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PAGHERETE CARO, PAGHERETE TUTTO.
-G8 Comunicato stampa di alcune realtà anarchiche -
GENOVA OLTRE GENOVA : IL PENSIERO CRITICO ALL'ATTACCO
per Carlo Giuliani "solo" in un modo globale
IL MOVIMENTO CRESCE E LA REPRESSIONE AUMENTA
ALCUNE RIFLESSIONI SUL MOVIMENTO ANTI-GLOBALIZZAZIONE
di Giuseppe Bifolchi
| Le immagini della violenza bestiale messa in campo dalle forze dell'ordine a Genova sono sotto gli occhi di tutti. Diversi paesi europei chiedono conto al governo italiano di un comportamento che rimanda ai governi militari dell'America Latina. Più ancora delle immagini, sono i racconti delle violenze a cui sono stati sottoposti tutti quelli fermati e ammassati nel centro di raccolta di Bolzaneto prima di essere portati in carcere. Ma chi sono quelli che hanno massacrato, seviziato? Non sono spuntati dal nulla e non li ha "fabbricati" in due mesi il governo Berlusconi. (Del resto un assaggio della loro democrazia l'avevano già dato a Napoli mesi fa, in pieno governo di centro-sinistra). In tutti questi anni la "sinistra" ci ha raccontato di come, nella sua lenta marcia attraverso il potere fino ad arrivare a gestirlo, siano stati democraticizzati gli apparati dello stato (che già ci avevano dato, dopo le sanguinose repressioni degli anni '50 e '60, la stagione delle stragi di stato). Dove sono finiti i "poliziotti democratici" della CGIL? L'ala dura del movimento, il biade bloc, ha fatto bella mostra di sé. Dalla parata militare, con tanto di tamburi e roteare di bandiere, degna dei cadetti di West Point, al loro agire, degno dei più addestrati tra il corpo dei marines. Da più parti si è notato come, nonostante la loro "professionalità", siano stati ampiamente infiltrati tanto dalla polizia quanto da militanti dell'estrema destra. Detto questo rimangono due considerazioni importanti. La prima è che la loro pratica (che si rivolge alla distruzione delle cose) pur non avendo nessuna prospettiva politica ed essendo del tutto sterile e fine a se stessa (al massimo buona a placare la rabbia del singolo) non è equiparabile alla violenza messa in campo dallo stato sulle persone. La seconda è che, comunque, manca a costoro la piena assunzione delle proprie responsabilità. Usare un corteo di oltre duecentomila persone, che non la pensa come loro, come scudo è certamente inaccettabile. Tanto più che la polizia si è guardata bene dal fare distinzioni, anzi ha colpito duro lo scudo, ma li ha lasciati liberi di muoversi pressoché indisturbati. I mass media hanno svolto un doppio ruolo. |
Il primo è stato quello di montare per mesi la tensione attorno al G8. Poi, dopo aver dovuto necessariamente dare testimonianza quanto succedeva, è iniziata l'opera di criminalizzazione del movimento. I black bloc, da poche centinaia, sono diventati migliaia, poi sono diventati tutti gli anarchici ed infine la gran parte del movimento. Ciascuno a suo modo (forze dell'ordine, black bloc e giornalisti) ha svolto la sua parte, chi convinto di salvare l'ordine costituito, chi convinto di fare la rivoluzione sfasciando qualche vetrina, chi convinto di servire la verità. Ma non esiste un'unica verità. E certamente non è quella dei governi, grandi o piccoli che siano. Alla luce di quanto è successo sembra evidente la premeditazione. Genova doveva diventare il teatro di durissimi scontri, quali in Italia non si vedevano da decenni, e questo è successo grazie alla demenziale ed oggettiva sinergia fra le forze di polizia e gruppi di dimostranti predisposti a cadere nella trappola. Ormai il progetto del governo Berlusconi, e dei poteri forti che ne hanno permesso la vittoria (di nuovo Agnelli, Confindustria e Banca d'Italia) si è ampiamente disvelato. Dopo la criminalizzazione degli anarchici (purtroppo agevolata da alcuni settori marginali del movimento), si è passati alla criminalizzazione dell'intero movimento che non solo si riconosce nel Genoa Social Forum (e questo il governo lo ha già detto chiaramente) ma che esprime un insieme vastissimo di tendenze e proposte. Un movimento in crescita, anticapitalista e antiliberista, che evidentemente va stroncato sul nascere. Ma questo è ancora niente. Un potere che mostra la volontà, riuscendoci, di attaccare e spaccare un corteo pacifico di trecentomila persone, manda un messaggio estremamente chiaro: "operai, studenti, lavoratori, antiglobalizzatori e via dicendo, non provatevi a scendere in piazza perché siamo disposti a massacrarvi". Questo è il progetto di un governo fascista, autoritario e "cileno", criminalmente espresso a chiare lettere a Genova e arrogantemente rivendicato in parlamento. |
| PAGHERETE TUTTO |
HASTA SIEMPRE.
LINO 74
G8
- Comunicato stampa dì alcune realtà anarchiche -
In seguito agli avvenimenti genovesi degli ultimi giorni, noi militanti delle sottoelencate iniziative
anarchiche, nel ricordare che migliata di anarchici hanno preso parte alla protesta pacifica contro il G8, nel protestare contro la provocatoria violenza poliziesca, che ha causato tra l'altro l'uccisione di
un giovane manifestante e la criminale "mattanza" di sabato notte nella sede del Genoa Social Forum,
nell'esprimere solidarietà alle centinaia di dimostranti pestati, arrestati e denunciati, nel
denunciare l'evidente volontà, da parte del governo, di criminalizzare il movimento anarchico e tutto il
movimento anti-globalizzazione, sceso in piazza a Genova,
precisiamo che:
1) nulla ci accomuna agli "anarchici" del Black Bloc e tipologie analoghe. Chiunque può definirsi o essere definito anarchico: noi guardiamo ai comportamenti, non alle etichette.
2) ciascuno deve assumersi la propria responsabilità. Esattamente il contrario della pratica
ingiustificabile di compiere violenze per poi "rifugiarsi" tra gli altri dimostranti, esponendoli ai
brutali attacchi delle forze dell'ordine.
3) il nostro modo di essere presenti nel conflitto sociale si ispira ai valori espressi in oltre un
secolo di storia dal movimento anarchico organizzato, nato in seno alla Prima Internazionale e poi
sviluppatesi nelle lotte sindacali, nell'antifascismo, nella difesa appassionata delle libertà individuali e
sociali.
Riteniamo che la violenza indiscriminata e il terrorismo (anche psicologico) siano strumenti
funzionali al potere, non certo a chi vuole realizzare senza coercizione una profonda trasformazione sociale
di segno libertario: strumenti di cui il potere si serve, come a Genova, per eliminare gli spazi di
libertà e agibilità politica. Chi spedisce pacchi-bomba, chi mette a ferro e fuoco una città,
favorito dalla tolleranza e dalla lampante complicità delle forze dell'ordine - così solerti con
i pacifici
dimostranti - non ha niente in comune con noi, indipendentemente da eventuali comuni autodefinizioni.
Circolo libertario "Pisacane" - Bassano del Grappa
Massimo Ortalli dell'Archivio storico della Federazione Anarchica
Italiana - Imola
Circolo anarchico "Ponte della Ghisolfa" - Milano
"A" rivista anarchica - Milano
Cooperativa Alekos - Milano
Milano, 23 luglio 2001.
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il pensiero critico all'attacco
di Ezio di Nisio
Da Seattle in poi non stiamo semplicemente assistendo ad una nuova fase di lotte sociali e di rivolte giovanili
ma ad una trasformazione della strategia politica per il cambiamento della società.
La situazione è in continua evoluzione, ma secondo me, sono due le caratteristiche più importanti
e che vanno valorizzate del movimento antiglobalizzazione : l'internazionalismo e la presenza di molte "anime"
al suo interno.
L'internazionalismo di questo movimento è radicalmente diverso da quello che ha distinto il comunismo del
'900.
Prima di tutto l'internazionalismo era ridotto a solidarietà, "la rivoluzione mondiale" contro
il capitalismo era rimandata al momento in cui si sarebbero sviluppate in un numero sufficiente le rivoluzioni
nazionali (teoria dei due tempi). In poche parole si diceva facciamola finita con i borghesi di casa nostra e poi
quando gli altri popoli seguiranno la strada del Sol dell' avvenire il
sistema capitalistico sarà sepolto. Che Guevara è stato il simbolo di questo modo di vedere il cambiamento
del Mondo, internazionalista per solidarietà fino in fondo : un argentino che ha lottato per la liberazione
del popolo cubano, cambogiano e boliviano.
Oggi il capitalismo è diventato un sistema molto complesso che penetra in ogni interstizio della società,
creare nicchie di un'altra economia al suo interno non serve a nulla prima o poi esse vengono travolte e sepolte
dal mercato mondiale.
II capitalismo è anche un sistema globale ed è proprio su questo terreno, su quello della gobalizzazione
che possiamo ribaltare la situazione a nostro favore. L'unica speranza che abbiamo di cambiare lo stato di cose
presenti e l'internazionalizzazione delle lotte. Ora più che mai la nostra forza è nelle rivendicazioni
globali. La Tobin Tax, l'annullamento del debito, la riforma radicale dell' ONU dell'OIL ecc. non sono battaglie
di un popolo ma della popolazione mondiale. Molti ci accusano di riformismo, secondo me queste rivendicazioni,
sono l'unico mezzo che abbiamo per deviare la globalizzazione neoliberista verso una
nuova globalizzazione. Forse potrà essere possibile un altro assalto al ciclo, questa volta su scala planetaria.
La frammentazione del blocco antagonista in associazioni, collettivi, centri sociali, partiti, ecc. è un
fenomeno degli ultimi anni, causato forse dalla crisi della politica e dal fallimento del progetto comunista di
superamento del capitalismo. Non avendo più punti di riferimento chi credeva, ancora , che questo non è
il migliore dei mondi possibili ha continuato a fare politica in un settore della società.
Nel movimento No globi tutte queste realtà stanno cercando di ritessere dei rapporti per dare una
risposta all'offensiva della globalizzazione neoliberista.
Il merito del Genoa Social Forum è quello di cercare di far sedimentare questi rapporti di dare identità
e voce alle tante anime del movimento. Il Genoa Social Forum non è stato costruito a tavolino da qualche
leader, ma è nato dopo un processo fatto di assemblee continuative in tutta Italia, al cui interno tutti
i soggetti presenti volevano arrivare ad una sintesi finale.
Estremamente positivo è stato il ruolo del Network per i diritti globali ( Cobas, Centri Sociali di Napoli,
disoccupati di Acerra ) che pur rivolgendo critiche nei confronti del blocco comprendente le Tute bianche, la Rete
Lilliput, e i Giovani Comunisti, non ha abbandonato il G.S.F. . Hanno accettato la proposta di praticare la disobbedienza
civile, ma sono riusciti a fare passare l'idea delle piazze tematiche per la giornata del 20 Luglio. Spero che
il G.S.F. ora affronti il problema dell'organizzazione,
senza riprodurre gli apparati verticistici di partito. Penso che questo rischio non ci sia in quanto il movimento
è maturo, non
esistono egemonie. La visione del soggetto politico unico portatore della verità è sepolta nel secolo
passato.
per Carlo Giuliani
"solo"
in un mondo globale
Enrico Santangelo
di Lorenza Pelagatti
La violenza e la brutalità della polizia hatrasformato Genova in uno scenario di guerra e caos .
Le forze dell'ordine hanno caricato manifestanti inermi con le braccia alzate tra cui c'erano donne, bambini, anziani
e alcuni disabili sulle carrozzelle.
Hanno spaccato il corteo in due con lancio di lacrimogeni e uso del manganello costringendo una parte del corteo
in cui c'era anche lo spezzone dell'Abruzzo e del Molise ad indietreggiare. Dopo aver disperso questo settore della
manifestazione composto da almeno 15.000 persone hanno continuato a caricare senza motivo, inseguendo con le camionette,
i gruppi
di manifestanti che volevano raggiungere la stazione e ripartire. I fatti si commentano da soli anche se la barbarie
che si è verificata rientra in un disegno preciso dello stato e del governo che vuole soffocare un movimento
eterogeneo e pluralista che sta crescendo sempre di più, mirando a impedire manifestazioni di piazza così
partecipate. Rendere la manifestazione un
problema di ordine pubblico è anche servito per far cadere nel dimenticatoio le richieste del movimento
:
annullamento del G8, disarmo della polizia, libertà di manifestare senza riconoscere le barriere imposte
dall'alto ( zona rossa, gialla ). Sono passate in secondo piano anche le idee, le proposte che le varie anime del
movimento contrappongono alle politiche ingiuste della globalizzazione.
Occorre inoltre sottolineare l'ingiusta criminalizzazione degli anarchici che proviene sia da destra e da sinistra
( la strage di Piazza Fontana non ha insegnato proprio niente ) . Gli anarchici ed in particolare la F.AI. (federazione
anarchica italiana
), l'U.S.I (Unione Sindacale Italiana ), ma anche tanti collettivi e Centri sociali libertari erano presenti con
il loro spezzone a fianco dei migranti il 19, a fianco dei lavoratori il 20 e a fianco degli anarchici spagnoli
e greci nel corteo internazionale
del 21. Hanno dato il loro contribuito con distribuzione di volantini e vendita di giornale per diffondere le loro
idee. Inoltre credo che la sinistra non dovrebbe fare l'errore di attribuire la responsabilità dei disordini
che si sono verificati esclusivamente alle "tute nere" chiamandole impropriamente anarchici, sia perché
questi gruppi non si conoscono e tra di loro forse ci sono infiltrati e
sia perché viene legittimato il disegno repressivo dello stato. Il governo Berlusconi , come è anche
avvenuto con altri governi e per altri movimenti prima di questo ('68,'77,'90), ha diviso il movimento in buoni
e cattivi facendo finta di essere democratico e
di voler trattare con i primi mentre controllava i "cattivi" con perquisizioni e pedinamenti.
Contemporaneamente alla trattativa-farsa, Genova veniva militarizzata ponendo in atto misure che non facevano presagire
nulla di buono. Nella giornata conclusiva delle mobilitazioni le forze dell'ordine hanno represso tutti senza distinzione.
Se è vero che
le "tute nere" hanno creato disordini, è anche vero che era possibile ridimensionarli e soprattutto
era possibile permettere al corteo di arrivare tutto unito alla sua meta seguendo il percorso concordato.
Questo non è avvenuto perché la strategia militare e mass-mediatica del governo ha fatto in modo
che la manifestazione imponente, colorata e variegata venisse repressa nel sangue e criminalizzata attraverso la
manipolazione delle informazione da parte di alcuni giornali e televisioni . Il disegno del governo è chiaro
: spezzare le gambe al movimento ed evitare che
diventi un movimento di massa .11 potere di qualsiasi colore esso sia ( non dimentichiamo che il governo
D'alema aveva previsto il dispiegamento di forze dell'ordine che ci siamo trovati di fronte ) qualora si trovi
di fronte a moltitudini di persone che lo contestano e lo mettono in discussione mostra i muscoli e si toglie la
maschera del suo volto
democratico. Per uscire fuori da questo circolo vizioso (criminalizzazione, repressione, spettacolarizzazione)
occorre non farci dividere, parlare con la gente e stare in mezzo alla gente, secondo il principio del pensare
globalmente e agire localmente. Per combattere la globalizzazione a Pescara, ci si dovrebbe contrapporre ai progetti
miliardari di cementificazione che sono stati
ipotizzati per l'ex Aurum, l'area di risulta e il lungofiume, nonché per i quartieri periferici. Si dovrebbe
fare in modo che i cittadini pescaresi possano decidere sul futuro della loro città e possano discutere
e organizzarsi autonomamente in comitati nati dal basso. Solo in questo modo si potrà costruire una Pescara
a misura d'uomo e non vittima delle speculazioni e dell'affarismo di pochi e cominciare a porre le basi per un
mondo giusto di liberi ed uguali.
OPPONIAMOCI AL GOVERNO MONDIALE DEL G8 E A QUALSIASI GOVERNO CON L'AUTOGESTIONE E
L'AUTORGANIZZAZIONE DAL BASSO
o RISPONDIAMO ALLA VIOLENZA DEL POTERE CON LA FORZA DELLE NOSTRE IDEE
o NON CADIAMO NELLA TRAPPOLA DI FARCI DIVIDERE IN BUONI E CATTIVI E SOLO UNO STRATAGEMMA DEL POTERE PER MASCHERARE LE PROPRIE NEFANDEZZE.
o NO ALLA TRATTATIVA CON IL GOVERNO. ORGANIZZIAMO MANIFESTAZIONI AUTOGESTITE E PLURALISTE CHE DIALOGHINO AL PROPRIO INTERNO E FUORI CON I CITTADINI.
o NON PERDIAMO TEMPO A FARE RICHIESTE AI POTENTI DELLA TERRA CHE NON VERRANNO MAI ACCOLTE, MA COSTRUIAMO UN'ALTERNATIVA AL POTERE DI POCHI CON LA DEMOCRAZIA DIRETTA.
ALCUNE RIFLESSIONI sul MOVIMENTO
| ANTI-GLOBALIZZAZIONE |
Abbiamo partecipato alla manifestazione dei sindacati di base, che si è svolta a Genova il 20/07/2001; inizialmente
pensavamo che la manifestazione sarebbe stata molto partecipata, ma nel momento in cui sianro riusciti (dopo un'estenuante
odissea) a riunirci al corteo ci siamo accorti che la presenza dei lavoratori era scarsa.
Erano presenti non più di quattro/cinquemila compagni.
L'atmosfera era molto tesa e tutti temevano provocazioni poliziesche che poi, per fortuna, non ci sono state. Al
momennto dei
comizi, dopo una marcia piuttosto "silenziosa", ci siamo accorti che i relatori sentivano il bisogno
di concludere in fretta gli
interventi, che sono stati brevi e poco incisivi. A sera, dopo aver lasciato Genova, abbiamo saputo degli scontri
violentissinii,della tragica morte di un giovane conpagno e delle inaudite violenze di polizia e carabinieri, eredi
dello squadrismo fascista che, da Scelba in poi ha sempre avuto, nei tutori dell'ordine capitalista, degni successori.
Il nostro stato d'animo è stato, inizialmente, quello di chi si sentiva sconfitto, vittima impotente delle
macchinazioni massmediatiche e della violenza di un governo sempre più compatto e arrogante nella difésa
della propria brutalità, atta a
stroncare sul nascere quell'opposizione di piazza che a Genova voleva affermare una fisionomia più chiara
In seguito, però, ci
siamo accorti che la nostra analisi mancava di alcuni elementi che la giornata successiva ha potuto offrire a chi
ha partecipato
alla manifestazione conclusiva, anche in termini di controinformazione.
Infatti, il dato più importante da sottolineare è certamente positivo: le giornate di Genova hanno
avuto una partecipazione di
massa che da oltre un ventennio non si vedeva.
Nonostante te intimidazioni, te infiltrazioni, le bombe, te perquisizioni e i clamorosi falsi delle veline poliziesche
(tipo il
sangue infetto), il popolo dell'anti-globalizzazione non si è lasciato spaventare ed è sceso in piazza
numeroso e deciso ad affrontare i rischi che televisioni e giomali paventavano a scopo dissuasivo.
Detto questo, non possiamo tralasciare considerazioni che riguardano la complessità e la poliformità
di un movimento che
non è eterogeneo solo per retroterra culturali e politici, ma anche per i fini che sembra perseguire.
Inutile sottolineare che tra i giovani dei centri sociali non allineati e i militanti delte Acli, tra gli anarchici
e Pax Cristi vi sono
differenze enormi, forse, alla luce delle analisi e della progettualità che scatuiriranno in seguito,assolutamente
inconciliabili.
Riteniamo opportuno lavorare perché le differenze possano armonizzarsi in progetti che garantiscano le ragioni
e le esigenze
d tutti, ma questo non può essere fatto alla luce di un qualunquistico buonismo di facciata.Al contrario,l'urgenza
di un'azione comune deve scaturire da un confronto sempre più analitico tra le varie anime del movimento.
A nostro avviso, la parola "globalizzazione" è profondamente ambigua infatti non tutto ciò
che le attiene è negativo e va
rigettato. Affermare che la globalizzazione, dal punto di vista della comunicazione, per esempio, sia negativa,
significa esporsi
all'accusa di ''primitivismo'' che spesso viene lanciata nei confronti del movimento e, d'altro canto, serve a
dare spazio ad
ipotesi luddistiche proprie di una fase iniziale (e, quindi,immatura) del movimento operaio e subito,per fortuna,sostituite
dalla
teoria e dalla pratica dell'espropriazione.
L'ambiguità del termine fa sì che il buono che evidentemente traspare dai processi di globalizzazione
dia adito ad ipotesi
riformiste, tese a salvaguardare parti del processo che le attività globali portano con sé; questo
è già evidente nella
composizione del movimento, in cui una larga fetta di partecipanti reclama una globalizzazione più giusta.
Dal nostro punto di vista è necessario puntare l'attenzione sull'anticapitalismo, cioè sull'alternativa
politica alla gestione concorrenziale e nelle mani di pochi dei processi di globalizzazione.
Dal punto di vista dell'anticapitalismo è molto più facile rendersi conto del fatto che progettualità
rivoluzionarie non possono
essere condivise con chi ancora diffonde il mito del capitalismo dal voto umano, o si rifà a partiti che
continuano a definirsi "di
sinistra", ma hanno da tempo evidenti collusioni con i poteri forti,o chi reclama la "democratizzazione"
delle istituzioni di
potere (Stati, banche, ONU, NATO, ecc.).
Un'altra opzione che un movimento realmente rivoluzionario e avverso al riformismo deve esprimere è quella
dell'antiautoritarismo; il rifiuto della delega e delle burocrazie, in nome di una partecipazione diretta ai processi
decisionali e allo
sviluppo delle pratiche di movimento. La sensibilità antiautoritaria non deve (come già successe
nel 68) guardare solo all'esterno, ma deve rivolgersi prima di tutto al proprio intemo, per evitare l'insorgere
di tendenze leaderistiche, l'affermazione di capetti, la gestione centralista delle assemblee.
L'internazionalismo e l'antimilitarismo, da sempre patrimonio dei movimenti rivoluzionari antiautoritari, dovranno
trovare delle formulazioni adeguate ad un contesto intemazionale che, dal punto di vista politico, economico e
sociale è in continuo mutamento.
Gli internazionalisti del movimento dovrebbero cercare di trovare momenti di contatto con tutti coloro che
lottano contro il sistema da un punto di vista anticapitalistico e antiautoritario e dovrebbero sfuggire la nuova
dicotomia teoretica Nord-sud del mondo, falsa e fuorviante, dal punto di vista dell'analisi e della pratica, quanto
quella tra Est e
Ovest. Non è vero che i poveri siano solo al Sud, non è vero che tutti quelli che vivono nel Sud
del mondo
siano poveri Queste semplificazioni lasciamole alla carità pelosa del volontariato papalino che ha costruito
un impero sulle spalle e la sottomissione di quei "poveri" che vorrebbe aiutare. Noi guardiamo al proletariato
del mondo intero, che nel Nord, come nel Sud del pianeta è schiacciato e sfruttato dagli ingranaggi del
sistema capitalista, dal padronato del Nord,come di quello del Sud.
La violenza della Polizia serve a dissuadere dalla partecipazione diretta al movimento, ma serve anche a trascinare
questo su posizioni più violente, soprattutto a livello di gestione della piazza.
Secondo noi è assolutamente da rigettare l'ipotesi di un elevamento della violenza di piazza, che non solo
è
auspicala dal potere, il quale la gestirebbe a livello di informazione mediatica, ma che allontanerebbe tanti
giovani che guardano con simpatia al movimento.
Dobbiamo cercare forme di radicalizzazione, che sono inevitabilmente legate a pratiche di lotta, ma che non
concedano, però, all'estetica dell'estremismo e ai presupposti teorico/esistenziali che ne sono a fondamento:
mistica della violenza, superomismo,fanatismo.
Cioè gli ingredienti necessari per la formazione della personalità leaderistica dell'autoritario.
Dobbiamo permettere ai tantissimi che ancora non hanno sviluppato una coscienza di classe di fare un percorso,di
crescere
all'interno di un movimento che punti tutto sullo scambio, l'analisi, l'incontro, la progettazione, la partecipazione
diretta e
rigetti con forza quelle soluzioni estreme, irrealizzabili, autodistruttive e nichiliste figlie della teologia
del martirio, di un
criptocristianesimo vittimista e perdente, che sta alla base di quell'incessante ricambio di militanti tra le file
dell'estrema
sinistra, i cui aderenti troppo spesso vengono letteralmente "bruciati" in pochi anni da pratiche ipermoralistiche,
irrazionalmente ascetiche e, di conseguenza, autolesioniste, nelle quali si finisce,in breve tempo,per non credere
più.
.Alla luce di questi ultimi argomenti riteniamo che il 20 Luglio andasse valorizzata maggiormente la presenza
accanto ai sindacati di base, piuttosto che la spettacolarizzazione del conflitto intorno alla zona rossa; è
a livello di coscienza di classe che il movimento può e deve crescere e l'incontro tra movimento e lavoratori
coscientizzati sarà una tappa
fondamentale di questa crescita.
Si è trattato quindi di un'occasione non sfruttata anche da parte di chi alla classe continua a richiamarsi,
ma non mancheranno
altri momenti di incontro e di lotta in cui riproporre quell'unità che, sola, può mettere in crisi
Stato e Capitale.
Per concludere, vogliamo sottolineare che la maturità del movimento si vedrà anche al momento di
scegliere i
propri referenti politici; in quanto anarchici auspichiamo, naturalmente,una scelta extraparlamentare ed un'adeguata
controinformazione che impedisca ai DS di cavalcare la protesta delle piazze. Non ci basta che al governo siano
i
rappresentanti della parte'peggiore" della borghesia italiana, clericale, reazionaria e, al momento giusto,
apertamente fascista, per dimenticare le manganellate impartiteci "generosamente" dal centro-sinistra,
l'appoggio alla Nato, sfociato nell'assoluzione agli assassini del Cermis e nella partecipazione ai bombardarnenti
di Belgrado, le concessioni continue al padronato italico, in termini di mobilità, flessibilità e
precarizzazione del lavoro.
Non ci resta che sperare che il movimento abbia buona memoria e non si fidi dell'indignazione 'parlamentare"
e opportunistica di un'opposizione borghese e compromessa con i G8 tanto da farne parte, fino a poco
tempo fa, con orgoglio palese e nessun senso critico. A Genova, in caso di elezioni favorevoli, ci sarebbero stati
gli amici del
baffino più sornione d'Italia, Massimo D'Alema, gli ex compagni diessini e i democristiani del buon Rutelli,
che tanto
generosamente hanno offerto alla reazione clericale seimila miliardi per celebrare un giubileo così vergognoso
e
autoreferenziale da non sfigurare nel confronto con le migliori performance del potere Vaticano.
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