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foglio pluralista, democratico e, quindi, rivoluzionario

anno 11
– numero 123 – Novembre 2011

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e-mail:
scriviailsale@libero.it
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Sommario
di Luciano Martocchia
di Tonino D'Orazio
di Antonio Mucci
di Andrea Degl'Innocenti
di Carmelo R. Viola
presentato da Camillo Sanità da Pescara
di autori vari
di Lucio Garofalo
presentato da Mario Boyer
presentato da Giovanni “Ivan” Alberotanza
de “Il Sale”
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EDITORIALE
Il giorno 10-11-2011 presso il capannone
Publiarea n. 65, a Corso Umberto
n.590, Montesilvano ( Pe), si è svolta
un’assemblea dal titolo
“Gli indignati vecchie e nuove forme di lotta.
La crisi internazionale e la risposta locale. Pescara”.
Tale riunione ha avuto la finalità di creare un
gruppo di
indignados a Pescara, che
intervenga nella Città.
Durante la discussione è emersa l’importanza di
unire le lotte dei comitati e delle associazioni pescaresi che da anni
s’impegnano e agiscono sul territorio, per cercare di migliorare la realtà
circostante.
I partecipanti sono intervenuti esprimendo
opinioni diverse, ma il dibattito è stato caratterizzato dal rispetto e
l’interesse per ogni idea espressa.
Dagli
interventi fatti sono venute fuori le seguenti proposte che verranno
discusse nella prossima assemblea:
-Un’ora di rifiuto della televisione, cioè non
vedere la TV nello stesso giorno e nella stessa ora in tutta Italia.
-Boicottare alcuni prodotti, sempre in Italia.
-Scrivere un volantino sulle agenzie interinali
e occuparle come forma di protesta.
-Discussione dal titolo “ Come immaginiamo un
nuovo tipo di società e di rapporti sociali”.
L’assemblea è stata animata dall’idea che
l’indignazione esprime una tensione morale, e non solo un’esigenza economica.
Sono stati dibattuti i punti programmatici del
movimento degli
indignados ed in particolare la
democrazia reale, come fattore di rottura nei confronti del sistema.
Montesilvano 20/11/2011
Lorenza Pelagatti
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Elogio della
ghigliottina
Luciano Martocchia
premessa
La ghigliottina, celebre invenzione
di
Joseph-Ignace Guillotin, che illustrò il suo progetto iniziale all’Assemblea
Nazionale di Francia il 9 ottobre
1789 quale proposta di fornire uno strumento che assicurasse la morte per
condanna uguale per tutti ( ricchi
, poveri, nobili, ecclesiastici, ecc., senza distinzione di censo grado e
cultura) , nella sua versione
originale era formata da una base sulla quale erano fissati due montanti
verticali di circa 4 metri di lunghezza, distanziati fra loro di circa 37 cm,
sormontati da una barra trasversale che li univa tra loro sulla quale era
montata una
puleggia.
Tra i due montanti scorreva una lama di acciaio di forma di trapezio, montata in
modo che il filo della lama si trovasse sul lato obliquo e rivolto verso il
basso. Sopra la lama era apposto un peso metallico, talché l'insieme di lama e
peso aveva una massa di circa 40 kg.
La lama aveva un angolo di 45° rispetto all'asse orizzontale: molto più
inclinata quindi di quanto appaia normalmente nell'iconografia popolare. La
testa del condannato cadeva in un catino di
zinco,
mentre il corpo veniva fatto scivolare in una cassa zincata posta alla base
della macchina.
Durante la
rivoluzione francese
il
boia
raccoglieva la testa (tenendola per i capelli, oppure per le …orecchie, nel caso
in cui il condannato fosse calvo) e la mostrava al pubblico; successivamente
l'usanza fu abbandonata.
pertanto
Data la gravissima crisi finanziaria e il rischio di fallimento italiano , è
inutile pretendere che i parlamentari si riducano il loro numero e i loro
omolumenti , mica sono fessi, non lo faranno mai.
Allora faccio una proposta illuminante , ispirandomi all'illuminismo
francese ed alla susseguente rivoluzione giacobina : restituiamo a Roma il luogo
una sede naturale: la ghigliottina a Piazza del... Popolo, una stupenda piazza
circolare già sede di esecuzioni nella Roma papalina ( quante teste di patrioti
sono là cadute! )
Il sacrificio di circa 1000 onorevoli teste di ..... pardon ... pensanti servirà
a riequilibrare i conti dello stato e a ridare giustizia alle migliaia di
intellettuali, filosofi, gente comune cadute sotto la scure e le torture
dell'inquisizione papale negli anni bui del medioevo e del Risorgimento
italiano.
E poi, loro godrebbero del prestigio post mortem in quanto diverrebbero emuli di
celeberrimi predecessori, perché, come noto, con la ghigliottina sono state
tagliate , durante la Rivoluzione Francese, teste blasonate come quella del
re di Francia
Luigi XVI
il
21 gennaio
1793,
seguito il 3 novembre da sua moglie
la regina di Francia , Maria Antonietta
d’Asburgo-Lorena- ( di lei si
ricorda quando consigliò il popolo
che moriva di fame perché senza pane
a mangiare brioches – un
parallelo lo possiamo fare con Berlusconi che ha consigliato alle giovanissime
italiane disoccupate di oggi di sposare un ..miliardario ), poi a seguire
la
drammaturga e giornalista Olympe de
Gouges -ghigliottinata perché si era opposta all'esecuzione di Luigi XVI e
aveva osato attaccare Robespierre, l’8 novembre 1793
Manon Roland che, sul patibolo,
rivolse alla statua rappresentante la Libertà, collocata in Place de la
Révolution al posto della statua equestre di
Luigi XIV di Francia,
la famosa frase: "O Libertà, quanti crimini vengono commessi nel tuo nome!",
George Jacques Danton
il 5 aprile 1794, Antoine Lavoisier,
il padre della chimica moderna , il 17 luglio 1794 le 16 Beate
Carmelitane, e i più celebri Maximilien Robesbierre e Luis Saint Just
il 28 luglio 1794, ecc.
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Perché
I telegiornali hanno mostrato la lussuosissima clinica tedesca nella quale assai
probabilmente si è trasferito
Mubarak ( lo zio di ….Ruby ) dalla
sua "faraonica" villa di Sharm El Sheikh. Si dice che abbia accumulato in trenta
anni qualcosa come sessanta o settanta miliardi di euro che ha investito in
immobili ed altre proprietà da ricconi in diversi paesi dell'Occidente. Soltanto
la Svizzera ad oggi ha dichiarato il congelamento dei suoi depositi bancari.
Annunzio non sappiamo se veritiero in tutto o in parte. La Svizzera da sempre è
la cassaforte dei potenti del mondo e vorrà sicuramente continuare ad esserlo e
per questo dubito fortemente di questo " tempestivo" annuncio. Si dice che
diciannove aerei pieni di ogni ben di Dio siano decollati nei giorni scorsi
dall'Egitto verso l'ospitale Arabia Saudita per mettere al sicuro gli immensi
patrimoni accumulati dalla cricca di cortigiani che ha circondato il Faraone e
la sua famiglia. Nei giorni scorsi, un altro tiranno, il Presidente tunisino Ben
Alì è fuggito con le casseforti piene di tutti i tesori di Ali Babà dopo la
rocambolesca messa in scena dell'aereo atterrato in Sardegna per depistare
possibili "giustizieri". Naturalmente non c'era nessun giustiziere ma l'episodio
la dice lunga sulla cattiva coscienza e sugli incubi dei tiranni! La moglie di
Ben Alì ha avuto la tracotanza di presentarsi alla Banca di Tunisi poco prima di
scappare, con le valigie già in auto, e pretendere la consegna di
millecinquecento chili di oro che un mite (o complice) funzionario le ha
consegnato. Questo oro è andato ad aggiungersi ai venti miliardi di dollari che
il marito aveva già messo al sicuro all'estero. Mentre i popoli egiziani e
tunisino che hanno pagato con il sangue e con sofferenze immense la trentennale
dittatura di questi due Satrapi degli USA e dell'Occidente, dovranno affrontare
i problemi gravissimi dei loro paesi che non sono stati affatto liberati dal
sistema e dal blocco sociale di potere che li ha impoveriti, i due tiranni e le
loro famiglie godranno di agi inimmaginabili di ricchezze sottratte con la
violenza e spesso anche con l'omicidio. Quanto costa un giorno di permanenza
nella clinica tedesca? E' giusto che mentre la stragrande maggioranza della
popolazione egiziana e tunisina vive al confine con la fame questi criminali se
la spassino? C'è giustizia in tutto questo? Gli USA si sono affrettati a fare
impiccare il Presidente Sadam Hussein che tuttavia non aveva commesso alcun
crimine verso il suo popolo, ne aveva assicurato la prosperità per tantissimi
anni fino alla sciagurata guerra con l'Iran suggerita dal Pentagono, ma aveva la
colpa di essere ostile nei confronti dell'impero USA. Hanno anche preteso che
l'impiccagione di Sadam fosse trasmessa in mondovisione con le orribili offese
al suo cadavere inflitte dai suoi nemici. Ma ora proteggono la fuga di due
tiranni e nessun tribunale internazionale o interno farà luce su trenta anni di
orribili maltrattamenti inflitti a quanti ritenuti nemici dei regimi. I militari
egiziani e coloro che hanno preso il potere in Tunisia non faranno niente per
rendere giustizia alle migliaia o centinaia di migliaia di vittime nel corso di
trenta lunghissimi anni di terrore. La signora Angela Merkel, immemore della
richiesta tedesca di processo al Presidente della RDT Honneker, sembra volere
proteggere il tiranno egiziano per i servizi che ha reso al sadico regime
nazisionista di Israele. Per questo io resto convinto della bontà delle
rivoluzioni armate e della ghigliottina. La ghigliottina contribuì alla
fondazione della Francia moderna e la soppressione dello Zar è stato uno
spartiacque tra la Russia medioevale e la Rivoluzione Comunista. Mubarak ha
fatto uccidere nei venti giorni della rivoluzione pacifica oltre trecento
persone. Non pagherà niente per questo. Non pagherà niente neppure Ben Alì per i
suoi delitti. Questa impunità peserà sul futuro dei due paesi e lascerà una
ombra di equivoco sui diritti rivendicati dalle popolazioni. Insomma la mancata
incarcerazione, il mancato processo e se il caso impiccagione dei due e dei loro
complici riduce la rivoluzione ad un riassestamento dei rapporti all'interno
degli stessi gruppi di potere magari con altri protagonisti. Manca la spada di
Alessandro che recide il nodo di Gordio. Sono contro la pena di morte, ma non
per tutti !
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Se tornano gli zombi.
Tonino D’Orazio. 13 novembre 2011
Tornano i salvatori
della patria, cioè di se stessi. Sono tutti lì, pronti, nascosti dietro Monti.
Santo subito. Cioè dietro i banchieri salvatori, anzi dietro un capo banchiere.
Il capo branco che dà garanzie agli altri lupi che gli agnelli saranno mangiati
e con il loro volere. E’ il bello della democrazia, la politica che riprende il
sopravvento sulla finanza. Mah! I banchieri, con la paternità evidente del
disastro in corso, non sono mai andati via, da Ciampi in poi, e sono buoni per
tutti e per tutte le stagioni. Forse i tecnici vanno bene a tutti, e i politici
possono respirare.
Mario Monti, uomo chiave della Goldman&Sachs da anni in posti chiave a livello
europeo e mondiale, andava bene sia a Berlusconi che a D’Alema. Continua ad
andare bene sia a Berlusconi che a Bersani, o ancora D’Alema. Monti è un
tecnocrate di alto livello, che siede in una dozzina di circoli e di think tank
di mezzo mondo, e infatti la sua possibile ascesa alla premiership viene
salutata con entusiasmo dai banchieri come Bazoli e Passera, da mezza
Confindustria, dalla maschia Marcegaglia (innocente e ipocrita perché la
Confindustria in tutta questa mattanza ventennale sembra non c’entri niente) a
Montezemolo e l’americano-svizzero Marpionne, dalla Uil (Angeletti: “l’ex
commissario europeo ha i requisiti giusti”) alla Cisl. L'abbuffata liberista che
ha precipitato il mondo nel terremoto di questi anni, ora pretende di indicare
la ricetta e la cura con un suo uomo. Solo la Cgil chiede un cambiamento e una
maggiore responsabilità e mette a disposizione le sue proposte di contro manovra
riportando al centro del dibattito l’equità fiscale, il lavoro e i giovani.
Però, in verità, dobbiamo sapere che il sistema finanziario internazionale ci ha
mandato a casa l'ufficiale giudiziario, se no l’approvazione di Obama che
significa? Insomma un nuovo padre della patria ipotecata, un fine super partes,
(Corsera), un senatore a vita manu militari, un uomo di scienza (?), un uomo
“libero e autorevole” (le Acli), un nuovo miracolo. Abbiamo da sempre, noi
italiani, un amore passionale per i miracoli. Anche se Monti ha dichiarato che
era già pronto da quattro mesi, in barba a Silvio, e alla sua corte, che non si
era accorto di niente. Insomma l’uomo giusto per mettere tra parentesi la
politica e per rigarantire tutto il potere all'economia, l’uomo chiamato a
salvare l'Italia con “scelte impopolari”, con dentro i tecnici e fuori i
politici.
Un entusiasmo che ha
contagiato anche la base elettorale dell'Idv che si è scagliata contro il povero
Di Pietro che aveva provato a fare qualche obiezione sulla continuità condivisa
della macelleria sociale. Ovviamente non va bene alla Lega che deve ripulirsi la
camicia verde un po’ sporcata dal disastro al quale hanno contribuito, da
Malpensa (hub aereo quasi inutile e costato quasi come il ponte di Messina) alle
cavolate padane con spreco di soldi dello stato più dei privilegi politici e con
un nord-est, container di voti, in ginocchio e scioccato. Sostegno dal Forum
delle Persone e delle Associazioni di ispirazione Cattolica nel mondo del lavoro
(CISL, Confartigianato, Confcooperative, MCL, Compagnia delle Opere, Coldiretti,
ACLI), e di Famiglia Cristiana. Lo avevamo intuito che sarebbero state la Chiesa
e la finanza anglo-americana (Blair a Milano: “l’Italia ce la farà se supera lo
scontro destra-sinistra”) a toglierci Berlusconi, e non le manifestazioni e gli
scioperi dei lavoratori o le certezze dei partiti di opposizione. E vedrete se
non ritroviamo un tecnico cattolico al Ministero della Pubblica Istruzione.
Nulla cambiato negli ultimi decenni. Rimangono in più i semi avvelenati
dell’antipolitica, mai tanto utili in questo momento.
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Avete notato il
ritorno del banchiere cattolico Prodi? Dà lezioni ai giovani su La7. Gli spiega
perché sono senza futuro ma devono essere contenti di essere ancora in
democrazia e di vivere l’epoca meravigliosa della costruzione europea e del
liberismo. Se non fosse drammatico ci sarebbe da ridere. E non è tornato in
punta di piedi, no, ma con un fragoroso assalto al povero Bersani e a sostegno
del pivello Renzi, figlio d’arte, come in tutte le lobby di questo paese.
In TV, in una
intervista, si è rivisto Cirino Pomicino (80, 90 anni? Di cui 50 in parlamento?)
che dava consigli e ricette ai giovani, ovviamente ai settantenni, per la
ricostruzione del paese da loro distrutto. Torna il ladro dei conti correnti
Giuliano Amato, l’uomo che si è vantato di aver risolto una fase politica meno
drammatica di oggi sempre con “lacrime e sangue”, (la più grande manovra
finanziaria del secolo scorso) ovviamente sempre degli stessi.
Tornano Dini e
Mastella ? Con quali accordi di posti al governo Berlusconi venderà una sua
continuità? Perché i numeri di questo stupido bipolarismo rimangono pur sempre
numeri necessari anche in Senato. E chi ha gli assi della partita è ancora lui.
Sia per il suo successore che per il programma. Quale sarà la trattativa e il
mercanteggio? Non è andato via. Se il Pdl non si spacca Monti non conta. Anzi ha
l’alibi di dover applicare le decisioni della Bce e di Berlusconi che gli
verranno imposti con il voto parlamentare. Speriamo che la Chiesa riesca a fare
questa operazione necessaria con Pisanu e altri ex DC che sono già incanalati
sulla solita buona via di Damasco.
Quale governo tecnico
ci sarà lo indoviniamo, perché di nuovo i banchieri faranno fuori i politici e
la politica. I 39 punti di programma della Bce sono già stati decisi, non serve
la Politica. In sintesi quello che per Bce e Fmi vale anche per l’Africa: 1
mercato del lavoro: modifica della contrattazione collettiva in favore di
accordi a livello dell'impresa per indebolire lavoratori e sindacati; 2
pensioni: innalzare sempre più l'età pensionabile e parificarla per uomini e
donne; 3 pubblica amministrazione: adeguare salari e produttività (tagliare), e
promuovere la mobilità (licenziare); 4 ordini professionali: liberalizzare (‘gna
fa); 5 beni dello Stato: privatizzare (utilizzare i profitti accumulati
piazzandoli in beni immobili, in monopoli privati).
Bini Smaghi si è
appena dimesso dal board della Bce. Già contenti Sarkozy e le banche francesi,
che cominciano a temere un attacco da parte delle agenzie di rating e a vedere
anche il loro spread salire pericolosamente nel differenziale con i tedeschi.
Però lui ha potuto bacchettare Goldman&Sachs che aveva diminuito il rating
francese da tre A a due A e sono dovuti tornare indietro (ma va!). A voglia il
teatrino e l’asse franco-tedesco che da noi rilancia nuovi e vecchi
nazionalismi. Quando si comincia non si sa dove si finisce. Anzi sembra la
solita storia del cetriolo.
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La crisi senza fine
GOVERNO
TECNICO? PERCHE’?
ESISTE?
Il Governo tecnico non esiste. In realtà nessun governo può essere
soltanto tecnico perché il suo compito è quello di gestire la vita economica e
sociale di una nazione, che è composta di tantissimi strati sociali con
altrettanti interessi economici diversi. Di conseguenza non esiste una soluzione
tecnica uguale per tutti. In una società basata sulla giustizia sociale e
l’uguaglianza si potrebbe arrivare a governi per soluzioni tecniche. In quella
attuale la soluzione tecnica viene dopo quella politica, cioè dopo aver scelto a
quali interessi sociali corrispondere e soddisfare.
Ma allora perché la classe politica
italiana, Destra e Sinistra tutta unita tranne la Lega, ha deciso di fare un
Governo tecnico? Evidentemente perché non hanno nessun dubbio a quali strati
sociali devono far pagare la crisi. I fatti dimostrano che sono il ceto medio e
quello povero. Rimane soltanto un problema di tecnica
finanziaria-bancaria-economica di come procedere al salasso. Questo è
il ruolo di Mario Monti, consigliere della Goldman Sach’s, una delle
banche più potenti del pianeta. Siamo passati da un governo al servizio delle
imprese di Berlusconi, dedito alle leggi “ad personam”, ad un altro al servizio
della finanza mondiale. In nessuno dei due ci vedo la ricaduta positiva sui
semplici cittadini come me. Per cui non riesco a gioire di questo trapasso.
L’attuale governo Monti, tutto
efficientismo, si preoccupa soltanto di applicare le direttive di Bruxelles, per
cui farà una raffica di finanziarie, una dietro l’altra, che porterà gli
Italiani alla disperazione ed alla rabbia. Non è da escludere che essi possano
tornare a rimpiangere e votare Berlusconi. Allora potrebbe essere la fine
dell’Italia come nazione.
A parte le considerazioni sul nuovo
governo, che è bene farle in modo da non illudersi minimamente sul suo operato
presente e futuro, c’è da considerare la cosiddetta speculazione finanziaria
internazionale in piena offensiva sull’eurozona. Paesi come la Grecia l’Italia
la Spagna vanno verso il fallimento dello Stato; la Francia è a rischio
declassamento secondo le agenzie di rating; la Germania ha un calo del prodotto
interno lordo(PIL) rispetto all’anno passato. Secondo me è molto probabile una
spaccatura dell’eurozona in quanto è in corso un attacco furioso dei paesi
dell’area del dollaro a quelli dell’euro. Una guerra cominciata circa un anno fa
con la Grecia. Questa non è soltanto una “speculazione finanziaria” come viene
comunemente chiamata, ma una vera operazione politica studiata e pianificata a
tavolino. Gli Stati Uniti hanno sempre visto di malocchio la creazione dell’Euro
tanto che nei primi giorni del gennaio 2002, quando entrò in circolazione la
moneta unica, i loro giornali non ne parlarono quasi per niente perché erano
contrari, come lo erano l’avvocato Gianni Agnelli e la sua famiglia. L’Euro
rappresentava una concorrenza nei confronti del Dollaro. Infatti gli anni
successivi hanno visto tanti paesi fare riferimento all’euro piuttosto che al
dollaro. Da qui viene la motivazione dell’aggressione finanziaria attuale. Nel
passato questi problemi si risolvevano a cannonate, invadendo il paese
avversario con i carri armati,
rubandone le ricchezze. Oggi, poiché si tratta di uno scontro tra paesi rivali
ma non nemici, la guerra si effettua con i vari tipi di titoli, le quotazioni
della Borsa, il “famoso” spread e le valutazioni delle agenzie di rating. Le tre
agenzie di rating più importanti (St.&P-Moody’s-Fitch) detengono il controllo
del 95% dei titoli mondiali. Gestiscono la finanza del pianeta, sono lo Stato
Maggiore dell’esercito finanziario invasore. Le armi con cui si effettua questa
guerra sono diverse da quelle del passato, ma le finalità sono sempre le
stesse: la distruzione del paese nemico ed il furto delle sue ricchezze.
Percorrendo l’Italia dalla Sicilia alle
Alpi possiamo vedere questa distruzione: terre incolte -
capannoni chiusi - fabbriche vuote - case abbandonate. In questi paesaggi
si vede la distruzione di tutto l’apparato produttivo principale del Paese. Non
sono state buttate bombe che hanno distrutto esteriormente. Le terre le
fabbriche le case sono intatte, ma vuote dentro. Lo stesso tipo di fenomeno
distruttivo sta avvenendo nelle persone: sono svuotate dentro perché si sta
distruggendo la loro vita interiore che viene privata, da un materialismo
volgare, di spiritualità idealità e
fantasia.
Per questo motivo non riescono a
immaginare un futuro diverso, migliore e credono di esserne senza, il che non è
vero. Sono i finanzieri ad essere senza futuro.
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L’area dell’Euro uscirà perdente da
questa guerra perché è molto più debole finanziariamente. Ci sono già stati e ci
saranno morti feriti e distruzioni. Gli Italiani si ritroveranno come dopo la
Seconda Guerra Mondiale: alla miseria ed alla fame.
I governanti con le finanziarie chiedono
una montagna di sacrifici, ma non serviranno a niente. Lo sfacelo ormai non si
può evitare. Paghiamo gli errori ed i tradimenti
della Sinistra dal dopoguerra ad oggi; paghiamo anche lo scarso altruismo
del popolo italiano che si è fatto adescare dal Consumismo e dai suoi disvalori.
A questo punto solo un miracolo potrebbe impedire il disastro
economico-sociale-politico cui andiamo incontro. Poiché i miracoli non esistono
lo sfacelo dell’Italia e probabilmente della zona euro non si possono impedire.
A breve scadenza no! Però a medio e lungo
termine è diverso, si potrà fare moltissimo perché la grande maggioranza degli
Italiani si ribellerà profondamente e si scrollerà di dosso gli attuali partiti
e sindacati. A quel livello le possibilità rivoluzionarie saranno elevatissime.
“I Titoli rivoluzionari nella Borsa della Storia” subiranno un rialzo delle
quotazioni talmente elevato da buttare all’aria per sempre l’istituzione della
Borsa Valori. L’avanguardia rivoluzionaria si deve preparare fin da oggi per
questa epoca, altrimenti le scadenze si allungheranno ancora e le sofferenze
anche. Secondo me è importante agire su 4 direttive: L’espropriazione – La
socializzazione – La democrazia diretta - L’autogestione.
Qualcuno nella Sinistra è favorevole ad
un eventuale fallimento dello Stato italiano e dice che bisogna “studiare una
forma non devastante di fallimento”. E dov’è? Non si è compreso che quello che
fallisce non è lo Stato che rimane sempre molto vivo e molto vegeto, ma il
popolo degli sfruttati. Saremo noi che falliremo, come è successo in Argentina
nel 2001. La classe sfruttatrice-dominante rimarrà con tutte le sue ricchezze
attuali più tutte quelle che ruberà a noi.
Lo Stato non fallisce mai perché non è
una istituzione economica, ma politica. Non è una normale azienda, ma un centro
di potere. Non conosce la regola aziendale del dare e dell’avere, ma solo quella
del comando. Per cui solo la Rivoluzione può farlo fallire.
Si parla nella Sinistra contestatrice ed
anticapitalista di lottare per non pagare il Debito Pubblico dello Stato. Non
pagare il debito senza incitare alla Rivoluzione, secondo me, è una soluzione da
incoscienti perché non prevede la reazione dei finanzieri e del Potere. Lo
vedono come un problema
amministrativo. Pensano che i governanti se ne staranno pacificamente a braccia
conserte. E’ impossibile! L’esperienza dell’Islanda, da prendere come esempio
anche in Italia, come riportiamo in un articolo pubblicato su questo numero,
dimostra la battaglia poderosa combattuta da un popolo intero, nonché la
caparbietà della classe al potere che, però, alla fine è stata costretta a
cedere. Una mobilitazione in Italia
per arrivare a non pagare il debito, secondo me, a breve scadenza, è una
possibilità molto difficile per 3 motivi: 1°) richiederebbe veramente la
partecipazione dell’80-90% della popolazione, come è avvenuta in Islanda. Ciò,
al momento, è impossibile; 2°) C’è da considerare l’insensibilità verso il
popolo da parte dei partiti e dei sindacati italiani che non farebbero una cosa
del genere, cioè non pagare il debito pubblico, nemmeno sotto tortura
permanente. Basta vedere come sono innamorati di Monti e delle direttive di
Bruxelles; 3°) Il terzo motivo è che l’Italia non è l’Islanda, è un grande
paese, ricopre un ruolo importante all’interno dell’eurozona e mondialmente. Il
potere mondiale reagirebbe con tutte le proprie forze.
Dopo aver fatto queste ipotesi, io non
dico che non si deve lottare per non pagare il debito pubblico, obiettivo con
cui sono pienamente d’accordo, né tantomeno dico di non fare come l’Islanda, che
è un ottimo esempio da imitare subito, ma aggiungo alla lotta per non pagare il
Debito quella per la Rivoluzione ed il Socialismo, cioè per la costruzione di
una società nuova in cui non ci siano più non solo debiti pubblici fatti dai
ricchi e pagati dai poveri, ma non ci siano più né ricchi né poveri, né
sfruttati né sfruttatori, ma l’uguaglianza e la giustizia.
L’uomo e la donna
devono pensare a come risolvere storicamente, una volta per sempre,
l’ingiustizia sociale, senza accontentarsi di
briciole che cadono dal tavolo dei padroni che, tra l’altro, stanno
impazzendo anche loro di nevrosi. Un mondo libero è la soluzione migliore per
tutti.
21/11/11
Antonio Mucci
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(Fonte: ilcambiamento.it - di Andrea
Degl'Innocenti - 13/07/2011)
L'hanno definita una 'rivoluzione silenziosa' quella che ha portato l'Islanda
alla riappropriazione dei propri diritti. Sconfitti gli interessi economici di
Inghilterra ed Olanda e le pressioni dell'intero sistema finanziario
internazionale, gli islandesi hanno nazionalizzato le banche e avviato un
processo di democrazia diretta e partecipata che ha portato a stilare una nuova
Costituzione.
Oggi vogliamo raccontarvi una storia, il perché lo si capirà dopo. Di quelle
storie che nessuno racconta a gran voce, che vengono piuttosto sussurrate di
bocca in orecchio, al massimo narrate davanti ad una tavola imbandita o inviate
per e-mail ai propri amici. È la storia di una delle nazioni più ricche al
mondo, che ha affrontato la crisi peggiore mai piombata addosso ad un paese
industrializzato e ne è uscita nel migliore dei modi.
L'Islanda. Già, proprio quel paese che in pochi sanno dove stia esattamente,
noto alla cronaca per vulcani dai nomi impronunciabili che con i loro sbuffi
bianchi sono in grado di congelare il traffico aereo di un intero emisfero, ha
dato il via ad un'eruzione ben più significativa, seppur molto meno conosciuta.
Un'esplosione democratica che terrorizza i poteri economici e le banche di tutto
il mondo, che porta con se messaggi rivoluzionari: di democrazia diretta,
autodeterminazione finanziaria, annullamento del sistema del debito.
Ma procediamo con ordine. L'Islanda è un'isola di sole di 320mila anime – il
paese europeo meno popolato se si escludono i micro-stati – privo di esercito.
Una città come Bari spalmata su un territorio vasto 100mila chilometri quadrati,
un terzo dell'intera Italia, situato un poco a sud dell'immensa Groenlandia.
15 anni di crescita economica avevano fatto dell'Islanda uno dei paesi più
ricchi del mondo. Ma su quali basi poggiava questa ricchezza? Il modello di
'neoliberismo puro' applicato nel paese che ne aveva consentito il rapido
sviluppo avrebbe ben presto presentato il conto. Nel 2003 tutte le
banche del paese erano state privatizzate completamente. Da allora esse avevano
fatto di tutto per attirare gli investimenti stranieri, adottando la tecnica dei
conti online, che riducevano al minimo i costi di gestione e permettevano di
applicare tassi di interesse piuttosto alti. IceSave, si chiamava il conto, una
sorta del nostrano Conto Arancio. Moltissimi stranieri, soprattutto inglesi e
olandesi vi avevano depositato i propri risparmi.
Così, se da un lato crescevano gli investimenti, dall'altro aumentava il
debito estero delle stesse banche. Nel 2003 era pari al 200 per cento del
prodotto interno lordo islandese, quattro anni dopo, nel 2007, era arrivato al
900 per cento. A dare il colpo definitivo ci pensò la crisi dei mercati
finanziari del 2008. Le tre principali banche del paese, la Landsbanki,
la Kaupthing e la Glitnir, caddero in fallimento e vennero nazionalizzate; il
crollo della corona sull'euro – che perse in breve l'85 per cento – non fece
altro che decuplicare l'entità del loro debito insoluto. Alla fine dell'anno il
paese venne dichiarato in bancarotta.
Il Primo Ministro conservatore Geir Haarde, alla guida della coalizione
Social-Democratica che governava il paese, chiese l’aiuto del Fondo Monetario
Internazionale, che accordò all'Islanda un prestito di 2 miliardi e 100 milioni
di dollari, cui si aggiunsero altri 2 miliardi e mezzo da parte di alcuni Paesi
nordici. Intanto, le proteste ed il malcontento della popolazione aumentavano.
A gennaio, un presidio prolungato davanti al parlamento portò alle dimissioni
del governo. Nel frattempo i potentati finanziari internazionali spingevano
perché fossero adottate misure drastiche. Il Fondo Monetario Internazionale e
l'Unione Europea proponevano allo stato islandese di di farsi carico del debito
insoluto delle banche, socializzandolo. Vale a dire spalmandolo sulla
popolazione. Era l'unico modo, a detta loro, per riuscire a rimborsare il debito
ai creditori, in particolar modo a Olanda ed Inghilterra, che già si erano fatti
carico di rimborsare i propri cittadini.
Il nuovo governo, eletto con elezioni anticipate ad aprile 2009, era una
coalizione di sinistra che, pur condannando il modello neoliberista fin lì
prevalente, cedette da subito alle richieste della comunità economica
internazionale: con una apposita manovra di salvataggio
venne proposta la restituzione dei debiti attraverso il pagamento di 3 miliardi
e mezzo di euro complessivi, suddivisi fra tutte le famiglie islandesi lungo un
periodo di 15 anni e con un interesse del 5,5 per cento.
Si trattava di circa 100 euro al mese a persona, che ogni cittadino della
nazione avrebbe dovuto pagare per 15 anni; un totale di 18mila euro a testa per
risarcire un debito contratto da un privato nei confronti di altri
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privati. Einars Már Gudmundsson, un romanziere islandese, ha recentemente
affermato che quando avvenne il crack, “gli utili [delle banche, ndr] sono stati
privatizzati ma le perdite sono state nazionalizzate”. Per i cittadini d'Islanda
era decisamente troppo.
Fu qui che qualcosa si ruppe. E qualcos'altro invece si riaggiustò.
Si ruppe l'idea che il debito fosse un'entità sovrana, in nome della quale era
sacrificabile un'intera nazione. Che i cittadini dovessero pagare per gli errori
commessi da un manipoli di banchieri e finanzieri.
Si riaggiustò d'un tratto il rapporto con le istituzioni, che di fronte alla
protesta generalizzata decisero finalmente di stare dalla parte di coloro che
erano tenuti a rappresentare.
Accadde che il capo dello Stato, Ólafur Ragnar Grímsson, si rifiutò di
ratificare la legge che faceva ricadere tutto il peso della crisi sulle spalle
dei cittadini e indisse, su richiesta di questi ultimi, un referendum, di modo
che questi si potessero esprimere.
La comunità internazionale aumentò allora la propria pressione sullo stato
islandese. Olanda ed Inghilterra minacciarono pesanti ritorsioni, arrivando a
paventare l'isolamento dell'Islanda. I grandi banchieri di queste due nazioni
usarono il loro potere ricattare il popolo che si apprestava a votare. Nel caso
in cui il referendum fosse passato, si diceva, verrà impedito ogni aiuto da
parte del Fmi, bloccato il prestito precedentemente concesso. Il governo inglese
arrivò a dichiarare che avrebbe adottato contro l'Islanda le classiche misure
antiterrorismo: il congelamento dei risparmi e dei conti in banca degli
islandesi. “Ci è stato detto che se rifiutiamo le condizioni, saremo la Cuba del
nord – ha continuato Grímsson nell'intervista - ma se accettiamo, saremo l’Haiti
del nord”.
A marzo 2010, il referendum venne stravinto, con il 93 per cento delle
preferenze, da chi sosteneva che il debito non dovesse essere pagato dai
cittadini. Le ritorsioni non si fecero attendere: il Fmi congelò immediatamente
il prestito concesso. Ma la rivoluzione non si fermò. Nel frattempo, infatti, il
governo – incalzato dalla folla inferocita – si era mosso per indagare le
responsabilità civili e penali del crollo finanziario. L'Interpool emise un
ordine internazionale di arresto contro l’ex-Presidente della Kaupthing,
Sigurdur Einarsson. Gli altri banchieri implicati nella vicenda abbandonarono in
fretta l'Islanda.
In questo clima concitato si decise di creare ex novo una costituzione
islandese,
che sottraesse il paese allo strapotere dei banchieri internazionali e del
denaro virtuale.
Quella vecchia risaliva a quando il paese aveva ottenuto l'indipendenza dalla
Danimarca, ed era praticamente identica a quella danese eccezion fatta per degli
aggiustamenti marginali (come inserire la parola 'presidente' al posto di 're').
Per la nuova carta si scelse un metodo innovativo. Venne eletta un'assemblea
costituente composta da 25 cittadini. Questi furono scelti, tramite regolari
elezioni, da una base di 522 che avevano presentato la candidatura. Per
candidarsi era necessario essere maggiorenni, avere l'appoggio di almeno 30
persone ed essere liberi dalla tessera di un qualsiasi partito.
Ma la vera novità è stato il modo in cui è stata redatta la magna charta. "Io
credo - ha detto Thorvaldur Gylfason, un membro del Consiglio costituente - che
questa sia la prima volta in cui una costituzione viene abbozzata principalmente
in Internet".
Chiunque poteva seguire i progressi della costituzione davanti ai propri occhi.
Le riunioni del Consiglio erano trasmesse in streaming online e chiunque poteva
commentare le bozze e lanciare da casa le proprie proposte. Veniva così
ribaltato il concetto per cui le basi di una nazione vanno poste in stanze buie
e segrete, per mano di pochi saggi.
La costituzione scaturita da questo processo partecipato di democrazia diretta
verrà sottoposta al vaglio del parlamento immediatamente dopo le prossime
elezioni.
Ed eccoci così arrivati ad oggi. Con l'Islanda che si sta riprendendo
dalla terribile crisi economica e lo sta facendo in modo del tutto opposto a
quello che viene generalmente propagandato come inevitabile.
Niente salvataggi da parte di Bce o Fmi, niente cessione della propria sovranità
a nazioni straniere, ma piuttosto un percorso di riappropriazione dei diritti e
della partecipazione.
Lo sappiano i cittadini greci, cui è stato detto che la svendita del settore
pubblico era l'unica soluzione. E lo tengano a mente anche quelli portoghesi,
spagnoli ed italiani.
In Islanda è stato riaffermato un principio fondamentale: è la volontà del
popolo sovrano a determinare le sorti di una nazione, e questa deve prevalere su
qualsiasi accordo o pretesa internazionale. Per questo nessuno racconta a gran
voce la storia islandese.
Cosa accadrebbe se lo scoprissero tutti?
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In
principio fu lo stregone
La
poliedria del fenomeno cattolico
di
Carmelo R. Viola
E’ possibile pensare che la religione cattolica non abbia niente a che
vedere con lo stregone, risalendo ad un Cristo, storico o leggendario poco
importa. Ma si tratta di un abbaglio. Ed è facile provarlo. Infatti, ogni nuova
religione s’inserisce in un alveo preesistente, con cui si connatura, come un
affluente con il fiume dentro cui si versa. L’alveo in questione nasce appunto
dallo stregone. E mentre la storia di un qualsiasi soggetto diveniente è uno scorrere
per cambiare e superare, quella di una religione è un cambiare per
conservarsi. Soprattutto della cattolica. E ciò solo perché lo stregone, che
in essa sopravvive, vive del piacere di esserlo. Nella realtà esiste una sola
religiosità (bisogno di rassicurarsi contro la paura con conseguente approccio
autosuggestivo e fideistico dell’ambiente, che può essere quello dell’animismo).
Anzi, esiste una sola genesi della civiltà e del suo divenire, detto storia
(appunto).
La paura nasce con noi e con questa il bisogno di essere rassicurati
contro l’ignoto, il diverso, l’altro, la morte (seconda costante biosociale).
Diamo il nome convenzionale di stregone al primitivo, che sfrutta istintivamente
la paura dei suoi simili e, rassicurandoli, rassicura nel contempo sé stesso,
almeno in parte. Lo stregone si trasforma, non si estingue. Infatti, ce
lo ritroviamo davanti anche quando, da secoli, non ha più nulla da dirci. Nasce
così il potere dell’uomo sull’uomo. Dal potere religioso a quello politico c’è
un processo di metamorfosi che, percorrendo, nello stesso tempo, la strada, che
porta alla scienza, dovrebbe superare definitivamente il punto di partenza. Ma
gli stregoni preferiscono ricominciare sempre daccapo perché il potere religioso
è più immediato, più essenziale e più cattivante di quello politico, che ne è
generato. E così, si è finito per far credere che gli stregoni debbano esistere
comunque: debbano essere immortali come soggetti, che rinascano sempre per
autogenesi! Stregoni per dire “fautori e sacerdoti” di non importa quale
religione e religione per intendere un sistema comportamentale in risposta alla
religiosità, che è il bisogno di un comportamento autorassicurante. Del resto,
quanto il potere religioso sia più funzionale al dominio dell’uomo sull’uomo ce
lo dimostrano gli stessi politici quando fungono da ministri della liturgia
della patria o, peggio, fanno leva su valori etnici o tradizionali, veri o
presunti, o soltanto su una propria immagine teatrale e carismatica – come fa il
nostro Berlusconi – per manipolare il consenso di masse di anonimi infantili
pavidi e farsene forti. Ci risiamo con la paura: primum movens della
religiosità, della stregoneria, del dominio dell’uomo sull’uomo, dell’autorità
come delegazione divina e del conseguente diritto al potere (“ogni autorità
viene da Dio”). L’autorità dello stregone viene da Dio.
Detto
questo, possiamo tentare di tracciare un’analisi essenziale davvero sintetica ma
sufficiente del “fenomeno cattolico”. Preso dal bisogno di seguire i concetti,
non ho mai avuto il tempo per le date. Non sono diventato uno storico per
restare un ragionatore. La religione, da tempo conosciuta come cattolica, è nata
come religione cristiana ovvero di Gesù Cristo ovvero del Nuovo Testamento. Ma
nella realtà il suo “lancio” lo si deve a tale Saul di Tarso, già persecutore
della setta del nazzareno ma poi divenutone fermo assertore probabilmente perché
convinto di avere a portata di mano uno strumento eccellente di potere diretto
sui propri simili. Così Paolo, elemento estraneo e posticcio del gruppo di Gesù,
si ritrova a Roma, a fianco dell’apostolo Pietro, la “pietra” su cui
Cristo, l’atteso messia (“l’unto” del Signore) avrebbe fondata la propria
comunità (“ecclesia”).
La religione cristiana, dapprima probabile oggetto di persecuzione da
parte della Roma imperiale e pagana, perché in contrasto con la casta dei
privilegiati (come dal famoso “Quo vadis ?”), viene fatta risalire anche
al Vecchio Testamento e precisamente alla creazione dell’uomo nel giardino
dell’Eden (da questo scacciato dal creatore a popolare la Terra per espiare il
peccato della disobbedienza) e alla liberazione degli Ebrei da parte di Mosè
che, mentre li conduce verso la terra promessa (Palestina), trova il tempo di
salire sul monte Sinai per incontrarsi con il padreterno in persona, che gli
scolpisce sulla pietra il famoso Decalogo, codice padronale-paternalistico e
sessuòfobo, che sarà la base del catechismo cattolico. Già religione delle
catacombe per sfuggire alle persecuzioni, comincerà ad affermarsi come religione
del pubblico potere, e quindi legittima, a partire dall’imperatore Costantino
(313), che userà la croce come simbolo bellico e sarà santificato. Oltre che
apostolica e romana si dirà anche cattolica, cioè universale. E invero il
cattolicesimo sarà una religione universale ma solo nel senso di tecnica
perfetta di dominio sull’uomo. La sua caratterizzazione decorre appunto dal
detto famoso potente romano, che, non potendo, tra l’altro, decretare la fine
del paganesimo, dà il via ad un processo di degenerazione, adulterazione,
ibridazione e corruzione senza fine avviando quella che, per il concorso di
circostanze varie, sarà una storia interminabile di crimini di potere.
Chi volesse fare il confronto fra i primi cristiani e le attuali alte
gerarchie della Chiesa cattolica, una monarchia assoluta sui generis con una
scenografia imperiale, trova la stessa differenza che c’è fra il niente e il
tutto, tra il soggetto primitivo, elementare e pavido, rassicurato contro la
paura del mondo solo perché crede nel Cristo, figlio di Dio e redentore delle
anime e del mondo, ma, in realtà, solo attraverso la fede in uno o più stregoni,
e il papa autocrate, dai cento travestimenti cromaticamente vistosi e
sgargianti, possibilmente rifiniti con oro zecchino, che in rappresentanza del
Cielo produce una serie di dogmi – verità tanto inconcusse quanto incredibili
come quella dell’infallibilità del papa stesso quando si pronuncia “ex
cathedra” – e detta leggi all’immediato contesto sociale e al mondo intero (“urbi
et orbi”) e alla povertà originaria contrappone, senza ritegno alcuno,
ricchezza, parassitismo e lusso sfrenato.
Ricominciamo daccapo. La caratteristica filogenetica della fede
cattolica è una concatenazione di circostanze, ciascuna delle quali è
indispensabile alla successiva per cui, per esempio, senza il diavolo tentatore
nel paradiso terrestre, non avremmo un’Eva peccatrice ed un’umanità da redimere
dal peccato originale e dal peccato in genere. Così, senza Giuda, non avremmo un
crocifisso redentore e così via. La religione cattolica può dominare la vita
dell’uomo dalla nascita alla morte e può occupare tutti gli spazi sociali e
civili, aria compresa! La stessa vanta poteri straordinari, che potremmo
definire di “magia divina” in quanto espletati con licenza di Dio. Un
primo gesto “teomagico” è il battesimo con cui lo stregone cristiano
purifica il neòfita (da tempo il neonato), liberandolo dal peccato originale ma
nello stesso tempo segnandolo come suddito istituzionale della Chiesa. Segue la
13
somministrazione degli altri sacramenti che, come il battesimo, lasciano un
segno indelebile, così come il matrimonio (che è pertanto indissolubile),
l’ordine sacerdotale e la confessione attraverso cui il penitente può essere
emendato da peccati anche gravi. Un vero e proprio potere di amnistia! Ma
la confessione serve anche ad indagare sulla vita familiare e privata dei
sudditi.
La messa è la ripetizione simbolica del sacrificio di Cristo il quale,
per l’occasione, si moltiplica per il numero delle ostie, da ingerire per la
comunione, per effetto della transustanzazione, che è certamente il tetto
della teomagia attraverso la “teofagia”, che ci riporta al
totemismo, tanto per buttare un’occhiata al mondo originario degli stregoni. Se
attraverso la messa l’officiante può ridurre la pena delle anime del purgatorio
(di corpi morti senza avere fatto in tempo a servirsi dell’amnistia della
confessione), nella misura (neanche a dirlo) del danaro destinato alle
cosiddette funzioni di suffragio, lo stregone massimo può beatificare e
santificare soggetti passati all’altro mondo. Il fenomeno cattolico ha
metabolizzato il mondo pagano e non poteva fare diversamente. Attraverso una
vera e propria idolatria ha dato vita ad un secondo paganesimo. Non solo
ha assimilato per sovrapposizione varie festività pagane (come quella del
Natale) ma ne ha esaltato lo spirito attraverso la sovrapproduzione di
divinità minori nella fattispecie di santi. Così i pagani hanno potuto
conservare, poniamo, il culto a Venere, attraverso il culto alla Madonna, anzi
ad una serie di Madonne, configurate come statue e quindi come altrettanti
idoli. Il miracolismo degli idoli o delle reliquie (come il sanguinamento o la
lacrimazione di statue o il liquefarsi del “sangue di s. Gennaro”) e la loro
taumaturgia, assieme ai fuochi pirotecnici sono tutti fenomeni del mondo pagano.
La pirotecnica come inquinamento acustico è perfino nociva (a gestanti,
psicopatici, handicappati, ammalati, specie se terminali) e produce danno alle
cose, ma ciò non importa ai responsabili che, sostenuti anche dalle autorità
civili, attribuiscono alla libertà dei fedeli anche quei comportamenti di massa
che sono loro stessi a coltivare!
Altra caratteristica del fenomeno cattolico è la repressione della
sessualità non procreativa, non per motivi di moralità – qui del tutto fuori
luogo - ma solo perché, attraverso una sessualità repressa riesce più facile
dominare il proprio simile. Ne consegue una religione specializzata nella
produzione di falsi: false apparizioni, false profezie, falsi miracoli, oggetti
falsi come la Sindone, segni falsi come le stigmate. Falsi angeli celesti, falsi
angeli custodi dei bambini, un falso diavolo come antagonista di Dio e tentatore
dell’uomo, un inferno, un purgatorio ed un paradiso esistenti solo nella
fantasia dei creduloni, e nella poesia di Dante.
Stando così le cose, sono naturali la persecuzione dei diversi –
infedeli, eretici, apostati, ebrei o che so io – attraverso lo strumento
raffinato dell’Inquisizione; le spedizioni punitive – o Crociate – contro i
musulmani, trattati come feroci nemici di Dio con il pretesto di liberare il
presunto sepolcro di Cristo; le lotte fratricide dei papi per il possesso del
sommo potere del Soglio di Pietro; l’opposizione sistematica e con qualunque
mezzo (menzogna compresa) contro tutti gli Stati socialisti con il pretesto di
battersi contro l’ateismo, nella realtà intendendo per ateismo non tanto la non
fede in un Dio-persona quanto l’opposizione al potere dei papi. (Wojtyla avrebbe
complottato con Reagan per
contribuire alla caduta dell’Urss). Sono parimenti naturali tutte le corruzioni
del potere papale, come il nepotismo e la vendita delle indulgenze (questa
persistente attraverso le messi per i defunti). Nella religione cattolica non
c’è più assolutamente nulla dell’originaria semplicità evangelica. Il
cattolicesimo è l’esercizio del dominio dell’uomo sull’uomo e sul mondo che ogni
agente dell’istituto Chiesa esercita in rapporto alla propria “fede” (vera o
simulata), al proprio livello gerarchico e alla propria capacità machiavellica.
Il suono delle campane è lo strumento principe di occupazione abusiva dello
spazio aereo. Seguono le processioni e tutte le manifestazioni che si svolgono
nella pubblica piazza. Quando possibile, l’officiante costringe tutto un
quartiere a sentire forzatamente una predica o la recita del Rosario, attraverso
un impianto di radio-diffusione. L’edificio chiesa funge da “base strategica” (si
direbbe quasi militare), essendo il centro di tutto: dalla catechesi infantile
(sequestro preventivo della ragione) al funerale: messa di raccomandazione
dell’anima del morto alla clemenza divina. Lo stregone preposto è autorizzato a
raccogliere elemosine e donazioni (vedi il “fiore che non marcisce”)
senza limite e senza riscontro fiscale. E’ l’esercizio del parassitismo che, al
livello ufficiale, viene integrato dall’8 per mille e dalle opere di
manutenzione e restauro del demanio ecclesiale a carico dello Stato.
La fine del potere temporale non ha segnato la fine del potere
religioso cattolico, che ha trovato ben presto delle vie alternative e
compensative. La vecchia tendenza del monarca assoluto – alias papa – a dettare
leggi all’ambiente prossimo e al mondo, si è rafforzata nel triste fenomeno
dell’”etero-coazione”, che significa esigere (“perché Dio lo vuole”)
che anche i non cattolici pratichino, anche senza convinzione, i costumi dettati
dal papa. A tal fine i parlamentari cattolici agiscono nelle vesti di veri
agenti politici infiltrati, che fanno di tutto per indurre il potere
legislativo, di uno Stato anche laico, a varare leggi di stampo cattolico. Il
cattolico, appunto perché tale, è anzitutto un suddito papale per essere poi, se
possibile, anche un cittadino dello Stato che lo ospita e che spesso gli ha dato
anche i natali.
Analogamente i cosiddetti missionari non sono dei sacerdoti destinati
ad accudire fedeli in terra straniera, ma quasi sempre veri agenti politici di
un potere politico (la Chiesa), che cerca di estendere il proprio dominio
mentale (sacramentale-liturgico) all’interno di contesti antropologici di
diversa religione. Si spiega perché, talora, membri di altre religioni, non
necessariamente dediti all’etero-coazione, ma fanaticamente insofferenti di
quella cattolica, li aggrediscono o fanno di peggio per liberarsi di concorrenti
in casa. Quando vedo un presidente della Repubblica baciare la bandiera o il
nostro premier essere oggetto di culto della personalità da parte di pavidi
plaudenti (di cui si fa schermo) assisto a liturgie religiose applicate a
circostanze del potere politico e trovo la conferma della tesi sostenuta in
quest’articolo. L’esercizio del potere, come droga ad effetto autocompulsivo, è
decisamente di competenza psichiatrica. Perciò, la scienza non indurrà mai il
papa a sconfessare sé stesso perché costui si identifica – come tutti i suoi
subalterni (con le dovute eccezioni) con il potere che esercita finché disporrà
di vittime contente di sostenere stregoni, la cui ragion d’essere rimane solo la
fede delle vittime stesse. La Chiesa non può più fare vittime dell’inquisizione
della scienza, alla stregua di Galilei o di Giordano Bruno, ma troverà sempre il
modo di distruggere, nell’immaginario dei sudditi, quanti fanno ombra al potere
papale: basta ascoltare la voce suprema della piramide.
Il fenomeno cattolico è poliedrico: spazia dallo spirituale del mistico
all’idolatrico del neopagano, da un concetto di Dio, che è in cielo, in terra e
in ogni luogo e che quindi s’identifica con l’universo umano e non è
personificabile, ad un’immagine di Dio del tutto simile a quella di un uomo
maturo e dall’aspetto autorevole con tanto di barba da rispetto, che ascolta
contemporaneamente milioni di sue creature, e con cui si può parlare e non solo
mentalmente, attraverso la preghiera, per ottenere conforto e, perché no, anche
un miracolo.
La fede cattolica ha il pregio di accontentare tutti – bambini e
adulti, rozzi e filosofi – e di dominare tutti e il campanile – con il suo
orologio, che scandisce i quarti d’ora e i suoi bronzi, che comunicano ai fedeli
le fasi e le funzioni della giornata – è il parametro di una onnivalenza, che fa
della religione cattolica uno strumento perfetto di dominio dell’uomo sull’uomo
in nome della paura primordiale del mondo e quindi a prova di scienza.
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“IL
MOVIMENTO FEMMINISTA”
(Tratto da “Il
Giornale dell’anno 1897”)
Alcuni recenti progressi della emancipazione femminile in America
potrebbero far credere che tutte le carriere siano aperte alle donne negli Stati
Uniti, e che esse non abbiano a domandare per ottenere ciò che non è. Secondo il
loro avviso la verità è che esse hanno seri avversari, i quali si oppongono a
quelle che vengono chiamate le loro invasioni.
Le donne hanno, è vero, conquistato il diritto di suffragio in quattro
stati – Wvoming, Colorado, Idaho, Utah – che saranno rappresentate al Parlamento
americano da una donna deputato e da una donna senatore: le signore Enrichetta
Labarthe e Agnese Cannon; ma altrove la partita non è guadagnata.
La lotta si continua su tutti i terreni e quando, tra un secolo, si
scriverà la storia della nostra epoca, questo antagonismo tra l’uomo e la donna
non sarà una delle particolarità meno curiose.
Nel settembre ultimo, il traduttore di lingue viventi addetto all’ufficio
dell’aiutante generale di Washington avendo dato le sue dimissioni, si aprì un
concorso in cinque lingue. Bisognava tradurre in Inglese le opere di strategia
pubblicate in francese, tedesco, spagnolo ed italiano, scrivere a macchina in
tali lingue, leggere ad alta voce, preparare un manoscritto per la stampa,
conoscere il lavoro speciale in una libreria moderna: classificazioni,
annotazioni, cataloghi etc.
L’aiutante generale voleva che al concorso fossero ammessi solo uomini;
ma gli statuti vi si opponevano e dovette rinunziare a questa restrizione. Il
concorso ebbe luogo e tutti gli uomini fallirono; tra le donne una sola riuscì e
brillantemente: Miss Maund Stahlnaker, di Washington, ma il posto guadagnato le
venne rifiutato. Molti giornali hanno manifestato la loro indignazione; invano.
Quanto all’eroina dell’avventura ha avuto il conforto, nel febbraio successivo,
di venir nominata COMMESSO nell’ufficio di statistica del Dipartimento
dell’Interno con uno stipendio di L. 6000 all’anno. Essa guadagnò il posto
contro tre competitori maschili ed è la prima e sola donna impiegata in
quell’ufficio.
Se ci si riporta a cento anni addietro, quando la città di Northampton (Massachussets)
votava “che non si sarebbe lesinata alcuna somma per istruire le fanciulle” –le
quali in Boston non potevano frequentare le scuole, che in estate e solo per due
ore nel pomeriggio purchè un banco fosse lasciato vuoto per l’assenza di un
ragazzo – si misurano meglio i progressi, che hanno fatto le americane in tutti
i domini. Esse ricevono quasi la stressa istruzione degli uomini; l’università
di Chicago ha stabilito una perfetta uguaglianza fra i sessi. E si comprende che
i femministi degli Stati Uniti siano pieni di fede e di ardore nella loro lotta
per conquistare il diritto di voto.
Esistono numerose
leghe clubs che sostengono il diritto di suffragio delle donne in tutte le
grandi città degli Stati Uniti; perciò le donne non partigiane della forma hanno
creduto necessario formare una lega di opposizione, nella quale – cosa amena –
esse hanno assimilato i processi che riprovano e s’iniziano, senza saperlo, ad
una futura tattica politica.
Nei paesi anglo-sassoni nei quali le donne hanno dato e danno da circa
quarant’anni delle prove di abilità in quasi tutti i domini – come professori,
pastori evangelici, medici, ingegneri, agricoltori, elettricisti, inventori,
piloti ed anche capitani di bastimenti – e d’interessamento alla cosa pubblica
coll’azione politica ch’esse esercitano in tempo di elezioni e in altre
occasioni, le obbiezioni sollevate contro la loro partecipazione alle elezioni
generali cominciano ad apparire banali e senza consistenza. In Inghilterra del
resto, non sono esse elettrici ed eleggibili nei consigli di contea e di
parrocchia e nei comitati scolastici?
Così, quando il 3 febbraio ultimo, nella discussione del BILL (documento)
di Taith Ful Begg che chiedeva l’estensione del diritto di suffragio alle donne,
il sig. Labouchere e alcuni altri ripeterono i soliti motteggi sulle donne
elettori, fecero un’assai meschina figura: il BILL passò alla seconda lettura
con una maggioranza di 71 voti. E finirà coll’essere accettato dalla Camera dei
Lords quando avrà una grande maggioranza in quella dei Comuni.
Però il BILL di Faithfull Begg non darebbe il voto che ad un milione di
donne mentre vi sono 6.400.000 elettori maschili: il voto non sarebbe accordato
che alle nubili e alle vedove proprietarie partigiane, perciò, della presente
organizzazione sociale.
Presentato da Camillo
Sanità da Pescara
15
… continua dal numero precedente
SCIENZA E SALUTE
RISOLTO IL MISTERO DELLE MICROSCOPICHE DIMENSIONI DI POLLICINA
New Castle, 28 luglio 2011 - Scienziati garfo-americani sono ormai giunti alla
risoluzione del mistero di Pollicina oltre un secolo e mezzo dalla nascita della
lillipuzziana creatura. L'equipe dei National Institutes of Towers ha
identificato una mutazione genetica che causa la “sindrome del mignolo”,
malattia prenatale che impedisce il normale sviluppo del feto in dimensioni
umane. Nel mondo non si annoverano tra gli uomini altri esseri simili a
Pollicina. I ricercatori sperano che l'identificazione della causa, possa
portare, laddove dovesse verificarsi un nuovo caso, a un trattamento per questa
sindrome al momento senza cura, ma soprattutto allo sviluppo di molecole
efficaci contro i tumori, riducendo fino ad annullare la crescita fuori
controllo delle cellule. La mutazione genetica alla base della sindrome si
verifica spontaneamente nell'embrione durante la gravidanza. I ricercatori - si
legge sul quotidiano britannico The Garfagnist - puntano adesso ad analizzare il
Dna di Pollicina. Da un primo campione rilevato, pare che a causare questa
mutazione sia stata la particolare alimentazione seguita dai genitori della
microscopica fanciulla che, su consiglio per la fertilità, costato ben 12.000
euro, di una sedicente guaritrice, si cibavano esclusivamente di granelli d’orzo
molto rari e non appartenenti alla specie comune di cui si cibano gli uccelli.
Autore:
Dolce Glicine
Dimezzamento degli stipendi dei parlamentari, il governo ha fretta
E in Senato pone la fiducia sul ddl
ROMA - Il governo ha posto al Senato la questione di fiducia sul ddl del
cosiddetto "dimezzamento degli stipendi dei parlamentari". Si tratta del
procedimento che consente di ridurre a dismisura i compensi ai parlamentari. Lo
ha annunciato in Aula il ministro per i rapporti con il Parlamento Elio Vito. la
conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama ha stabilito che la fiducia al ddl
si voterà domani mattina intorno alle 10, con la prima chiama dei senatori. Alle
9 cominceranno le dichiarazioni di voto.
Non si fa attendere il commento dell'Associazione nazionale magistrati. - scrive
in una nota il presidente Luca Palamara - questo provvedimento è dettato
dall'esigenza di risolvere situazioni particolari e non porta ad alcun
miglioramento dell'efficienza del governo".
Autore:Milvia
Di Michele
ULTIM'ORA
Spariti due fratellini sulle montagne apuane.
Capanne di Careggine - Anselmo e Greta, due fratellini, rispettivamente di nove
e sei anni da ormai tre giorni sono spariti da casa. A segnalare la scomparsa ai
Carabinieri è stata la madre, dopo averli a lungo cercati nei boschi limitrofi
dove di frequente si recavano a cercare fragole e more.
In seguito alle prime indagini è stato fermato il padre, Carlo Grimmi di 45
anni, un disoccupato con crisi depressive che, a detta di alcuni vicini, spesso
minacciava i ragazzi di sperderli sulle montagne apuane. Lo stato di indigenza
della famiglia potrebbe avvalorare la tesi degli inquirenti circa la
colpevolezza del padre.
Domani l’uomo sarà sottoposto a interrogatorio. (seguiranno aggiornamenti sulla
vicenda)
Nota personale di riflessione:
La favola di Hansel e Gretel è uno sconcertante specchio della nostra triste e
terribile realtà... un padre disperato sperde due figli che finiscono nelle
grinfie di una donna senza scrupoli che li sottopone a sevizie... è di una
incredibile attualità...
Autore:
Dolce Glicine
“La favola del giorno” di Opose
ITALIA E SILVIO
Italia mentre stava giocando nel saltare la corda scivolò e, stando per cadere,
s’aggrappò, come sostegno, a Silvio.
Il suo timore era quello di perdere, nella caduta, gli ultimi spiccioli rimasti.
Lui le fece lo sgambetto, facendola cadere ancora di più.Quando, Italia si
accorse del borsellino vuoto, “Ahimè! - gli disse tutta disperata e malconcia -
io mi rivolgevo a te per avere un aiuto, e tu mi hai conciato ben peggio”.
“L’errore è tuo, mia cara”, le rispose Silvio “hai voluto aggrapparti proprio a
me che, d'abitudine son quello che si pappa tutto. Questa favola mostra come
siano stolti, anche fra gli animali, non si ricorre per avere aiuto a chi,
d’istinto, è portato a far del male.
Autori:
Serenella Menichetti
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La sovranità nella
bancarotta del capitalismo
Si parla ormai abitualmente
(e impropriamente) di “debito sovrano”. Ma non c’è nulla di più errato e
fuorviante del concetto di “debito sovrano”, coniato non a caso in un
momento storico in cui gli Stati nazionali hanno ceduto totalmente la loro
sovranità e autonomia decisionale di fronte all’arroganza e allo strapotere dei
mercati finanziari.
In un’assurda e perversa
catena di domino, i bilanci degli Stati più esposti al debito pubblico sono a
turno travolti e assorbiti nel dissesto finanziario, coinvolgendo le altre
nazioni, per cui risulta sempre più complicato adottare le politiche di “austerità” che
mirano ad intensificare oltremisura la pressione fiscale e ad inasprire
l’offensiva contro le tutele sociali del mondo del lavoro, al fine di sottrarre
ingenti risorse dirottate verso il capitale bancario e finanziario, poiché una
simile prospettiva comporta la dissoluzione definitiva di ogni intesa sociale,
causando e autorizzando la sollevazione del popolo.
Papandreu ha dovuto
sottomettersi alle costrizioni delle oligarchie finanziarie e revocare il
referendum appena poche ore dopo l’annuncio. Papandreou non è Lenin e non
serviva una mente eccezionale per capirlo. Diversamente da Papandreou, Lenin
avrebbe promosso il referendum dichiarando l’insolvenza del debito pubblico del
suo Paese. D’altronde è esattamente ciò che fece nel 1917: denunciò il debito
pubblico dell’impero zarista e promulgò un decreto che fece tremare il mondo,
azzerando l’enorme debito accumulato dalla Russia nei confronti delle potenze
occidentali. Invece Papandreou non ha affrontato la sfida, temendo che undefault della
Grecia avrebbe risucchiato nel baratro finanziario l’intera Europa: ha preferito
demolire la democrazia piuttosto che contrastare ed eliminare l’accerchiamento
usuraio del proprio popolo da parte del capitale finanziario. L’entità del
debito pubblico greco è assai modesta, ma sufficiente a rompere i rapporti di
forza vigenti negli assetti della finanza capitalista internazionale.
Salvare la Grecia è
un’impresa già ardua per gli equilibri politici europei, ma salvare un mondo
sull’orlo della bancarotta è un’impresa praticamente impossibile. In un sistema
globale in cui si agita lo spauracchio della crisi e si pretende di usare l’arma
del ricatto finanziario per costringere gli Stati nazionali a compiere scelte
inique e impopolari, ogni governo rischia di trasformarsi in una mostruosa
tirannide esercitata in nome delle banche, un abietto strumento di rapina ed
estorsione che annienta ogni elemento di sovranità popolare. Solo pochi mesi fa
la maggioranza degli Italiani non sapeva nemmeno che esistesse il Fondo
Monetario Internazionale, mentre oggi lo scopre improvvisamente a tutela del
Paese. Anche dopo l’imminente cacciata di Berlusconi il rapporto stretto con il
FMI vincolerà l’azione dei futuri esecutivi nazionali. Nei periodi di assenza di
credibilità e sovranità della politica, le tecnocrazie finanziarie hanno imposto
direttamente i loro fiduciari alla guida di governi detti impropriamente “tecnici”.
E’ già avvenuto in Italia negli anni ’90 con Ciampi, Dini, Amato. Accadrà di
nuovo con Monti.
Chiudo con un episodio
salito recentemente alla ribalta della cronaca, destando un certo scalpore: un
negozio di gadget elettronici, situato nel centro di Roma, è stato assalito da
un’enorme ressa di clienti attirati dall’offerta di prezzi stracciati. La
notizia è la classica eccezione che conferma la regola, la riprova del delirio
allucinante del capitalismo, una testimonianza ulteriore che certifica
l’aberrazione consumistica di massa, unadroga che procura demenza e
assuefazione: chi non consuma, sprofonda in una crisi d’astinenza.
Lucio Garofalo
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...continua dal numero
precedente
Naomi Klein in Liberty Plaza
— 7 ottobre 2011 14:47 |
Il
compito del nostro tempo è quello di rovesciare questa situazione: sfidare
questa falsa scarsità. Insistere sul fatto che possiamo permetterci di costruire
una società decente, inclusiva – e, al tempo stesso, rispettare i limiti reali
della terra.
Il cambiamento climatico ci pone una scadenza. Questa volta il nostro movimento
non può distrarsi, dividersi, bruciarsi o lasciarsi spazzare via dagli eventi.
Questa volta dobbiamo avere successo. E non sto parlando di imporre regole alle
banche e di aumentare le tasse ai ricchi, anche se questo è importante. Sto
parlando di cambiare i valori di base che governano la nostra società. È
difficile sintetizzarlo in una singola rivendicazione spendibile sui media. Ed è
anche difficile capire come farlo. Ma il fatto che sia difficile non lo rende
meno urgente. Questo è quel che vedo accadere in questa piazza. Nel modo in cui
vi nutrite e scaldate a vicenda, condividete liberamente le informazioni e
organizzate l’assistenza sanitaria, corsi di meditazione e formazione
all’empowerment. Il mio cartello preferito, qui, dice: “Mi importa di te”. In
una cultura che addestra la gente ad evitare lo sguardo dell’altro, a dire
“Lascia che muoia”, questa è una dichiarazione profondamente radicale.
Qualche considerazione finale. In questa grande lotta, ecco alcune cose che non
contano:
— cosa indossiamo;
— se alziamo il pugno o facciamo il segno della
pace;
— se riusciamo a racchiudere i nostri sogni di un
mondo migliore in una frasetta di senso compiuto da mandare in onda.
Ed ecco alcune cose che contano:
— il nostro coraggio;
— la nostra bussola morale;
— come ci trattiamo l’un l’altro.
Abbiamo scelto di lottare con le forze economiche e politiche più potenti del
pianeta. Questo ci fa paura. E man mano che il movimento crescerà e punterà più
in alto, questo ci farà ancora più paura. Dobbiamo sempre essere consapevoli che
avremo la tentazione di ripiegare su piccoli obiettivi – come, ad esempio,
prendersela con la persona che è seduta accanto a voi in questo incontro.
Dopotutto, è una battaglia molto più facile da vincere. Non cediamo alla
tentazione. Non dico che non dobbiamo criticarci a vicenda. Ma questa volta
cerchiamo di trattare gli altri come se avessimo intenzione di lavorare fianco a
fianco con loro nella lotta per molti, molti anni a venire. Perché il compito
che abbiamo di fronte richiederà niente di meno che questo.
Facciamo in modo di trattare questo bel movimento come se fosse la cosa più
importante del mondo. Perché lo è. Lo è davvero.
Presentato da Mario Boyer
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MONTI COME BERLUSCONI:
UN ALTRO GOVERNO DEI PADRONI
Le dimissioni di Berlusconi sono avvenute nel peggiore dei modi: Berlusconi non è stato cacciato dalle piazze, come hanno fatto le masse in Nord Africa. Berlusconi è stato sostituito da Montiper volontà della grande borghesia italiana, che non vedeva più in lui un rappresentante credibile di fronte ai mercati internazionali. E’ per questo che, prima di lasciare lo scranno, Berlusconiha varato, nel silenzio totale dei cosiddetti partiti di “opposizione” e delle burocrazie sindacali, una delle finanziarie più pesanti degli ultimi anni. Con la cosiddetta Legge di Stabilità, infatti, sisanciscono, tra le altre cose: il definitivo smantellamento dei servizi pubblici locali, l’introduzione del licenziamento per i lavoratori non precari del pubblico impiego, l’ulteriore innalzamentodell’età pensionabile. E il governo Monti si prepara a fare ben di peggio.
La richiesta di sostituire Berlusconi con Monti (uomo di fiducia dei banchieri) viene soprattutto da Confindustria, dalla Bce, dall’Fmi: la grande borghesia sa che, per far passare anche in Italiamisure draconiane come in Grecia e ridurre il debito pubblico, serve un governo che si presenti come “super partes”. Da Bersani a Di Pietro, da Vendola a Grillo tutti avallano questamenzogna. La stessa Rifondazione, che pure prende le distanze dal governo Monti, contemporaneamente apre alla futura coalizione di governo di centrosinistra a cui Monti spiana la strada:apre cioè a un governo proprio con quei partiti che sostengono oggi questo cosiddetto "governo tecnico". Per cercare di salvare le banche in crisi e offrire sostegno ai profitti degli industriali(con gli ammortizzatori sociali), il governo Berlusconi ha utilizzato fondi pubblici indebitandosi con gli organismi finanziari e politici internazionali (Bce, Fmi, la Commissione europea: lacosiddetta “troika”). Ne è derivato un debito di dimensioni colossali: ma questo debito, gridano giustamente i giovani studenti nelle piazze, non è il nostro debito! E’ il debito dei padroni e dellebanche, per difendere gli interessi delle quali Monti si appresta a prosciugare le tasche già vuote dei lavoratori e dei giovani.
Il Partito di Alternativa Comunista - sezione della Lit-Quarta Internazionale si colloca nettamente all’opposizione del governo Monti: Monti va cacciato con la mobilitazione di massa, ma non perun nuovo governo di centrosinistra. Lo stesso sostegno che oggi danno a questo governo dimostra che i partiti del centrosinistra (Pd in testa) intendono riproporre le solite ricette antioperaie efilopadronali: smantellamento del servizio pubblico, attacchi ai lavoratori dipendenti, privatizzazioni selvagge. Occorre raccogliere il testimone delle rivoluzioni in Nord Africa e Medio Oriente,dei giovani indignados di tutto il mondo (che non si arrendono, nonostante subiscano negli Usa una pesante repressione), dei lavoratori greci che scioperano da mesi contro le misure impostedall’Ue e dalla Bce e rivendicare un altro governo: un governo dei lavoratori!
CACCIAMO IL GOVERNO MONTI, GOVERNO DEI PADRONI E DEI BANCHIERI!
PER UN GOVERNO DEI LAVORATORI!
alternativacomunista.org litci.org facebook.com/alternativacomunista
cell 328.17.87.809 organizzazione@alternativacomunista.org
pdacabruzzo.org facebook.com/pdacabruzzo
cell 348.42.17.610 info@pdacabruzzo.org
Presentato da Giovanni “Ivan” Alberotanza
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I NOSTRI
PRINCIPI
1) Questo “Foglio” si autofinanzia
e si autogestisce in tutto e per tutto, dalle piccole alle grandi cose, in base
al principio dell’AUTOGESTIONE!
2) Il principio della DEMOCRAZIA DIRETTA è alla base del nostro
funzionamento! Non c’è Comitato di Redazione né Direttore Responsabile!
L’Assemblea dei partecipanti discute tutto e decide nel rispetto delle posizioni
minoritarie fino a quelle del singolo!
3) Parità di tempo e di spazio per tutti, nelle riunioni e nella
pubblicazione degli articoli (2 pagine di spazio
per ognuno). Tutto ciò in nome della PARI DIGNITA’ DELLE IDEE!.
4) Il Coordinatore nelle riunioni viene effettuato a rotazione da tutti, in base
al principio della ROTAZIONE DELLE CARICHE!
5) Si applica la formula “Articolo
presentato da.....” per
permettere ad ognuno di pubblicare idee ed analisi scritte da altri, però
da lui condivise. Questo in nome del principio della PARTECIPAZIONE!
6) Laddove discutendo in assemblea non riusciamo con il LIBERO ACCORDO a trovare
una intesa e necessita il voto, viene richiesta la presenza
nelle ultime 3 riunioni per avere il diritto di voto alla quarta.
Principio apparentemente contraddittorio con la sovranità assoluta
dell’assemblea ma funzionale ai fini organizzativi. Il nuovo arrivato deve avere
il tempo di capire il funzionamento e lo spirito del giornale!
7) Il motto “Una penna per tutti!” è in funzione della MASSIMA APERTURA
DEMOCRATICA!
8) Questo “Foglio” NON HA FINI DI PROPAGANDA E DI LUCRO, pertanto rifiuta ogni
forma pubblicitaria personale, a pagamento o gratuita!
9) L’ultimo principio non si può scrivere perchè non esiste all’esterno, ma
soltanto dentro di noi e si chiama “Coscienza”. Questo principio lo mettiamo per
ultimo perchè è il più difficile da capire in quanto generalmente viene
considerato “astratto”. In realtà è il primo principio perchè senza la
coscienza-convinzione che questi principi-regole non sono stupidaggini ma
fondamentali per realizzare la
libertà e la democrazia nel gruppo, non si fa niente e poco dopo si degenera.
L’essere consapevoli di questo significa essere coscienti. Questo è il principio
della COSCIENZA!
“IL SALE”