Se queste due compagnie caleranno i prezzi, le altre dovranno per forza adeguarsi.
Per farcela, però dobbiamo essere milioni di NON-clienti di Esso e Shell, in tutto il mondo.
Questo messaggio proviene dalla Francia, è stato inviato ad una trentina di persone; se ciascuna di queste aderisce e a sua volta lo trasmette a, diciamo, una decina di amici, siamo a trecento.
Se questi fanno altrettanto, siamo a tremila, e così via.................
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Di questo passo, quando questo messaggio sarà arrivato alla "settima generazione", avremo raggiunto e informato 30 milioni di consumatori!
Inviate dunque questo messaggio a dieci persone chiedendo loro di fare altrettanto.
Se tutti sono abbastanza veloci nell'agire, potremmo sensibilizzare circa trecento milioni di persone in otto giorni! E' certo che, ad agire così, non abbiamo niente da perdere, non vi pare?
Chi se ne frega per un po' di bollini e regali e baggianate che ci vincolano a queste compagnie. Coraggio, diamoci da fare!!!
ANNALISA CERRETANI D’ANGELO
